Se non fosse stato per Goblin...
Se non fosse stato per Goblin questo drama l'avrei valutato sicuramente sotto tutt'altra luce siccome i protagonisti principali sono gli stessi della second lead del drama più famoso al mondo. Quindi mi tocca ammettere che l'ho visto principalmente per questo motivo. Ho cercato cmq di staccarmene per fare questa recensione.La storia del drama è cmq molto dolce e carina, godibilissimo se non si hanno troppe pretese. Fa spesso ridere, ma sono molte di più le parti cute e nonostante ciò mi è piaciuto. Ho apprezzato il tipo di relazione che si viene a creare e le problematiche che vengono affrontate per questo tipo di rapporto. Mi sono piaciuti anche gli intermezzi con i casi che vengono seguiti dai due pulcini (come li chiamo io), danno un po' di movimento al tutto. Verso la parte finale si avverte un po' di noia, ma questo secondo me deriva da come si è svolta e da come è stata gestita una particolare questione legata alla protagonista. Si poteva fare decisamente molto meglio, semplicemente dandogli più spazio.
Coppia che non credevo di apprezzare ma che ho finito con l'amare, la seconda che si viene a creare all'interno del contesto avvocati. Quella che fa più ridere insomma :)
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Love Supremacy Zone
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non l'ho capita...
i primi episodi sono gradevoli, anche se non si empatizza tanto con i personaggi, in quanto la serie ci fa credere di trovarci all'interno di un gioco, e che quindi i personaggi e quello che accade non siano "reali". Poi all'improvviso la serie cambia tono, e vengono introdotte tematiche molto pesanti come morte, suicidio, aldilà, reincarnazione, destino. Tutte queste tematiche sono trattate in maniera estremamente confusa, tanto che alla fine della serie non è assolutamente chiaro quello che è accaduto. Come spettatori ci si sente presi in giro, sia dal susseguirsi di vicende di cui la serie non ci offre nessuna spiegazione e nessuno strumento di interpretazione, sia dal cambio di tono tra la prima parte della serie, che sembrava tutt'altro, ovvero una serie leggera e gradevole, e la seconda parte che, oltre a cambiare completamente tono, è anche tanto criptica da risultare incomprensibile. Alcune scene carine tra i protagonisti non salvano la serie da una grave insufficienza.(l'ho guardata con sottotitoli in inglese perchè non l'ho trovata sottotitolata in italiano, ma anche altre serie le ho guardate sottotitolate in inglese e le ho capite perfettamente, quindi non credo che il problema siano stati i sottotitoli in inglese, ma che sia proprio la serie a non dare chiarimenti adeguati).
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Una partita a scacchi quasi perfetta
Ci sono opere che si accontentano di intrattenere e altre che riescono a catturare lo spettatore dal primissimo minuto, mantenendo una tensione narrativa costante fino all'ultimo fotogramma dello special. Blossom of Power rientra senza dubbio in questa seconda categoria, distinguendosi all'interno di un panorama fin troppo saturo di storie di rinascita spesso gestite con superficialità.Il punto di forza iniziale risiede proprio nella chiarezza con cui viene affrontato il tropo della reincarnazione: non ci sono ambiguità o mezze misure. Sia Gu Qingzhi che la principessa Shen Xi He vanno incontro alla morte; è l'anima di Gu Qingzhi a prendere possesso del corpo di Shen Xi He, ereditandone e assimilandone i ricordi. Si crea così una continuità d'esistenza in cui la prima vive nella seconda, mantenendo una consapevolezza doppia che diventa la base ideale per far partire un'articolata partita a scacchi politica.
L'architettura delle menti: una Power Couple fuori dagli schemi
Giunta nella capitale con il pretesto di valutare cinque principi e scegliere un marito che possa spianarle la strada verso il potere, Shen Xi He si presenta come una protagonista atipica: fredda, cerebrale, capace di calcolare ogni singola mossa con precisione chirurgica. Ciò che non ha previsto è la presenza del principe ereditario Xiao Hua Yong, il quale, avendola già salvata in passato, sta silenziosamente orientando gli eventi a proprio favore.
L'elemento davvero riuscito del loro rapporto è l'assenza di un banale colpo di fulmine estetico. Per Xiao Hua Yong si tratta di una vera e propria folgorazione intellettuale: affascinato dalla sua acume e dalla sua astuzia, riconosce in lei una mente finalmente pari alla sua. Costretto per anni a fingere una debolezza fisica (seppur reale) per sopravvivere a corte e scoprire chi lo avesse avvelenato in gioventù, il principe trova in Shen Xi He un'alleata perfetta. Il loro intimo affiatamento struttura una Power Couple impeccabile, capace di capirsi a distanza e senza bisogno di parole.
A questo si affianca un corteggiamento impeccabile nei tempi e nei modi, fatto di gesti concreti prima ancora che di parole, che eleva la figura maschile ben oltre i classici canoni del genere. Al cospetto di questa dinamica, le altre figure maschili sfigurano inevitabilmente. Nemmeno il quinto principe, suo marito nella vita precedente, ossessionato dal senso di colpa per non averla salvata, riesce a scalzare questa intesa. Il suo arco tragico si chiude con il sacrificio, ma la vera forza della narrazione emerge nel momento in cui la protagonista gli chiarisce una verità fondamentale: anche in una seconda vita non lo avrebbe amato, poiché attraverso il principe ereditario ha compreso che i sentimenti non si possono pianificare e che la forza d'animo non preclude la capacità di aprirsi all'amore.
