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Un'occasione che andava colta ma che non è stata sfruttata come davvero meritava.
Terminata la bellissima "Until we meet again", dove la mia coppa preferita è risultata essere la secondaria Win/Team, scopro che esiste una serie più recente, non un sequel ma piuttosto una spin-off parallelo dedicato proprio a loro due. Ben dodici episodi della durata di tutto rispetto. Le premesse ci sono tutte, l'aspettativa è a dir poco alle stelle.Mi aspettavo mi piacesse addirittura più della serie originale e invece, con un punta di amarezza, posso dire che non è stata all'altezza. Mi è comunque piaciuta, tutto sommato, questo va detto, perchè incentrata sul mio pairing preferito, e perchè sono due attori davvero molto bravi, che non mi stancherei mai di guardare.
Cosa è andato storto? In primis, la trama. Hemp Rope non si colloca temporalmente dopo la prima serie, bensì in parallelo, e segue da vicino il rapporto tra Win e Team. Non ho trovato una storia ricca e dello stesso spessore della precedente, i punti sui quali si è sviluppata sono sostanzialmente solo due: il trauma passato di Team e la scelta di Win di non legarsi a nessuno.
Non sono una fan delle serie da pochi episodi, ma qui davvero ne sarebbero bastati la metà, e ciò mi riporta alla considerazione di partenza: serviva più carne al fuoco. Si poteva aggiungere qualche elemento, sviluppare il filone Win/Team era davvero una gran bella opportunità, ma è stata giocata male, sembra quasi non ci fosse tutta l'attenzione, l'impegno e la voglia di investire da parte di chi ha scritto la sceneggiatura, aspetti che invece emergono nella serie precedente.
La questione del trauma infantile di Team viene gestita anche bene all'inizio, e trova secondo me il suo apice nell'incidente di Team in piscina, che a mio avviso doveva essere il momento per affrontare in pieno la tematica. Era il momento giusto ma non è stato sfruttato, la questione viene rimandata a data da definirsi, e si trascina come una palla al piede fino quasi alla fine della serie (arrivata agli ultimi episodi mi aveva addirittura stufata). Stesso discorso per Win che, ok, all'inizio non vuole legarsi a nessuno così non ha nulla da perdere e bla bla bla...Ma anche lì, arrivati a metà serie qualche passo avanti andava fatto, soprattutto perchè le dinamiche erano palesi, per cui arrivare agli ultimi episodi con i due protagonisti ancora titubanti e confusi...ma anche no, togliamoci le fette di salame dagli occhi, per favore.
Questo è un po' il sunto di cosa non ha funzionato nei contenuti. Passando alla caratterizzazione dei personaggi, Team mi è piaciuto addirittura più che nella prima serie: l'ho trovato adorabilmente scorbutico, a tratti, e piacevolmente poco dedito alle smancerie. Win, il mio preferito in assoluto, l'ho visto nei primi episodi...dopodichè il suo personaggio è stato un po' stravolto, purtroppo. Autorevole, ma anche gentile, ma anche "feroce", come più volte viene definito, ma anche disponibile, spesso irriverente...finisce per perdere buona parte di ciò che lo rende accattivante, e non lo trovo corretto o coerente: si poteva far emergere in lui il cambiamento previsto, ovvero il suo mettersi sentimentalmente in gioco, mantenendolo caratterialmente come era all'inizio. Questa osservazione trova a mio avviso conferma anche nel fatto che la chimica tra i due presente nei primi episodi si dissolve nella seconda metà della serie. Sembra quasi che la coppia dovesse uniformarsi allo stile Pharm/Dean, mentre ciò che più apprezzavo di Win/Team era proprio il loro modo particolare di interagire, poco melenso e spesso diretto, più provocatorio/divertente che sdolcinato. Come dice il titolo, Hemp Rope, loro sono una corda di canapa, invece nella seconda parte sembra proprio esserci l'intenzione di trasformarli in un filo rosso. Per fare un esempio che fa accapponare la pelle...la confessione tanto- ma tanto, tanto, davvero troppo tanto - attesa, fatta cantando e strimpellando la chitarra a vicenda. Anche no, per favore, è stato un momento a dir poco agghiacciante.
