Completo
PT is Love
1 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
nov 17, 2024
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 1.5
Storia 1.5
Acting/Cast 1.5
Musica 1.5
Valutazione del Rewatch 1.5

Completamente senza senso...

Ma perchè? Questa la domanda che mi sono posta costantemente episodio dopo episodio. Perchè fare una serie così senza senso? Così fatta - quasi volutamente - male? La trama non esiste, le scene sono ridicole, le motivazioni che dovrebbero collegare una situazione alla successiva lo sono anche di più. C'è davvero il nulla cosmico in questo drama.
Quanto meno, non c'è stato uno spreco in termini economici, non sono stati sprecati attori importanti e soprattutto nessuno si è evidentemente spremuto le meningi per tirare fuori qualcosa che fosse almeno decente.
L'unico motivo per cui ho deciso di guardarlo era l'idea - nuova, va detto - di una BL in cui i protagonisti fossero un coreano e un thailandese. Dato che le BL made in Corea e quelle thailandesi sono davvero molto diverse, ero curiosa di scoprire cosa potesse uscire da un mix che, non escludevo, potesse nascondere il giusto equilibrio tra pregi e difetti di entrambi i tipi di produzione. Ma questo è un dettaglio rimasto sulla carta. Nel concreto, non si è fatta nemmeno la fatica di dare un senso logico all'aspetto linguistico (tutti, provvidenzialmente, comprendono tutti, qualsiasi lingua parlata e con una strampalata idea di bilinguismo diffuso a macchia d'olio la questione pretende di essere orribilmente risolta). Scene con elementi casaccio - dal compito universitario ai delitti/aggressioni - vengono piazzati qui e lì senza alcun nesso logico, coerenza o credibilità. Tanto per, insomma. Davvero, una delle serie più inguardabili in cui sia mai incappata.

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Sicuramente domani
1 persone hanno trovato utile questa recensione
feb 4, 2026
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 6.0
Storia 6.0
Acting/Cast 6.0
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 5.0
Questa recensione può contenere spoiler