Messa in scena, equilibri e paralleli narrativi
Sul piano strettamente tecnico ed estetico, la produzione raggiunge vette altissime:
•Fotografia e linguaggio visivo: La scelta cromatico-direttoriale evolve in modo organico con il procedere degli eventi. La fioritura delle varie piante e dei fiori non è mai un semplice orpello decorativo, ma un simbolo tangibile di forza, guarigione fisica e mentale, e rinascita.
•Scrittura dei Villain e politica: Gli intrighi di palazzo mantengono sempre un'elevata coerenza interna, sostenuti da antagonisti ben caratterizzati e mai macchiettistici.
•Componente sonora: La colonna sonora (OST) si inserisce con tempismo perfetto, sottolineando i passaggi chiave senza mai risultare invadente.
•La linea secondaria: La seconda coppia offre un contrappeso narrativo fondamentale, regalando spensieratezza e autenticità in mezzo a una trama densa di complotti, al punto da risultare in certi frangenti persino più coinvolgente della linea principale.
Le criticità strutturali e la caduta sul finale
Analizzando l'opera con occhio rigoroso, emergono tuttavia delle imprecisioni che non possono essere ignorate.
Le prime due riguardano aspetti di gestione che, pur senza compromettere la tenuta generale, generano un certo fastidio: da un lato una scansione temporale indefinita, in cui eventi palesemente dilazionati nell'arco di mesi vengono percepiti come svolti in pochi giorni; dall'altro un'eccessiva prolungato distacco affettivo da parte della protagonista, la cui dichiarazione d'amore giunge a pochissimi episodi dal termine, spingendo oltre il dovuto la sua natura fredda e calcolatrice.
Ciò che tuttavia incide pesantemente sul giudizio complessivo è la gestione del finale.
Se da una parte l'emozione del ricongiungimento e la dolcezza dello special con la famiglia riunita riescono a toccare le corde giuste, dall'altra la risoluzione del nodo centrale del veleno appare del tutto affrettata e irrispettosa della costruzione precedente. Ridurre la quasi-guarigione di Xiao Hua Yong a una spiegazione sommaria confinata per lo più nello special è un errore metodologico grave per una linea di trama trascinata per intero dal primo episodio.
Far rientrare il principe ereditario dopo quattro anni senza un reale confronto con la figura della nonna,responsabile del suo avvelenamento, svilisce la portata politica dell'opera. In una narrazione in cui ogni singola pedina è stata mossa con coerenza maniacale, questo epilogo rappresenta un evidente cedimento di scrittura.
Paradossalmente, un finale tragico incentrato sulla morte del protagonista sarebbe risultato di gran lunga più organico e potente. Il suo estremo sacrificio per salvare l'imperatore (mantenendo la lealtà verso il padre fino all'ultimo, a dispetto di tutte le evidenze), unito all'eredità di un apparato statale perfettamente preparato per Shen Xi He, avrebbe sublimato il percorso della protagonista. Vedere Shen Xi He assumere il ruolo di imperatrice vedova al vertice del potere, intenta a guidare lo Stato e a crescere un futuro sovrano giusto a immagine dell'uomo amato, avrebbe consegnato al pubblico un capolavoro esente da sbavature.
Valutazione Complessiva
Blossom of Power possedeva tutti i requisiti per posizionarsi su un 9.5 pieno. Purtroppo, la leggerezza con cui è stata liquidata la resa dei conti finale e la guarigione del protagonista costringe a ridimensionare il voto a un 8.5.
Resta un titolo di altissimo livello, caldamente consigliato a chiunque cerchi una storia di riscatto, strategia e crescita personale costruita con rara intelligenza, pur con il rammarico per un finale che avrebbe potuto consacrarlo a pietra di paragone del genere.
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Azione e cuore con superpoteri fuori dal comune!
Cashero è un drama che riesce a unire azione, ironia e cuore. La storia segue un uomo comune che scopre di avere un superpotere tanto straordinario quanto limitante: ogni volta che lo usa, i suoi soldi diminuiscono. Un’idea originale che mette al centro non solo il potere, ma anche le conseguenze delle proprie scelte.Il resto del cast crea una bellissima armonia: ogni personaggio, con il proprio ruolo, contribuisce a legare ogni componente della storia. I cattivi sono ben costruiti, rappresentano avidità ed egoismo e, cosa non scontata, ricevono tutti la giusta fine, senza lasciare l’amaro in bocca allo spettatore.
Il finale regala una delle scene più emozionanti: quando tutto sembra perduto, sono le persone comuni ad aiutare il nostro supereroe, lasciandogli i loro soldi per permettergli di sconfiggere il nemico. È qui che il drama lancia il suo messaggio più forte: i veri eroi non sono quelli con un superpotere, ma coloro che aiuterebbero gli altri anche senza averlo.
In ruoli come questo, Lee Jun-ho riesce ancora una volta a far risaltare il personaggio che interpreta, rendendolo umano, credibile e memorabile.