Il vero Win è quello che non regalerà mai un mazzo di fiori a Team davanti a tutti, perchè "si vergogna", ed è lo stesso a cui non interessano le cenette di San Valentino al ristorante. In quello spaccato per un attimo li ho rivisti come speravo vederli sempre, con quel modo di relazionarsi tutto loro che li contraddistingue dalle altre coppie (non solo di questa serie in particolare ma della stragrande maggioranza delle altre serie BL in generale).
Aggiungo un altro tasto dolente, quello temporale. Mi sta bene rivivere in parallelo la prima serie, dove Win/Team avevano avuto poco spazio e dove il loro interagire lontano dalla luce del sole dava la possibilità, con Hemp Rope, di scoprire scene e sviluppi celati nella prima serie, senza creare incongruenze con il susseguirsi delle vicende già note. Però, a una certa, avrei gradito andare oltre. Superare il momento di happy ending di "Until we meet again" e dedicare la seconda metà della serie a un dopo davvero temporalmente dopo, anche solo per qualche sano colpo di scena.
Infine, le coppie new entry mi sento di bocciarle categoricamente: Tul/Waan non sono proprio riusciti ad emozionarmi, Bee/Prince invece davvero non li ho sopportati al punto da saltare le loro scene a piedi pari.
In conclusione, poteva diventare la mia serie preferita in assoluto, ma di certo non ho versato fiumi di lacrime come in "Until we meet again" e i momenti davvero emozionanti sono stati pochi, effettivamente. Ma è pur sempre dedicata alla mia coppia preferita, per quanto bistrattata dalla sceneggiatura, e ogni loro scena vale la pena di essere vista. Un punto in più per gli special, che ho visto raggruppati dopo aver finito la serie: momenti piacevoli - tutti però lontani anni luce dall'incontro negli spogliatoi in tarda serata tra Win e Team nel secondo episodio (ah, bei tempi, quelli!) - ma comunque apprezzabili.
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Mi sono dovuta ricredere.
Inizia in maniera abbastanza stupidottera, tant'è che sembra anche un po' meh. Poi però tutti i personaggi vengono presentati, e ognuno con la sua storia ci porta avanti nella serie appassionandoci e facendoci chiedere chissà che scelta prenderà, chi è quella persona davvero, quali segreti costui nasconde etc. Il tutto contornato dalle note soavi del pianoforte.
Sono sincera, questo drama poggia le fondamenta sulla storia d'amore principale a cui tutti i personaggi ruotano attorno. Però è stato bellissimo vedere come i sentimenti di ognuno siano cresciuti e maturati.
Inaspettatamente da storia frivola quale era è diventata una delle mie serie drama romance preferite in assoluto. In verità avrebbe avuto voti pieni da me se non fosse stato per la parte finale dell'ultimo episodio. Ma non dico nulla se no spoilero (≧▽≦)
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Buona serie che accusa l'avanzare dell'età (di produzione)
Una buona serie, ma estremamente datata: abituata ai drama di recente produzione, i quasi vent'anni di distanza si sentono eccome, nelle riprese, nel montaggio (il sonoro ogni tanto si interrompe un po' troppo bruscamente), nella sceneggiatura e la stessa modalità di recitazione la configurano in uno stile diverso rispetto alle serie di oggi. Molti i tempi morti, certe scene da cliché riprodotte quasi a rallentatore. C'è un diverso ritmo, una diversa angolazione delle riprese. A ricordarci che siamo tornati indietro di due decadi c'è anche l'aspetto, con quelle capigliature maschili che personalmente trovo inguardabili. Fulcro della vicenda sono lui, lei, il cugino di lui e la ballerina ex ragazza del protagonista. La storia in sé è graziosa, l'elemento non reale della monarchia costituzionale permette di avere un protagonista che è addirittura un principe (da questo punto di vista mi ha ricordato molto "The King 2 hearts", ma lì siamo decisamente a un livello di gran lunga superiore). L'attore che interpreta il protagonista maschile non è il massimo dell'espressività, va detto: ho trovato più credibile il cugino antagonista. La fanciulla protagonista è caratterizzata fin da subito in modo da risaltare come una mosca bianca nello sciame delle altre studentesse, ma col progredire della serie sembra perdere quella freschezza e quella verve che presentava all'inizio. Buona la recitazione dell'attrice, che avevo già avuto modo di vedere in "Coffe prince". Ovviamente c'è tutta la saga dei cliché, delle gelosie e dei fraintendimenti a cui siamo ormai abituati, così come la convergenza delle situazioni grazie a coincidenze al limite dell'inverosimile. Credo fosse davvero una buona serie, nel 2006. Vista quasi vent'anni dopo, si apprezza l'intento, ma sembra davvero di rispolverare un pezzo di antiquariato, per certi versi. Ho letto che era previsto un remake, annunciato nel 2021, menzionato nuovamente nel 2023 con probabile uscita per il 2024, ma ad oggi non ne vedo traccia. Potrebbe però essere davvero l'idea giusta: rispolverare una buona storia ma con un taglio più moderno. Visione tutto sommato consigliata, nell'ottica di un tuffo nel passato che porta qualcosa di diverso dal solito, anche solo come metro di paragone rispetto a ciò che si è abituati a guardare.Questa recensione ti è stata utile?
