Divertente ma...
Delle volte si guardano dei drama per puro intrattenimento, e delle volte capita che poi li si divori in due notti...Non è stato il caso di questo drama che ho cominciato proprio a vedere per curiosità e che per buona parte della storia mi ha davvero divertita.
Fin dall'inizio appare come un drama piuttosto ridicolo, con lo scambio di generi tra dragone e fenice, e le risate non mancano. Ma poi le cose cominciano a cambiare e comincia a delinearsi una storia di classici intrighi e complotti di potere. Le donne sempre le più avide in questo genere di cose, e gli uomini un po' succubi.
A me è piaciuta molto l'interpretazione dell'attore maschile Liu Ji Kai, soprattutto nei panni della fenice. Lo trovo molto comico ma anche molto intenso quando sveste i panni del buffone e indossa quelli di comandante.
Da guardare sicuramente anche i seguiti, il 2 e il 3.
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I'm Human from Today
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Ho aspettato un pochino prima di buttare giù due righe e a questo punto mi sento pronta per dire che questo drama poteva essere decisamente meglio. E' un calderone dove vengono buttate un sacco di cose che alla fin fine non riescono più di tanto a tenere in piedi la storia. Si parla di calcio, di vendetta personale, seconda vita, cosa sarebbe successo se, cosa vuol dire essere umani, rimpianto, rifiuto, maledizioni, caccia alla volpe, amori vari, etc.. Davvero tanta, troppa roba.
E non sarebbe stata neanche una cosa malvagia se tutti questi argomenti avessero avuto la degna conclusione.
Sul finale avrei parecchie domande.
Parlando solo della relazione amorosa, loro due mi sono piaciuti e in generale tutti gli attori sono stati bravi ma è proprio la scrittura della serie che ad una certa non ha alcun senso.
Mi aspettavo molto di più, mi aspettavo che lo avrei amato come ho fatto con My Roomate Is A Gumiho, invece me l'ha fatto rimpiangere e venire ancora più voglia di tornare tra quelle righe. Che tristezza.
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Lighter & Princess
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Chiamarlo amore non si può
È difficile per me essere equanime con uno spettacolo che mi ha così profondamente infastidito. Riuscire cioè a separare il giudizio sulla qualità complessiva del drama dalle sensazioni negative che ha trasmesso. Il voto finale cerca faticosamente di tenere insieme queste due spinte contrapposte. Perche il 'prodotto' è molto ben confezionato. Protagonisti e comprimari sono bravi (con qualche dubbio su Arthur Chen che sembra avere solo due sguardi: quello della strafottenza gelida e quello del pulcino smarrito). Tutti i dati tecnici della cinematografia sono curati e spesso pieni di glamour. Anche il tema - riscatto e amore - per quanto topico é sempre uno di quelli che 'rendono' meglio nel mondo dei drama. Ho amato molto la brava attrice che interpreta la protagonista...nonostante. Ho trovato credibile, ben recitato e lontano dagli stereotipi il gruppetto della Cielo Alato company. E ho parzialmente amato anche il cattivo: un bravo attore che solo nelle ultime puntate trasforma il suo personaggio in un incomprensibile paranoico petulante. Chi dà giudizi molto severi sulla deriva malvagia del cattivo forse ha completamente dimenticato il sistematico, inaccettabile, trattamento che, da amico del protagonista, ha dovuto subire da lui in gioventù.E veniamo alle note, per me, assai dolenti.
Anche in presenza dell'ottundimento cerebrale che la visione compulsiva dei drama promuove e consolida, ci sono cose che non riesco proprio a mandare giù nelle trame. La teoria (e la pratica) dell'occhio per occhio nell'esercizio della giustizia (The devil judge), l'adultizzazione esasperata dell'infanzia (Family: the unbreakable bond) e la manipolazione narcisistica e senza redenzione del maschio nei confronti di una femmina consenziente (questo drama). Ho visto tante commedie o drammoni con al centro un rapporto affettivamente dispari nella coppia, ma il livello di str* del protagonista é, per me, al di là di una possibile tolleranza. E non c'e proprio bisogno di essere femministe...Per questo ho intitolato il commento a partire da quello di un bel libro per ragazzi (e non) uscito qualche anno fa, nel quale, attraverso una serie di racconti, le autrici cercano di illustrare e mettere a fuoco le variabili mascherate e non dei comportamenti più manipolatori dei maschi. (maggio 2026)
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Premesso che il più delle volte ricerco delle serie spensierate - non intese come sole commedie, ma come drama chiari dove non devo arrovellarmi la testa per comprenderne il significato - devo dire che in certi casi non ho disdegnato anche film/serie più impegnative. Gray Shelter però non è riuscita a farmi seguire un filo logico, troppi i passaggi poco chiari, troppe le perplessità anche dopo aver letto altrove possibili interpretazioni. La recitazione davvero notevole, così come la musica. Non la trovo davvero una serie scadente, anzi. Credo ci sia stato davvero un gran lavoro dietro, anche nella sceneggiatura stessa. Ma davvero non fa per me. Non solo perchè probabilmente non era ciò che stavo cercando, ma perchè pur con un "taglio" diverso non è comunque riuscita trasmettermi nulla. Un buon prodotto, immagino, ma su una frequenza diversa dalla mia.