Un drama opaco

Recensito da: Effe IG: _Dramalia_

Se dovessi definire questo drama con una parola, penso userei il termine “opaco”.
Una doverosa premessa: per quanto questo sia stato apparentemente venduto come un drama romantico, non lo è. Non è un drama romantico, non è un drama leggero e non è un drama semplice.
L’intera narrazione è sviluppata in tre archi temporali: il passato che si svolge nel 2007 quando i protagonisti si conoscono da studenti universitari, il 2015, ovvero l’epoca intermedia, quando i due si ritrovano; infine il presente, con il loro ultimo incontro. Conosciamo Gyeong-do (Park Seo-joon) come un semplice studente universitario, unico figlio di una modesta famiglia che vive la sua vita con estrema semplicità. Un giorno, fuori dall’università, perde una moneta che viene recuperata da Ji-woo, figlia dei proprietari della Jarim, colosso dell’abbigliamento coreano. Ricca, giovane e nel mezzo di un anno sabbatico preso dall’università che frequenta a Londra, Ji-woo rimane affascinata dal giovane che decide di seguire. Per un caso i due capitano nello stand di un gruppo di attori dell’università che stanno cercando dei nuovi affiliati. E’ così che si conoscono. Ji-woo decide di nascondere la sua vera identità sia a Gyeong-do che ai nuovi amici e inizia a frequentare il gruppetto. Tra bicchieri di soju, uno spettacolo da preparare e tante risate, i giorni passano felici e la scintilla tra lei e Gyeong-do scocca. Tutto cambia quando per una coincidenza il ragazzo si trova a servire come cameriere ad una cena di lusso in cui si trova Ji-woo con la famiglia. La verità viene dunque a galla e il divario sociale tra i due inizia a farsi largo nel loro sentimento. Ji-woo spende per una maglietta quello che la madre di Gyeong-do guadagna in un mese con due lavori e questa consapevolezza, unita alla giovane età dei ragazzi, corrode la loro relazione. Ji-woo oltretutto rivela un contesto familiare disfunzionale con una madre che non solo non la ama, ma la disprezza al punto da volerla il più lontano possibile da sé. E’ così che la prima era dei due finisce, con la loro separazione culminata con la decisione di Ji-woo di tornare all’estero. Nel 2015 si apre il loro secondo incontro, i due infatti si ritrovano al matrimonio di due amici del club di teatro e, in qualche modo, non riescono a resistere ai sentimenti che riaffiorano. Con più maturità, Ji-woo e Gyeong-do riprendono in mano la loro relazione e la portano ad un livello più alto: iniziano a convivere, vivono la loro intimità fisica, piangono e gioiscono insieme. Va tutto a gonfie vele finché il destino interviene nuovamente: il padre di Gyeong-do subisce un brutto incidente e rischia di perdere la vita, portando il ragazzo ad allontanarsi da Ji-woo per rimanere vicino a lui e alla madre, nel mentre Ji-woo scopre una scomoda verità sulla sua famiglia, ovvero le viene rivelata la sua nascita come figlia illegittima. Consapevole di essere la figlia amatissima di un padre che non è il suo e di una madre che l’ha messa al mondo ma la odia, divorata dal rimorso e impaurita dal fatto che l’odio della genitrice si sarebbe potuto scaricare anche su Gyeong-do, nel momento in cui lui ha più bisogno di lei, Ji-woo decide di andarsene. E così fa. Gyeong-do, abbandonato e nel bel mezzo del momento più complesso della sua vita, cade nella trappola dell’alcool, divenendo a tutti gli effetti un alcolizzato. Saranno necessari anni di riabilitazione per tornare a riprendere in mano la sua esistenza sia personale che lavorativa. Da qui subentriamo nella terza ed ultima fase, quella del presente. Gyeong-do un giorno si ritrova a scrivere un articolo che rivela la torbida storia d’amore di un’attrice coinvolta con della droga. Tutto nella norma se non fosse che l’amante della donna non è altri se non il marito di Ji-woo. L’articolo viene pubblicato ed è il pretesto perfetto per la ragazza di separarsi dall’uomo che non ama. Ji-woo dunque torna in Corea e si rifà viva con Gyeong-do che non riesce a mantenere le distanze da lei. I due si riavvicinano a lenti passi, il loro amore non si è mai del tutto sopito. Ma il passato di entrambi e l'arrivo di nuovi nemici sono pronti ancora ad ostacolarlo. L’ex marito di lei si rivela in combutta con il marito della sorella, il quale la sta avvelenando senza che lei se ne renda conto. L’obiettivo? Prendere l’azienda per farla a pezzi e rivenderla. Ecco che quindi la trama inizia anche a sviscerare una parte di cospirazione dove Gyeong-do, grazie al suo fiuto da giornalista, si ritrova a dover fermare il marito della sorella di Ji-woo per aiutare la sua famiglia. Alla fine, quando tutto sembra andare quasi bene, un colpo di grazia arriva e allontana ancora i due, i quali però dopo un anno decidono definitivamente di abbandonarsi ai loro sentimenti ignorando l’opinione pubblica contraria e affrontando insieme qualsiasi altro problema si presenterà sul loro cammino.
Dunque, il mio parere su questo drama è fortemente contrastante. Ho avuto modo di confrontarmi con più persone sulla visione e l’idea comune è che questo drama si sia rivelato estremamente lento, al punto che molti lo hanno abbandonato prima del termine. Io l’ho voluto portare fino alla fine ma, con tutta l’onestà di cui dispongo, vi dico sinceramente che mi ritrovo concorde con l’opinione generale: questa visione è davvero molto, molto lenta. Come ho detto all’inizio non si tratta di un drama romantico, è più un melodramma, quasi uno slice of life, e la lentezza quindi è una delle caratteristiche chiave di questa tipologia narrativa. Così come caratteristici sono i colori opachi che sono stati utilizzati in concomitanza a quell’atmosfera apparentemente ovattata, vagamente retrò al di là del contesto temporale dato dai flashback. Il tutto richiama volutamente il fatto che loro per 20 anni circa siano rimasti sostanzialmente fermi, immobili, sia sui loro sentimenti che sui loro problemi. Solo alla fine vediamo una variazione, nell’ultima puntata cambiano le pettinature e i vestiti (specialmente di Gyeong-do che finalmente acquisisce consapevolezza e si smuove), cambia l’atmosfera, è la rappresentazione della decisione di proseguire, di