E alla fine, tutti i nostri protagonisti ricevono il loro happy ending: Kim Min-sook e Sang-woong riescono finalmente a comprare casa e, come ciliegina sulla torta, arriva anche un bel pargoletto. Eun-mi ritrova l’amica perduta e Ho-in riesce finalmente a costruire un dialogo con la propria figlia.
Felice di aver visto questo drama? Sì, perché ha saputo unire action e comedy in maniera perfetta, con il giusto tocco di dramma. E ammettiamolo: impossibile dimenticare la scena in cui Kim Min-sook vuole verificare se usando i soldi aumentano anche le “prestazioni” di Sang-woong… una perla di comicità 😂
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"Semplicità non è sinonimo di mediocrità"
Premetto che ho adorato questo drama visto nel 2017 a cui sono seguiti altri due rewatch (l'ultimo pochi mesi fa). Forse averlo visto 9 anni fa può incidere sul mio giudizio, dato che non ero ancora "satura" del genere anche se non ero una novizia di k-drama... Ma anche a distanza di anni, il mio parere non è cambiato e mi ha emozionata ancora!TRAMA: Ho apprezzato la sua semplicità/naturalezza grazie alla mancanza dei tipici cliché coreani: non ci sono tragedie che ti fanno venir voglia di strapparti i capelli, ricconi arroganti e famiglie invadenti.
La storia rimane fedele alle sue premesse, concentrandosi sulla crescita personale, sentimentale e lavorativa di questi 4 ragazzi che sono amici di lunga data e vicini di casa, persone "comuni" che si avvicinano ai 30 e che affrontano le loro sfide quotidiane.
Mi è piaciuta moltissimo l'ambientazione quasi esclusivamente "casalinga", crea un senso d'intimità con i protagonisti, alla quale risulta quasi impossibile non affezionarsi.
CAST: Semplicemente perfetto! Gli attori sono stati bravissimi ad entrare nei loro ruoli ed hanno un grande affiatamento.
Park Seo-Joon come Ko Dong-Man è fantastico: passa dall'essere un pò tontolone (in senso buono), ad un lottatore grintoso ad un amante dolcissimo, con grande disinvoltura. Con la sua vasta gamma di espressioni ti regala momenti divertenti con belle risate, ad altri più commoventi e drammatici.
Kim Ji-Won come Choi Ae-Ra: attrice che ho conosciuto qui per la prima volta (e con gli anni in tanti altri show), semplicemente esilarante! Schietta, sincera, una tipa tosta indimenticabile che mostra anche le sue fragilità.
La chimica tra i due attori è ottima e ho amato la naturalezza dei loro dialoghi! Mi hanno regalato tanti sorrisi e tenerezza, seppur le loro effusioni sono abbastanza "caste" rispetto ai drama più recenti. Ho trovato molto credibile e ben gestita la transizione da "migliori amici d'infanzia ad amanti".
Anche la seconda coppia è ben interpretata, anche se affronta delle situazioni un pò spinose che mi hanno innervosita ed alla prima visione ho saltato parecchie delle loro scene.
Il drama affronta tante tematiche in cui è facile ritrovarsi (sogni rimasti chiusi nel cassetto, tensioni familiari, l'insoddisfazione per il lavoro, problemi economici, la paura di lasciare la strada "sicura" per rincorrere una passione, ecc.) ma il tutto è ben bilanciato senza dare l'impressione di voler strafare.
Di sicuro non è un drama da guardare quando si cerca il capolavoro o la storia innovativa, ma lo consiglio spassionatamente a chi cerca qualcosa che faccia emozionare, che regali positività e buon umore e a chi voglia affezionarsi a personaggi realistici e ben sfaccettati, con ovviamente una bella dose di romance.
Una bella storia genuina nel suo realismo, che ti entra nel cuore e nella quale torno di tanto, è come una boccata di aria fresca in un panorama doramico che sembra stia perdendo la sua "autenticità" per rincorrere un perfezionamento stilistico a discapito dell'investimento emotivo.
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Un amore fraterno bello, toccante e pulito, capace di smuovere il cuore e curare lo spirito
Bellissimo drama familiare, con un focus particolare sul legame tra fratelli. Preciso subito, non si tratta affatto di una BL, nemmeno mascherata da bromance, come spesso accade in molte serie cinesi proprio sul tema dei fratellastri non consanguinei.Qui c'è davvero il solo, spettacolare, affetto fraterno, tra due cugini cresciuti insieme come fratelli e che a un certo punto della loro vita - il più grande adolescente, l'altro ancora un bambino - scoprono di non essere di fatto veramente imparentati.
Jia Shu si ritrova all'improvviso a dover fronteggiare la sbalorditiva scoperta di essere il frutto di una storia che la madre ha avuto con un altro uomo, mentre l'uomo ormai in fin di vita per una lunga malattia, da lui amato e creduto il suo vero padre, di fatto non lo è. Alla morte di questo viene cacciato, insieme alla madre, dalla famiglia He, nonostante non abbia alcuna colpa.
Durante gli otto anni di separazione il giovane Jia Hao vive un'adolescenza cupa e mostra i primi segni di una forte depressione che nessuno sembra cogliere: sente la mancanza del fratello (cugino), è isolato dai compagni e si sente schiacciato dalla pressione di un padre che sembra pretenderlo diverso da come in realtà è, condannando la sua passione per le lanterne e incalzandolo senza sosta per i buoni voti a scuola, oltre al gravoso peso di dover tenere alto il prestigioso nome della famiglia He.
