Hapimari: Happy Marriage!?
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Buona la recitazione della protagonista, poco espressivo invece Hokuto. Come coppia funzionano abbastanza, ma nessuna chimica da scintille.
A mio avviso sarebbe stata una serie meglio riuscita se l'obiettivo fosse stato un po' più ridimensionato: avrei puntato a una semplice commedia romantica senza risvolti particolari, mentre in questo caso tutta la questione dei difficili rapporti familiari, piani di rivalsa, rancori poco sopiti legati ad eventi tragici del passato... forse è stato chiedere un po' troppo. E' una trama di nome ma non di fatto, la tematica viene affrontata in modo abbastanza superficiale - d'altronde è chiaro che gli strumenti in partenza sono pochi - e col passare degli episodi invece di poter apprezzare una visione leggera ma piacevole ci si trova ingarbugliati in una matassa allo stesso tempo disordinata e inconsistente.
Passabile, ma nel suo genere sono altri i titoli che terrei in considerazione.
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Walking to the Moon
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Interessante, ma un po' ripetitivo
Sentimenti contrastanti per questa serie. A differenza di molte altre, le ambientazioni e i costumi sono molto più poveri, perché si svolge fra gente abbastanza comune e non in regge e palazzi. Quindi quella parte di spettacolo che deriva da questi elementi non è molto presente.Gli attori sono bravi, fanno tutti più o meno il loro dovere, ma senza gridare al miracolo. Purtroppo in buona parte, e il protagonista più di tutti, sono pesantemente ritoccati in viso. Questo povero Tim Yu, di nemmeno 30 anni, perfino sotto il cerone sembra una ex diva. Bocca e gote sono così alterati che mezza faccia fatica a muoversi, ed è costretto a recitare con gli occhi. Che tristezza.
Ho gradito molto il commento musicale, con alcuni pezzi molto belli e azzeccati. La storia in sé sarebbe molto più piacevole se non si trascinasse troppo nella parte centrale. Ok, c’è un mistero da scoprire, ci troviamo in un luogo dove avvengono omicidi misteriosi, e il nostro detective indaga. Muore qualche persona, ci si sposta e si ricomincia. E così via. Troppo ripetitivo. Ho seriamente rischiato di abbandonare la visione, ma ho perseverato e ne sono contenta perché si è molto sollevato nel finale. Ci sono stati alcuni colpi di scena che mi hanno sinceramente sorpreso, e non accade spesso.
La serie può ritenersi relativamente abbastanza conclusa, ma diverse situazioni sono passibili di ulteriori sviluppi e il comparire di un nuovo personaggio negli ultimi secondi parrebbe foriero di una seconda serie. Se la faranno la guarderò, sperando che mantengano il cast.
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un peccato, troppo lungo
È la lunghezza eccessiva che penalizza questo drama che parte benissimo ma alla lunga arrriva con il fiato corto, troppe cose vengono risolte con situazioni alla deus-ex-machina che di fatto lo rendono prevedibile. Cosi come alcuni allungamenti delle trame principali di cui non se ne sentiva il bisogno.devo dire che alcune parti sono davvero divertenti, sentire il protagonista parlare in italiano è davvero spiazzante ma travolgente.
Il problema è che spesso la parte drammatica e quella ironica non si amalgamano al meglio e questo influisce sul giudizio globale come se il drama non riesca a decidersi se essere ironico o drammatico.
le puntate iniziali sono davvero ottime, se gli episodi fossero stati dodici il tutto ne avrebbe senz’altro guadagnato.
Le interpretazioni del cast sono state tutte di ottimo livello, cattivi compresi ed è stata la parte che mi ha invogliato a continuare la visione.
In sostanza da vedere come filler in attesa di qualcosa di più coinvolgente.