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Tragicommedia divertente
Diario di uno psicopatico è una black comedy, con molti elementi thriller sapientemente mischiati con situazioni e personaggi umoristici.Yoo Dong Shik subisce ogni tipo di mobbing nella società di brokeraggio dove lavora, e anche fuori da lì si fa mettere i piedi in testa da chiunque. Accusato ingiustamente di una débâcle finanziaria, dopo aver subito una brutta parte dal padre, decide di gettarsi dalla cima di un palazzo, ma perde il coraggio e, discendendo, assiste non visto alla scena di un uomo che sta uccidendo un barbone. Su luogo raccoglie un libriccino rosso e fugge in strada per chiamare la polizia che, mentre sta per telefonare, lo investe! Yoo Dong Shik perde la memoria e, leggendo il diario dell’assassino, crede di essere lui stesso un serial killer, ma il suo subconscio si ribella alla nozione.
La cosa genererà non poche situazioni sia tragiche che umoristiche, anche perché attorno al nostro cominciano a gravitare Shim Bo Kyung, una poliziotta figlia d’arte il cui padre ha subito una grave caduta otto anni prima ed è rimasto cerebroleso, e l’enigmatico Seo In Woo, rampollo dei proprietari della società in cui il nostro lavora. Completa il quadro Jang Chil Sung, un ex gangster che prende l’aspirante serial killer sotto la sua ala.
Occorre prima di tutto ribadire che si tratta di una tragicommedia, che a volte ha addirittura i toni della farsa, in questo aiutata dall’incredibile mimica di Yoon Shi Yoon, vero mattatore del drama. Le indagini non vengono condotte secondo manuale, le coincidenze si sprecano, i capintesta delle società fanno il bello e il cattivo tempo come l’imperatore del Catai, la plausibilità va a farsi una nuotata nelle fogne… E allora? E’ una commedia, non si prende sul serio e non va presa sul serio. Molte opere che si spacciano per thriller seri commettono lo stesso tipo di errore (vedi Defendant). Siamo qui per guardare le castronerie del protagonista, non per fare le pulci alla polizia. Come commedia l’opera funziona alla grande e riesce a mantenere l’attenzione dello spettatore e a divertirlo, pur inframezzando diverse verità che fanno pensare, specie a quelli che possono essere i rapporti interpersonali e gli scopi della propria vita. Non solo: gli elementi umoristici e drammatici sono sapientemente fusi, tanto da farci dimenticare che, in effetti, ogni tanto qualcuno ci rimette le penne. Ripeto: è una commedia, il suo scopo non è farci provare simpatia per le vittime.
Particolarmente azzeccati i momenti in cui il protagonista, appassionato di film thriller e d’azione, entra in ‘modalità film’, interpretando nella vita spezzoni delle opere che ha visto, operazione mentale che gli è di aiuto in molte circostanze: in quel momento si vede una cassetta col titolo del film che entra nel videoregistratore.
Tutta la serie si gioca sul dualismo del falso serial killer, il broker formato zerbino, e il serial killer vero, magistralmente interpretato da Park Sung Hoon. Emblematica una scena in cui il broker gioca in una escape room con armi finte e il vero killer si trova nella ‘sua’ stanza dei giochi, con la sua collezione di armi varie.
L’intelligente e spietato gatto (il figlio del presidente) porterà avanti col topo (l’amnesico broker) un gioco crudelissimo che avrà come posta la libertà di quest’ultimo e la vita dei suoi cari, senza badare a chi sacrificherà nel frattempo. Il carismatico killer sembrerà avere la meglio per molto tempo, ma anche i più insignificanti topolini, se messi all’angolo, potranno andare alla riscossa, specie se supportati da una rete di amici pronti ad aiutare.
Nel corso del drama Yoo Dong Shik, il falso killer, acquisirà finalmente un po’ di fiducia in se stesso, pur senza tradire del tutto il suo animo gentile. La poliziotta Sim Bo Kyung a sua volta riuscirà a liberarsi dalla sudditanza psicologica verso l’immagine del padre, diventando una brava profiler. E il cinico serial killer? Beh, non si può fare a meno di provare un po’ (molto poca) di simpatia per lui: in fondo, se il padre non fosse stato a sua volta abusivo, forse le cose sarebbero andate in maniera diversa. Defendant, ricorda qualcosa? Ad ogni modo, i cattivi fanno la fine che si meritano, e questo ci lascia un buon sapore in bocca.
L’ottima interpretazione del cast nella sua totalità è sicuramente uno dei punti di forza di questo drama. Se Jung In Sun, la poliziotta, è un’attrice misurata e convincente, il killer di Park Sung Hoon è esemplare: crudeltà, cinismo, fascino e carisma sono sapientemente dosati in modo da rendere il ritratto di una persona calcolatrice e disturbata, ma apparentemente normale. Come già detto, è però Yoon Shi Yoon il mattatore della serie: la sua interpretazione costantemente sopra le righe ben rende l’idea che l’uomo di strada può avere di come sia un folle: esagitato, bipolare, maldestro, inopportuno e perché no, simpatico. I suoi cambiamenti repentini d’espressione colgono sempre di sorpresa e il suo sorrisino crudele o lo sguardo intenso di quando fa sul serio sono terribilmente inquietanti. Sia la parte drammatica che l’umoristica sono ben affidate alla sua incredibile mimica. Anche Heo Sung Tae, l’ex gangster, contribuisce non poco a farci ridere con la sua incrollabile devozione per il protagonista.
La buona riuscita dell’opera è sicuramente aiutata dall’ottimo commento musicale, forse non molto vario, ma che sicuramente sa ben sottolineare sia i momenti più drammatici che quelli più ridicoli. La cinematografia, poi, è molto attenta e curata.
In sunto, a patto di non cercare il massimo della coerenza e plausibilità, un ottimo drama che vi farà ridere e anche pensare. E’ una commedia, e il suo lavoro lo fa benissimo. Ce ne fossero! E vado immediatamente a cercare altri lavori interpretati dagli attori protagonisti. Meritano.