Il ritorno di Jia Shu rimescola il tutto: se da una parte il legame tra i due fratelli torna via via a farsi più forte che mai, dall'altra devono fronteggiare tutta una serie di situazioni problematiche, alcune apparentemente insormontabili.
Ho apprezzato ogni singolo minuto dei sedici episodi di questo drama, mi sono spesso commossa fino alle lacrime e mi sono anche ritrovata a sorridere. C'è affetto, tenerezza, amore, dolore, perdita, abbandono, rabbia, frustrazione, tristezza, calore... Le emozioni che ruotano attorno a questa serie formano davvero un ventaglio impressionante e variopinto.
Ottima la prova recitativa, sia dei due protagonisti che del secondo fratello (padre di Jia Hao). Ne risultano tre personaggi davvero complessi e ben delineati: Jia Shu, bello e onesto, disposto per anni a farsi carico di una colpa non sua e, per quanto inizialmente cerchi di tenere a distanza Jia Hao, è più che evidente l'affetto nei suoi confronti, così come la nostalgia del defunto padre e il segreto desiderio di essere riaccolto in quella che lui sente essere - al di là del legame di sangue - la sua vera famiglia e i suoi veri affetti. Jia Hao mostra un adolescente davvero provato dalle circostanze, che tenta di nascondere i segnali della depressione, così come nasconde le sue passioni e la speranza - mai persa - di recuperare il rapporto con quel cugino/fratello che tanto adorava da piccolo. Hong Guang, il padre di Jia Hao, è contemporaneamente motore e vittima di tutte le travagliate vicende attorno alle quali ruota l'intera storia: appare come un padre oppressivo, più interessato al prestigio del nome di famiglia e alle apparenze piuttosto che alla felicità dei componenti della stessa. Un personaggio apparentemente cieco, ma che di fatto vive un conflitto interiore davvero importante, distrutto dalla scomparsa del fratello maggiore che per lui era come un padre e incapace di voltare pagina, tanto da escludere Jia Shu, un tempo amato nipote, dalla famiglia, rifiutandosi categoricamente di riaccoglierlo anche dopo anni. E' un fratello minore - anche se ormai adulto - che soffre una terribile perdita, tanto da portare avanti il suo ruolo di padre in un modo non funzionale, addirittura deleterio per il giovane Jin Hao, nonostante sia chiaro che gli voglia bene.
Gli altri personaggi secondari sono tutti - chi più e chi meno - apprezzabili: utili ad arricchire e completare la storia, ma singolarmente non determinanti.
Facendo mente locale, non riesco a ricordare un altro drama davvero dedicato al profondo legame tra fratelli. Ci sono drama dove il rapporto genitori-figli ha grande risalto, altri dove l'affetto fraterno fa da contorno a un genere diverso (thriller piuttosto che azione) oppure figura come elemento secondario in una serie incentrata sull'amore di coppia (BL mascherate da Bromance comprese). Questo non può che essere un valore aggiunto per questa serie: bella, toccante e pulita, capace di smuovere il cuore e curare lo spirito.
Un piccolo gioiello che purtroppo rischia di passare inosservato dal momento che non è reperibile sulle principali piattaforme. Ovviamente consigliato!
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A dir poco orrendo
Mamma mia che bruttume. Trama estremamente semplice e facilmente intuibile l'andamento della storia ma poteva uscirci cmq un buon prodotto. Invece non l'ho nemmeno finito perchè mi sembrava di perdere del gran tempo. Di fatto non accade quasi nulla se non delle gran botte da orbi e scene cariche di immotivato sangue. Personaggi piatti come tavole da stiro. Mi ci sono imbattuta perchè consigliato in base al fatto che mi fosse piaciuto My Name ma questo drama non gli si avvicina di striscio. Non è degno nemmeno di essere paragonato.Questa recensione ti è stata utile?
Zhang Binbin favoloso!!!
E' stato il primo drama che ho guardato dopo aver sottoscritto l'abbonamento a Mango tv, e devo dire che mi è piaciuto molto. La coppia protagonista è favolosa, Zhang Binbin lo trovo un attore completo ed in questo drama finalmente appare con tutta la sua simpatia; Zhenghe Huizi è una delle mie attrici preferite ed anche lei sa essere molto comica e tenera, la giusta controparte per Zhang Binbin. La storia è ben strutturata, e mi è piaciuta soprattutto la prima parte, dove alle storie dei protagonisti si intrecciavano quelle dei clienti dell'hotel, una sorta di "Love boat" per chi ha qualche anno in più come me. Ma Keai e Xia Yuxing si fanno amare da subito, così come Han Yuanbin (l'antagonista interpretato da Kong Shuhang) si fa odiare da subito. Anche la voce (non so se sua o del doppiatore) è odiosa. Mentre la pazza ed infantile Lu Zhenzhen (Gao Yang) è un altro personaggio ben riuscito. Nella seconda parte il drama indaga di più sui personaggi e sulle loro storie, principalmente su quel passato che fin dall'inizio aleggia ma di cui poco di capisce. Un'ultima parola vorrei spenderla per il cattivo d'eccellenza, lo zio Song Tianming (Wang Zhifei) un attore di spessore che secondo me svetta sugli altri per interpretazione. Andrò sicuramente a cercarlo in altri drama.Questa recensione ti è stata utile?
