Completo
Love on a Single Log Bridge
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
dic 29, 2024
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 5.0
Storia 5.0
Acting/Cast 5.0
Musica 5.0
Valutazione del Rewatch 5.0

Niente di nuovo e il già visto lascia pure a desiderare...

Mi sono sforzata di arrivare in fondo alla serie solo per coerenza, e questo la dice lunga. Romance banale, dove gli ostacoli dovrebbero essere questioni insormontabili ma che poi tali non sono. Niente di nuovo e il già visto non è un bel rivedere, insomma. Anche nell'ottica di un drama che punta al mero intrattenimento, non funziona. La storia è troppo insipida, gli attori lo sono anche di più, sia a livello di recitazione, espressività ed estetica. Spiace dirlo ma non sanno davvero di niente. Chimica ed empatia scarseggiano ovunque. Se penso al tema della rivalità tra famiglie, ne viene fuori meglio la tailandese "Bad Buddy". E il meccanismo della rottura da adolescenti e del ricongiungimento in età - molto - adulta è un altro esempio che non regge: fratture dettate da fraintendimenti e tempistiche sbagliate che però sembrano poi segnare a vita i protagonisti, i quali tuttavia passano le successive due decadi ciascuno sul proprio binario, mai alla ricerca dell'altro, salvo poi ritrovarsi più o meno costretti a un nuovo incontro e da lì rispolverare il sentimento adolescenziale quasi non se ne fosse mai andato. Finale inconsistente e piatto, un po' come tutto il resto.

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Completo
Manager Kim
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea Finger Heart Award1
2 giorni fa
10 di 10 episodi visti
Completo 0
Generale 8.5
Storia 8.5
Acting/Cast 9.0
Musica 8.5
Valutazione del Rewatch 8.0
Questa recensione può contenere spoiler

L’intrattenimento di qualità e senza esclusione di colpi

Ci sono tre immagini che mi hanno indotta alla visione di questo drama: la prima è stata una mera associazione col titolo, che non poteva non portarmi alla mente la splendida serie coreana “Chief KIM” – conosciuta anche come “Good MANAGER” – e che mi capita talvolta di rivedere con piacere; la seconda è stata l’immagine di So Ji Sub, attore che apprezzo molto e del quale ho seguito moltissimi lavori; la terza è il volto di un altro grande attore, Liam Neeson, protagonista del film statunitense “Io vi troverò” di vent’anni fa, riportatomi istantaneamente alla mente dal titolo di una recensione – grazie Jennifer P. - già che il concept di base è praticamente lo stesso.

Che dire, una serie che si vede tutto d’un fiato. Dieci episodi – qui i spesso rimpianti sedici del vecchio classico format sarebbero stati decisamente troppi – che filano via lisci in un batter d’occhio.

LA TRAMA – Kim Do Hyeon è un impiegato di banca tranquillo e anonimo, nonché padre dell’adolescente Min Ji, figlia che ha cresciuto da solo dopo la morte della moglie durante il parto. Vive una vita semplice e monotona, con un atteggiamento passivo-remissivo che gli costa l’assoluta mancanza di stima da parte della figlia. Poi un giorno Min Ji viene rapita, e tutto cambia improvvisamente. Il mite quarantenne torna ad essere ciò che è stato per buona parte della sua vita: il più abile e letale agente speciale nordcoreano, passato poi nei servizi segreti sudcoreani e infine sparito nell’anonimato per fuggire dal pesante passato e proteggere la famiglia con la quale desiderava trascorrere il resto della vita.
A livello di scrittura c’è un’evidente discrepanza tra arco narrativo e durata: c’è un primo filone, probabilmente il migliore e il più completo, che si risolve a suo modo verso il settimo episodio. Il drama però conta dieci puntate, da lì la necessità di concatenare un altro sviluppo, che in parte ripercorre percorsi già battuti (vedi il tema del rapimento dei figli piuttosto che il conflitto con Ju Kang Chan). Se da una parte si può capire la necessità di inserire una parte a tema sicurezza/politica agli alti livelli, dall’altra sembra un po’ un capitolo a sé stante, che sarebbe stato meglio inglobare meglio nella storia, invece di procedere con un effetto “a tappe”.
Il finale non mi ha convinta del tutto. La storia apre con un caso di bullismo tra due adolescenti, poi si sposta su piani ben più importanti (sicurezza nazionale, spionaggio, tensioni ed equilibri tra Paesi) e trova conclusione in una cornice che è ancora quella leggera iniziale (il saluto all’ex compagno di scuola, i discorsi sul rendimento scolastico, ecc.). Si comprende l’intenzione di mostrare finalmente la vita ordinaria tanto desiderata, ma come conclusione ha un sapore un po’ riduttivo. Si salva l’ultimissima scena, che mi ha ricordato – nel concetto - l’epilogo di un altro kdrama (Tale of the Nine-Tailed).

