It's Okay to Not Be Okay
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Uno dei più bei drammi coreani di sempre.
Sono stata gradevolmente colpita da questa magnifica storia, mi è piaciuto tutto, gli attori principali, quelli secondari, la musica, la grafica, la profondità del messaggio che ci vogliono trasmettere infatti It's ok not be ok, possiamo permetterci di stare male e va bene così. Lei è strabiliante nel suo personaggio, Oh Jeong-se nei panni del fratello autistico è di una bravura assoluta, la signora che fa da mamma della antagonista è anche lei fantastica così come lo è il direttore del centro psichiatrico. Tutti fantastici perfino gli attori invitati, Kwak Dong-yeon ballando in mutande al meeting politico di suo padre padrone mi ha fatto emozionare fino alle lacrime, quante volte sentiamo il bisogno di essere apprezzati dai nostri genitori anche se non siamo poi così eccezionali e ci serve solo essere compresi e accettati. Essere compresi per quello che siamo un bisogno insopprimibile di ogni essere umano! È un dramma di dolore e guarigione, d'amore per gli amici, la famiglia e la propria coppia dove le persone non sono perfette ma provano ad andare avanti superando i propri traumi, limando le proprie asperità per infine crescere nel percorso travagliato della vita. Guardatelo, ve lo consiglio davvero tanto non ve ne pentirete. 10/10.Questa recensione ti è stata utile?
A vederlo dopo Unnatural ci perde
Non è che sia una brutta serie, affatto, però ha un piglio decisamente troppo scanzonato. Proprio perché viene listato come contenuto correlato a Unnatural, ci si aspetterebbe la stessa serietà. Invece i protagonisti spingono molto sull'umorismo, benché non manchino in effetti scene tristi e tragiche. Grande importanza viene data anche a temi di un certo spessore, di denuncia sociale, e si pone l'attenzione con una certa insistenza sul fatto che in Giappone non esisterebbe la protezione testimoni. Il sistema di polizia del paese viene in qualche modo fortemente criticato, così come certe convenzioni sociali e il maschilismo non troppo sottile.Però purtroppo le indagini in sé non sono molto attendibili e molto spesso si risolvono per coincidenze. Dal punto di vista della solidità delle investigazioni proprio non ci siamo. Avrei preferito un approccio molto più serio, però questa è una mia opinione personale. Si potrebbe ritenere più importante fare passare il messaggio di denuncia sociale di cui si parlava prima, usufruendo di un mezzo che non sia troppo pesante per lo spettatore. Vedendo le cose da questo punto di vista il prodotto è sicuramente riuscito perché non si può negare che intrattenga e faccia il proprio dovere.
Innegabilmente gli attori sono stati bravi, sia nelle espressioni che nelle manifestazioni di fisicità, portate avanti con manifesta energia. I rapporti fra i protagonisti sono stati abbastanza sviscerati, considerata la relativa brevità della serie. Il progressivo sviluppo dell'amicizia fra il duo principale ha fatto da buon collante alle vicende.
Il commento musicale ha ben accompagnato le azioni anche se le ambientazioni per le strade cittadine hanno peccato forse un po' di presenza di comparse, traffico e quant'altro. A volte si aveva l'impressione che le strade fossero state svuotate apposta o che si trattasse addirittura di set cinematografici. Poco credibile, anche se comprendo che girare in mezzo al caos sarebbe stato impossibile.
Purtroppo c'è anche il problema del boss finale che è stato piuttosto deludente, così come tutta l'ultima puntata che non mi è piaciuta affatto, sia perché ci ha fatto un brutto scherzo a metà, sia soprattutto perché non mi è piaciuta l'impostazione filosofica dei discorsi tra poliziotti e malviventi. Mi è parsa superflua e in qualche modo dannosa ai fini della storia.
Insomma un ottimo prodotto, che però per vari motivi, volendo anche di scarsa importanza, non mi ha soddisfatto appieno.
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Some Day or One Day
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SOLO SE CHIEDESSI DI VEDERMI
Questo drama è a mani basse il più complesso, emotivo e ben fatto che ho visto quest’anno. si, per me batte pure Circle.Vincitore ai 55 ° Golden Bell Awards nelle categorie “ Miglior Serie Televisiva”, “Miglior Attrice Protagonista”, “Miglior Sceneggiatura per una Serie Tv” e “Miglior Programma Innovativo” dopo averlo visto, non posso che essere d’accordo.
1) La storia
Someday presenta una trama complessa, articolata e emotivamente coinvolgente. Impossibile non sentirsi presi dalle vicende dei personaggi, dalla loro storia o emozioni. Caposaldo del drama è l’amore, cosa significhi essere in una relazione, ma c’è spazio per l’importanza della famiglia, l’accettazione di sè, il bullismo, l’omofobia, la giovinezza, i primi amori, il rimpianto e la capacità di lasciare andare il passato che si racchiude nella classica frase “ chiusa una porta si apre un portone.”