Koi wo Suru nara Nidome ga Joto
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La trama non è nulla di innovativo, ma è piacevole. Non è una serie che punta a essere ricordata tra i drama migliori del 2024, ma raggiunge con sufficiente scorrevolezza l'obiettivo standard che si pone, aspetto non scontato e dove molte altre serie falliscono. Mi è piaciuta molto la caratterizzazione del personaggio di Miyata, credibile e con una buona introspezione, il tutto supportato da un attore a mio avviso azzeccato per il ruolo. A tarpare le ali alla serie è invece l'altro protagonista, Iwanaga, dove non solo non ho apprezzato la scelta dell'attore (in generale, entrambi gli adulti erano esteticamente molto diversi - e anche un passo indietro, va detto - rispetto agli interpreti delle versione adolescenziali dei protagonisti), ma ho trovato deludente anche la caratterizzazione stessa del personaggio. Va bene ermetico e che non lascia trapelare le proprie emozioni, ma c'è modo e modo. Ne risulta un personaggio per niente espressivo, anche laddove si sarebbe dovuto percepire il suo intento di contenersi e controllarsi. Invece non traspare nulla, quel poco che si comprende deve essere supportato da qualche sporadica sua uscita tra sé e sé. Anche l'atteggiamento sembra fuori luogo, fin dall'inizio mostra un approccio antipatico, poco sincero, con un sorriso e delle uscite che sanno davvero di superficialità. Ho avuto l'impressione che su carta il personaggio dovesse essere in un modo ben preciso, ma che nel concreto il risultato sia stato totalmente diverso e davvero deludente. Altra pecca è aver dato un ruolo fondamentale agli eventi passati - e mi stanno bene tutti gli spaccati di loro due proposti nei vari episodi - ma il vero nocciolo della questione, che comprende anche una serie di personaggi all'epoca evidentemente determinati ma per la maggior parte del drama mai visti ne citati, si concentra praticamente nell'ultimo episodio, dando l'impressione di una risoluzione sbrigativa e poco curata. Buona la prova dell'attore che interpreta Shiraishi (l'assistente di Iwanaga), che avevo già apprezzato nel ruolo di protagonista nel drama "Tokyo in aprile...": qui il suo ruolo è secondario e centra perfettamente l'obiettivo di rendersi insopportabile e antipatico. Una serie quindi con aspetti apprezzabili, ma non senza evidenti difetti.
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Recensione Love to hate you
Love to Hate You è un k-drama diverso dal solito e mi è piaciuto. La storia parte da un presupposto interessante: due persone che, per motivi diversi, detestano il genere opposto finiscono per conoscersi davvero e innamorarsi. Rimane una commedia leggera, ma affronta con ironia temi importanti della cultura coreana, come il patriarcato, le disuguaglianze di genere nel lavoro e il lato tossico di certe fanbase.Il protagonista maschile, inizialmente arrogante, si rivela un uomo dolcissimo quando si innamora: si percepiscono la sua integrità e il suo bisogno autentico di amare ed essere amato. La protagonista femminile mi è piaciuta molto: forte, decisa, ma anche capace di mostrare la propria fragilità e il lato romantico. Ho trovato un buon feeling tra i due protagonisti principali, mentre la coppia secondaria mi ha convinta meno. Nel complesso, un drama piacevole, con spunti di riflessione e una bella alchimia che rende la visione scorrevole e divertente.
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Premesse ingannevoli
Se un drama mi viene pubblicizzato come romantico io suppomgo contenga una storia d'amore, se nelle sinossi pubblicotarie mi dici che è un amore nato nel'adolescenza/giovinezza poi portato fino all'età adulta e dura 30 puntate io mi aspetto che almeno, minimo 15 o 10 puntate siano dedicate a loro che si ritrovano da adulti.Invece li vediamo adulti per tre puntate e mezzo su trenta. Io quetsa la chiamo pubblicità ingannevole anche perchè si dichiarano e mettono insieme sul serio solo da adulti perciò stanno ufficialmente insieme solo per due puntate. 2 su 30. per le prime 24 puntate non succede nulla di concreto tra di loro sguardi sottointesi ma niente di più. Per carità non è chiedessi chissà cosa ma qui si esagera nel minimalismo.
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Completamente senza senso...
Ma perchè? Questa la domanda che mi sono posta costantemente episodio dopo episodio. Perchè fare una serie così senza senso? Così fatta - quasi volutamente - male? La trama non esiste, le scene sono ridicole, le motivazioni che dovrebbero collegare una situazione alla successiva lo sono anche di più. C'è davvero il nulla cosmico in questo drama.Quanto meno, non c'è stato uno spreco in termini economici, non sono stati sprecati attori importanti e soprattutto nessuno si è evidentemente spremuto le meningi per tirare fuori qualcosa che fosse almeno decente.