PERSONAGGI – Kim Do Hyeon è una figura perfettamente riuscita, il complesso e intricato risultato del suo percorso di vita, dalla difficile infanzia in orfanotrofio all’ancor più terrificante addestramento nell’esercito nordcoreano, fino alla sofferta scelta di passare dalla parte del “nemico”, e poi ancora quello scorcio effimero di una vita famigliare felice, che si dissolve con la morte prematura della moglie e si traduce nel devoto ma difficile compito di allevare da solo una figlia, per tornare infine a rivivere ciò che era stato fin da ragazzino, stavolta con il mero obiettivo di garantire la sicurezza di Min Ji.
Kim Min Ji incarna credibilmente la classica adolescente, un tempo molto legata al padre ma ora sempre più alla ricerca dei suoi spazi e dei suoi coetanei, tanto da tenere per sé anche gli episodi di bullismo che subisce a scuola, convinta che la distanza di pensiero tra lei e il “vecchio” padre sia come comunicare in due lingue diverse, sottolineando così un classico dell’approccio tipico adolescenziale, ovvero la convinzione – anche a priori – che il genitore non possa capire. A questo tratto comune si aggiunge, nel suo caso, anche la totale mancanza di stima nei confronti del padre, ai suoi occhi uomo debole e senza spina dorsale.
Se il rapporto padre-figlia caratterizza i momenti di svolta importanti, il cuore pulsante del drama è il trio dato da Kim e i gli altri due ex agenti sudcoreani. Min Ji segna due radicali cambi di vita per Kim: il primo con la sua nascita, dove rende immediato e necessario per lui concretizzare il desiderio di lasciarsi il passato di spia alle spalle e intraprendere una vita tranquilla e ordinaria; il secondo è innescato dal suo rapimento, che toglie Kim dall’esistenza placida e tranquilla per tornare a vestire i panni dell’implacabile agente speciale.
Il drama conta svariati momenti di cruda violenza, ma mai fine a sé stessa bensì più strumento di una protezione disperata e comunque ampiamente bilanciata dalla tenerezza di alcuni momenti padre-figlia e stemperata dai passaggi di puro divertimento promossi dai due ex agenti amici di Kim: Seong Han Su, campione di takewondo e di uscite di ironia stralunata, vestito tassativamente con un dobok immacolato che completa – a un certo punto – con un inquietante gilet trapuntato rosso a fiorellini, e Park Jin Cheol, ex marine in stile “macchina da guerra” e un Mr. "Rock and Roll” eccentrico come pochi. Ho apprezzato come tra i flashback dedicati al passato di Kim sia stato dato spazio al suo primo incontro con i due e al legame sempre più saldo che è andato formandosi. Un’amicizia non sbandierata ma solida, di quelle che non ti lasciano da solo nel momento del bisogno, costi quel che costi.
Tra i due compari, quello più esilarante ma anche più approfondito è di sicuro Park Jin Cheol: tuta mimetica che si apre su un’imbarazzante maglietta con foto della figlia racchiusa in un cuore, risata pazza di chi non teme nulla e pregusta i combattimenti che affronta a suon di testate con spirito quasi divertito, salvo poi scattare sull’attenti – in tutti i sensi – di fronte alla moglie. I suoi battibecchi con Seong Han Su sono a dir poco spassosi, tra botta e risposta quasi infantili – dove anche la conta dei numeri progressivi diventa motivo di ripicca – fino a giocarsi i vari incarichi pericolosi con sasso-carta-forbice. Innumerevoli le uscite che fanno sorridere (“il protagonista deve farsi vedere”, “Devo andare a casa, viene quello del purificatore. Ho già spostato due volte, tre no”, "Sembri le tipe coi capelli lunghi dei film horror"... Potrei andare avanti all'infinito).
Un trio dunque singolare e carismatico, concreto nelle azioni e caratteristico nelle interazioni (da qui la memorabile riflessione di Nam, lo scagnozzo di Ju Kang Chan, mentre vola all’indietro fuori dal camion dopo il gancio ben piazzato di Jin Cheol: “Chi diavolo sono questi quarantenni con gli occhiali?!?”)

CAST – So Ji Sub domina la scena con una performance di altissimo livello. La sua è una recitazione convincente e calibrata, studiata in ogni singolo cipiglio e in quegli sguardi – soprattutto nella parte iniziale - che sanno di rabbia trattenuta a stento grazie a un notevole autocontrollo. A seconda del contesto vi si legge perfettamente l’amore e la preoccupazione per Min Ji, la stanchezza di un uomo che ha già visto troppo, la precisione inesorabile di quando si prepara a combattere. Con la sua serietà glaciale bilancia perfettamente le interpretazioni più vivaci dei compagni di squadra. Un’espressività raffinata e ricca, la sua, mai forzata, mai eccessiva, mai fuori luogo. Davvero un grande attore.
A fargli da spalla altri due bravissimi attori quali Choi Dae Hoon e soprattutto Yoon Gyung Ho. Menzione d’onore anche per Joo Sang Wok che in qualità di villain veste perfettamente i panni del ricco e potente uomo d’affari che si crede al di sopra di tutto e di tutti. I personaggi secondari offrono complessivamente una buona prova a supporto dei protagonisti.

ASPETTI TECNICI - Il drama è certamente confezionato con cura, la regia di Lee Yong Seok mostra capacità e consapevolezza nella trasposizione del weebtoon al quale è ispirato, traducendo con enfasi i momenti più incisivi e seguendo i combattimenti da una distanza davvero ridotta. In linea con l’idea dell’action-thriller le coreografie sono brutali e di forte impatto fisico, basate sul corpo a corpo che distrugge ambienti e trasforma oggetti quotidiani in armi improvvisate. In questo senso, il montaggio è indubbiamente valido: le sequenze di combattimento sono tagliate con un ritmo serrato ma mai frenetico, permettendo allo spettatore di seguire ogni movimento senza perdersi nel caos della lotta.
La fotografia conferisce significato ai contrasti cromatici: nelle sequenze ambientate nel presente in Corea del Sud predominano le tonalità calde mentre i flashback nordcoreani sono caratterizzati da palette di blu freddi e grigi acciaio, perfetti nel richiamare la violenza e l'alienazione del passato del protagonista. Anche la scenografia ha fatto un buon lavoro, contribuendo nel “raccontare” i personaggi: l'appartamento di Kim è volutamente anonimo, quasi spoglio, perfettamente in linea con un uomo che ha smesso di vivere per limitarsi a sopravvivere; al contrario, gli ambienti dei cattivi sono sovraccarichi di simbolismi industriali dall’aspetto metallico (quasi delle gabbie in cui si rintanano, ma che alla lunga imprigionano anche i loro stessi piani). La colonna sonora alterna timbri sintetizzati durante le scene d'azione a pianoforti nei momenti di intimità padre-figlia.

PRO E CONTRO: Un aspetto che ho molto apprezzato è che il drama va oltre il classico revenge-thriller: la vendetta, qui, c’entra davvero poco. La “caccia” ai cattivi non è promossa dal desiderio di far pagare loro i torti subiti, ma semplicemente dalla paura di perdere i propri cari e dalla disperata necessità di tutelare l’unica famiglia rimasta. Tra i limiti, invece, l’inevitabile mancanza di realismo: i combattimenti sono spettacolari ma davvero poco conformi alla realtà. I tre quarantenni non sono per nulla arrugginiti, sconfiggono da soli intere squadre addestrate e armate e si riprendono da colpi in testa e ferite profonde con una velocità a dir poco incredibile. Ci si lamenta del tono di voce di Jin Cheol, eppure seduti al tavolo del ristorante disquisiscono tranquillamente di operazioni segrete e altre informazioni altamente riservate. Sono difetti comunque ammissibili se si considera che derivano da una scelta voluta dell’opera, volta ad affascinare lo spettatore più che a farlo “credere”.