Ci sono momenti strazianti, divertenti ed inquietanti in un mix perfetto che gioca con lo spettatore portandolo a volerne sempre di più.
Certo, data la complessità è un drama da vedere rigorosamente con il cervello impostato su ON. e con il foglio e la penna sotto mano
2) La scrittura e sceneggiatura
Non importa che tu abbia una bella storia tra le mani se non la sai raccontare. Un applauso dunque lo devo fare agli sceneggiatori - gli stessi di Attention, Love e si vede sia per la lunghezza degli episodi , un’ora e 11 minuti a botta, sia per la massima cura che hanno usato nel tratteggiare psicologicamente i personaggi - al regista e a tutti quelli che ci hanno lavorato: il salto nel tempo non è mai un argomento facile e Someday lo porta sullo schermo in un ottica che non avevo mai visto ma che ho trovato molto intrigante e innovativa.
Someday è come un puzzle dove gli sceneggiatori ti danno tot tessere senza dirti dove vanno e piano piano che le inserisci, il disegno si completa. Ma è impossibile capirci qualcosa e aver chiara la situazione fino a più di metà serie.
Il drama è pieno di colpi di scena e situazioni impreviste ed imprevedibili: tramite il sapiente uso dei flashback la trama è in continua evoluzione.
3) il cast
Solitamente mi concentro sempre sugli attori ma questa volta il premio lo devo necessariamente dare a Alice Ko per sua capacità di recitare due ruoli diversissimi tra loro, facendomi davvero pensare che fossero interpretate da attrici diverse. Straordinaria.
Come bravissimi sono stati anche gli altri: Greg Hsu - che è diventato la mia nuova fissa del momento - riesce, come la sua collega, a tirare fuori dei personaggi così adorabili e teneri che è impossibile non amarlo a prescindere.
Nota di merito per Yan Yu Lin, chiamato a interpretare il Capoclasse in un ruolo difficile ma che è riuscito a compiere pienamente.
4) i personaggi
Assolutamente credibili e umani. Le loro reazioni sono realistiche con le loro caratterizzazioni e con cosa stanno vivendo: la paura, il dolore, l’egoismo, l’amore, il desiderio..tutte le emozioni che vivono passano attraverso l’ottima recitazione, creando dei personaggi realistici e veri.
Chen Yun Ru ad esempio - che ad un certo punto della storia avrei tanto voluto prendere a bastonate nei denti - che è forse il personaggio più complesso e tratteggiato più psicologicamente degli altri, ha delle reazioni, dei pensieri e delle azioni che pur se io non le ho accettate, sono comprensibili per come è stato scritto il suo personaggio.
5) La simbologia
Someday non ti dice le cose...te le fa capire e poi sei tu a dover ricollegare i puntini. Questo sistema viene usato anche tramite simboli e questo drama ne ha tantissimi: dai numeri, agli oggetti, per finire con i dialoghi.
Ciò significa che il drama non tratta lo spettatore come un idiota ma si aspetta che tu comprenda determinati sentimenti ed eventi solo da un immagine. giusto perchè il tuo cervello ha lavorato poco per seguire la trama
è una soluzione un pò complessa ma che aggiunge profondità e spessore ad una storia già di partenza intrigante.
Concludendo: Someday riesce a risollevare la mia incerta opinione sui drama taiwanesi con una storia innovativa, impegnativa e profonda, sia da un punto di vista strutturale sia da un punto di vista narrativo. Trama intensa e piena di momenti anche drammatici e tristi ma che non manca di leggerezza e risate, con scene romantiche e zuccherose che risollevano l’umore. Ottimo il cast e anche le OST.
VOTO: 9
DA QUI NOTE SPARSE CON SPOILER
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Il dramma non è stato il viaggio nel tempo, ma il capire che fosse tutto un loop temporale. Questo ultimo passaggio mi ha cambiato notevolmente il punto di vista di tutta la storia e ha mandato a scatafascio tutte le teorie che mi ero fatta. Onestamente l’ho trovata una cosa geniale...complessa, ma geniale. La complessità sta tutta nel capire l’esatta timeline di Li Zi Wei e comprendere che le tre sue versioni che si vedono sono tutte la stessa persona: Wang Quan-Sheng fidanzato di Huang Yu Xuan non esiste e il Wang Quan Sheng zoppo e con gli occhiali - il modello più affascinante - è sempre Li Zi Wei adulto. Per me questo è stato un BOOM enorme e che tuttavia, a messo apposto diverse domande che erano rimaste in sospeso.