L'unico motivo per cui ho deciso di guardarlo era l'idea - nuova, va detto - di una BL in cui i protagonisti fossero un coreano e un thailandese. Dato che le BL made in Corea e quelle thailandesi sono davvero molto diverse, ero curiosa di scoprire cosa potesse uscire da un mix che, non escludevo, potesse nascondere il giusto equilibrio tra pregi e difetti di entrambi i tipi di produzione. Ma questo è un dettaglio rimasto sulla carta. Nel concreto, non si è fatta nemmeno la fatica di dare un senso logico all'aspetto linguistico (tutti, provvidenzialmente, comprendono tutti, qualsiasi lingua parlata e con una strampalata idea di bilinguismo diffuso a macchia d'olio la questione pretende di essere orribilmente risolta). Scene con elementi casaccio - dal compito universitario ai delitti/aggressioni - vengono piazzati qui e lì senza alcun nesso logico, coerenza o credibilità. Tanto per, insomma. Davvero, una delle serie più inguardabili in cui sia mai incappata.
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Sicuramente domani
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Un drama opaco
Recensito da: Effe IG: _Dramalia_Se dovessi definire questo drama con una parola, penso userei il termine “opaco”.
Una doverosa premessa: per quanto questo sia stato apparentemente venduto come un drama romantico, non lo è. Non è un drama romantico, non è un drama leggero e non è un drama semplice.
L’intera narrazione è sviluppata in tre archi temporali: il passato che si svolge nel 2007 quando i protagonisti si conoscono da studenti universitari, il 2015, ovvero l’epoca intermedia, quando i due si ritrovano; infine il presente, con il loro ultimo incontro. Conosciamo Gyeong-do (Park Seo-joon) come un semplice studente universitario, unico figlio di una modesta famiglia che vive la sua vita con estrema semplicità. Un giorno, fuori dall’università, perde una moneta che viene recuperata da Ji-woo, figlia dei proprietari della Jarim, colosso dell’abbigliamento coreano. Ricca, giovane e nel mezzo di un anno sabbatico preso dall’università che frequenta a Londra, Ji-woo rimane affascinata dal giovane che decide di seguire. Per un caso i due capitano nello stand di un gruppo di attori dell’università che stanno cercando dei nuovi affiliati. E’ così che si conoscono. Ji-woo decide di nascondere la sua vera identità sia a Gyeong-do che ai nuovi amici e inizia a frequentare il gruppetto. Tra bicchieri di soju, uno spettacolo da preparare e tante risate, i giorni passano felici e la scintilla tra lei e Gyeong-do scocca. Tutto cambia quando per una coincidenza il ragazzo si trova a servire come cameriere ad una cena di lusso in cui si trova Ji-woo con la famiglia. La verità viene dunque a galla e il divario sociale tra i due inizia a farsi largo nel loro sentimento. Ji-woo spende per una maglietta quello che la madre di Gyeong-do guadagna in un mese con due lavori e questa consapevolezza, unita alla giovane età dei ragazzi, corrode la loro relazione. Ji-woo oltretutto rivela un contesto familiare disfunzionale con una madre che non solo non la ama, ma la disprezza al punto da volerla il più lontano possibile da sé. E’ così che la prima era dei due finisce, con la loro separazione culminata con la decisione di Ji-woo di tornare all’estero. Nel 2015 si apre il loro secondo incontro, i due infatti si ritrovano al matrimonio di due amici del club di teatro e, in qualche modo, non riescono a resistere ai sentimenti che riaffiorano. Con più maturità, Ji-woo e Gyeong-do riprendono in mano la loro relazione e la portano ad un livello più alto: iniziano a convivere, vivono la loro intimità fisica, piangono e gioiscono insieme. Va tutto a gonfie vele finché il destino interviene nuovamente: il padre di Gyeong-do subisce un brutto incidente e rischia di perdere la vita, portando il ragazzo ad allontanarsi da Ji-woo per rimanere vicino a lui e alla madre, nel mentre Ji-woo scopre una scomoda verità sulla sua famiglia, ovvero le viene rivelata la sua nascita come figlia illegittima. Consapevole di essere la figlia amatissima di un padre che non è il suo e di una madre che l’ha messa al mondo ma la odia, divorata dal rimorso e impaurita dal fatto che l’odio della genitrice si sarebbe potuto scaricare anche su Gyeong-do, nel momento in cui lui ha più bisogno di lei, Ji-woo decide di andarsene. E così fa. Gyeong-do, abbandonato e nel bel mezzo del momento più complesso della sua vita, cade nella trappola dell’alcool, divenendo a tutti gli effetti un alcolizzato. Saranno necessari anni di riabilitazione per tornare a riprendere in mano la sua esistenza sia personale che lavorativa. Da qui subentriamo nella terza ed ultima fase, quella del presente. Gyeong-do un giorno si ritrova a scrivere un articolo che rivela la torbida storia d’amore di un’attrice coinvolta con della droga. Tutto nella norma se non fosse che l’amante della donna non è altri se non il marito di Ji-woo. L’articolo viene pubblicato ed è il pretesto perfetto per la ragazza di separarsi dall’uomo che non ama. Ji-woo dunque torna in Corea e si rifà viva con Gyeong-do che non riesce a mantenere le distanze da lei. I due si riavvicinano a lenti passi, il loro amore non si è mai del tutto sopito. Ma il passato di entrambi e l'arrivo di nuovi nemici sono pronti ancora ad ostacolarlo. L’ex marito di lei si rivela in combutta con il marito della sorella, il quale la sta avvelenando senza che lei se ne renda conto. L’obiettivo? Prendere l’azienda per farla a pezzi e rivenderla. Ecco che quindi la trama inizia anche a sviscerare una parte di cospirazione dove Gyeong-do, grazie al suo fiuto da giornalista, si ritrova a dover fermare il marito della sorella di Ji-woo per aiutare la sua famiglia. Alla fine, quando tutto sembra andare quasi bene, un colpo di grazia arriva e allontana ancora i due, i quali però dopo un anno decidono definitivamente di abbandonarsi ai loro sentimenti ignorando l’opinione pubblica contraria e affrontando insieme qualsiasi altro problema si presenterà sul loro cammino.