cambiare, di scostarsi finalmente dalle loro posizioni, di evolvere. Da questo punto di vista dunque è un drama ben fatto, come ben fatte sono alcune tematiche, una tra tutte è quella che riguarda l’alcolismo. Park Seo-joon in una intervista ha ammesso di essersi sentito estremamente vicino al personaggio di Gyeong-do in quanto anche lui ha avuto un momento nella sua vita in cui correre, fare palestra o lavorare non bastava più per distogliere i propri pensieri, e quindi l’alcool era stato l’unica soluzione. Ed è quello che accade anche a Gyeong-do. Molto interessante è tutta la trama che gira attorno quindi all’abuso di alcool in due forme diverse: quella più palese di Gyeong-do appunto che culmina con la madre ferita durante un momento di totale assuefazione, e comporta necessariamente una riabilitazione; e quella di Ji-woo, più silente ma inevitabilmente presente. Non c’è un percorso clinico nel suo caso ma un cammino di guarigione sì perché, anche lei, nonostante non sfoci mai in atti esagerati, è in realtà estremamente dipendente dall’alcool, e Gyeong-do se ne accorge. Dunque tematiche calde, ben sviscerate e affrontate. Ma…Appunto, c’è questo “ma”. “Surely Tomorrow” presenta a mio giudizio due problemi enormi: prima di tutto è lento, davvero lento. Lento al punto che la trama non è più accattivante. Lento al punto che l’amico che muore regala i 15 minuti più vivi di tutto il drama. E poi c’è Park Seo-joon. Assurdo che io possa considerare Seo Nazionale un problema, ma in un certo senso lo è stato. Il pericolo più grande per un attore di solito è trovarsi in un ruolo di leadership e non esserne all’altezza. Questa volta è capitato l’esatto contrario. Gyeong-do non è un leader, è un ragazzo semplice, è un ragazzo che cade nella dipendenza, un ragazzo innamorato al punto di non riuscire ad andare oltre. E’ un personaggio pieno di fragilità. E Seo, che comunque ha fatto miracoli, non è però riuscito a rappresentarlo al meglio. Trovo che come attore in ruoli di leadership semplicemente brilli, in questo ruolo più delicato invece è rimasto sfocato. Tant’è che è realmente emerso solo in quelle poche scene in cui ha fronteggiato l’ex di lei o della sorella. Se fosse successo ad un altro attore, probabilmente non l’avrei notato, ma su di lui è affiorata una leggera vena di delusione. Ammetto anche però che se al suo posto ci fosse stato un altro, questo drama probabilmente non lo avrei retto fino alla fine, perché sì, Seo ha davvero fatto un miracolo anche qui. Won Ji-an nei panni di Ji-woo è stata sicuramente brava, all’altezza del personaggio, personaggio però con il quale non ho empatizzato poi molto. L’ho descritta come egoista e lo confermo. Ji-woo è una ragazza con un passato difficile, ha enormi fragilità, anche lei una dipendenza dall’alcool e una manifesta depressione, il problema è che tutto ciò le toglie spina dorsale. Il che è coerente con la sua situazione, meno con il ruolo che poi la narrazione le fa assumere. Non riesco a vederla al comando della Jarim, non riesco a vederla come leader di un gruppo, come direttrice. Rimane sempre e costantemente in difficoltà, troppo fragile, troppo abbandonata, troppo poco reattiva. E qui vi domanderete: “ok, ma perché egoista?” Perché ogni volta che scappa, lo fa per sé stessa. Scappa persino davanti al padre in fin di vita di Gyeong-do, dicendo di farlo per salvare lui. Il che è assurdo. E’ egoista anche quando ammette di essere felice che Gyeong-do abbia rinunciato ancora una volta ad un’opportunità lavorativa unica solo per stare con lei. È egoista quando si arrende alla fine permettendogli ancora una volta di sacrificarsi per lei. Ci prova, si sforza, ma non riesce ad essere altruista. Si crogiola nel senso di colpa, perennemente incapace di reagire persino davanti alla sorella vessata e avvelenata dal marito. L’incapacità di reagire, dati i suoi problemi, non può essere una colpa, è vero, ma è una contraddizione difficile che non ha stimolato in me empatia per il personaggio che è finito a dirigere con successo un colosso coreano da cui dipendono centinaia di famiglie. Questo è un drama a cui manca equilibrio, la fragilità dei personaggi non incanta, non suscita particolare pietà o empatia, più noia. La narrazione in sé non aiuta, soprattutto nella divisione temporale che ogni tanto falla rendendo poco intuitiva la collocazione. Tant’è che alla fine ci si orienta in base alla lunghezza dei capelli di lei che varia. Un po’ labile come appiglio. Ma la narrazione manca anche nel ritmo, perché sì, anche un drama lento deve avere un certo ritmo. Consideriamo la morte dell’amico. Era necessaria? Ai fini della trama, francamente no. Come telespettatrice però ho apprezzato quel momento perché in qualche modo assurdo ha dato ritmo e vita ad un drama che si stava perdendo in interminabili minuti di inquadrature di Gyeong-do e Ji-woo che si disperavano. Si disperavano mangiando, dormendo, pensando, piegando la biancheria, camminando, viaggiando, lavorando, cucinando, leccando un gelato, guidando…troppo. Solo nell’ultima puntata ho contato 4 minuti interminabili e consecutivi di silenziose inquadrature che passavano dall’uno all’altra mentre contemplavano il nulla. Quattro minuti in fila sono infiniti, soprattutto se preceduti da altri momenti perfettamente uguali. I silenzi nei drama spesso parlano più delle parole dette ad alta voce, in “When the weather is fine” sono stati assordanti, intensi, indimenticabili. Qui sono stati davvero il “too much” che non serviva. Probabilmente, e lo dico già conscia che questa cosa qualche critica in più me la regalerà, anche la poca chimica tra i protagonisti ha fatto il suo. Vi ricordate quanto erano bollenti Park Seo-joon e Park Min-young in “What’s wrong with secretary kim”? o quanto abbiamo agognato quel bacio in “Itaewon class”, un contatto singolo e minimo che è arrivato solo alla fine tra due attori che fisicamente in qualche modo stonavano ma le cui anime avevano fatto il resto, rendendoli semplicemente iconici? Ve lo ricordate? Ecco, qui non accade nulla di tutto questo. “Surely Tomorrow” è un drama senza scintilla, un drama che rimane sostanzialmente opaco dall’inizio alla fine.