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Delusione
A parte il cattivo ( ma poi lo è davvero?)alato che è veramente bello da guardare questa serie non ha nulla di accattivante.Gli angeli morti tornano come se nulla fosse demoni sconfitto a pugni il capo mono espressivo storia incompleta .... Forse il peggior k drama che abbia mai visto.
E la fine ??? Lui muore?? Lei torna alla sua vita come se nulla fosse i resuscitati si abbuffano....
Mi aspettavo tanto invece il nulla
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I Feel You Linger in the Air
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Un'eccellente ambientazione che da sola non può però tenere in piedi tutto il resto.
Tra i punti di forza di questa serie metto al primo posto l'ambientazione: una serie storica che una volta tanto non ci catapulta nel periodo Joseon come quasi tutti i period drama in circolazione, bensì negli anni '20 del secolo scorso. Abbastanza lontano da percepire la netta distanza col mondo odierno negli usi e costumi, ma sufficientemente vicino da individuare riferimenti comuni. I toni delle riprese sono davvero una chicca, perchè rispecchiano in pieno l'idea di trovarsi in un passato non remoto, quasi nostalgico, un vivere diverso, più semplice per certi versi ma più complesso e difficile per altri, dove la distinzione tra le classi sociali è ancora netta. Altro aspetto positivo, il personaggio di Jom, davvero ben interpretato e credibile in tutte le sue sfumature.Infine, non posso non citare l'apprezzatissima suspance che regalano alcune delle prime scene, degne di un thriller-fantasy, tra colpi di scena e apparizioni.
Riconosciuti questi tre aspetti positivi, sono però costretta a bilanciare con altrettante critiche negative: al primo posto, la lentezza estenuante. E' proprio una questione di ritmo, che dal momento in cui ci ritroviamo nel 1927 diventa a dir poco soporifero. Mi è capitato spesso di riscontrare questo difetto nei drama storici, e sinceramente non capisco perchè il passato - anche se indubbiamente non era caratterizzato dal vivere frenetico odierno - debba però essere rappresentato proprio all'opposto, quasi che nessuno andasse mai di fretta e tutto si svolgesse a passo di lumaca. La seconda pecca, è il salto nel passato: di mio non sono un'amante delle serie con mondi paralleli o viaggi nel tempo, in questo caso ho fatto veramente fatica a comprendere il meccanismo (il finale, in particolare, tra l'arrivo - come ha fatto? - di Yai nel futuro e l'epilogo dei due nel tempo remoto mi ha lasciata con dei grossi punti interrogativi, già che non c'è stata mezza spiegazione). In ultimo, il personaggio di Yai mi ha trasmesso davvero poco: l'attore, che di suo già non mi ha esaltata, ha rivestito i panni di un protagonista ben diverso da quello che immaginavo e che ho trovato davvero insipido e poco incisivo, quasi una tappezzeria.
Una serie che tenta l'asso nella manica pur avendo pessime carte in mano: l'ambientazione singolare e davvero azzeccata da sola però non basta a vincere la partita! Da vedere? Se proprio - ma proprio - non vi viene in mente altro.