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perché hanno tagliato la scena del bacio e delle scene d'amore?
storia fantastica. Lui lo amo. Lei è stata molto brava. l'unica nota stonata è: perché hanno tagliato la scena del primo bacio e del primo rapporto insieme? quella scena la sto aspettando da quando è uscito il film e poi ora viene cancellata.............................I tempi erano OK, trattandosi di un film.
Ma la schiena del bacio me la stavo sognando da tempo e loro me la tagliano, facendo vedere 20 secondo a fine rapporto..............................................................
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Carino ma senza gridare al miracolo
Breve serie cinese romantico-culinaria con aneliti di femminismo in 16 episodi da 44 minuti, per la regia di Guo Hao.Ling Xiao Xiao è una bravissima cuoca, che aspira a diventare “il” miglior cuoco in un mondo dove tutti gli chef di una certa levatura sono maschi. Riesce conquistare il palato del principe ereditario Zhu Shou Kui, un giovane capriccioso ma di buon cuore, e si installa nelle sue cucine superando anche col suo aiuto via via tutte le difficoltà, mantenendo sempre bene in vista il suo obiettivo.
Ovviamente, fra i due nascerà un sentimento che, per una volta, non sarà osteggiato dalla famiglia reale di turno. No, quello che verrà proibito non sarà l’amore, ma il mestiere di Xiao Xiao: come futura moglie del principe ereditario e, in prospettiva, imperatrice, dovrà rinunciare completamente alle cucine, che sono la sua ragione di vita. O rinunciare al principe. Una scelta traumatica per tutti gli interessati.
Si tratta palesemente di un progetto a basso budget. Tutto, dai costumi alle ambientazioni, dal numero relativamente limitato dei personaggi alla realizzazione dei piatti, è decoroso ma certo non memorabile. Soprattutto, trattandosi di cucine imperiali, le ricette proposte sono apparentemente poco ricercate e raramente decorate.
Il commento musicale, invece, è piuttosto azzeccato e sicuramente contribuisce al successo dell’opera.
Gli attori, senza troppe eccezioni, hanno recitato ben sopra il minimo edittale. In particolare la coppia principale chef-principe, interpretata rispettivamente da He Rui Xian e Wang Xing Yue, ha saputo reggere la scena in modo ammirevole. Specialmente il giovanissimo Wang Xing Yue, classe 2002, pur con un’esperienza tutto sommato limitata, è già in grado di dare dei punti a tanti colleghi ben più navigati, ma che magari fondano la propria fama più sull’aspetto che sulla bravura.
La coppia principale funziona molto bene, sono entrambi inesperti e combinano tutti i pasticci del caso ma, quando finalmente arriva il momento di darsi un bacio, Wang Xing Yue non si tira certo indietro, pur tenendo a mente che il bacio alla francese è sconosciuto nei drama cinesi.
Lo svolgimento della vicenda è piuttosto semplice e lineare, affidando tra l’altro molto schermo alla preparazione dei cibi e al consumo degli stessi. E qui entrano probabilmente in campo le differenze culturali, visto che per il gusto occidentale è piuttosto disdicevole focalizzare l’attenzione in primissimo piano sull’atto del mangiare, specie perché, contrariamente a quanto si vede in buona parte dei drama asiatici, da noi parlare a bocca piena è un deciso no-no. Se ci aggiungiamo che, nel momento in cui si pone il cibo in bocca, la produzione ha pensato bene di aumentare gratuitamente il volume dei relativi suoni, si ottengono sequenze piuttosto sgradevoli, almeno ai nostri occhi e, soprattutto, alle nostre orecchie. Vogliamo dire che è [i]asmr[/i], come qualcuno ha suggerito? Ma se è così, su di me non funziona…
Il [i]polLiticamente[/i] corretto in Cina non è ancora arrivato e si vede: nel cast ci sono due donne sovrappeso e, delle due, una è inizialmente un personaggio negativo e l’altra è pure una povera di spirito. Ed entrambe non fanno altro che mangiare, anche se in questo stanno in buona compagnia. Io stessa sono in sovrappeso e questa cosa mi disturba sempre.
I personaggi soffrono di una caratterizzazione un po’ monodimensionale: la chef parla sempre solo di cibo, nelle cucine si pensa sempre solo a mangiare e il principe, per quanto di cuor gentile, è piuttosto egocentrico e non pare rendersi conto dell’importanza dei punti di vista diversi dal suo. Per contro, la famiglia imperiale è molto fuori dai cliché, molto alla buona, addirittura e, per quanto si parli tanto di regole, alla fine quella veramente importante pare essere che le principesse non devono stare in cucina (eppure nei primi episodi ce n’è una che cucina quando le pare).
Ad ogni modo, la serie si lascia guardare senza opporre troppa resistenza fino alle ultime puntate, quando la nostra Xiao Xiao viene messa di fronte a un aut aut: la cucina o l’amore. La scelta sarà molto sofferta sia per lei che per il principe e si protrarrà per un paio di episodi, fino ad un finale solo apparentemente insoddisfacente e confuso, che viene spiegato negli ultimi minuti.
Tutto sommato, una visione gradevole e di poco impegno, non stellare ma di onesto intrattenimento, da cui potremo trarre ispirazione per qualche ricetta, magari nell’attesa che vada in onda il prossimo kolossal che stiamo aspettando.