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My Dearest Part 2
1 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 19, 2026
11 di 11 episodi visti
Completo 0
Generale 9.0
Storia 8.0
Acting/Cast 9.0
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 8.5

Dramma storico ottimo

Un dramma storico con tutti i personaggi e i cliché che però non disturbano perché il dramma è ben fatto e la storia avvincente nonostante ci sia di sicuro molta sofferenza e tante tragedie ma ogni tanto strappa anche qualche sorriso.
Sicuramente si merita la fama di un bel drama e se si apprezza il genere storico è un must see di sicuro.
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King2Hearts
1 persone hanno trovato utile questa recensione
nov 16, 2025
20 di 20 episodi visti
Completo 2
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 8.5
Valutazione del Rewatch 10

Storia d'amore e di politica

Alla ricerca della filmografia di Lee Seung Gi mi sono imbattuta in questo drama, decisamente datato infatti è del 2012.
Ovviamente l'effetto retrò salta all'occhio quasi subito tuttavia la storia delle divisioni tra Nord e Sud rende la trama decisamente interessante anche se parecchio romanzata. Solo per la tematica ricorda Crash landing on you ma poi fin dai primi episodi ci si rende conto che in realtà i due drama non hanno niente a che fare l'uno con l'altro.
Sicuramente il successo di questa serie è dovuto in gran parte dalla bravura del protagonista Lee Seung Gi che mostra attraverso questo personaggio tutte le sfaccettature della sua arte recitativa. Nei primi episodi vediamo un principe immaturo e divertente mentre proseguendo nella storia apprezziamo un Re capace e carismastico.
Guardandolo ci si stupisce di quanto fosse bravo già agli inizi della sua carriera di attore; risulta sempre convincente sia quando fa il "pagliaccio" che quando piange a dirotto e questa è una dote che solo gli attori a tutto tondo posseggono ovvero quella di non rendere palese allo spettatore se sono più adatti ai ruoli comici o a quelli drammatici.
Mi ha colpito un po' meno la protagonista principale soprattutto nei primi episodi perché l'ho trovata a tratti poco credibile (non si capisce se alcuni atteggiamenti sono correlati al copione oppure se invece dipendono dal suo modo di recitare).
Bravissimi anche gli altri attori di supporto, dai membri della famiglia reale alla guardia del re, al segretario oltre che al "villain" di turno.
Nel complesso mi è piaciuto molto sia per l'intensità del legame che si crea tra la coppia di protagonisti sia per la trama di intrighi politici e di follia intorno ai quali si sviluppa la storia quindi in definitiva è una intensa storia d'amore ma non solo...

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She Who Is Dangerous to Me
1 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
set 7, 2024
24 di 24 episodi visti
Completo 0
Generale 7.5
Storia 7.0
Acting/Cast 7.5
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 7.5
Questa recensione può contenere spoiler
Serie cinese di media (giusta) lunghezza che promette un protagonista maschile freddo e spietato e, una volta tanto, mantiene la parola.
Yan Xing Cheng mi ha ricordato per certi versi i protagonisti di "Fall in love" e "Vincenzo": un'infanzia travagliata dalla quale emerge un uomo freddo, spietato e determinato, intelligente e calcolatore. Certo, la spietatezza di Tan Xuan Lin e di Vincenzo (protagonisti delle sopracitate serie) era un po' più accentuata, arrivando non di rado ad uccidere (i cattivi), mentre Yan Xing Cheng arriva a mostrare atteggiamenti decisamente aggressivi, ma mai fino a quel punto.
Brava, ma non spettacolare, l'interpretazione della protagonista femminile: il personaggio di Manning a volte evolve troppo rapidamente e in modo incoerente (alla sua prima comparsa nelle vesti dell'altra donna è paralizzata dalla paura, ma basta un niente e si trasforma in una donna sicura di sé e capace di salvare un importante compagnia da un crollo finanziario...pur essendo laureata in arte). Qualche falla ogni tanto c'è, ma la serie complessivamente merita di essere vista, anche solo per la chimica tra i due attori che funziona più che in molte altre serie (e infatti i baci sono numerosi, per la maggior parte non a stampo, come invece è lo standard delle serie cinesi). L'evoluzione del rapporto tra i due è piacevole da seguire, la trama di intrighi e misteri che li circonda anche seppur - appunto - non sempre coerente.
Personalmente avrei evitato la questione della sosia: difficile da motivare dal momento che non sono parenti - ancora più difficile da credere quando poi le rispettive famiglie sono comunque connesse - e sostanzialmente non fondamentale per l'obiettivo che evidentemente ci si poneva. L'errore sul rapimento lo si poteva motivare in altro modo e considerato che nessuno aveva più visto la vera Zin Yan da oltre 15 anni, una vaga somiglianza sarebbe bastata per spacciare la protagonista femminile per la giovane ereditiera. Una forzatura poco credibile e non così necessaria, insomma. Quanto meno la questione viene archiviata nella prima metà della serie e non va a inficiare il resto della storia.
Personaggi secondari apprezzabili ma non sempre interessanti. Il finale, o più precisamente gli ultimi 2-3 episodi sono stati un po' una falla: il protagonista, splendidamente coerente fino a quel momento, crolla come l'argine di una diga e la spietatezza lascia il posto a sguardi tristi e fiumi di lacrime: che questo crollo concida con la dipartita del nonno ha senso fino a un certo punto...Non crolla dopo l'evidente assassinio della giovane sorella, ma davanti alla morte preannunciata del nonno dovuta a una malattia terminale... Chiamiamolo effetto "ora sono davvero solo al mondo", ma a mio avviso non regge lo stesso. Sempre negli ultimi episodi, anche la chimica tra i due si intiepidisce, l'attenzione sembra rivolta unicamente a risolvere il grande mistero sul vero colpevole... Risoluzione che lascia un po' l'amaro in bocca: il colpo di scena - se voleva esserlo - non lo è stato, il ritorno di un personaggio dato per disperso ha solo peggiorato la situazione, rendendola ancora più assurda. La storia si chiude senza la sensazione che sia stata fatta giustizia. In conclusione, una buona serie che ha il pregio di avere un protagonista freddo e distaccato per davvero, quasi fino alla fine (e non una premessa che poi viene snaturata dopo il primo episodio come il più delle volte accade). Buon romance, intrighi non originalissimi e con qualche crepa di coerenza. Una visione che può starci, senza problemi.