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You're All Surrounded
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Magnifico affresco, recitato benissimo
Haechi è una perla che non sapevo di perdermi. Non è per chi preferisce grandi storie d’amore e svolgimenti veloci con combattimenti iper coreografati. Chi, invece, ama un buon intrigo politico, superbamente recitato, troverà qui pane per i suoi denti. L'importante è non richiedere una gran storia d'amore, perché qui non c'è. Togliamoci subito il sassolino dalla scarpa: la coppia principe/damo non decolla, e non solo perché la protagonista, Go Ara, sì è infortunata durante le riprese ed è passata dall'essere un'ardita combattente ad una statica dama di corte. Il fatto è che di questa pseudo storia d'amore non si sentiva il bisogno e dà l'impressione di essere un ripensamento posticcio, messo lì per accontentare coloro che se non vedono due sdolcinatezze non ritengono di aver visto un drama. La seconda coppia, che si sviluppa fra gli antagonisti, formata dal principe Milpoong ed una avventuriera, non riesce a catturare il cuore a causa della malvagità dei protagonisti. Povero il Re dei pitocchi che è innamorato di questa donna, assolutamente indegna del suo amore.Ciononostante, ho dato il massimo dei voti perché a queste escursioni romantiche viene fortunatamente dedicato poco schermo e tutto il resto è riuscito ad incollarmi alla sedia meglio dell’attak.
Le vicende che si raccontano, pur se probabilmente molto romanzate, sono quelle del principe Yeoning, che diverrà nel 1724 uno dei più grandi re del suo paese. Si narra quindi la lotta del giovane principe, avversato da tutti perché la madre era plebea, per conquistare il trono prima, e mantenerlo ed effettuare le necessarie riforme poi, e della contemporanea lotta contro lo psicopatico principe Milpoong.
L'attore che interpreta il protagonista, Jung Il Woo, ha saputo veramente rendere al meglio un personaggio tormentato, di altissimi ideali, ma troppo spesso schernito e osteggiato da una nobiltà chiusa nelle proprie arretrate convinzioni, più dedita a mantenere lo status quo che a pensare al bene del paese.
Ciononostante, la palma d'oro va a Jung Moon Sung, interprete del folle principe Milpoong, che per questa sua prova ha vinto anche un premio. La vena di sadica follia, le manie di grandezza, la determinazione, la paura, l’insicurezza e anche l'amore, cosa non è riuscito a trasmettere! L'abbiamo odiato tutti, nonostante in certi momenti non si sia potuto fare a meno di provare pietà per lui.
La povera Go Ara, come detto prima, si è infortunata durante le riprese e ha visto il suo personaggio declassato da guerriera a damigella… e di sicuro non ci ha guadagnato nel cambio. Ho avuto l’impressione che la sua interpretazione fosse migliore nelle scene movimentate, piuttosto che in quelle statiche.
Rimarchevoli anche le interpretazioni di Kwon Yool e Park Hoon, ma in realtà tutto il cast ha recitato ben sopra il minimo edittale. Al netto delle immancabili forzature, sicuramente imposte dalla regia, e comunque recitate al meglio, il comparto recitazione è promosso in generale col massimo dei voti.
Molti personaggi, complice la lunghezza del drama, vengono abbondantemente sviscerati e assistiamo a crescite e cambiamenti importanti. Il re riesce alla fine a conquistarsi rispetto e appoggio anche dagli avversari politici, e non può che essere vero, perché altrimenti non sarebbe restato sul trono per 52 anni. Anche questo è motivo di grande soddisfazione nella visione del drama.
E che dire di ambientazioni e costumi? E’ una serie ad alto budget, e si vede. Il cast è numeroso, anche le scene di combattimento sono ben popolate, ma i costumi sono bellissimi, una vera gioia per gli occhi! Ottimi anche il comparto trucco e parrucco e la sapiente cinematografia, insomma, una festa visiva molto appagante.
Contribuisce all’ottima riuscita anche il commento sonoro, forte di alcune canzoni commoventi e, soprattutto, di diversi pezzi strumentali che ben sottolineano i vari momenti topici, e ce ne sono tanti!