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The Trauma Code: Il Turno degli Eroi
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Questa recensione può contenere spoiler
“Di turno per tutta la vita”
Recensito da: Effe IG: _Dramalia_Avete presente quelle pellicole o quelle serie tv che stuzzicano sapientemente il piccolo eroe che risiede in ognuno di noi? Quelle produzioni che parlano di supereroi, talvolta con e talvolta anche senza superpoteri, che si rendono artefici di azioni inimmaginabili, incredibili, quasi epiche. Leader carismatici, spesso sensuali, abili in troppe cose per essere veri; sicuri di sé, veri condottieri e risolutori assoluti. Ecco, “The Trauma Code” è esattamente quel tipo di drama, quello che ti fa pensare “ehi, perchè nella vita non sono diventata esattamente come il/la protagonista? Perchè non ho studiato medicina? Perchè non sono lui/lei?” E’ quel drama che suscita entusiasmo e ammirazione, che ti fa quasi piangere per l’emozione di un momento esaltante o terrificante che vivono i personaggi, è quella serie al cui interno si crea una squadra affiatata, coesa, invincibile, mai arrendevole. E’ anche quel tipo di drama che ti fa sperare che prima o poi una seconda stagione venga annunciata, perchè di quegli 8 miseri episodi non ne hai abbastanza, anzi, ne vorresti di più, molti di più. Vorresti più storie, più interventi al cardiopalma, più salvataggi eroici, e magari, perchè no, anche una storiella d’amore nel mezzo. Insomma, “The Trauma code” è esattamente la realizzazione di un prodotto estremamente esaltante. Un difetto purtroppo ce l’ha, ma, ad essere sincera, è qualcosa che viene sommerso da tutto il resto e, alla fine, non ha alcun peso: gli effetti speciali. Che i coreani abbiano bisogno di un corso intensivo di post produzione dagli americani, lo sappiamo da sempre, così come sappiamo che anche gli americani (e molti, molti altri) avrebbero bisogno di una full immersion nel sentimentalismo coreano, ma questa è una storia troppo lunga per parlarne qui. In ogni caso, alcune scene hanno degli effetti speciali di bassa qualità, ma il bello è che non solo la trama cardine li lascia passare sostanzialmente inosservati, ma chi ha creato questo drama ha avuto l’abilità di rendere quelle scene divertenti. Sì perché questo drama fa ridere. Così come esalta il nostro animo da eroi mancati, così come ci strappa qualche lacrima, così come ci fa tremare di angoscia, ci fa anche ridere da matti. Joo Ji-hoon ci regala un personaggio strepitoso, un eroe a pieno titolo, Baek Gang-hyeok, un traumatologo di enorme esperienza che ha servito nelle zone di guerra più difficili del mondo, sia come membro dei corpi di pace, sia come black wings, ovvero il più grande esercito privato esistente al mondo di mercenari strapagati che in zone di guerra vantano attrezzature avanguardistiche e professionisti di tutti i tipi estremamente preparati ad affrontare ogni situazione. E Gang-hyeok è esattamente quel tipo di persona: la sua esperienza sul campo l’ha reso abile in ogni cosa mentre la sua genialità incontrollata interviene laddove i mezzi mancano. Novello MacGyver della medicina, è quel genere di medico che davanti ad una lesione cardiaca, nel mezzo di un intervento a cuore aperto, sutura lo squarcio con un guanto di lattice, che poi rimuove con un endoscopio una volta sistemata correttamente la ferita. E noi lì, incollati a guardarlo manovrare guanti, forbici e filo da sutura come se fossimo esattamente accanto a lui in quel momento. Ed è questo il potere di questa serie, quello di trascinarti al suo interno. Ma torniamo alla trama: dopo un incipit iniziale dove vediamo Gang-hyeok scorrazzare in mezzo ad un bombardamento con la sua motocicletta, il nostro impavido eroe viene chiamato personalmente dalla ministra del welfare e della salute coreana a prendere le redini dell’unico reparto di traumatologia presente in km e km di territorio, ovvero presso l'ospedale universitario di Hankuk. Peccato che il reparto sia allo sbando, senza fondi e soprattutto senza personale: i turni vengono infatti coperti a rotazione da specializzandi completamente impreparati ad affrontare vere emergenze. E’ così che il nostro super dottore incontra per la prima volta il dottor Yang Jae-won, uno specializzando in proctologia che corre disperatamente da un corridoio all’altro per provare a salvare la vita di un uomo in condizioni critiche, pur non avendone chiaramente le capacità data la sua inesperienza. Fortunatamente però Gang-hyeok lo segue e riesce a intervenire per tempo. Il loro approccio iniziale è abbastanza comico ma il dottor Baek comprende subito che Jae-won, sebbene abbia molto da imparare, ha quella scintilla che serve per essere un vero, buon traumatologo e Jae-won, dal canto suo, non riesce a non rimanere affascinato dalla maestria di Baek. E’ così che decide di cambiare improvvisamente specializzazione e votarsi ad una branchia della medicina che, nonostante sia fondamentale, è snobbata da tutti e fortemente in crisi. La traumatologia infatti può contare solo su loro due e su una infermiera, Jang-mi, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Una follia per chiunque, ma non per chi, come Baek Gang-hyeok ha una missione di vita: non lasciare mai nulla di intentato, fino all’ultima possibilità. Iniziamo dunque a vedere i due correre a perdifiato per corridoi, scale e padiglioni, caso dopo caso, imbrattati di sangue, vestiti eleganti, appena usciti da un altro intervento, Baek e Yang corrono per salvare vite, e ci riescono fin troppo bene. La sanità coreana infatti è al collasso, i primari sono costretti a fare più attenzione al budget che ai pazienti, spinti dai piani alti che parlano continuamente di numeri e bilanci, mentre i feriti gravi finiscono per essere rifiutati ospedale dopo ospedale finché la morte rimane l'ultimo passo dovuto. Baek scombina chiaramente tutte le carte, ben appoggiato dalla ministra, usa ogni mezzo a sua disposizione, che sia un elicottero, un’ambulanza o un’eliambulanza, portando il bilancio tanto amato dal direttore in rosso. Chiaramente chi di dovere prova di tutto per boicottarlo, da accuse di negligenza al fermo dell’elicottero che costa la vita ad un paziente, ma la squadra di