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this show is a gem!!!
this show was a blast to watch. I laughed, I cried and enjoyed it till the last episodes. (don't skip the credits in episode 12😌).our protagonist is Yao, a young ex taekwondo athlet who ends up in trouble. after his injury he has to give up on his passion and ends up making some debt to a local mobster.
to pay his debt, he accept to cater to the mobster's brother who is currently in jail.
he "unlawfully" gets a job as a guard and has to juggle between his duties as a guard and his loyalty to the inmate.
through this journey we get to know the other workers of the jail and the inmates.
the main plot stays the same along the entire series but in every episode we explore more the personal lives of guards and inmates.
through their personal stories we learn to empathies with the guards and the inmates of course.
some of their stories are really touching and we see the person behind the inmate "clothes".
being a comedy drama, we laugh a lot. i don't know why but there is a weird obsession with fecal matter in this show🤣 they poop a lot..like..A LOT.
the length of the episodes and the show it self is really good. you never get bored.
the characters are all interesting and the acting is really good.
the ost is a banger. I usually skip the opening theme after the first episode, but I let play in this drama all the time.
definitely recommend if you are looking for a perfect mix of lighthearted, comedy and deep emotions.
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Dear Military Uniform
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La prima parte la salvo tutta, ma nella seconda riusciamo cmq ad avere alcune scene carine e alcune d'azione belle e in cui lei sembra riprendersi ma ahimè pia illusione. La sua amica poi è peggio di lei. Io davvero non capisco come opere di tale livello, perchè nonostante tutto si vede l'impegno, lo studio e i cash che ci sono dietro, riesca a fallire così.
A volte mi domando se non sono stata troppo dura con you are my hero, visto le post produzioni.
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Takara-kun to Amagi-kun
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Che bellezza sta serie, sono stra emozionata.L’ho iniziata perchè ne ho sentito parlare molto bene e devo dire che lo rifarei altre mille volte.
In generale devo dire di aver amato tutto o quasi ahaha perchè sì, c’è del cringe e non poco ma vabbè alla fine sono veramente carini assieme quindi dai non penso troppo al cringe.
Il modo in cui si sono fidanzati è stato così casuale e veloce che non ci stavo credendo ma poi mi sono ricordata che questo è un bl giapponese e quindi ho capito che così è, lo dico perchè a livello di mie esperienze con i bl giapponesi, la maggior parte sono tutti così dannatamente veloci, non ti fanno mai realizzare nulla ahahah.
Poi vabbè nella loro relazione c’è sempre stato un pò di imbarazzo ma è anche normale che carinii, poi anche troppi fraintendimenti perchè comunicazione craccata ma tutto bene dai.
Alla fine, nonostante quei fraintendimenti, si sono sempre chiariti al meglio e ciò è stato veramente bello.
Per me il fell harder della situazione è Takara, assolutamente lui, che poi entrambi hanno una personalità che oltre a essere l’uno l’opposto dell’altra, sono anche molto strane ma vabbè questa cosa è un altro must have dei bl giapponesi ahahah.
Anche se in realtà Amagi è molto capibile, porello ne ha passate molte e ciò ha definito in particolare la sua personalità, pensa sempre troppo, si fa troppi problemi e si dà troppe colpe inutili.
Vabbè non ho molto da dire quindi concludo dicendo che ho un enorme crush sin dal primo ep per Takana, amore mio quanto bello, poi amatissimo anche il migliore amico di Amagi che è stato un ottimo cupido della situazione. Consiglio vivamente la visione di questa serie.
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Love and Redemption 2
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Frustrazione eterna: quando il Demone è il montaggio!
Parlare di The Eternal Fragrance è difficile perché non è una serie che non appartiene alla categoria dei prodotti dimenticabili o semplicemente brutti. È una di quelle opere che generano una reazione molto più frustrante: la sensazione costante di trovarsi davanti a qualcosa che avrebbe potuto essere molto migliore.Non che la premessa avesse nulla di originale: un Signore dei Demoni reincarnato, una fata legata all'Albero Divino, un amore nato in una vita precedente, un conflitto tra destino e libero arbitrio, sangue, sacrificio, identità perdute e una lotta interiore tra uomini e demoni. La scrittura è fortemente derivativa (la fata e il diavolo, starry love, till the end of the moon).
Il problema è che spesso sembra più interessato a suggerire che a sviluppare, a creare aspettativa più che a concedere un vero compimento emotivo. È una serie fatta di promesse, e il suo difetto principale è che molte di queste promesse rimangono inespresse.