IN CONCLUSIONE – Un drama con le idee chiare, che vuole essere un prodotto commerciale di alta qualità dedito ad un puro, spettacolare ed efficace intrattenimento. Lo dico nel senso più positivo possibile dei termini: non tutti i drama o i film devono essere opere rivoluzionarie o trasporre in modo geniale chissà quale significato della vita. L’importante è avere un obiettivo ben definito. E questo drama non solo sa cosa vuole essere ma lo fa con evidente competenza. Il risultato è una serie che funziona alla grande, incentrata su una storia che sa emozionare e intrattenere con pari intensità, dove l’elemento emotivo è sempre presente e mai sacrificato in nome dell’azione, e viceversa. Un ottimo risultato e un titolo che mi sento di consigliare su larga scala.

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Completo
Itaewon Class
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da AleLu
feb 3, 2021
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 1.0

Assolutamente si

Ho iniziato Itaewon per ben due volte, la prima ero arrivata alla fine del primo episodio ma non ero proprio riuscita a farmelo piacere. Lo avevo lasciato lì, con la speranza di riprenderlo, perché non mi piace lasciare le cose all'inizio.
Allora ci ho riprovato e quello che ho capito è che non era il momento giusto, perché Itaewon non è il solito drama stucchevole, è una rappresentazione perfetta di come funziona la nostra società.
La verità è che dovremmo essere tutti Park Sae‑ro‑yi. Dovremmo essere tutti delle castagne ostinate per far realizzare il nostro sogno e per riprenderci quello che ci hanno tolto. La verità è che questa storia potrebbe essere un po' di tutti. Io ho un debole per Park Seo-joon, mi è piaciuto in tutti i suoi ruoli ma credo che questo sia stato quello che mi ha colpito di più.
Kim Da-mi non la conoscevo ed è stata una rivelazione, ma bravissimo anche tutto il cast secondario.
Guardatelo e se trovate che i primi episodi non vi colpiscano, continuate. Vi assicuro che ne vale la pena.

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Hei Yue Guang Wen Na BE Ju Ben
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da eri8
mag 12, 2023
40 di 40 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10

Miglior drama Xianxia visto fin'ora

Questo drama mi ha letteralmente rapito il cuore, dai protagonisti alle ambientazioni alle musiche. Mi sono piaciuti molto anche i personaggi secondari.

Trama ben sviluppata e la storia d'amore davvero struggente.

Sono partita con grandi aspettative visti anche i due attori protagonisti Luo Yun Xi e Bai Lu che io adoro e devo dire che queste aspettative sono state rispettate e anzi decisamente superate. Ho visto davvero tantissimi drama di questo genere ma questo mi è rimasto nel cuore e sto già ricominciando a vederlo da capo perchè tra pianti e gioie l'ho amato davvero tantissimo.

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Scarlet Heart
4 persone hanno trovato utile questa recensione
dic 4, 2022
35 di 35 episodi visti
Completo 1
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10

THE BEST AND MOST PERFECT VERSION OF AN HISTORICAL CHINESE DRAMA

"Destinati a innamorarsi, ma non destinati a stare insieme"
Il mio consiglio è di guardare la VERA storia, di gran lunga superiore alla versione rubata coreana, che ha floppato alla grande. Hanno copiato male, fallendo, non vale la pena vederla.
La trama è come un uragano, si può davvero percepire la storia, il flusso di emozioni, la tragedia.
L'accuratezza storica è ciò che lo rende un gioiello. Ogni principe è unico a modo suo e ogni personaggio è ben sviluppato, sia nel bene che nel male. HO ADORATO la storia tra Yin Zhen (il quarto principe) e Ruoxi, così forte e sincera.
HO ADORATO il modo in cui ogni personaggio non è mai bianco o nero, non è nettamente distinto tra bene e male.
Guardatelo, le emozioni scorreranno. Guardatelo per vedere come funziona un vero cuore umano. Ogni attore è fantastico, ma ho ADORATO Wu Qi Long (il nostro amato quarto principe) e Liu Shi Shi (la nostra forte eroina Maertai Ruoxi), la loro crescita e la loro storia d'amore.
E aggiungo che se qualcuno dice che è "brutto", dovrebbe andare a guardarsi gli occhi. Nicky Wu è uno dei più belli tra i principi belli. Se qualcuno dice che è fatto male. perchè non conosce la storia e non sa apprezzare le donne forti, questo è un drama che non sanno comprendere. è un drama che ha reso vita facile per il successo mondiale.
Questa storia vi ruberà il cuore e l'anima.

" Fated to fall in love, but not destined be together"
Doing a rewiew after 7 times watching it.
My advice is to watch the REAL story, far superior to the Korean stolen version.
The plot is like an hurricane, you can really feel the story, the flow of emotions, the tragedy.
Historical accuracy is the thing that makes it a gem. Every Prince is unique in his own way and every character is well developed, both in good and evil. I LOVED the story between Yin Zhen ( 4th Prince) and Ruoxi, so strong and sincere.
I LOVED hoow every character is never black or white, not strongly separated in good and evil.
Watch this, the emotions will flow. Watch the Korean stolen cheap adapation only if you want to compare it with this great masterpiece. Watch it to see how a real human heart works.
Every actor is great, but i LOVED Wu Qi Long ( our beloved 4th Prince) and Liu Shi Shi ( our strong heroine Maertai Ruoxi) and their growth, and their love story.
And i add, if someone say he is "ugly", they should go check their eyes. Nicky Wu is one of the most handsome among the handsome Princes.
This story will steal your heart and soul.