Una delle tematiche che viene affrontata successivamente nella storia è quella del destino. Anche se inizialmente la fatalità sembra ricondurre la lead al 1999 e a Chen Yun Ru, in realtà mi è sembrato che tutto convergesse su Li Zi Wei e Huang Yu Xuan. Sono loro i destinati a stare insieme ma anche allo stesso tempo non possono stare assieme. La scena dove Li Zi Wei zoppo - per distinguerlo tra le altre sue versioni sennò è un disastro - confessa alla sua amata che loro non possono stare insieme perchè appartenenti a due diverse linee temporali nonostante tu spettatore sai che questi due sono anime gemelle, è straziante.
Ma è proprio il destino uno dei protagonisti della serie: se è vero che la lead2019 e il lead1999 non possono stare insieme, è anche vero che sul finale c’è speranza che si trovino nel futuro. Se sono destinati ad essere fidanzati, allora c’è speranza che accadrà. Non è dunque un caso la scelta delle scene finali: Li Zi Wei1999 che accompagna in moto una piccola Huang Yu Xuan. Poetico. Potrei dire che sarebbe stato bellissimo che la serie finisse con loro due e una nidiata di figli nel 2030...ma non sarebbe stato in linea con la profondità, complessità e tutti i messaggi che la serie aveva dato fino a quel momento.
Ultima nota riguarda Chen Yun Ru - da me chiamata “la depressa” - il suo disagio e l’intromissione della lead nella sua vita. Dunque...apparte che questa ragazza è la Figlia del Male ( dire a Li Zi Wei che Huang Yu Xuan non è mai esistita e spezzargli il cuore...maledetta!!!!! ) onestamente non c’erano motivi per cui questa dovesse essere depressa. Rimane così chiusa in se stessa e con tutte queste aspettative rivolte agli altri, che non si accorge che in realtà la sua vita è normalissima. La sua famiglia la ama, suo fratello la protegge, a due amici e uno che le viene dietro. Va bene a scuola... l’intromissione della lead le permette di fargli vedere tutto questo e anzichè farne tesoro e impegnarsi...si vuole ammazzare. Anzi no.... vuole essere ammazzata perchè se si suicida poi la gente pensa male. Nella serie la lead si colpevolizza perchè pensa che per colpa sua la depressa si voglia suicidare, ma in realtà questa aveva preso accordi con la Morte già da prima dell’arrivo della lead. Tuttavia, anche se il suo comportamento l’ho trovato detestabile, allo stesso tempo è realistico e credibile per una diciasettenne. Quel momento dove “ il mondo è orribile” “ nessuno mi vuole bene”, “ sono sbagliata io perchè nessuno vuole conoscermi” ecc ecc...
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Nami Uraraka ni, Meoto Biyori
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Un'ambientazione originale devastata da dieci episodi di balbettii e boccheggiamenti vari
Due gli elementi a favore di questo drama: il primo è che ripropone uno dei miei temi-clichè preferiti, quello del matrimonio combinato. L'altro è rappresentato dalla scelta del periodo storico: pochissime serie giapponesi degli ultimi anni sono ambientate nella prima metà del '900, ed è un contesto che ha il suo fascino oltre a potersi giocare la carta dell'originalità.Il risultato, però, è stato quasi fin da subito deludente. Mi va bene che la storia d'amore sia delicata, che si prenda i suoi tempi, senza passaggi bruschi o affrettati a minarne la credibilità, ma così è un po' troppo, e diventa davvero poco credibile nel senso opposto.
Lui di poche parole, spesso impacciato, fatica a comprendere le reazioni di lei e ha costanti dubbi su come approcciarsi. Lei in panico totale, perennemente a disagio e timorosa di fare passi falsi, imbarazzata e timida. Nel concreto questo si traduce in una sequenza infinita di parole balbettate, momenti di un imbarazzo tragicomico, espressioni da pesce boccheggiante e annaspamenti vari. Dal primo fino praticamente all'ultimo episodio. Ho proseguito la visione - che mi deludeva episodio dopo episodio - un po' per inerzia, un po' nell'ormai vana speranza di un cambio di rotta e - se dobbiamo salvare il salvabile - per rispetto nei confronti del pairing secondario, un po' defilato ma indubbiamente meglio riuscito.
Mi piace l'idea e l'ambientazione, ma come drama sarebbe davvero tutto da rifare.
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Un kdrama che rappresenta la classica commedia datata ma ancora piacevole da guardare
Con la premessa di chiudere un occhio su montaggio e riprese (luci comprese), abbigliamento e taglio di capelli del protagonista (semplicemente atroci)... L'altro occhio si abitua sorprendentemente alla svelta e questo kdrama dal taglio classico e datato - risale a una ventina di anni fa - riesce a trasformarsi in una visione inaspettatamente piacevole.Trama non originale, molti i clichè forse all'epoca non ancora così tanto abusati: si va dal matrimonio contrattuale, al rapporto che da odio si trasforma in amore, andando a sostituire l'iniziale infatuazione per il personaggio secondario di turno, con fraintendimenti e gelosie annesse.