Baek, grazie al suo fascino incontrastabile, diviene giorno dopo giorno più salda, con l’aggiunta dell’anestesista Park Gyeong-won e del primario di medicina generale Han Yu-rim che deve la vita della propria figlia proprio a Baek. Insomma 8 episodi da 50 minuti circa ciascuno che vedono una vera e propria squadra affrontare la morte e l’avidità umana accendendo una fiamma di orgoglio ed esaltazione dentro di noi puntata dopo puntata. Devo essere onesta, non sono una grande amante dei medical, la mia ipocondria mi precede, ma ci sono delle serie, come questa, che vanno oltre. Il senso di squadra, l’eroismo, il sacrificio, la volontà primeggiano e incantano. Se siete facilmente impressionabili, non posso mentirvi dicendo che non vedrete organi maneggiati a destra e a sinistra, crani bucati o petti squarciati, ma posso garantirvi che nell’insieme non sono così fastidiosi come in altri prodotti televisivi, sarete distratti da ben altro e finirete per rimanere incollati allo schermo. Qualora invece cerchiate una storia d’amore in stile Dr Romantic, fermatevi subito. Secondo me ci sono delle scintille, ma la trama, almeno per questa prima (e speriamo non unica) stagione, non prevede alcun tipo di romance. Ne ho sentito la mancanza? Assolutamente no!
Serie strepitosa, assolutamente imperdibile!
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Un drama Cult che va visto per comprendere l’evoluzione che ha fatto la korea.
Winter sonata è un melodramma molto diverso da quelli a cui siamo abituati perché mostra un periodo che sembra lontanissimo anche se non lo è veramente. Un melodramma che anche se complesso non perde mai la bussola raccontando una toccante love story che dura 20anni ricca di colpi di scena.- La regia è molto semplice e ricorda le prime serie in stile fotoromanzo.
- La sceneggiatura è, per un certo verso, più originale di tanti drama. Il tutto è sempre velato da una sofferenza che esplode nell’anima dei personaggi provocando crisi esistenziali e dilemmi.
- I dialoghi sono molto lenti e melodrammatici che rendono tutto molto sofferente e mancano di ritmo.
- Gli attori non sono stati presi per la loro fisicità ma sono attori veri che fanno trasparire i loro sentimenti anche se a volte esagerano con le lacrime.
- I personaggi sono gli antenati dei personaggi di oggi. Ho scoperto che la tipologia amica stordita esisteva fin dai primi drama e non è una creazione recente. Come in ogni buon kdrama esiste anche una madre che arriva a livelli di crudeltà impossibili da concepire e manipola fatti e persone per egoismo fine a se stesso.
- Lo styling ricorda più i nostri anni 80 soprattutto il protagonista che ha i capelli con i colpi di sole in stile Duran Duran, anche un po’ alla kiss me Licia ma in versione ragioniere o Albano da giovane.
- La colonna sonora è composta da brani internazionali famosi tipici di quegli anni e non gruppi autoctoni se non per le parti cantate con significati inerenti alle scene.
- Le location sono molto diverse da quelli a cui ci siamo abituati ora e sicuramente interessanti come le montagne innevate piene di sciatori e i laghi vicino a Seoul.
- Il make-up molto naturale che rende veri i personaggi e che non fanno una skincare la mattina.
Lo consiglio soprattutto a chi è curioso di conoscere le origini dei drama koreani e a chi ama i melodrammi pieni di sentimento e problemi ma anche a chi vuole scoprire uno spaccato di korea che oggi è molto difficile trovare nei lavori contemporanei pieni di colori e modernità.
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L'avevo in lista da parecchio tempo, sempre rimandata poiché non così semplice da reperire e per via del fatto che non stravedo particolarmente per Lee Min Ho, attore - soprattutto in quella decade - tra le star di Hallyu. Scovata di recente la serie sottotitolata in italiano e rivalutato Lee Min Ho per via della sua recente performance in Pachinko, mi sono infine decisa. Il drama si presenta come un misto tra romance e azione, con un protagonista che ricalca l'idea dell'eroe un po' anche antieroe: bello ed elegante, capace sia a livello di intelligenza/intuito sia nel combattimento fisico, con un passato di segreti alle spalle, una vita che non ha mai incrociato l'amore, e un presente in cui si muove da stratega senza mai palesare appieno le sue grandi doti. In questo mi ha ricordato tanto Healer, e gli anni di quel genere - appunto - sono gli stessi. Spina dorsale della trama è il proposito di vendetta del suo padre "adottivo", Lee Jin Pyo, rispetto a un tragico e vile evento che ha avuto importanti conseguenze anche sulla vita dello stesso Lee Yoon Sung. Il ragazzo viene cresciuto sotto ferrea disciplina militare, quasi a diventare un'arma per saldare, in età adulta, quei conti lasciati in sospeso. Singolare il rapporto tra i due, dove se da una parte Jin Pyo sembra sfruttarlo egoisticamente, crescendolo alla pari di un mezzo per raggiungere il suo obiettivo, dall'altra ci sono momenti in cui sembra emergere un reale affetto per il ragazzo, che lo portano a sacrificare tanto per il bene di Yoon Sung. Insolita e apprezzabile tutta la parte che si svolge in Thailandia. Quando il piano di vendetta però entra nella fase attiva, padre e figlio si troveranno su fronti diversi, pur con obiettivo comune: a dividerli le modalità, perchè dove Jin Pyo è pronto a spargere sangue senza farsi troppo problemi, oltre a coinvolgere e ferire innocenti - paradossalmente al pari di quanto accaduto a lui - al contrario il Yoon Sung persegue una giustizia che va oltre la morte, che chiede di pagare un prezzo meno tragico della morte ma per certi versi più pesante, quale il convivere dovendosi assumere le responsabilità delle proprie azioni. Un meccanismo che non è il semplice occhio per occhio, dente per dente, ma che, suo padre, segnato indelebilmente e accecato dal desiderio di vendetta, sembra non trovare soddisfacente. Mentre padre e figlio si fronteggiano in una corsa contro il tempo volta a risolvere - a uno a uno - tutti i conti in sospeso con i cinque responsabili dell'accaduto di molti anni prima, ecco che il tema romance si intreccia alla trama nei panni di una Park Min Young che interpreta una sorta di guardia del corpo della figlia del Presidente.