Trama: Xian Yuan è un giovane apparentemente freddo, individualista e manipolatore che, dopo aver cominciato ad avere strane visioni, si trasforma di colpo, con una velocità che farebbe impallidire una connessione internet da 5 giga al secondo, in un ragazzo timido, gentile e persino goffamente innamorato. Poi, quando la trama ne sente il bisogno, diventa Yecha: voce cavernosa, morso al collo, sguardo predatorio e improvvisa voglia di nutrirsi della Fata dei Fiori. Tre personalità? Due anime? Una possessione? Una reincarnazione? La risposta arriverà, forse. Nel frattempo è consigliabile non affezionarsi troppo a nessuna delle tre versioni, perché sono frustranti (uno &Trino ).
Li Fei, la protagonista, possiede l’Essenza dell’Albero Divino e quindi, oltre a essere una giovane donna tormentata dal destino, è anche una specie di distributore automatico di frutti spirituali per demoni affamati. Xian Yuan la protegge, la salva, si sacrifica per lei, viene respinto, perdonato a metà, nuovamente sospettato, nuovamente salvato, nuovamente sacrificato.
Lei oscilla tra “ci sto” e “sei mio nemico” con una coazione a ripetere che farebbe impallidire un Freud a fine carriera.
Nel frattempo c’è Tong Zhou, (il trangolo no!) il re innamorato, che per gran parte della storia coltiva un dignitoso fuocherello sentimentale. Poi, improvvisamente, il fuocherello diventa un incendio nucleare, perché evidentemente anche i poteri devono rispettare le esigenze dell’ultimo arco narrativo. Ja Ping passa dall’insofferenza alla riscoperta dell’istinto fraterno e, naturalmente, al sacrificio. Perché in questa serie, se non sai più cosa far fare a un personaggio, puoi sempre farlo sacrificare o dargli nuovi scopi, così dal nulla.
Il romance procede invece secondo una sofisticata tecnica narrativa chiamata “quasi”.
Quasi si baciano.
Quasi si scelgono.
Quasi si dichiarano.
Quasi diventano una coppia.
Quasi consumano la tensione accumulata per venticinque episodi.
Quando finalmente arriva un bacio, dopo metà serie, viene utilizzato per salvare qualcuno, quindi la protagonista precisa immediatamente di non fraintendere. Il desiderio sembra finalmente prendere forma, ma più avanti scopriamo che parte di quella famelica attrazione demoniaca aveva una spiegazione molto meno erotica: lui aveva semplicemente bisogno del frutto (fame non desiderio perché sennò vengono le convulsioni, il frutto forse possiede una sorta di acido valproico, anti convulsivante).
Cinque secoli di tensione romantica, dunque, per scoprire che forse il Signore dei Demoni aveva solo carenze nutrizionali. XD
E mentre lo spettatore aspetta il payoff sentimentale, la serie cambia progressivamente genere, per 18 puntante è un romance ma poi diventa di colpo un fantasy bellico. Gli intrighi si moltiplicano, i personaggi cambiano posizione, le alleanze si ribaltano, compaiono nuove verità sul passato e qualcuno muore, risorge, si sacrifica o scopre improvvisamente di avere un legame familiare fondamentale.
Il montaggio, nel frattempo, procede secondo il principio della roulette russa: una scena può appartenere al passato, al presente, a una visione, a una reincarnazione o semplicemente a un punto della sceneggiatura che è stato spostato tre episodi più avanti.
Alla fine, dopo aver promesso una grande storia d’amore tra una fata e un demone, The Eternal Fragrance offre soprattutto una guerra interminabile, sacrifici a catena e due protagonisti che, pur essendo finalmente insieme, sembrano avere meno tempo per guardarsi negli occhi di quanto ne abbiano avuto per salvare il mondo. Il romance di The Eternal Fragrance è costruito come una continua promessa di unione per 24 episodi, ma quella promessa viene sistematicamente rimandata o rimessa in discussione, fino a impedirmi di percepire una relazione davvero consolidata.
Il risultato è un curioso esperimento narrativo: una serie che passa trentatré episodi a preparare qualcosa che, quando dovrebbe finalmente esplodere, viene rimandato, reinterpretato, tagliato o sostituito da un’altra battaglia.