Buona la recitazione dei protagonisti, con una giovanissima Song Hye Kyo che in un primo momento non avevo quasi riconosciuto. Per essere una commedia romatnica i baci scarseggiano, ma molte scene riescono comunque a trasmettere un sano romanticismo, grazie anche alla sintonia tra i due, che emerge soprattutto nei loro battibecchi e nelle reciproche prese in giro. Rispetto ai personaggi secondari, buona la prova della rivale, Hye Won: risulta antipatica e insopportabile per tutta la serie, quindi si può dire che abbia impersonato in modo più che valido il personaggio, che tale doveva risultare. Meno apprezzata la coppia di amici di Ji Eun. Neutri invece i familiari e l'amico di Yeong Jae.
La storia, dicevo, non è certo un sorprendente susseguirsi di colpi di scena, tuttavia i molti momenti di screzio tra i due sono divertenti, in alcuni casi addirittura buffi.
La pecca principale è non aver lavorato abbastanza sull'evoluzione del rapporto tra i due: ciascun protagonista, col passare del tempo, comincia a provare dei sentimenti ai quali inizialmente non riesce a dare un nome, salvo poi comprendere che si tratta di amore. C'è una crescita, sì, ma è solo individuale, mentre invece dovrebbe riflettersi, almeno in parte, nella dinamica di coppia, che al contrario resta più o meno statica per tutto il drama: continuano a litigare, anche quando la situazione in cui si trovano e i sentimenti che hanno ormai compreso suggerirebbero una reazione differente, di fatto meno cieca.
Questo fa risultare un po' più pesante, ma forse il termine più corretto sarebbe "noiosa", la seconda parte della serie, dove la storia - nel suo ritmo comunque mai vertiginoso - prosegue sì linearmente ma la coppia sembra, nelle modalità di interazione, ferma ancora al punto di partenza.
Concludendo, una serie complessivamente piacevole, con tutto il bagaglio di pregi e difetti che si possono mettere in conto in una commedia spensierata, non originale, anche ormai datata, ma che sa comunque offrire molti momenti emozionanti.
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Una vendetta lunga trent’anni.
Una saga famigliare che parla di una vendetta.La storia ripercorre la vita di una famiglia che subisce un torto e che cresce concentrandosi su come fare giustizia al proprio padre morto in una miniera di carbone assassinato dal proprietario.
Personaggi.
Il protagonista assoluto è il figlio maggiore, interpretato da 3 attori diversi a secondo dell’epoca. Il suo percorso ci mostra che fin dalla giovane età si sacrifica per la vendetta più di tutti e che viene frainteso dai famigliari che spesso lo giudicano e lo maltrattano ingiustamente.
La madre una donna dura, quasi insensibile e che vede solo un figlio, il minore. Per tutta la vita si sacrifica per mantenere la famiglia e sostenere il figlio minore nei suoi studi. È una donna che vuole giustizia ma che è ingiusta verso il figlio maggiore e non solo. La definirei una madre che nessuno vorrebbe.
Il fratello minore, pur dotato di grandi doti intellettive, spesso compie azioni avventate che creano disastri soprattutto al fratello maggiore che per proteggerlo subisce tremende conseguenze. Nell’arco temporale finale diventa un uomo da detestare e incoerente.
La famiglia rivale è composta da un padre, l’uomo artefice di tutte le ingiustizie e cattiverie, il figlio che anche se indole buone si fa trasformare dal padre in un arma per mettere in atto le peggior cose e la madre che è l’unico personaggio buono assieme al nonno.
Una storia costruita bene anche se a volte le vicende si ingarbugliano troppo e i personaggi repentinamente cambiano fazione e indole.
Regia, fotografia non sono degni di nota perché risentono di un trattamento vintage per mostrare un’epoca ormai passata. La sceneggiatura anche se ben costruita è fin troppo arzigogolata e ricca di vicende. La parte meno approfondita è quella finale molto veloce perché avrebbero dovuto lasciare spazio al pentimento.
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Una rappresentazione reale delle relazioni odierne
Questo drama è sicuramente inusuale.La storia dei protagonisti principali è scomoda, piena di tossicità e, seppur non mi abbia emozionato sentimentalmente, mi è sembrato una perfetta rappresentazioni delle relazioni odierne, dove si ha paura di esprimere a pieno i proprio sentimenti. E questo aspetto, riportato anche in tutte le altre storie, è innegabile dire che sia stato rappresentato in maniera coerente. Quindi non troverete una storia emozionante, che vi farà sperare nell'amore eterno, ma solo una fotografia di quanto sia difficile oggi avere una relazione solida, data dall'incapacità di esprimersi apertamente. Non nascondo che avrei preferito un altro finale, magari più maturo, ma è coerente con la personalità dei personaggi. Non c'è un'effettiva crescita da parte dei protagonisti, quindi i sentimenti di attaccamento e ossessione rimangono coerenti fino alla fine. Inoltre il drama è abbastanza esplicito per essere una serie coreana, e questo mi ha stupito.