Dunque, il mio parere su questo drama è fortemente contrastante. Ho avuto modo di confrontarmi con più persone sulla visione e l’idea comune è che questo drama si sia rivelato estremamente lento, al punto che molti lo hanno abbandonato prima del termine. Io l’ho voluto portare fino alla fine ma, con tutta l’onestà di cui dispongo, vi dico sinceramente che mi ritrovo concorde con l’opinione generale: questa visione è davvero molto, molto lenta. Come ho detto all’inizio non si tratta di un drama romantico, è più un melodramma, quasi uno slice of life, e la lentezza quindi è una delle caratteristiche chiave di questa tipologia narrativa. Così come caratteristici sono i colori opachi che sono stati utilizzati in concomitanza a quell’atmosfera apparentemente ovattata, vagamente retrò al di là del contesto temporale dato dai flashback. Il tutto richiama volutamente il fatto che loro per 20 anni circa siano rimasti sostanzialmente fermi, immobili, sia sui loro sentimenti che sui loro problemi. Solo alla fine vediamo una variazione, nell’ultima puntata cambiano le pettinature e i vestiti (specialmente di Gyeong-do che finalmente acquisisce consapevolezza e si smuove), cambia l’atmosfera, è la rappresentazione della decisione di proseguire, di cambiare, di scostarsi finalmente dalle loro posizioni, di evolvere. Da questo punto di vista dunque è un drama ben fatto, come ben fatte sono alcune tematiche, una tra tutte è quella che riguarda l’alcolismo. Park Seo-joon in una intervista ha ammesso di essersi sentito estremamente vicino al personaggio di Gyeong-do in quanto anche lui ha avuto un momento nella sua vita in cui correre, fare palestra o lavorare non bastava più per distogliere i propri pensieri, e quindi l’alcool era stato l’unica soluzione. Ed è quello che accade anche a Gyeong-do. Molto interessante è tutta la trama che gira attorno quindi all’abuso di alcool in due forme diverse: quella più palese di Gyeong-do appunto che culmina con la madre ferita durante un momento di totale assuefazione, e comporta necessariamente una riabilitazione; e quella di Ji-woo, più silente ma inevitabilmente presente. Non c’è un percorso clinico nel suo caso ma un cammino di guarigione sì perché, anche lei, nonostante non sfoci mai in atti esagerati, è in realtà estremamente dipendente dall’alcool, e Gyeong-do se ne accorge. Dunque tematiche calde, ben sviscerate e affrontate. Ma…Appunto, c’è questo “ma”. “Surely Tomorrow” presenta a mio giudizio due problemi enormi: prima di tutto è lento, davvero lento. Lento al punto che la trama non è più accattivante. Lento al punto che l’amico che muore regala i 15 minuti più vivi di tutto il drama. E poi c’è Park Seo-joon. Assurdo che io possa considerare Seo Nazionale un problema, ma in un certo senso lo è stato. Il pericolo più grande per un attore di solito è trovarsi in un ruolo di leadership e non esserne all’altezza. Questa volta è capitato l’esatto contrario. Gyeong-do non è un leader, è un ragazzo semplice, è un ragazzo che cade nella dipendenza, un ragazzo innamorato al punto di non riuscire ad andare oltre. E’ un personaggio pieno di fragilità. E Seo, che comunque ha fatto miracoli, non è però riuscito a rappresentarlo al meglio. Trovo che come attore in ruoli di leadership semplicemente brilli, in questo ruolo più delicato invece è rimasto sfocato. Tant’è che è realmente emerso solo in quelle poche scene in cui ha fronteggiato l’ex di lei o della sorella. Se fosse successo ad un altro attore, probabilmente non l’avrei notato, ma su di lui è affiorata una leggera vena di delusione. Ammetto anche però che se al suo posto ci fosse stato un altro, questo drama probabilmente non lo avrei retto fino alla fine, perché sì, Seo ha davvero fatto un miracolo anche qui. Won Ji-an nei panni di Ji-woo è stata sicuramente brava, all’altezza del personaggio, personaggio però con il quale non ho empatizzato poi molto. L’ho descritta come egoista e lo confermo. Ji-woo è una ragazza con un passato difficile, ha enormi fragilità, anche lei una dipendenza dall’alcool e una manifesta depressione, il problema è che tutto ciò le toglie spina dorsale. Il che è coerente con la sua situazione, meno con il ruolo che poi la narrazione le fa assumere. Non riesco a vederla al comando della Jarim, non riesco a vederla come leader di un gruppo, come direttrice. Rimane sempre e costantemente in difficoltà, troppo fragile, troppo abbandonata, troppo poco reattiva. E qui vi domanderete: “ok, ma perché egoista?” Perché ogni volta che scappa, lo fa per sé stessa. Scappa persino davanti al padre in fin di vita di Gyeong-do, dicendo di farlo per salvare lui. Il che è assurdo. E’ egoista anche quando ammette di essere felice che Gyeong-do abbia rinunciato ancora una volta ad un’opportunità lavorativa unica solo per stare con lei. È egoista quando si arrende alla fine permettendogli ancora una volta di sacrificarsi