In definitiva, un drama molto ben realizzato, che sarà maggiormente apprezzato da chi non comincia a dire che si annoia al decimo minuto del primo episodio: non è una serie per tutti, ma solo per chi apprezza l’intrigo intelligente, la costruzione lenta e sicura, il crescere di rapporti e amicizie.
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Tung Hua Ku Shih Hsia Chi
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A suo favore, aggiungo subito, che i singoli episodi sono molto brevi, di una durata di circa trenta minuti, compresi sigla e titoli di coda, quindi molto fruibili anche per chi ha poco tempo a disposizione.
Questo è un drama un po’ atipico perché, se di solito nei drama viene mostrato come si incontrano i due protagonisti e come si innamorano, qui vediamo il dopo: cosa succede dopo il “vissero felici e contenti”, cosa accade in seguito al matrimonio.
ILing si rende subito conto che la vita reale non è come nelle favole, pensando così al divorzio almeno una volta a settimana. Si è innamorata di quello che è attualmente suo marito, XueYou, con un colpo di fulmine. Lei afferma che, con un grande senso di realismo legato indissolubilmente da un senso dell’umorismo spiccato che l’accompagnerà poi per tutte le puntate, gli uomini possono confondere il colpo di fulmine con l’afflusso di sangue al pene, ma visto che lei non ha quell’organo, doveva trattarsi davvero di batticuore.
Dopo il matrimonio, però, le cose non vanno bene: i due sposini si ritrovano a vivere in casa dei genitori di lui, con una suocera molto invasiva e che spesso cerca di manipolare, a suo favore, il figlio. La mancanza di polso del marito che non riesce a controbattere la madre, fa sì che quella che doveva essere un assestamento temporaneo, risulti una sistemazione vera e propria.
Alle numerose richieste di comprare una casa propria, XueYou risponde che la mamma gli ha spiegato che non è il momento giusto per farlo; ma questo non gli impedisce di acquistare, invece, numerose case e appartamenti fatti con costruzioni, per realizzare la sua città di Lego.
La situazione comincia a cambiare quando ILing, a causa di un lavoro, è costretta a scaricare un’applicazione che ricerca la propria anima gemella; fa il login svogliatamente, avendo ormai perso ogni fiducia nell’amore. L’app, inaspettatamente, suona: la sua anima gemella a quanto pare è stata individuata nel personaggio misterioso di Rain, uomo che afferma quasi da subito di abitare nella stessa città di Sun, nome utente di ILing. Quest’ultima affermazione, farà sì che lo spettatore si chieda, per ogni personaggio maschile che entra in scena, se in realtà non sia proprio Rain.
ILing comincia ad avere dubbi. È divisa in due fra la responsabilità matrimoniale e famigliare e la voglia di conoscere altri uomini per scoprire se tutto il genere maschile è infantile, mammone e russa in modo rumoroso proprio come il marito.
Nel corso della visione non sono pochi i temi importanti trattati, tutti presentati con molta ironia e comicità, ma anche con realismo, tanto che lo spettatore si può identificare nei protagonisti: dalla ricerca di un nuovo nido, all’argomento figli, passando per parenti impiccioni. La società e la famiglia portano grandi aspettative soprattutto sul genere femminile, anche su ILing. Ho apprezzato come tutto, a un certo punto, venga però ribaltato, regalando un punto di vista per niente scontato.
I due attori protagonisti, Alice Ko e Jasper Liu, sono stati fenomenali. Ho avuto la fortuna di vederli in altri progetti e conoscevo la loro bravura, ma in questo drama non avevano un ruolo semplice: il rischio era che lo spettatore potesse non tifare per la loro coppia; tuttavia, grazie allo loro interpretazione e alla loro chimica sempre tangibile, nonostante litigi e incomprensioni, personalmente ho sempre sperato che il loro matrimonio potesse funzionare, anche se sono apparsi nella scena altri uomini davvero interessanti!
Il vero protagonista della serie, dopotutto, è proprio il matrimonio: non è semplice camminare allo stesso passo e nella stessa direzione, ma bisogna provarci, grazie anche ad una buona comunicazione; perché, in fin dei conti, in quest’ambito 1+1=1.