La fotografia e la regia sono state stupende: ho apprezzato le inquadrature degli ex a mezzo volto per enfatizzare il senso di disagio di quelle scene.
Per concludere le opere d'arte erano bellissime da osservare e le ho trovate coerenti con l'ambientazione e la personalità "artistica" di tutti i personaggi.
Nel complesso l'ho trovato un buon prodotto.
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The Circumstances of Pungdeok Villa Room 304
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Una piacevole sorpresa!
Mi sono approcciata a questa serie con zero aspettative. Perché? Perchè molto breve (8 episodi da una mezz'oretta scarsa l'uno), per via della valutazione degli altri utenti (positiva, ma non eccezionale) e perchè - boh - la "locandina" mi portava a immaginare un drama incentrato su banali fraintendimenti.Invece ho trovato una serie davvero piacevole, in tutte le accezioni del termine. Con questo voglio dire che se da una parte ne consiglio la visione, dall'altra è apprezzabile in modo semplice, non certo un capolavoro. Ma a volte una serie "carina pur senza pretese" può essere l'obiettivo di qualche ora spesa in modo soddisfacente.
La trama ricalca vari clichè, ma sen ben fatto, perchè non apprezzare. Nulla di nuovo, quindi, piuttosto il "già visto ma fatto bene", che personalmente non disdegno mai.
Uno spunto interessante è sicuramente la doppia connotazione del rapporto tra i due protagonisti, dove in ambiente lavorativo uno è il capo e l'altro l'impiegato, ma - e qui vuoi il clichè della "coincidenza delle coincidenze" - nella coabitazione la situazione si capovolge, l'impiegato diventa il proprietario e il capo l'inquilino.
Ammetto che nella prima metà della serie mi sovveniva spontanea una critica, ovvero come poteva l'erede perditempo e viziato, costretto per punizione a dirigere un reparto dell'azienda di famiglia, a dimostrarsi fin da subito preparato e brillante. Devo però dire gli sceneggiatori sono stati bravi, e in due passaggi successivi hanno dato linearità a ciò che sembrava senza senso. Bravi anche gli attori, buono l'affiatamento tra i due. Esteticamente parlando, la frangia a forma di cuore di Seo Jae Yoon è un vero e proprio pugno nell'occhio, così come le borse sotto gli occhi che l'altro protagonista sfoggia senza motivo - non a sottolineare una notte in bianco, per dire - in varie occasioni.
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L'unico aggettivo che mi viene in mente per descrivere questo drama è "adorabile". Non si tratta di uno show privo di difetti o imperdibile, ma delizioso come nessun altro.
Cosa mi è piaciuto:
- la recitazione di Yoo In-Na, che ha saputo rendere adorabile un personaggio che, con molta probabilità, se affidato a qualcun altro, sarebbe risultato irritante e odioso. L'attrice brilla sin dall'inizio del drama, riuscendo ottimamente nella commedia, e oscurando temporaneamente il collega Lee Dong-Wook, che, anche a causa alla lenta apertura del proprio personaggio, riesce a mettersi in luce solo dopo qualche episodio.
- E' chiaro sin dall'inizio che Jung-Rok è un uomo gentile. Pur essendo schivo e solitario, non è uno di quei personaggi maschili che ci vengono presentati inizialmente come cinici e scortesi, e che poi cambiano una volta innamoratisi della protagonista. In questo caso il fatto che l'avvocato abbia buon cuore è palese sin dal primo episodio.
- Le personalità dei protagonisti. Yoon-Seo è di un candore incredibile, ma non è stupida (la scena con le vitamine nel pilot, a conti fatti, risulta abbastanza out of character). Jun-Rok è premuroso e affettivamente impacciato, e fa tenerezza il fatto che sia del tutto ignaro della frustrazione di Yoon-Seo per il suo procedere lentamente nella relazione. Sia l'uno che l'altra sono di buon cuore e spesso goffi rispetto a quello che è per entrambi il primo rapporto veramente importante. Insieme sono divertenti e dolci, ed è bello che il loro rapporto si fondi sulla sincerità (nobile idiozia a parte), sul supporto reciproco e sulla fiducia.