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Come Si Dice "Amore"?
4 persone hanno trovato utile questa recensione
gen 18, 2026
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 6.0
Storia 4.0
Acting/Cast 10
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 2.0

Chanel, musei e amori difficili

Personalmente ho trovato questo drama un’opera artificiosamente complessa, come se la serie facesse uno sforzo eccessivo per apparire profonda e cerebrale. La relazione della coppia principale è costruita su un continuo esercizio di analisi, fraintendimenti e riflessioni quasi sovraccariche, che finiscono per rendere l’amore più un problema teorico che un’esperienza vissuta.

In questo senso risulta particolarmente significativa la presenza della coppia secondaria, molto meno intellettualizzata e più istintiva. Il loro rapporto sembra funzionare da contrappunto narrativo: una dimostrazione implicita che forse non serve tutta questa fatica per capirsi e scegliersi, e che la comunicazione emotiva può essere anche semplice, diretta, imperfetta ma sincera. Paradossalmente, sono proprio questi personaggi “minori” a risultare più credibili e vitali.

Un altro elemento che ha indebolito l’esperienza è l’eccessiva lunghezza della serie, unita a una certa artificiosità di fondo. Più che al servizio della storia, questa dilatazione sembra funzionale a un obiettivo diverso: la celebrazione estetica. Il Canada e l’Italia diventano scenari-cartolina, mentre tutto ciò che è italiano viene esibito con una cura quasi compiaciuta. Allo stesso modo, l’“alta cultura” coreana è rappresentata in maniera fortemente simbolica attraverso l’abitazione-museo del protagonista maschile, uno spazio che sembra più concepito per essere ammirato che vissuto.

Questa sensazione di operazione estetica si rafforza anche nella caratterizzazione visiva della protagonista femminile, costantemente vestita Chanel, al punto che la sua eleganza smette di essere un tratto narrativo e diventa un vero e proprio elemento promozionale. Il risultato è un’impressione persistente di product placement, che sottrae naturalezza al personaggio e contribuisce a quella patina di costruzione artificiale che avvolge l’intera serie.

In definitiva, "Can You Translate This Love?" sembra più interessata a mostrarsi raffinata, colta e visivamente impeccabile che a raccontare un amore autentico. Un’opera che riflette molto sull’amore, ma che forse dimentica di farlo sentire davvero.

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Benvenuti a Samdal-ri
4 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
gen 21, 2024
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 6.5
Storia 5.0
Acting/Cast 8.5
Musica 6.5
Valutazione del Rewatch 6.0
Questa recensione può contenere spoiler

Un cast sprecato per un drama piatto e superfluo

Quando ho letto di questo drama poco prima che iniziasse ad andare in onda, qualche perplessità già ce l'avevo. La trama sembrava già mancare di sostanza. Però c'era Ji Chang Wook, attore che apprezzo moltissimo, e speravo davvero di ricredermi, magari già dopo i primi episodi. E invece...
Invece no.
Qualche nota positiva c'è, e a volte è contemporaneamente negativa. Se da una parte l'ambientazione è diversa dai soliti drama, alla lunga stufa. E 16 episodio sono lunghi da trascorrere tra immersioni subacquee, previsioni meteo e i cortili di un piccolo paesino. Se Seul rappresenta la frenesia, Samdal-ri è un luogo placido e tranquillo, molto placido e molto tranquillo. Senza pretese, con il suo piccolo, ripetitivo e ordinario quieto vivere.
La trama ruota attorno al ritorno di Sam dal, autoesiliatasi per anni a Seul, e ora pronta a partire alla riscoperta di sé stessa. In realtà, il suo personaggio non mostra una particolare evoluzione e ciò che costituisce l'ostacolo che la coppia protagonista deve fronteggiare sono sostanzialmente il padre di lui, ostile alla relazione e in balia di un lutto che non riesce a superare, e la madre di lei, che con la sua boa a fiori tiene sostanzialmente ancorato Cho Yong-pil all'isola. Tutto qua.
Tasto dolente è proprio lui Yong pil: un personaggio inconsistente, un bravo ragazzo così esagerato da risultare tonto, più che sincero e genuino. Ed è stato davvero un colpo basso vedere un attore con il potenziale di Ji Chang Wook sprecato - e sottolineo sprecato - in un ruolo/drama che offre davvero così poco. Un attore tra i miei preferiti, ma i cui capolavori come Healer, K2 e Suspicious Partner sembrano ormai vecchi ricordi se paragonati agli ultimi lavori, dove finisce a rivestire i panni di protagonisti poco performanti in drama costruiti su sceneggiature che sembrano fin da subito non voler lasciare il minimo segno. Al contrario, ho apprezzato l'attore che interpretava il padre di Yong-pil, e anche la madre di Sam-dal (la mitica e indimenticabile Ahjumma di Healer).
La serie, dicevo, procede con quelli che vorrebbero essere dei piccoli colpi di scena ma che in realtà trasmettono ben poco, e si avvia verso un finale che lascia ancora qualche flebile speranza di veder decollare qualcosa, per poter dire che tutto sommato ne è valsa la pena di vederlo, tra alti e bassi. E invece no, nemmeno quello. L'ultimo episodio, se possibile, riesce solo a peggiorare la situazione: la tanto attesa mostra di Sam-dal si risolve in modo quasi frettoloso, certo i soggetti delle foto erano scontati, ma confidavo almeno in qualcosa di più toccante - mi sono chiesta per molte puntate che fine avrebbe fatto quel filo rosso, e invece è tornato ad essere una banale sciarpa inquadrata quasi per caso per una manciata di secondi - e gli stessi protagonisti e personaggi secondari sembrano non averla vissuta, figuriamoci chi sta dall'altra parte dello schermo e dovrebbe emozionarsi per riflesso. La puntata finale si consuma, minuto dopo minuto, nell'attesa di qualcosa che non ci sarà: le varie coppie si ritagliano una fetta dell'episodio per concludere le singole vicende, e ai protagonisti non resta che una breve, brevissima scena a dir poco insulsa. E sembra uno scherzo di cattivo gusto, ma lo spettatore a una certa non può che rassegnarsi al fatto che no, non c'è davvero nient'altro. E' tutto lì. Insipido e sbrigativo.
Qualcosa di apprezzabile, qua e là, c'è. Qualche spunto, qualche riflessione, qualcosa c'è. Ma è un qualcosa che doveva fare da perno centrale, mentre invece restano piccoli momenti che emergono da una trama spesso soporifera. Un drama superfluo, del quale non si sentiva la mancanza.