È questo ciò che ci racconta I am married…but! grazie anche a un’equilibrata sceneggiatura che bilancia momenti divertenti, a tratti sciocchi, a momenti di pura emotività, in un equilibrio perfetto.
Non vi svelo il finale, dico solo che è stato meraviglioso: mi ha emozionato e soddisfatto.
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ma siamo seri??
era partito bene..lei un po scemotta e vabbè concediamoglielo.. Lui fantastico che gli vuoi dire..io AMO lee jae wook e ho guardato sto drama solo per lui! però sta cagata che hanno fatto no! non ci siamo! ma che é??lui che torna dopo CINQUE anni e ride, RIDE quando lei piangere perché pensava fosse MORTO! no ma stiamo bene?? tutto ok??? io non so che problemi hanno gli autori! già dalla 12 esima puntata era tutto noioso, poi il cliché della malattia ok.. ma poi tutti che lo credono morto tutti che piangono e poi questo risorge come Gesù?? ma anche no.Questa recensione ti è stata utile?
Well Intended Love
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NOIOSO
Una storiella di amoretti insulsi buona appena ad incantare la fantasia di tredicenni . Frivola. Unico pregio è il bel aspetto degli attori . I dialoghi sono scialbi e di una noia mortale. una trama debole. La storia non apporta nulla di consistente. Si tratta di una favoletta in cui la ricchezza, le belle case , il successo economico, la ricerca di sfondare le mondo dello spettacolo la danno da padrone. La protagonista è vestita male otto volte su dieci , r anche le altre attrici si presentano scialbe o eccentriche , non piacevoli da guardare, a parte An . Gli uomini sono invece di prestanza elegante. Tutto sommato non vale la pena spendere tempo in questi pettegolezzi amorosi.Questa recensione ti è stata utile?
Love Between Fairy and Devil
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Bellissimo, peccato il finale cosi breve
Era da Love like galaxy che non guardavo un drama cosi avvincente. Veramente bello e godibile, 36 puntate in Italia, piene di fatti e senza tempi morti. Molto interessante la storia, ben sviluppata, prende l'attenzione dall'inizio alla fine della quale non si riesce ad intuirne fino in fondo come sarà.Un unico appunto importante è che il finale, è brevissimo! Dopo 36 puntate una + avvincente dell'altra, finisce in un minuto! E questo ho già notato, a volte succede con i drama che ho già visto e lascia l'amaro in bocca. La parte finale fra i due protagonisti andava assolutamente meglio sviluppata, non basta un abbraccio ed un bacio per chiudere un drama cosi! IMPERDONABILE.
Per il resto niente da dire.
Dylan Wang è stato all'altezza della bella storia, ottimo interprete di tutti gli stati d'animo che vive il suo personaggio. I suoi occhi parlano, cosi la bocca e la postura, Sa essere imponente e autoritario, glaciale, dato il ruolo che ricopre, ma anche gentile e aggraziato quando ha a che fare con lei.
Mi auguro di rivederlo in altri lavori alla sua altezza, e immagino che migliorerà ancora, IL suo bellissimo viso ha qualcosa che ricorda Wu lei.
Yu Shuxin non è all'altezza del suo partner, ci avrei visto molto meglio l'impareggiabile Zhao Lusi. Finché fa la fatina un pò innocente ci sta, ma nelle vesti della Dea no, non ne ha il carisma, né l'autorevolezza che dovrebbe suscitare, Ha solo un bel viso addormentato. Bravo invece Zhang Linghe, i cambiamenti che riesce a operare su di sè a seconda del ruolo che interpreta, lo fanno sembrare due persone diverse! Bravo pure lui.
Ho apprezzato anche la storia secondaria fra il Dragone Nero e Jieli. Peccato che in Dragone lui si trasformi solo una volta.
Il regno delle fate è un regno discutibile in quanto principi, governato da un sovrano ignorante come una scarpa ed egoista, Nulla a che vedere con il regno del Mare di Cangyan che sebbene ha tinte + fosche è + umano ed empatico.
Bellissima l'ambientazione arabeggiante nel Palazzo di Dongfang, che viene rispecchiata nell'acconciatura dei capelli di Orchidea e nei suoi vestiti.