- La coppia formata dagli avvocati Dan e Choi. Inizialmente avevo pensato che si sarebbe trattato solo di una prevedibile accoppiata tra personaggi secondari, e invece le scene tra i due sono diventate quelle che aspettavo di più, dopo quelle tra i protagonisti principali. Ho adorato quel gran sorriso di Choi nell'abbracciare Dan, e la dichiarazione di lei nel parco. Bravissimi gli attori nel mostrarsi fino alla fine affiatati, divertenti e impacciati.
- Dopo la nobile, idiota scelta di Jung-Rok di lasciare Yoon-Seo, l'amico Se-Wan dà voce alla ragione - e a tutti gli spettatori - dicendogli che è uno stupido e che ha sbagliato a non essere chiaro con la donna. Alleluja!
- Lo show è divertente, e tutti i personaggi partecipano alla comicità, tranne, forse, Se-Won e Yeo-Rum. Da ricordare le scenette tra Yeon Joon-Kyu, CEO della Always, e il cugino Yeon Jun-Suk, direttore dell'agenzia di spettacolo, ma anche quelle tra Dan e Choi, e gli appuntamenti tra Yoon-Seo e Junk-Rok.
- Il drama sottolinea quanto possano essere dolorosi per un attore o un'attrice i commenti malevoli sui social, e come sia semplice che da una foto sul set nascano e si diffondano rumors che possono trasformarsi in qualcosa di deleterio o penoso per chi ne è coinvolto.
Cosa non mi è piaciuto:
- il catfight dell'episodio 3. L'ho trovato abbastanza lontano dalla personalità di Yoon-Seo. E' stato un elemento che per me ha rovinato un episodio che già non ha brillato, nonché la scena successiva, in cui l'espressione e gli occhi lacrimosi di Yoo In-Na sono stati veramente toccanti ed efficaci nel trasmetterci lo stato d'animo di Yoon-Seo, ingiustamente criticata ed estromessa da un mondo e un lavoro che amava.
- I due second lead, Se-Won e Yeo-Rum. Non sono mai riuscita a vederli come parte integrante della storia, piuttosto ho sempre avuto l'impressione che arrivassero da un altro drama. E alla fine, proprio quando cominciavano a starmi simpatici, alcune scelte degli autori mi hanno deluso. Innanzitutto, una volta tornata con Se-Won, Yeo-Rum afferma di non volere una carriera troppo di successo, dandomi l'impressione che volesse sacrificare il proprio lavoro per dedicarsi a casa, marito, ed eventualmente figli (non c'è nulla di male in una scelta del genere, ma il modo in cui è stata resa la scena non mi è piaciuto). Inoltre, Se-Won compra la loro futura casa senza consultarsi con lei, e la sua proposta di matrimonio è quanto più lontano possibile da quello che posso considerare romantico.
- Ho fatto molta fatica ad affezionarmi ai personaggi di contorno della Always Firm, tanto che inizialmente trovavo noiose le loro scene e le vicende che li vedevano protagonisti (come il caso della figlia di Eun-Ji).
- Il caso dello stalker si è risolto troppo bruscamente. La questione aveva avuto molta importanza nella prima metà del drama, ed aveva avuto un ruolo anche nel forgiare la personalità di Yoon-Seo. Purtroppo, proprio quando lo stalker è comparso, la cosa è stata velocemente accantonata, tanto che pensavo che la si sarebbe ripresa negli episodi successivi, in cui però non è stata più menzionata. Non so se si sia trattato di una scelta consapevole degli autori (pare che nel webtoon da cui è tratta la rom-com, la questione abbia molta più rilevanza), che hanno preferito dare più spazio ad alcuni casi legali; se si è preferito chiudere la vicenda perché si trattava di qualcosa di troppo serio per il genere (abbiamo tutti finto di credere che lo stalker, dopo aver drogato e trascinato a casa sua Yoon-Seo, l'avesse solo guardata dormire fino al mattino successivo), o a causa del contemporaneo scandalo che sta ancora travolgendo varie personalità dello spettacolo in Corea.
- Il product placement è davvero massivo. Nei primi episodi è stato fatto un buon lavoro per integrarlo nella storia, ma, soprattutto nell'ultimo, sembrava che le scene fossero di tanto in tanto interrotte da mini-spot pubblicitari.