per lei. Ci prova, si sforza, ma non riesce ad essere altruista. Si crogiola nel senso di colpa, perennemente incapace di reagire persino davanti alla sorella vessata e avvelenata dal marito. L’incapacità di reagire, dati i suoi problemi, non può essere una colpa, è vero, ma è una contraddizione difficile che non ha stimolato in me empatia per il personaggio che è finito a dirigere con successo un colosso coreano da cui dipendono centinaia di famiglie. Questo è un drama a cui manca equilibrio, la fragilità dei personaggi non incanta, non suscita particolare pietà o empatia, più noia. La narrazione in sé non aiuta, soprattutto nella divisione temporale che ogni tanto falla rendendo poco intuitiva la collocazione. Tant’è che alla fine ci si orienta in base alla lunghezza dei capelli di lei che varia. Un po’ labile come appiglio. Ma la narrazione manca anche nel ritmo, perché sì, anche un drama lento deve avere un certo ritmo. Consideriamo la morte dell’amico. Era necessaria? Ai fini della trama, francamente no. Come telespettatrice però ho apprezzato quel momento perché in qualche modo assurdo ha dato ritmo e vita ad un drama che si stava perdendo in interminabili minuti di inquadrature di Gyeong-do e Ji-woo che si disperavano. Si disperavano mangiando, dormendo, pensando, piegando la biancheria, camminando, viaggiando, lavorando, cucinando, leccando un gelato, guidando…troppo. Solo nell’ultima puntata ho contato 4 minuti interminabili e consecutivi di silenziose inquadrature che passavano dall’uno all’altra mentre contemplavano il nulla. Quattro minuti in fila sono infiniti, soprattutto se preceduti da altri momenti perfettamente uguali. I silenzi nei drama spesso parlano più delle parole dette ad alta voce, in “When the weather is fine” sono stati assordanti, intensi, indimenticabili. Qui sono stati davvero il “too much” che non serviva. Probabilmente, e lo dico già conscia che questa cosa qualche critica in più me la regalerà, anche la poca chimica tra i protagonisti ha fatto il suo. Vi ricordate quanto erano bollenti Park Seo-joon e Park Min-young in “What’s wrong with secretary kim”? o quanto abbiamo agognato quel bacio in “Itaewon class”, un contatto singolo e minimo che è arrivato solo alla fine tra due attori che fisicamente in qualche modo stonavano ma le cui anime avevano fatto il resto, rendendoli semplicemente iconici? Ve lo ricordate? Ecco, qui non accade nulla di tutto questo. “Surely Tomorrow” è un drama senza scintilla, un drama che rimane sostanzialmente opaco dall’inizio alla fine.
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Dramma storico ottimo
Un dramma storico con tutti i personaggi e i cliché che però non disturbano perché il dramma è ben fatto e la storia avvincente nonostante ci sia di sicuro molta sofferenza e tante tragedie ma ogni tanto strappa anche qualche sorriso.Sicuramente si merita la fama di un bel drama e se si apprezza il genere storico è un must see di sicuro.
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Storia d'amore e di politica
Alla ricerca della filmografia di Lee Seung Gi mi sono imbattuta in questo drama, decisamente datato infatti è del 2012.Ovviamente l'effetto retrò salta all'occhio quasi subito tuttavia la storia delle divisioni tra Nord e Sud rende la trama decisamente interessante anche se parecchio romanzata. Solo per la tematica ricorda Crash landing on you ma poi fin dai primi episodi ci si rende conto che in realtà i due drama non hanno niente a che fare l'uno con l'altro.
Sicuramente il successo di questa serie è dovuto in gran parte dalla bravura del protagonista Lee Seung Gi che mostra attraverso questo personaggio tutte le sfaccettature della sua arte recitativa. Nei primi episodi vediamo un principe immaturo e divertente mentre proseguendo nella storia apprezziamo un Re capace e carismastico.
Guardandolo ci si stupisce di quanto fosse bravo già agli inizi della sua carriera di attore; risulta sempre convincente sia quando fa il "pagliaccio" che quando piange a dirotto e questa è una dote che solo gli attori a tutto tondo posseggono ovvero quella di non rendere palese allo spettatore se sono più adatti ai ruoli comici o a quelli drammatici.
Mi ha colpito un po' meno la protagonista principale soprattutto nei primi episodi perché l'ho trovata a tratti poco credibile (non si capisce se alcuni atteggiamenti sono correlati al copione oppure se invece dipendono dal suo modo di recitare).
Bravissimi anche gli altri attori di supporto, dai membri della famiglia reale alla guardia del re, al segretario oltre che al "villain" di turno.
Nel complesso mi è piaciuto molto sia per l'intensità del legame che si crea tra la coppia di protagonisti sia per la trama di intrighi politici e di follia intorno ai quali si sviluppa la storia quindi in definitiva è una intensa storia d'amore ma non solo...
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