Meravigliosi i costumi di Lui, un bravo alle sarte!
Anche lei nel palazzo di Dongfang indossa vestiti molto belli e ben confezionati, le stoffe sembrano di pregio,
MI è piaciuta molto l'apertura dei video con quei bellissimi disegni che sembrano acquerelli.
La musica è gradevole, ci sono pezzi in cui è incalzante, ma non ci ho molto fatto caso dal momento che ero troppo presa dalle vicende del drama.
Per concludere un grazie allo staff di traduttori su rakuten viki, sono stati ottimi!
Un drama da 10+
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L'incontro con Kai diventa elemento destabilizzante, che interrompe la routine malsana che lo stava portando verso un pozzo senza fondo. Il personaggio di Hiro sicuramente è quello più espressivo e facile da comprendere, anche rispetto a ciò che non dice a parole. Kai è decisamente più ermetico, difficilmente si riesce a capire cosa pensi (non solo è evidente che non ci riesce Hiro, ma anche per lo spettatore non è proprio lampante). La difficoltà di una comunicazione è comune a molte BL giapponesi e questa non fa eccezione. In questo senso mi ha ricordato molto "My personal weatherman", alla quale la accomuna anche un finale un po' insoddisfacente (entrambi i finali sembrano concludersi a caso su una scena, che non sembra essere degna di un vero finale... non significativa, non particolare, non risolutiva, soprattutto a livello di ciò che viene detto...insomma, ci si poteva inventare qualcosa di più impattante ed emozionante, in entrambi i casi). A differenza di "My personal weatherman" - che annovero tra le mie BL preferite - la chimica tra i due protagonisti di "Perfect propose" è abbastanza buona, ma di certo non stratosferica (siamo davvero lontani anni luce dal pairing Mizuki/Yoh). Resta comunque una serie equilibrata e piacevole, che merita di essere vista per gli amanti delle BL giapponesi (e non).
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I misteri del café Minamdang
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One man show
Finalmente l'ho finito. E' il primo pensiero dopo la diciottesima (troppo, troppo) puntata. Sì, avrei dovuto mollarlo prima, molto prima, verso la settima, ottava puntata. Un Helzapoppin sconclusionato, solo per gli amanti del genere. Che genere, poi? thriller? commedia? farsa surreale? C'è pure la storia romantica, cacciata dentro a forza come un sughero nella bottiglia di spumante. No, non fa il botto quando viene aperta perchè, a parte la totale mancanza di feeling tra i due protagonisti, la disparità tra ML e FL è abissale.Il perchè della assurda costanza nella visione del drama è, in gran parte, nel titolo del commento. Seo In Guk è straordinariamente istrionico nelle diverse facce del suo personaggio. Ex profiler della polizia riciclatosi veggente dopo una ingiusta detenzione, è quasi sempre sulla scena con qualche nuovo strampalato piano di indagine, all'inseguimento del serial killer che, anni prima, ha ucciso il suo migliore amico procuratore. Davvero molto bravo e bello da paura anche quando (spesso) ha gli occhi rovesciati all'indietro. Non sono una sua fan ( la mia lista è già troppo lunga) ma guardarlo mentre fa lo sciamano, tra ventagli e salti sui tavoli, con completini eleganti dai colori fantastici o mise improbabili di lamè e oro ( e boxer rosso fuoco!) è un piacere per il quale mi sono trascinata fino all'ultima puntata (dopo la dodici-tredici con un po' di fast forward).
Ho poi apprezzato lo humor di alcune parti di contorno ironiche e, a volte, spiritose: il gruppo dei tre poliziotti della squadra che ha dovuto fare da spalla al disastro della tenente Han (FL) e in particolare Jeong Man Sik, nella parte del capo: sempre sul pezzo con una ironia solida e coerente fatta di parole e sguardi; le bravissime spalle (tre) di SIG nella gestione del Cafè Minamdang e nelle rischiose e assurde azioni di caccia al killer; la piccola parte della potentissima CEO arrapata che insegue il ML con pressanti proposte matrimoniali.