Cosa mi è piaciuto?
- il genere azione+ romance
- la caratterizzazione del protagonista maschile, che mescola l'eroe solitario dal passato difficile (Healer), ai giochi di potere ai piani più alti della politica (The King 2 hearts), al vissuto in un contesto a tratti violento (Vincenzo, anche se lì il codice etico comprendeva l'omicidio mentre in questo caso l'obiettivo di Yoon Sung è proprio quello di vendicarsi senza diventare un assassino)
- la trama non piatta, carica di eventi che si intrecciano tra presente e passato
- lo sviluppo dei personaggi, secondari compresi
- l'importante tematica del rapporto tra padre e figlio, che a livello emotivo coinvolge al pari della storia d'amore. Soprattutto la scena finale tra i due, l'ho trovata davvero profonda e significativa.
Cosa non mi è piaciuto?
-la protagonista femminile, giusto accettabile: l'attrice ha collaborato con vari partner di prestigio nei drama di quegli anni, pur non essendo lei all'altezza ma, evidentemente, era il meglio che all'epoca offriva il mercato. Una recitazione, la sua, che sembra sempre un po' la stessa, indipendentemente dalla serie in oggetto. A questo, si aggiunge la caratterizzazione poco credibile di un personaggio che passa da lavori qualunque a niente di meno che guardia del corpo della famiglia del Presidente, lavoro che svolge in modo piuttosto ridicolo, quasi senza preparazione, buttando a caso un occhio qua e là.
- il meccanismo dei "segreti nei segreti", dove anche le verità svelate poi vengono rimesse in gioco a favore di altre verità ancora. Sulla questione della relazione padre-figlio è stata forse un po' troppo macchinosa ed eccessiva.
- il finale - parlo proprio delle ultimissime scene - non dei più chiari in assoluto.
- la quantità di scene romantiche, che si riducono sostanzialmente a un paio di baci (di cui uno nemmeno da considerare). Apprezzabili alcuni momenti e interazioni verbali tra i due, ma qualcosina in più sul piatto del romance si poteva mettere.
Concludendo, un drama che appartiene al filone dei miei preferiti - come tipologia - e del quale mi son piaciuti molti aspetti ma che, contemporaneamente, ha mostrato anche diversi punti deboli che potevano essere gestiti meglio. Resta però una visione che mi sento comunque di consigliare e che ho indubbiamente apprezzato.
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Un buon drama, con una trama realistica e senza risvolti inverosimili
La credibilità è il punto di forza di questa serie. Non ci sono drammi spettacolari, eventi eclatanti, la pretesa di stupire con colpi di scena importanti e, spesso, anche altrettanto assurdi. Non ci sono triangoli banali o altri quadrilateri che calano come una poco perspicace benda sugli occhi dei protagonisti per tre quarti della serie.Ci sono le relazioni umane, nei loro limiti e difetti, ma anche nella loro bellezza intrinseca. Ci sono sentimenti di vita quotidiana, scogli personali, speranze future, sogni e rimpianti e desideri. E non solo rispetto ai protagonisti. In questa serie, tutti i personaggi sono, a turno, un po' protagonisti. C'è spazio per la famiglia, più quella di lei che di lui, entrambe con un passato/presente difficile: il rapporto con i rispettivi genitori - e nel caso di lei anche col patrigno - costituisce una sequenza di passaggi e momenti fondamentali per la caratterizzazione dei protagonisti e della serie stessa. C'è il rapporto di lei con il fratello gemello, che - unitamente alla sua migliore amica - va a costituire un secondo pairing interessante e diverso dal principale, arricchendo la trama invece di sembrare il doppione della love story principale. Curiosa la caratterizzazione dei protagonisti, così diversi da loro ma pur complementari, complice la stitichezza verbale di lui come in pochi altri ML ho visto e la capacità di lei di gestire il particolare carattere di lui, comprendendolo e animando il rapporto con un tocco deciso di brio. Forse l'aspetto che ho apprezzato di meno è stato il portare avanti la storia su tre diversi assi temporali, che si intersecano di frequente e che personalmente mi confondono un po'. Singolare la scelta di mostrare la situazione finale subito nei primi attimi: inizialmente ne sono stata infastidita, mi sembrava l'effetto spoiler sgradito, al pari di leggere l'ultima pagina di un giallo prima ancora di aver iniziato la lettura. Devo però dire che la storia che accompagna via via a quel punto finale mostrato all'inizio si arricchisce di senso, tant'è che quando sono tornata poi indietro a rivedere quelle scene iniziali avevano acquisito un peso e di un significato che all'inizio non c'era modo di percepire. Scelta discutibili, forse non la mia preferita, insomma, ma che ha comunque funzionato.