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One Thousand Dollar Lawyer
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Il dramma dei k-drama
Non so quali porcherie tecnico-finanziarie determinino (come ovunque) le produzioni televisive coreane. Ho letto spesso, ad esempio di sceneggiature che vengono rimaneggiate in corso d'opera a seconda dell'andamento degli gli indici di ascolto settimanali o di esigenze di implementazione del fan service o degli inserzionisti pubblicitari. Certo queste manovre, che non hanno niente a che fare con le capacità artististiche degli attori o spesso, con le aspettative degli spettatori sono quasi sempre negative sulla riuscita/godibilità dello spettacolo.In questo drama, a mio avviso i risultati ottenuti sono devastanti. Il taglio, in itinere, di 4 puntate (12 delle 16 inizialmente previste, nonostante gli elevati indici di ascolto durante la programmazione) e il conseguente rimaneggiamento delle puntate ha completamente deformato uno spettacolo molto divertene e ottimamente recitato. Fino alla fine dell'ottava puntata il mio voto era un 9.5. Il voto finale è decisamente più basso e a salvare almeno questo risultato è la recitazione fantasmagorica di Namgoog Min. Il mio monoteismo coreano si è trasformato in un duoteismo (pardon). NGM ha raggiunto l'olimpo e siede ora, per sempre, accanto a Ji Sung. In questo spettacolo anche gli odiosi inserti pubblicitari, grazie alla sua maestria sono proprio divertenti (quello del caffè starbuck mi ha fatto morire dal ridere).
NGM è attore superpoliedrico e qui lo mostra in una gamma di trasformazioni personali sorprendente. E' divertente, scanzonato, serio-serissimo, determinato, finto tonto, compagnone e delicato, eccentrico ed equilibrato, pauroso e indomabile. In alcune delle sue versioni ha pure questa pettinatura tutta 'perfettamente disordinata' che gli dà quell'aria sbarazzina (che mette da parte quando fa l'integerrimo procuratore) che lo rende, per me, un piacere anche per gli occhi.
Nel trio che forma il personale dello studio legale, dove tutte le cause costano un dollaro ai clienti meno abbienti, spicca anche la recitazione del braccio destro del protagonista: Park Jin Woo nella parte del proprietario di lavanderia, mr. Sa. Ji Hoon lo ha salvato in un caso legale difficile e ora mr. Sa, ingenuo fino alla tontaggine e timoroso di natura, per aiutare il ML si butterebbe nel fuoco, tremando come una foglia. Bravissimo. La protagonista femminile non è male ma è distante anni luce dai due uomini.
Fino al tracollo lo spettacolo ha pure aggirato la modalità legal-drama un po' scontata del 'un caso diverso ogni puntata' che, visto uno, visti tutti. Dunque anche una certa originalità di sceneggiatura che si manifesta anche nella scelta di non costruire un passato, che si intuisce complesso e doloroso, attorno al protagonista. Fino alla sesta puntata non sappiamo chi sia davvero Ji Hoon, da dove venga, perchè faccia il povero avvocato con vestiti di alta sartoria, perchè viva in un attico e cerchi di sfuggire alla proprietaria dello studio legale perchè tremendamente in arretrato con l'affitto.
Insomma uno spettacolo egregio quasi ammazzato da decisioni di produzione. Detto questo ne consiglio la visione perchè, finchè mi sono divertita mi sono divertita molto.
Nota: c'è questa scena dove lui disperato per avere indirettamente causato il 'suicidio' dell'amato padre, profondamente consapevole della sua emarginazione professionale, conseguenza della sua irriducibilità al compromesso con i potenti, solo e senza risposte nè vie d'uscita si sdraia sul selciato di un vicolo sotto la pioggia scrosciante. La sua altrettanto irriducibile innamorata senza speranza gli si sdraia accanto silenziosa. Quando lui, girando la testa la vede capisce a un tratto che, forse, alla fine, l'amore può essere una scintilla nel suo buio esistenziale. Il suo sguardo verso di lei continua ad esser disperato ma un barlume di luce affiora nel fondo degli occhi e un decimillimetro di sorriso incurva impercettibilmente le sue labbra. Namgoong Min, ma come fai a fare 'ste robe? (febbraio 2026)
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Questo titolo, secondo me, è uno di quei drama un po' troppo sottovalutati, ma che consiglierei sempre, nonostante i suoi "annetti" alle spalle.
"Personal Taste" racconta una bellissima storia, molto semplice in alcuni punti, ma sempre interessante. Si prende i suoi tempi per far conoscere i protagonisti: lo spettatore si affeziona piano piano a ognuno di loro e viene catapultato in uno spaccato delle loro vite, accompagnandoli nella loro routine quotidiana. Insieme a loro ci si commuove, ci si arrabbia e ci si emoziona.
La storia alterna momenti pieni di ironia e risate a parti più serie e romantiche, un mix perfetto di tutto, a cui non manca proprio niente!
Il drama presenta un cast veramente straordinario!
Una giovane Son Ye-jin ci dimostra, come sempre del resto, la sua versatilità e la sua bravura: qui recita la parte di una donna goffa e disordinata, tutto il contrario del protagonista maschile, interpretato da Lee Min-ho.
Quest'ultimo ci regala una delle sue performance migliori con un personaggio puntiglioso che si finge omosessuale.
La crescita dei protagonisti, insieme al loro conoscersi e aprirsi, è uno degli aspetti più interessanti del drama.