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Completo
La giornata dei bambini
1 persone hanno trovato utile questa recensione
da Jade L
mag 4, 2026
9 di 9 episodi visti
Completo 0
Generale 7.5
Storia 7.5
Acting/Cast 8.0
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 7.5

Bella atmosfera anche se limitata dal poco budget

BL molto carino ma con alcune problematiche secondo me.
Voglio iniziare dalle cose positive:
- L'ambientazione, Kowloon anni 80 e ho detto tutto. Molto interessante e affascinante, peccato però che si noti il limite del poco budget e quindi non si vede molto su questa ricostruzione di Kowloon, ma dà comunque quel plus di fascino alla storia.
- Gang criminali e poliziotti, questi temi mi intrigano sempre molto e vedere un bl con contorno queste dinamiche è bello (visto che c'è ne sono pochi). In più bella la dinamica dei due protagonisti uno studioso e l'altro in mezzo a queste gang con una vita diversa.
Ho apprezzato anche la seconda coppia anche se di fatto si vede poco e di conseguenza non ho un'opinione definitiva.
Infatti purtroppo 9 episodi sono veramente pochi per sviluppare tutto quello che hanno inserito e si necessita per forza di una seconda stagione, cosa che non mi fa impazzire e spero che esca presto. Devo dire però, che la seconda coppia ad un certo punto mi ha intrigato e incuriosito molto di più della prima coppia.
Cose che non ho amato molto sono ad esempio gli errori tecnici come l'audio o meglio il doppiaggio che è orribile e rovinano tantissimo il drama, ti smorza tante scene emotive etc. Mentre la coppia principale l'ho trovata carina ma poco approfondita (così come altre cose in realtà) e a volte velocizzata ma allo stesso tempo lenta in alcuni punti, secondo me non hanno gestito benissimo i tempi. Mi risulta forzato questo innamoramento come e quando è accaduto, non so come spiegarlo meglio. Anche le caratterizzazioni le ho trovate molto basilari.
Insomma secondo me è un drama che è stato molto influenzato dal poco budget e poco tempo per sviluppare una serie di cose, del resto so che la novel è molto lunga.
In conclusione è molto carino e secondo me vale la pena di vederlo soprattutto se si è amanti del genere, bisogna diciamo non avere troppe pretese.

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Completo
Jiu Chong Zi
1 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
nov 21, 2025
34 di 34 episodi visti
Completo 0
Generale 7.0
Storia 6.5
Acting/Cast 7.0
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 6.0

Una fioritura... Tardiva e stentata

Il vero problema, qui, è che il primo episodio è troppo bello. Si arriva alla fine caricati a mille in quanto aspettative: trama con intrighi non originali ma che sono comunque buone basi per una valida vicenda, due protagonisti interessanti ed esteticamente affascinanti - la chioma argentata di lui che lo mette in netto contrasto con qualsiasi altra figura presente - il tutto racchiuso in una cornice la cui atmosfera, grazie anche ad un sapiente contributo di luci, colori e fotografia, sa a dir poco rapire lo sguardo curioso dello spettatore. L'immediato riavvolgersi del nastro temporale carica l'avvenire di ulteriore mistero: la storia si ripeterà o il destino potrà essere cambiato? E' quindi con grande trepidazione che si affrontano gli episodi successivi.
Ahimè, la storia tra i due protagonisti e la storia d'intrigo/azione che è la vicenda generale tendono a separarsi fin da subito, come ci fosse l'incapacità di portarle avanti contemporaneamente in maniera uniforme e ben amalgamata. Ed ecco quindi che la prima metà del drama punta a mostrare tutti i conflitti, le alleanze, i giochi di potere e le strategie che caratterizzano lo scenario - dove un po' mi sono persa perchè svariati personaggi maschili che rappresentano la generazione più anziana si assomigliano esteticamente un po' tutti - mentre il romance, al pari di una fioritura tardiva, fatica a decollare. In questo senso si percepisce proprio una spiacevole sensazione di indecisione: nelle scene dedicate ai due protagonisti si insinua sempre la speranza di vedere - finalmente - una piccola evoluzione, un piccolo passo in avanti... Che puntualmente delude un po'. L'unica cosa che fiorisce, nella prima metà del drama, è la magnolia in cortile (perchè la sigla iniziale richiami costantemente il glicine e, di conseguenza, le tinte violette, rimarrà per me un mistero). Arrivati a metà serie di colpo ci si ricorda che - caspita! - il romance è fermo ancora ai blocchi di partenza: ecco quindi che la storia vira bruscamente su un cambio di rotta che sposta la vicenda in secondo piano e si focalizza sul pairing principale. Uno squilibrio che si percepisce e che non fa piacere, soprattutto perchè l'attenzione verso la coppia sa quasi di forzato (facciamo ammenda, già che l'abbiamo persa per strada). Se però vado a considerare il tema romantico di per sè, non mi ha comunque fatto impazzire, e qui la responsabilità non è più solo della sceneggiatura ma grava anche sulle spalle degli attori principali: belli, con personaggi dalla caratterizzazione interessante da interpretare... Ma tremendamente lontani, un po' come guardare un bel paesaggio col binocolo. La recitazione è buona, l'espressività molto meno, la sintonia tra i due ulteriormente limitata. Il nostro bel generale, in particolare, risulta troppo ingessato (composto va bene, ingessato no). Capisco - e condivido - il tentativo di preservare l'autorevolezza della figura e bene che non si dia alle grasse risate e - fortunatamente - nemmeno alle frasi melense, ma c'è tutto un vasto mondo nella comunicazione non verbale e para verbale che meritava di essere esplorato, e del quale invece è pervenuto poco o niente. L'attrice femminile se la cava un filo meglio, ma anche lì è evidente la fatica.
Finirlo è quasi d'obbligo, il salto temporale sembra aver aperto un cerchio che - a maggior ragione - ci si sente in dovere di chiudere. A un certo punto volevo solo vedere la parola fine e basta, cosa che è avvenuta con una chiusura abbastanza insipida ma che, viste le premesse, non poteva pretendere di più o risollevare il tenore di una serie abbassatosi già dopo i primi episodi. Spiace perchè tanti elementi ci sono e sono buoni ma, tra chi doveva essere coinvolgente e non lo è stato e chi dietro la macchina da ripresa doveva tirare i giusti fili e ha tirato quelli sbagliati, il risultato è un po' quello che è. Da vedere quando non si è a caccia del drama da aggiungere alla lista dei preferiti.