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Un ottimo cast e una bella scenografia sprecati per una sceneggiatura commerciale e incompleta
Drama corposo, con i classici 16 episodi coreani in questo caso da un'ora abbondante l'uno e un ritmo tale da rendere ciascuno veramente denso di avvenimenti. Di certo i tempi morti latitano.Serie che in quanto a genere spazia dall'azione al thriller e si da principalmente allo spionaggio, aspetto che predomina un po' su tutto: intrighi di governo, giochi di potere, servizi segreti, lobbismo e dinamiche politiche sono di fatto il pane quotidiano.
Forse anche troppo, e questa è la prima delle tre pecche che ho riscontrato nella serie. Davanti a un drama di questo tipo si mette subito in conto che tutto non sarà come inizialmente sembra: un personaggio apparentemente positivo può poi rivelarsi un criminale e chi sembrava invece sospetto può sorprendentemente finire nella schiera dei buoni. E' un meccanismo che può avere senso vedere una, due, anche tre volte... Ma poi basta. In "Vagabond" c'è davvero una quantità infinita di personaggi che a turno appaiono decisamente ambigui, dai vari direttori e comandanti dei servizi segreti alle figure più vicine al Presidente, passando per mercenari nordcoreani e assassini professionisti, includendo anche agenti speciali, giornalisti e figure ai vertici di importanti aziende. C'è davvero da fare la fila, insomma. Questo aspetto fa sì che i cambi di rotta - di pari passo con le verità via via svelate - siano praticamente continui, senza riuscire a vedere mai l'orizzonte ma con una sempre maggior impressione di aver perso la bussola e di girare all'infinito senza destinazione alcuna.
In questo contesto si inserisce la figura e la storia del protagonista: è chiaro fin da subito che il ritratto vuole essere quello dell'eroe e bisogna quindi accettare di buon grado alcune licenze poco realistiche ma tipiche delle imprese epiche: il nostro giovane stuntman, grazie a una buona conoscenza delle arti marziali e spinto dal dolore a un'inarrestabile ricerca di giustizia, si trasforma di punto in bianco in un esperto di lotte e inseguimenti, con un formidabile talento investigativo e capacità tali da diventare una seria minaccia per qualsiasi ordine o grado di potere (aboliamo i servizi segreti e diamo a lui l'incarico, mi verrebbe da dire, già che sembra possa da solo tenere sotto scacco tutti quanti). Tolti questi tratti volutamente esagerati, ciò che resta è un personaggio magistralmente interpretato da un sempre fantastico Lee Seung Gi: la sua capacità di farmi dimenticare che stia recitando mi affascina sempre, non so se dipenda da anni e anni di studio o da un talento innato. Probabilmente entrambe le cose. Sicuramente, oltre ad essere un cantante con una voce spettacolare, possiede anche un carisma che trapela non solo nelle seire ma anche nei programmi TV piuttosto che nelle interviste. Mostra delle emozioni così vivide da sembrare incredibilmente reali, che sia il senso di impotenza nell'essere un giovane zio che fatica a occuparsi del nipote come vorrebbe, piuttosto che la frustrazione nel dover abbandonare i sogni di gioventù, il dolore e la disperazione più profonda, lo sconforto, la rabbia, l'indignazione, ma anche il ritrovarsi di punto in bianco impacciato, quasi in imbarazzo. Tantissime situazioni, tutte diverse, ma che riesce a riportare in modo netto e credibile, grazie a un'espressività che difficilmente ho trovato altrove.
Al suo fianco troviamo la simpatica e sempre affascinante Suzy Bae, quale giovane agente dei servizi segreti. Un duo che si ritrova dopo il ben riuscito "Gu Family Book" di qualche anno prima e che mostra ancora una volta una grande sintonia di coppia, nonostante il romance sia talmente poco accennato da non poterlo nemmeno considerare tale. Il suo è un personaggio in bilico tra un'ottima prova recitativa e una caratterizzazione poco credibile, complice una sceneggiatura che affronta la questione dei servizi segreti con un approccio più da prodotto commerciale che da trasposizione reale. Ed eccoci quindi al secondo evidente difetto, ovvero la superficialità con la quale viene affrontato il contesto. Agenti dediti al pettegolezzo, la protagonista che si autoannuncia di continuo davanti ad estranei - quando va bene tira fuori anche il tesserino, manco fosse la carta fedeltà del supermercato, - conversazioni super segrete che avvengono nel bel mezzo di un affollato volo di linea, telefonate e invio di documenti digitali che anche un bambino saprebbe scovare o rintracciare, e via dicendo. Diciamo che agli sceneggiatori piaceva l'idea del fascino dei servizi segreti, che però nella realtà è ben altra cosa. Ci può stare se lo consideriamo un prodotto commerciale, con un investimento in termini di budget e di cast importanti, ma dove l'obiettivo non è sostanzialmente quello di offrire un vero spaccato credibili e realistico.