"Personal Taste", in conclusione, è uno di quei classici imperdibili che, con la leggerezza tipica dei k-drama, affronta anche temi più complessi.
Non bisogna fare l'errore di sottovalutarlo!
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Esperienza trashendentale (sic!)
Non ci si laurea in dramology se non si passa di qui...costi quel che costi...25 puntate di puro trash inizio millennio.
Jun-pyo guida una banda di coprotagonisti sciamannati e deliranti: sia i 'ragazzi' sia gli adulti.
Per capire che lui è il capo della squadraccia basta guardare i suoi imperscrutabili, famosissimi, capelli (non cappelli eh!). Impossibile dimenticarli.(2023)
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Tra risate, misteri e lacrime: il K-drama che unisce Joseon e la Seul moderna
Il principe ereditario Lee Gak (interpretato da Park Yoochun) vive durante la dinastia Joseon. Dopo la morte misteriosa della sua principessa, si ritrova improvvisamente catapultato nel XXI secolo, nella caotica Seul moderna, insieme ai suoi tre servitori fidati. Senza alcuna comprensione del mondo contemporaneo, il principe finisce a vivere sul tetto di un piccolo appartamento — da cui il titolo “Principe del sottotetto” — incontrando Park Ha (Han Ji-min), una giovane donna gentile e indipendente che cambierà la sua vita.Tra gag irresistibili e momenti di profonda emozione, i due protagonisti scoprono che i fili del passato e del presente sono più intrecciati di quanto potessero immaginare.
Al di là dell’intreccio romantico, Rooftop Prince è una riflessione sul valore dell’identità, della memoria e della trasformazione personale. Lee Gak, da principe autoritario, impara la vulnerabilità e la compassione; Park Ha, segnata da un’infanzia difficile, trova la forza di credere nell’amore. La serie ci ricorda che, anche se il tempo scorre, l’amore autentico non conosce epoche né confini.
Punti di forza:
- Idea originale e ben sviluppata
- Equilibrio tra comicità e romanticismo
- Cast carismatico e ottima chimica tra i protagonisti
Debolezze:
- Alcune puntate centrali lente e ripetitive
- Eccesso di melodramma nel finale
- Uso di cliché narrativi tipici del genere
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Banale, poco riuscita e non necessaria riproposta di un clichè visto e rivisto
Storiella veloce e senza troppe pretese - che, se fatta bene, può però funzionare - sul classico cliché del finto matrimonio. Purtroppo la trama è palesemente non realistica, troppo forzata e sconclusionata: lei che non capisce ciò che anche un bambino di cinque anni capirebbe, lui che - ma chi ci crede? - non la vede da una vita ma è da sempre innamorato perso di lei. I pochi episodi scorrono rapidamente tra i banali e maldestri tentativi di lui di dichiararsi e l'imprevisto di turno che interrompe la scena, con la protagonista perennemente ignara di tutto.Debole anche lo sforzo sulla caratterizzazione dei due: lui poco credibile, interpretato da un attore già incontrato in altri drama e difficilmente apprezzato; lei tutta bugie "gentili" che sanno di ridicolo e una frangia appiattita spalmata sugli occhi.
Mi aspettavo sinceramente poco da questo drama, ma comunque qualcosa di complessivamente piacevole... E invece è stato un po' come mandare giù una medicina dal sapore poco gradito.
Non l'ho droppato solo per via della sua scarsa durata. Della stessa tipologia - breve, giapponese e sul tema del matrimonio di convenienza - opterei piuttosto allora per "In-House Marriage Honey", decisamente di un altro livello.
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An Insignificant Affair
1 persone hanno trovato utile questa recensione
Storia carina
Questo film è molto carino. Secondo me, però, avrebbe potuto essere decisamente meglio, infatti dalla trama mi sarei aspettata di più.Gli attori sono bravissimi. La storia, però, a mio parere, fa un po’ confondere. Non sembra che i due si amino, però poi invece accade-ma-non-accade. Questa è la cosa confusionaria. La loro storia è complicata e sembra essere stata messa su in piedi solo dopo la lettura della mano da parte del protagonista maschile nei confronti della protagonista femminile.
Nonostante i miei pareri, consiglio di vederlo perché questo film analizza anche il punto di vista scolastico asiatico rispetto alle storie d’amore tra studenti, che sono enormemente vietate, soprattutto in Cina. Solo uno sfioramento di mani tra un ragazzo e una ragazza, come vediamo nel film, scatena già un problema gigantesco a scuola, ma non da parte degli studenti che avrebbero potuto ribellarsi e avere anche loro delle relazioni, ma da parte degli insegnanti, sostenitori del fatto che se due adolescenti si mettessero insieme, questi inizierebbero a mancare nello studio.
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