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Droppato 9/12
Love on a Single Log Bridge
3 persone hanno trovato utile questa recensione
gen 4, 2025
9 di 12 episodi visti
Droppato 2
Generale 5.0
Storia 5.0
Acting/Cast 7.0
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 1.0

Preferisco la versione giovane

Ne ho iniziato la visione con un po' di speranze siccome solitamente la minestra riscaldata non fa parte della mia comfort zone ma ultimamente qualche opera di mio gusto la trovo. Questo dava ottime promesse ma purtroppo l'esecuzione mi è risultata meh. L'unica cosa che salvo è la parte vecchia, ovvero tutte quelle scene in cui la coppia è giovane, ai tempi della scuola. Il resto è insulso. Guardandoli come erano un tempo ho provato sentimenti, emozioni, ho provato empatia per loro ma la coppia nel presente non mi ha trasmesso nulla, quasi come se non fossero gli stessi protagonisti ma venissero raccontate due storie diverse. La chimica tra i due attori non si avverte, le espressioni facciali non aiutano, e via dicendo. La questione della rivalità tra le famiglie l'ho trovata veramente mal gestita, strutturata coi piedi.. Del resto non me ne fregava nulla, ergo ho scelto di piantarlo.

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Droppato 13/24
The Forbidden Flower
6 persone hanno trovato utile questa recensione
26 giorni fa
13 di 24 episodi visti
Droppato 0
Generale 5.0
Storia 6.5
Acting/Cast 5.0
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 1.0

Quando la buona fotografia non sostituisce la sceneggiatura....

Mi adatto al tono che viene usato per descrivere(o forse proporre?) questo lavoro: un'esperienza quasi mistica. Riuscire a trasformare 24 episodi in un unico, interminabile rallenty è un'impresa che merita rispetto, si deve dire. Dopo averlo visto, ho rivalutato Lezioni di piano, dove Jane Campion riesce a creare più tensione con un dito che sfiora un tasto del pianoforte di quanta The Forbidden Flower ne costruisca in 24 episodi.

La serie promette un "erotismo raffinato e rivoluzionario" 🤣. Dopo averci mostrato una protagonista che si "accende" durante uno shampoo (bada bene, c'è solo un frame che mostra il movimento miracolistico di lui con i polpastrelli dietro le orecchie) , mente sulla propria età, manipola chiunque pur di inseguire il protagonista e invade sistematicamente ogni suo spazio, ci prepara finalmente al momento tanto atteso: un bacio di pochi secondi, fotografato come se fosse l'evento romantico del secolo. Evidentemente, il resto dell'erotismo è solo proposto con quache frame sparuto qua e là per farvi arrivare all'episodio 9.

La fotografia è molto buona. Così buona da tentare disperatamente di convincerci che sotto quei controluce dorati, quei verdi ipersaturi e quei tramonti perfetti si nasconda una sceneggiatura altrettanto luminosa. Non è così! Una bella confezione può valorizzare un buon prodotto ma non può riempire una scatola vuota.
I personaggi sono costruiti con un'economia narrativa encomiabile.
Lei ruota quasi esclusivamente attorno a lui. Lui, invece, attraversa la serie con la determinazione di una pianta ornamentale: non decide, non reagisce, non conduce mai davvero la relazione, prima fissa , poi ridacchia. Se l'intento era rappresentare un uomo combattuto, il combattimento si è svolto interamente fuori campo.

Anche il conflitto con la madre avrebbe potuto essere interessante. Peccato che madre e figlia finiscano per assomigliarsi più di quanto la serie sembri rendersi conto: entrambe controllano, manipolano, mentono e cercano di imporre la propria volontà sugli altri. La differenza è solo anagrafica (piccole cougar crescono).
Poi arriva il finale. Tragedia. Lacrime. Fiori. Voce fuori campo. Ma una tragedia nasce quando il pubblico sente di perdere qualcuno che ha imparato a conoscer, non c'è alcuna progressione drammatica.

Straordinarie interpretazioni: è raro vedere un protagonista maschile così fedele alla propria cifra espressiva, la mantiene identica per tutta la serie. Lei, invece, trasmette perfettamente il concetto di "voglio quest'uomo a ogni costo", tuttavia il perché non si sa.
La madre, infine, ci ricorda che anche il melodramma più acceso può sempre essere recitato un po' più sopra le righe (non credo di aver mai visto un'attrice così priva di doti o talento).
La protagonista è la migliore, persino di un attore di 46 anni che dovrebbe avere esperienza, fascino, magnetismo ma tutti lo osannano perché con la canotta sta davvero bene, dimenticando che un uomo di quell'età dovrebbe quanto meno lasciare il segno con i dialoghi, o la profondità emotiva di chi ha vissuto davvero (e invece zero).
La protagonista pur essendo un po' migliore rispetto al resto del cast manca di naturalezza e propone una certa artificiosità, quando corre nel vicolo sotto la pioggia cade, due volte, e in entrambe le volte si vede proprio che non inciampa bensì si getta a terra da sola.
Nell'episodio 9 quando crolla dal sonno con una pianta in grembo si appoggia sulla spalla di lui (prima piano come se il sonno la prendesse, poi di colpo si getta in un movimento che puzza di studiato in modo pazzesco).
Rimangono una fotografia di alto livello, un paio di belle inquadrature e tanta estetica.
Il problema è che il cinema, e la televisione, non sono album fotografici.

ULTIMO APPUNTO: LA MALATTIA
La protagonista ha una malattia che, a giudicare da ciò che vediamo, sembra curarsi a colpi di tonici e passeggiate romantiche. Corre, salta, prende pioggia, mare e sole come se avesse una lieve anemia, salvo ricordarsi di essere gravemente malata quando la sceneggiatura ha bisogno di un colpo di scena. Non funziona così.