L'ultima pecca, quella che mi è andata davvero di traverso, riguarda il finale. Non mi si dica che è un finale aperto, non è un finale punto e basta. Mi pare evidente fosse stato pensato per avere una seconda stagione, davvero imprescindibile perchè altrimenti di fatto risulta palesemente incompleto. Non so cosa sia andato storto (mi viene da pensare al Covid, che può aver allungato i tempi, e poi ancora all'attore protagonista, sparito un po' dal panorama dei drama negli ultimi anni a seguito di alcune vicende personali, piuttosto che a un budget insostenibile o un riscontro sotto le aspettative), ma resta il fatto che è una cosa davvero spiacevole e ,a meno di un ostacolo seriamente insormontabile, sicuramente anche poco rispettosa. La maggior parte dei drama asiatici conta un'unica stagione e, date le circostanze, mi viene da dire che è forse un bene. A distanza ormai di otto anni dall'uscita di "Vagabond" la speranza di vederne una degna conclusione credo sia ormai effimera, ed è un vero peccato. Un dispiacere che avevo messo comunque in conto in partenza e che non mi porta a consigliarne la visione a meno che non si sia - come la sottoscritta - grandi fan di Lee Seung Gi.
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Derailment, in questo senso, è l'esempio perfetto: fin dall'inizio è evidente l'intenzione porre le basi per una relazione tra i due protagonisti, però questa va per le lunghe e non decolla mai. Certo, sul finale trova la sua conclusione - nessun bacio all'orizzonte, sia chiaro - ma è una modalità che trovo davvero insoddisfacente. A quel punto tanto vale dedicarsi ad altri generi, che non siano quello romantico/sentimentale. Effettivamente in Derailment c'è anche il tema misterioso-fantasy del mondo parallelo, con svariati colpi di scena che rendono lo sviluppo decisamente imprevedibile, così come la sua risoluzione. Se devo valutare la serie da quel punto di vista, sicuramente guadagna qualche punto in più. Ma anche lì, una trama così contorta non è forse ciò che andavo cercando, o meglio, la serie non mi ha catturata abbastanza per indurmi a seguire con interesse l'evoluzione complessa della questione del mondo parallelo.
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Sono coì combattuta...
Mi sento divisa in due: da una parte la me che ha amato i personaggi, alcune vicende e non riesce a scollarsi di dosso tutto ciò; dall'altra c'è la parte razionale che mi fa rendere conto di tutti i difetti del drama.La storia ha un forte cuore sorretto da tutto quello che accade dall'inizio fino a metà, poi da questo centro si diramano tanti personaggi quante sono le sotto trame che ,purtroppo, alcune cadono lasciando evidenti buchi di trama, mentre altre riappaiono o cambiano versione più avanti. Poi come se non bastasse tutto questo squilibrio, ci si mettono pure le stesse vicissitudini che da una certa si ripetono a ciclo continuo ininterrottamente. Tutto è focalizzato su FL (povera crista, cosa vi avrà mai fatto) e i vari figuri che cercano di salvarla, anche se a volte si salva da sola.
Altra nota dolente secondo me è da imputare al "fantasy". Così come ci è stato proposto il drama e per come è andato avanti per diverso tempo, lo avrei definito uno low fantasy, ma più si va avanti e più questo elemento diventa fondamentale, fino ad essere usato in battaglia. Ma prima cos'era, eravate scemi a non usare "i poteri"? C'è stato un solo figuro che non si è mai nascosto da tutto, un personaggio strano ma cmq amabile. Diciamo che nel complesso, per me, questo fattore non è stato sviluppato al meglio.
ML è un bellissimo personaggio e ho davvero apprezzato che non fosse totalmente devoto al bene, ma che faccia vedere di essere un uomo come molti altri nonostante la sua posizione. Anche FL si difende bene. Ho apprezzato anche con un po' di curiosità quello che a me è sembrato bromance, ma non vorrei aver shippato un falso! XD
Ammetto di aver skippato un po' verso gli ultimi episodi perchè volevo con tutto il cuore capire come mi avrebbe lasciata, e... sono divisa.
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Questa recensione può contenere spoiler
Sono sincera: lo avevo droppato al quinto episodio ma, in generale, dopo la visione della prima stagione che mi era piaciuta moltissimo questa l'avevo trascinata fin dalla prima puntata: tutta la diatriba tra procura e polizia che ha dominato le prime cinque puntate l'ho trovata decisamente noiosa.Poi una sera, dopo un mese, mi sono detta: "riproviamoci".
E ho fatto bene! Dal sesto episodio, in cui viene rapito il procuratore Seo, finalmente le cose si sono fatte adrenaliniche.
Mi è piaciuto in particolare la scena di (unica, in tutta la serie) debolezza di FL nell'ultimo episodio: chi non ha mai provato l'esperienza del "non devo piangere-non-devo-piangere" mentre le lacrime decidono di fare di testa loro e contunuano ad andare giú mentre tu cerchi di fermarle perché non vuoi farti vedere piangere e non vuoi darla vinta a chi te le fa versare?
Certo, si rimane col dubbio: il procuratore Seo avrà rivelato il legame tra la Hanjo e il procuratore morto?
E se ML non avesse avuto i problemi di relazioni ed emozioni legati al suo intervento chirurgico da ragazzo, cosa sarebbe accaduto con la procuratrice uccisa della prima serie e che lui sogna nell'ultima episodio della seconda?
Certo che, comunque, gli attori qui non sono stati scelti per la nellezza...😅
Bellissima la scena conclusiva: il primo sorriso di ML!! Dopo 16 episodi ce lo meritavamo, ed ammetto di aver alzato di mezzo punto il voto generale solo per questo.
Va a segno anche la frase che chiude la serie: "Cercare ostinatamente la verità e marciare verso ció che é giusto é un processo infinito. Fermarsi, anche solo per un attimo, significa fallire. Con la convinzione che un po' di speranza sia meglio di un'immensa disperazione, andiamo avanti con costante determinazione ancora una volta".
Amen!!!! 🤣
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