Pregevole anche la colonna sonora e divertenti le citazioni di altri drama: la ajumma ipertecnologica di Healer, qui impersonata dalla giovane sorella del ML e la indimenticabile scena dei due eroi di Goblin che avanzano maestosamente nella nebbia, qui reinterpretata per il salvataggio - si fa per dire - sempre della stessa sorella da un appuntamento amoroso improprio.
Cosa non va assolutamente in questo drama? La caccia al serial killer è troppo complicata e cercare di seguirla fa venire il mal di testa. Non ce la posso fare a seguire una quindicina di personaggi diversi mettendo a fuoco tutti i nomi coreani. Ogni volta che impari, con sforzo, il nome e il viso di un sospetto ecco che le carte in tavola vengono ribaltate e devi ricominciare con un nuovo viso, un nuovo sospetto, un nuovo nome...
La scelta di uno stile narrativo farsesco-surreale come chiave complessiva diventa, alla lunga, stancante e l'implausibilità di troppe situazioni richiede una continua sospensione del cervello (facilitata, in realtà, dal ritmo incalzante dell'azione).
Non va, irrimediabilmente, la protagonista femminile, anche se qui voglio spendere una parola a difesa della povera 'odiosa' FL. E' davvero insulsa, antipatica, petulante. Impersona la onesta, dedita, intelligente e forte detective che...non ne azzecca nemmeno una. Sempre sopra le righe, fuori posto, incoerente. E' l'unica sempre seria in una gabbia di matti con la quale non ha alcuna sintonia e il suo personaggio stride con l'insieme. Ogni volta che compare in scena vorresti che la lasciasse al più presto. Ma perchè per questa povera anima di Oh Yeon Seo gli sceneggiatori scrivono sempre parti così devastanti? ( Anche in A korean odyssey è un po' uno strazio).
La schizofrenia del giudizio è segnalata anche dai voti che accompagnano questo commento: lo spettacolo, in sè, non raggiunge per me la sufficienza anche se il rating delle singole componenti è sempre, anche abbondantemente, sopra. (luglio 2025)
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Topic del sosia un po' in stile soap opera, dove la schiera dei cattivi convince di più
Drama che gioca la carta dell'identità nascosta sfruttando il topic del sosia per quanto riguarda la protagonista femminile. Mi ha ricordato molto il drama "Bride of the century" - anche lì la protagonista ha una sosia e la trama ruota attorno alla sua identità - oltre al fatto che sono entrambe due serie che hanno ormai una decina d'anni, lo stampo è quello dell'epoca e si vede.Mi è piaciuto ritrovare un giovanissimo Ju Ji Hoon - recentemente salito alla ribalta grazie alla ben riuscita serie "The trauma code" - anche se in questo drama la caratterizzazione del suo personaggio non è stata propriamente eccellente. Altrettanto buona, ma altrettanto non eccellente, quella dell'attrice protagonista. Questa è una serie nella quale, insolitamente, sono rimasta più affascinata dai cattivi di turno: la sorella del protagonista e, soprattutto, il marito di lei. Proprio il personaggio di Min Seok Hoon - interpretato da un bravissimo Yeon Jung Hoon - è risultato essere il più complesso e credibile, di spessore nonostante l'operato da condannare.
Complessivamente la definirei una serie piacevole, non particolarmente incalzante - gli intrighi ci sono, per certi versi tirati anche troppo per le lunghe, ma manca un po' il ritmo - e in grado di emozionare in modo un po' intermittente: non una serie da batticuore che ti tiene incollata allo schermo dal primo all'ultimo episodio, insomma. Forse, troppo spesso, scivola in momenti di ristagno ridonante permeati da un approccio stile soap opera.
Va bene vederla... Ma anche non vederla non è un dramma.
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Fantastica serie
Adoro Takeru Satō dalla prima serie che ho visto accidentalmente con lui come protagonista "an incurable case of love" e mi ha subito colpito il suo sguardo IPNOTICO ! Il fatto che parli con gli occhi è una caratteristica che apprezzo moltissimo e non mi ha deluso anche in questa serie. La musica poi è travolgente e vedere suonare gli strumenti con quella passione è meraviglioso.Questa recensione ti è stata utile?