Ho visto persone morire di quel male... (capitoli tristi della mia vita ma conosco benissimo la condizione). So bene che ogni paziente è diverso, ma qui la malattia appare più come un espediente narrativo che come una condizione vissuta. Se vuoi costruire una tragedia, devi convincermi che quella tragedia esiste anche prima dell'ultimo episodio.
Esempio: in Marry My Husband il deterioramento fisico non è un dettaglio estetico, entra nella recitazione, nella postura, nello sguardo, nel trucco. L'attrice appare progressivamente emaciata, pallida, debilitata. Non serve trasformare ogni malato in uno scheletro, ma serve dare peso alla malattia. Qui, invece, sembra che vada e venga a seconda del bisogno della sceneggiatura (se non hai capito il tipo di condizione o morbosità scrivi in pvt che non voglio spoilerare).

📸 🌅 Devo riconoscere un merito alla serie: alcuni frame e riprese dall'alto (probabilmente con droni) sul mare sono davvero suggestive. In più di un'occasione, lingua a parte, ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a una produzione thailandese. La fotografia sfrutta molto bene la costa tropicale, la vegetazione e la luce naturale, regalando immagini di notevole impatto visivo. È probabilmente l'aspetto migliore dell'intera opera.

APPROFONDIMENTO TECNICO : 🎞️
Dal punto di vista formale, il drama sembra l'equivalente audiovisivo di un profilo Instagram perfettamente filtrato. La regia punta tutto sulla seduzione dell'immagine: controluce costanti, profondità di campo ridottissima, bokeh, tramonti dorati, rallenty e un color grading esasperato che porta verdi, gialli e rossi a un livello di saturazione quasi irreale. È una scelta precisa, non un errore , l'iper-saturazione serve a trasformare la realtà in un ricordo idealizzato, una dimensione sospesa in cui la vita appare più intensa proprio perché destinata a svanire (come contrapposizione). Anche il pesce che muore a livello simbolico anticipa, come mesto presagio, cosa aspettarsi in finale.
Il problema è che questa estetica finisce per combattere contro la storia invece di sostenerla.
La protagonista è affetta da una malattia che dovrebbe incombere su ogni scena, eppure l'immagine continua a esplodere di luce, colori e vitalità. Corre, prende pioggia, mare, sole, passeggia per ore, cade, si rialza, scorrazza ovunque e, a parte qualche capogiro strategicamente inserito quando la sceneggiatura si ricorda della malattia, sembra godere di una salute invidiabile. La fotografia sembra avere più paura di mostrare il decadimento fisico che di perdere credibilità narrativa.

Eppure il contrasto fra vitalità visiva e morte imminente avrebbe potuto funzionare: il cinema usa spesso il colore come contrappunto emotivo ma, perché questo accada, il contrasto deve generare tensione, non cancellare il problema.
La simbologia, poi, viene ripetuta fino allo sfinimento. Fiori ovunque. Lei dipinge quasi esclusivamente fiori in boccio, lui è un orticoltore, la casa è invasa da piante, ogni inquadratura sembra voler ricordare allo spettatore che il fiore rappresenta la femminilità, il risveglio del desiderio, la fioritura sessuale e il passaggio dall'adolescenza all'età adulta. Il simbolo, però, funziona quando viene dosato. Se viene ripetuto ossessivamente, smette di essere simbolo e diventa ridondante didascalia, non sostenuta dalla sceneggiatura perché di maturità in lei non ne ho vista molta.

Lo stesso vale per il continuo richiamo all'arte. La serie sembra voler attribuire un'aura artistica a ogni quadro dipinto dalla protagonista ma le opere che vediamo sono sorprendentemente anonime. È come se bastasse inquadrare una tela, un fiore e una tavolozza per evocare profondità. L'arte, però, non è un elemento scenografico: dovrebbe raccontare qualcosa del personaggio, della sua evoluzione, del suo sguardo sul mondo. Qui rimane un accessorio decorativo, proprio come gran parte dell'impianto visivo.

Alla fine resta la sensazione che la regia confonda continuamente l'estetica con la profondità.

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E ora mi rivolgo direttamente a te che stai leggendo! Sì, proprio a te che hai dato 9 a questo drama perché ti hanno venduto l'idea di un'opera "erotica" e ti sono bastati due baci e qualche rallenty in controluce. Il paradosso è che, alla fine, è persino più casto di molti altri c-drama realizzati sotto censura.
1) Quando assegni un 9 a una sceneggiatura del genere, fai un torto a quelle opere costruite con personaggi sfaccettati, dialoghi memorabili e una scrittura cesellata scena dopo scena.

2) Quando lo paragoni a Lolita, non stai rendendo omaggio a Nabokov: stai banalizzando un romanzo in cui la tensione nasce dalla lingua, dalla manipolazione, dall'ambiguità morale e da una raffinatezza stilistica che riesce a evocare il desiderio con una singola figura retorica. Qui, invece, HAI SCAMBIATO il rallenty ipersaturato con la profondità.

3) E quando mi parli di "erotismo travolgente", mi viene il dubbio che tu non abbia mai visto un vero film erotico. Se vuoi un punto di partenza, prova "L'amante" di J. J. Annaud. Scoprirai che l'erotismo non nasce da una ragazza che stringe le cosce durante uno shampoo ma da una regia che sa costruire desiderio, tensione e sottotesto.
Lezioni di piano, L'amante di Lady Chatterley, L'amante di Annaud e qualche decennio di cinema erotico a seguire ha dimostrato come il desiderio si costruisca con la scrittura, non con il color grading.

Le musiche? Gradevoli ma una , non vi siete neanche accorte, che è la colonna sonora del kdrama while you were sleeping, viva l'originalità!!!