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Completo
Mu Ai Guo Hou
1 persone hanno trovato utile questa recensione
ott 7, 2024
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 8.0
Storia 8.5
Acting/Cast 8.5
Musica 6.5
Valutazione del Rewatch 6.0

Diverso ma bello!

Un cdrama un po' diverso un po' fantasy.
La coppia protagonista ha un legame che parte dal infanzia ma sembra che il loro futuro sarà crudele, però proveranno di tutto per cambiarlo.
Un po' confusionario con i loop tra un mondo presente passato e futuro ma comunque alla fine tutto si chiarisce.
I protagonisti sono belli e bravi a raccontare questa storia che è un amore bello un po' sofferto ma che supererà persino lo spazio-tempo. Una buona chimica di coppia e anche un finale soddisfacente.
Una visione piacevole, per me merita!
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Completo
Ayashii Partner
1 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
lug 16, 2025
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 5.0
Storia 5.0
Acting/Cast 5.0
Musica 5.0
Valutazione del Rewatch 5.0

Remake ristretto e piatto che non regge il confronto con l’originale

Questo è un remake di cui non si sentiva onestamente la mancanza. Partiamo col dire che l’originale coreano vanta un’ottima riuscita, un cast di primordine – il protagonista è “solo” Ji Chang Wook, tanto per dire – e una narrazione sicuramente complessa e completa. Proporre una rivisitazione che sia all’altezza sa già di impresa ardua in partenza, insomma.
Questa giapponese, di fatto, non ci prova nemmeno più di tanto: la vicenda è tremendamente confusa, vengono richiamati a spot dei passaggi in modo fedele ma tra l’uno e l’altro ci sono dei buchi notevoli, intere scene completamente eliminate che pur non essendo singolarmente fondamentali nell’insieme sono tutto fuorché superflue.
Qui mancano proprio, e il collage che rimane genera una storia insoddisfacente per chi ha già visto il drama originale, se non addirittura incoerente e confusa per chi – provo a immedesimarmi – dovesse approcciarsi a questo “Suspicious partner” per primo.
L’economia su durata e numero di episodi è quindi bocciata su tutta la linea.
Il cast è accettabile, ma niente di eclatante: bravina lei, poco convincente lui, perennemente ingessato a fronte di un protagonista che sì, conosciamo molto rigido e squadrato all’inizio, ma che si fa via via più interessante e mostra anche altri aspetti, oltre a evolvere di per sé nel corso della vicenda. Questo, quanto meno, è ciò che accadeva a Noh Ji Wook, procuratore protagonista del drama coreano. Il suo alter ego, Tateishi Haruto, resta un pezzo di gesso dall’inizio alla fine, i rari tentativi di mostrarsi più aperto, empatico e sciolto falliscono miseramente. Anche gli attori che interpretano i personaggi secondari risultano complessivamente poco performanti e non reggono minimamente il confronto con i corrispettivi coreani (basti ricordare il padre adottivo del procuratore, il mitico Lee Deok Hwa e Nam Ki Ae, bravissima attrice che veste i panni dell’eccentrica moglie di lui, figura che nella versione giapponese non è nemmeno contemplata).
La terza e grande falla di questo drama è data dalla capacità di coinvolgere e di emozionare, che qui latita veramente. Ci può essere una soggettività, certamente, ma la recitazione piatta e a tratti apatica non promuove sicuramente chissà quale turbine di emozioni.
C’è poco, molto poco rispetto all’originale, e quel poco è di un livello piuttosto scarso. Sarò sincera, l’ho portato a termine più per inerzia che per altro, quasi grata alla fine che fossero solo dodici episodi.
Per gli appassionati del genere, più che questo remake meglio allora propendere per un più valido rewatch del drama coreano.

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Completo
Until We Meet Again
1 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
feb 16, 2024
17 di 17 episodi visti
Completo 0
Generale 9.5
Storia 10
Acting/Cast 9.5
Musica 9.5
Valutazione del Rewatch 9.5

Una rara BL di qualità!

Che dire... Splendido. Per tanti motivi.
Dopo una sfilza di BL Drama tristemente brevi, dove la media dei 6/8 episodi da 15/20 minuti l'uno non permette nemmeno la costruzione di una trama vera e propria e tutto si concentra sul rapporto tra i protagonisti, che con l'impostazione di una serie ma le tempistiche di un film devono conoscersi, frequentarsi, dichiararsi, scavalcare ostacoli e vivere per sempre felici e contenti (non necessariamente in questo ordine), spesso il resto della storia è inesistente, frettolosa, incongruente e in certi casi quasi imbarazzante.
"Until we meet again" è un altro pianeta, lontano anni luce. Partendo proprio dalla conformazione della serie: 17 episodi da 45 minuti l'uno.
La storia è ben strutturata, coerente, emozionante. Abbiamo a che fare non con una, non con due ma quasi con tre coppie. Quasi, perchè, oltre a Team e Win, abbiamo Pharm e Dean che si portano appresso la storia passata di Intouch e Korn. Il tema della reincarnazione è l'elemento centrale della serie. Reincarnazione e destino, aggiungerei. E con il destino una serie di coincidenze davvero un po' tanto mirate, ma che visto il risultato non fanno male. Il rating +15 non per scene esplicite o linguaggio volgare, quanto la presenza importante della tematica del suicidio. E qui devo dire che il drama mi ha proprio stupita, con scene molto forti fin dall'inizio, come non mi è mai capitato di vedere in nessun'altra serie, thailandese o coreana che sia. Un primo episodio che investe fin da subito con tutta la drammaticità del passato e tira i fili - è proprio il caso di dirlo - fino al presente, delineando un quadro di partenza nitido, dal quale la storia evolve in modo complesso ma senza passaggi confusi.
Quando prima dicevo che la serie è emozionante, intendevo con la E maiuscola: quella che ti porta a divorare un episodio dopo l'altro, incurante delle ore che passano fino a notte fonda e oltre; quella che ti va ridere, sorridere, sognare e versare fiumi di lacrime come se non ci fosse un domani. Delle tre coppie, quella a cui sono riuscita ad affezionarmi di meno è Korn/Intouch, forse perchè lì il lieto fine - se così lo si può chiamare - ha un retrogusto amaro, e l'emozione permeante è quella del rimpianto. Rispetto ai personaggi, ho trovato Korn un po' troppo distante - nel senso che non sempre riusciva a trasmettere emozioni - e Intouch a volte un po' asfissiante. Decisamente meglio la coppia Dean/Pharm, dove vedo in Dean l'upgrade del personaggio di Korn - tutti i pregi ma meno difetti - e un Pharm dolce quanto basta, ma mai eccessivo. Paradossalmente, la coppia che ho preferito è stata quella secondaria, che ha avuto molto meno spazio, vale a dire Win/Team. Win accattivante e carismatico - basta guardare il sorriso - e Team originale, nel suo essere a tratti quasi buffo, con l'ossessione per il cibo. Ho apprezzato il rapporto che si instaura tra i due perchè è particolare, privo dei soliti - per quanto a volte comunque sempre apprezzabili -clichè. So che a loro è dedicata la serie che fa da seguito, non posso che avere grandi aspettative in merito.
Colonna sonora perfetta per la serie, forse non la metterei tra le mie top OST, ma sicuramente di tutto rispetto.

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My Happy Marriage
1 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
giu 8, 2024
Completo 0
Generale 7.0
Storia 6.0
Acting/Cast 7.0
Musica 6.5
Valutazione del Rewatch 7.0

Apprezzabile

Prima di scoprire che esisteva anche una trasposizione cinematografica mi è capitato di vedere la versione anime (una decina di episodi in tutto). Il film ne ricalca fedelmente la trama, qualche scena - eliminabile - eliminata per questioni di tempo.
Se devo dare un giudizio alla trama, gradevole la storia tra i protagonisti, mentre invece il fantasy che fa da background andava curato meglio, non si evince un chiaro senso logico, succedono delle cose ma resta un po' tutto buttato lì, senza grandi spiegazioni. Bravi e belli gli attori protagonisti, rispetto ai personaggi interpretati ho apprezzato molto la figura di kiyoka, mentre in Miyo ho riscontrato lo stesso, pesante difetto che presenta anche nella serie animata: troppo remissiva, il suo approccio risulta chiaro anche se non si prosta ogni cinque minuti scusandosi per ogni minima stupidata. Diciamo che il tratto è stato un po' esasperato, senza una reale necessità, anche perchè l'unico effetto ottenuto è quello di renderla un po' fastidiosa nei suoi piagnistei continui. Detto questo, ho apprezzato il film nella misura in cui avevo già ben chiara la vicenda. Va però detto che se non avessi visto prima l'anime, il solo trailer del film avrebbe generato aspettative davvero troppo elevate.

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L♥DK
1 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
ott 16, 2024
Completo 0
Generale 7.0
Storia 6.5
Acting/Cast 7.5
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 7.0
Recensione unica, sia per questo film che per il sequel del 2019. Entrambe potrei definirle delle prove discrete, con qualche punto a favore ma con anche evidenti difetti.

Partiamo da questo film: storia non originale tra la ragazza apparentemente insignificante e il ragazzo più popolare della scuola. Complice una serie di eventi, finiscono per convivere di nascosto. Lui oscilla tra il freddo e l'arrogante, in generale un carattere piuttosto chiuso; lei più diretta e solare, a tratti quasi impacciata. Mi ha ricordato molto il drama "Good morning call" e, per alcuni versi, anche "Itazura na kiss: love in Tokyo". Protagonisti ben assortiti, allineati anche a livello di recitazione (prova buona ma sicuramente non eccellente, sulla capacità di trasmettere le emozioni al pubblico c'è ancora molto lavoro da fare).
Trama scontata e che non rappresenta palesemente l'obiettivo della serie (il fulcro è sostanzialmente la storia tra i due). Lo sviluppo non sempre lineare, l'ex ragazza/amica d'infanzia s'inserisce male nel contesto e il suo senso quale elemento di disturbo - tra eventi presenti e vicende passate - rimane un po' avvolto nella confusione e a tratti anche privo di senso.