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A Business Proposal
3 persone hanno trovato utile questa recensione
giu 10, 2022
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 9.0
Storia 9.0
Acting/Cast 10
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 9.0

I rom com "innovativi" che ci piacciono

Per quanto la storia sappia di visto e rivisto, questo è il tipo di drama che ogni tanto mi merito di guardare. Il tipo di drama che mi serve quando cerco una storia leggera e divertente, in grado di alleviare lo stress giornaliero. Ho apprezzato che i coreani con questa opera si siano spinti un po' più in là rispetto alle solite storie caste e che sia quindi un po' più spicy. Per il resto la storia non è nulla di innovativo, ma devo essere sincera mi è piaciuto tutto. Di solito io sono quella del pelo nell'uovo ma a sto giro mi è andata abbastanza bene. Dico abbastanza perchè c'è una cosina: 12 episodi invece dei canoni 16. Sinceramente ho apprezzato che non si perdesse in roba inutile ma l'avrei preferito un po' più lungo. Consigliato se vi piaccono drama office/rom-com sulla scia di What's Wrong with Secretary Kim ( sì, io l'ho amato, va bene? XD)

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Until We Meet Again
3 persone hanno trovato utile questa recensione
feb 6, 2020
17 di 17 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10

Un piccolo capolavoro!

Guardare Chicago typewriter è stato come un bellissimo viaggio da cui ritorno con un bagaglio pieno di emozioni.
Parto col dire che è da Goblin che non vedevo un drama fantasy così meravigliosamente perfetto, e per me vuol dire davvero tanto se prendo in considerazione il mio drama del cuore come termine di paragone!!
Punto forte di Chicago sono stati sicuramente due elementi: il cast e la trama. Per quanto riguarda la trama, l'ho trovata innovativa, intrigante e davvero ben sviluppata, con una magnifica alternanza tra passato e presente che non confonde lo spettatore. Ho amato tantissimo l'ambientazione storica, tra l'altro curata alla perfezione.
Poi c'è il cast che in un'unica parola lo potrei definire formidabile: ogni attore ha interpretato alla perfezione il proprio personaggio rendendolo assolutamente indimenticabile. Ma, semplicemente favolosi, sono stati i tre attori protagonisti. Han Se Joo: l'ho amato per il cambiamento che subisce lentamente: da scrittore cinico e diffidente a ragazzo più fiducioso nel prossimo e affettuoso. E ciò sarà possibile grazie all'amore e all'amicizia, i due grandi valori che spiccano in questo drama (anche se di valori che spiccano ce ne sono tanti). Jeon Seol: dolcissima ma anche forte e determinata nel passato come nel presente. E infine, il mio preferito, Yoo Jin Ho: il suo personaggio è riuscito a commuovermi profondamente (in questo caso non posso dire di più perché rischio di fare spoiler).
Poi ci sono le ost, tutte ma proprio tutte meravigliose, anche se una in particolare brilla per la sua bellezza: Satellite di Saltnpaper, che si piazza al primo posto( insieme a Beautiful di Goblin) tra le ost del mio cuore.
Anzi devo dire che impresso nel mio cuore c'è ogni dettaglio di questa storia che mi ha fatto ridere tanto, piangere tanto, ma soprattutto sognare...mi ha fatto sognare di un amore che può sconfiggere qualsiasi barriera che il cuore di una persona si impone...mi ha fatto sognare di un'amicizia che può durare anni, secoli e mai spezzarsi... mi ha fatto sognare di una libertà che può costare tanto ma che vale la pena raggiungere.
Quindi, per me, questo drama è un vero CAPOLAVORO e merita di essere visto e vissuto almeno una volta nella vita. Anche ora sono travolta da mille emozioni e vorrei scrivere molto di più perché ciò che ho scritto non basta per descrivere quello che ho provato guardando questo drama unico e perfetto.
Voto 10+

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Fall Into Our Passion
2 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
giu 18, 2025
24 di 24 episodi visti
Completo 0
Generale 5.5
Storia 4.0
Acting/Cast 6.5
Musica 6.5
Valutazione del Rewatch 5.0
Questa recensione può contenere spoiler

Rom-com giovanile rovinata da una sceneggiatura banale e da un'attrice non adeguata al ruolo

Una serie, questa, che è si è davvero giocata male tutte le carte che poteva giocarsi. E alcune erano proprio pessime in partenza. Si presenta come una classica commedia adolescenziale o poco più, dove i due protagonisti si incontrano l'anno prima dell'inizio dell'università, pongono le basi per una relazione, poi si separano, quindi si ritrovano qualche tempo dopo e da lì - tra alti e bassi - vanno a sistemare e ricostruire il rapporto.
Niente che non si sia già visto un milione di volte, niente che non sarei disposta a vedere un milione di volte, se fatto bene. Ma non è questo il caso.
A partire dalla trama, davvero inconsistente. Le mie visioni pregresse mi portano ad aspettarmi che su 10 commedie romantiche cinesi, una sola riesca a distinguersi per dei contenuti che assomiglino a uno spaccato di realtà (vedi L&P). Purtroppo questa ricade nel restante 90%, quindi i problemi insormontabili non sono poi così insormontabili (e a volte non sono quasi nemmeno dei problemi), le conversazioni sono estremamente banali e senza sostanza, quasi dei riempitivi casuali, per la serie: quando non sai di cosa parlare, parla del tempo. E forse sarebbe stato meglio.
In mezzo a questa moltitudine di uscite prive di spessore si infilano di tanto in tanto questioni che vorrebbero essere serie e rilevanti ma che vengono gestite in modo superficiale e ridicolo, dalla partenza/non partenza per l'estero, al tema dell'adozione/madre biologica al vero padre ritrovato sul finire della serie. Passiamo da "stavo guardando i bei pesciolini nell'acquario" a "sei tu il padre che mi ha abbandonato? Ah, vabbè...facciamo che ti perdono". La sceneggiatura sembra davvero scritta da qualcuno che non sa cosa sia la vita reale, insomma.
L'altra carta che il drama si è davvero giocato male riguarda il cast, in particolar modo l'attrice protagonista, che proprio non funziona. Esteticamente parlando ha l'espressività di un alieno: non si capisce mai cosa pensa o cosa vorrebbe trasmettere. Non ho apprezzato l'attrice, non mi è sembrata adeguata al tipo di ruolo proposto, e anche il personaggio interpretato è quello di una ragazza antipatica, presa da sè stessa, annoiata, fastidiosa, poco empatica. Va da sè che la coppia non può funzionare, per quanto lui (attore protagonista e personaggio interpretato) ci provi da solo a tenere in piedi il drama. Le scene romantiche lasciano a desiderare, l'evoluzione del rapporto tra i due non è mai ben chiaro (non si capisce mai quando stanno insieme, quando si lasciano, quando tornano a formare una coppia e via dicendo). E' tutto fumoso e solo accennato, la partenza di lui per l'esterno sembrava dovesse essere "la rottura" e invece nemmeno parte, ritorna a breve, con lei infastidita da banalità, si riappacificano - forse, sicuramente, ma non è ben chiaro il quando - e vanno avanti così tra tira e molla debolini, questioni mai nette, problemi mai veramente tali e mai veramente affrontati.
Ventiquattro episodi così sono davvero tanto, forse troppo, da sopportare.
La "quasi" sufficienza solo per l'attore protagonista, il personaggio interpretato (dai modi composti e non glicemico, per quanto forse troppo arrendevole con la FL) e per alcune musiche tutto sommato decenti.
Detto questo, evitabilissima.

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Payback
2 persone hanno trovato utile questa recensione
6 giorni fa
10 di 10 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10

Verdetto finale

In Payback non c'è una sola sbavatura: ho amato follemente ogni singola cosa. Cast, storia, colonna sonora e regia cooperano per dare vita a un'opera d'arte televisiva totalizzante. Se volete ridere, piangere, emozionarvi e rimanere con il fiato sospeso, questa è la serie che fa per voi. Voto: 10/10 con lode. La trama è un meccanismo a orologeria perfetto. Scritta con una maestria rara, la narrazione si sviluppa attraverso una tensione costante, colpi di scena piazzati con precisione chirurgica e un ritmo che non rallenta mai. Non ci sono tempi morti o forzature: la sceneggiatura scava a fondo nelle zone d'ombra della moralità umana, affrontando i temi della vendetta e del riscatto in modo maturo, stratificato e incredibilmente avvincente.

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Uncontrollably Fond
2 persone hanno trovato utile questa recensione
ott 9, 2025
20 di 20 episodi visti
Completo 0
Generale 9.0
Storia 9.0
Acting/Cast 9.0
Musica 10
Valutazione del Rewatch 7.0
Questa recensione può contenere spoiler
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Ho scelto di vederlo nonostante ne sapessi già il finale, quindi ben conscia di quello a cui andavo incontro. Eppure è stato bello ugualmente. Cmq, davvero, questo è un tripudio di mai na gioia! O forse possiamo vedere nel finale proprio quella gioia tanto agognata?
Questo drama ci vuole parlare della difficoltà della vita, di chi non riesce ad arrivare a fine giornata, di chi combatte ancora con i fantasmi del passato, di chi è incapace di chiudere gli occhi e tirare dritto. Ma ci racconta anche di persone rancorose, di persone marce fino al midollo, di persone che si incontrano sempre nei momenti sbagliati della vita.
Ci sono personaggi che devo riuscire a comprendere ancora adesso (tipo la madre di lui) e ci sono stati personaggi che invece sono riusciti ad entrarmi dentro. ML è all'apice del successo, ben voluto, apprezzato da tutti col mondo ai suoi piedi. Ma all'improvviso si ritrova a dover lottare per capire il senso di tutto, il motivo per cui vale davvero vivere. Quel motivo potrebbe essere FL. Lei, interpretata dalla mia amata Bae Suzy, porta un bagaglio di sfortune, di sofferenze e cerca sempre e comunque di non cedere. Si piega a tutto, finendo col vedere solo il denaro, ma questo è solo quello che vuol far vedere perchè ha paura. Si nasconde dietro a questo elemento ma in realtà è più una richiesta di aiuto che altro.
Il suo punto di forza è il fratello, personaggio che ho apprezzato un sacco. Il loro legame è vero, è contorto ma lui è un vero fratello e da tale si comporterà sempre, anche a scapito di sè stesso.
I nemici sono la rappresentazione delle tipiche spine nel fianco presenti un po' in tutti i drama, ma mi sono piaciuti cmq.
Difficilmente vorrei rivedere storie simili, eppure questo è stato proprio bello quindi chissà.

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To Ship Someone
2 persone hanno trovato utile questa recensione
da weirde
giu 30, 2023
24 di 24 episodi visti
Completo 0
Generale 6.5
Storia 6.0
Acting/Cast 7.0
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 4.0
Questa recensione può contenere spoiler

Troppo lungo per la sua trama ma ben recitato e senza sottotrame inutili

Io adoro i drama ambientati all'interno del mondo di un libro o di un fumetto infatti sono grande fan di W two worlds apart, Lost romance e Extraordinary you. Questo drama parte più o meno dagli stessi presupposti ma con una sua trama originale, per quanto banale alla fine. Una ragazza che shippa la coppia di un romanzo finisce non si sa come dentro ad esso e cerca di darev alla coppia un lieto fine contro il volere dell'autore. Questa la premessa. Poi in realtà tutto cambia anche l'autore entra nel romanzo, poi c'è un cattivo pricopatico hacker, poi sono in una fanfiction non nel romanzo, poi l'eroe deve superare i suoi traumi passati....c'è molta carne al fuoco, si cade nei soliti clichè ma mai troppo per fortuna. E una cosa molto positiva è che la trama principale e la coppia principale resta al centro della storia sempre, non veniamo distratti da infinite sottocoppie o sottotrame. Anhe la coppia fictional dei personaggi del romanzo non occupa troppo spazio ma il giusto, forse pure troppo poco dopo la puntata 10 e 11. Ecco il più grande difetto del drama che ne abbassa per me il voto è che i protagonisti passano troppo tempo fuori dal mondo del romanzo nel mezzo del drama e che verso la fine dopo la puntata 20 si allunga proprio il brodo. E la trama del romanzo da modificare la coppia da aiutare....passano troppo in secondo piano. Tutto ruota intorno al potagonista maschile ai suoi traumi passati e presenti e al suo nemico. Peccato perchè il drama sarebbe carino seppur non eccezionale, ma si perde via . La recitazione però è molto buona e i protagonisti bravi belli e pure simpatici il che non è poco.

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