Spostandoci sul sequel, il primo punto pesantemente negativo salta all'occhio: gli attori protagonisti non sono più gli stessi. Spiacevolezza fortunatamente non cosi frequente nei film/drama, ma qui purtroppo va così. Dei personaggi del primo film viene conservato giusto il nome e poco altro: il nuovo Shu è inconsistente e insipido come pochi...mentre Aoi passa dall'essere una ragazza relativamente piacevole a quel piccolo impiastro di attrice che ha affossato anche un bel drama quale "An incurable case of love". Attrice che qui si ripropone come una fotocopia del personaggio del drama sopracitato (stesso taglio di capelli, stessa mimica facciale, quasi stessa caratterizzazione del personaggio). E' un'attrice - o un personaggio - che si subisce in tutti i sensi: impattante, snervante, fastidiosa ma - per sfinimento - forse anche un po' buffa. Brutta quindi l'idea di cambiare il cast e discutibile la scelta dei sostituti. L'unico pregio di questo sequel è di seguire le vicende "di coppia" (sono purtroppo molti i film/drama che non ci regalano una seconda stagione dopo il primo lieto fine). Per il resto anche qui lo spessore della trama gareggia con un foglio di carta velina, al posto dell'ex ragazza abbiamo il cugino di lui, e di altri grandi novità all'orizzonte non se ne vedono.

Trattandosi di un tempo ridotto - alla fine parliamo di due film - la visione ci può anche stare. Senza aspettative diverse da quelle che si possono avere, può anche filare tutto liscio e portare a casa un giudizio poco più che sufficiente.

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It's Okay, That's Love
1 persone hanno trovato utile questa recensione
da Icaro
mag 17, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 9.5
Storia 8.0
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10
Quanto l'ho cercato questo drama? Davvero a lungo. Introvabile sulle piattaforme più diffuse. Lo volevo vedere non tanto per la trama quanto per l'OST, che a detta di molti valeva la fatica della ricerca.
La colonna sonora, infatti, non ha deluso. E' seconda nella mia classifica di preferenze dietro a quella di Goblin. Chen, Davichi, Yon Mi Rae, Punch, regalano molte emozioni in interpretazioni melodiche o più ritmate. Il meglio del kpop 'dramatico' di quegli anni.
Ma poi... fin dalla prima, folgorante puntata, la mia amata Gong Hyo-Jin e gli altri attori mi hanno conquistato e trascinato nel ritmo travolgente di questa commedia corale che affronta con leggerezza, ma anche con profondità inconsueta in un drama ( e senza le solite assurdità dei drama medici), il tema della malattia mentale. Tutti i protagonisti sono un po' disturbati: medici, pazienti, compagni di casa, amici, parenti ...chi più, chi meno, perché è così che va la vita. Anch'io poi sono diventata profondamente disturbata nel corso della visione e non mi sono mai del tutto ripresa: se avete visto So In Sung nella parte del protagonista, forse potete capire....😍 (2024)

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Pachinko
1 persone hanno trovato utile questa recensione
ott 9, 2022
8 di 8 episodi visti
Completo 0
Generale 7.5
Storia 9.0
Acting/Cast 9.0
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 3.5

Storia bella e struggente,vera ma serve la seconda stagione!

Un drama tratto da un libro e da una storia vera perciò sulla storia c'è poco da dire,una storia pesante che ricorda la vita in un periodo storico che la corea ancora sta ricordando con dolore.
Il drama è un capolavoro per quanto riguarda tutto l'insieme per l'ambientazione, costumi e colori,personaggi egregiamente interpretati praticamente da tutti gli attori.Però non è il mio genere perciò ho un po' faticato a guardarlo però alla fine ne vale la pena,e soprattutto il finale lascia un bel po' di domande che spero la seconda stagione avranno risposta.
Non è sicuramente un drama leggero e serve un po' di attenzione per poter capire i salti temporali continuo che un po' confondono.Sinceramente è più un film lungo 8 puntate che un drama.

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Love Battle
1 persone hanno trovato utile questa recensione
feb 25, 2023
10 di 10 episodi visti
Completo 0
Generale 9.5
Storia 9.5
Acting/Cast 10
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 10

Sto ancora ridendo!

E' stata la cura contro tutti i mali! Ho riso come una matta e confido nel rivederlo entro la fine dell'anno perchè ha saputo darmi quei momenti di allegria di cui avevo proprio bisogno. Come stile di storia ci troviamo davanti qualcosa di completamente diverso da quello a cui siamo abituati nel panorama kdrama; ricorda molto le serie americane ma il tutto si gioca ancora su territorio coreano. Sono stati bravi a farne un bel mix. I personaggi mi sono piaciuti tutti, ho apprezzato che coinvolgesse due mondi molto interessanti come quello dello spettacolo (soprattutto quello che ci sta dietro) e quello giuridico. Positivo anche il fatto che sono riuscita ad indovinarne solo una delle cose che sarebbero da lì a breve successe mentre tutto il resto è stato inaspettato, una scoperta.
Lo consiglierei davvero a chiunque voglia farsi due sane ghignate.

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