Benvenuti in The Eternal Fragrance: dove il vero Signore dei Demoni non è Yecha.
È il montaggio!
Intepretazioni: gli interpreti svolgono il loro compito, ma raramente riescono a trasformare materiale narrativo già traballante in qualcosa di realmente coinvolgente.
- Song Weilong è sufficiente. Ha una presenza scenica evidente e una fisicità che la macchina da presa sa sfruttare, soprattutto quando emerge il lato Yecha, ma la costruzione del personaggio è talmente discontinua che diventa difficile capire quanto delle sue oscillazioni dipenda dall'attore e quanto dalla regia.
Jing yi se la cava meglio e la considero una buona interprete ma anche qui ho percepito una certa fissità. Ha un'espressività riconoscibile che funziona, tuttavia tende a riproporre una modalità interpretativa abbastanza simile nei diversi ruoli. In particolare, ho trovato poca distanza tra Li Fei e Furong di Ruyi's Pavillion: cambia il personaggio, ma non sempre cambia abbastanza il modo di attraversare la scena. Non è una cattiva attrice; semplicemente non riesce a creare quella trasformazione che avrebbe aiutato una protagonista già poco sostenuta dalla sceneggiatura.
Tong Zhou è invece troppo acerbo per risultare davvero convincente come villain. L'espressione rimane spesso contratta, pensierosa, preoccupata, quasi permanentemente impegnata a comunicare che sta per succedere qualcosa di terribile. Anche nelle scene più drammatiche ho percepito talvolta più l'artificio dell'interpretazione che lo shock vero e proprio, vedo l'attore che interpreta lo sconvolgimento, non sempre il personaggio che lo sta vivendo.
E poi ci sono i maestri della setta. Le loro risate sono un capitolo a parte. Quel repertorio di "ahahahahah" alla Santa Clause che sta per avvisare "merry christmas" mi ha fatto pensare più a un cartone animato per l'infanzia che a un drama fantasy che vorrebbe essere cupo, tragico e adulto. In alcuni momenti sembra quasi che debba comparire qualcuno a consegnare una caramella al protagonista prima di riprendere la battaglia.
Nonostante tutto, non boccerei il cast. Il problema è che nessuno riesce veramente a fare il salto di qualità. Le interpretazioni restano funzionali ma raramente toccanti in una storia che avrebbe bisogno di un'enorme intensità emotiva per compensare i buchi della scrittura, questa è stata una mancanza significativa.
CGI: meno disastrosa di quanto mi aspettassi e qui faccio una distinzione rispetto a molte critiche che ho letto.
La CGI degli animali è effettivamente il punto debole, in più di una scena l'effetto digitale appare povero, artificiale e poco integrato con l'ambiente, manco fosse creato col commodore 64. È probabilmente uno degli aspetti che più facilmente fanno percepire la natura economica della produzione.
Sui combattimenti, invece, il mio giudizio è decisamente più indulgente. Molti spettatori hanno trovato gli effetti molto scarsi; personalmente non ho avuto la stessa impressione, anche perché la visione sulla mia Smart TV potrebbe aver beneficiato dell'elaborazione dell'immagine e dell'AI integrata, attenuando alcuni difetti che in altre condizioni risultano più evidenti, forse.
La CGI dei combattimenti non è certamente spettacolare in senso cinematografico, ma è abbastanza efficace da sostenere il fantasy. Il problema è che, dopo un po', ci si accorge che buona parte delle battaglie segue una grammatica piuttosto ripetitiva: fasci di luce colorati, esplosioni luminose, personaggi che schivano colpi appesi alle funi e acrobazie aeree.
Alla fine cambia il colore del raggio, cambia chi lo lancia e cambia chi deve scansarsi, ma la coreografia visiva tende a ripetersi.
Quindi non condivido completamente il giudizio di chi considera la CGI complessivamente pessima. La trovo disomogenea: debole sugli animali, dignitosa nei combattimenti, mai davvero spettacolare.
Trucco & Parrucco: Il reparto trucco sembra provenire da un'altra epoca televisiva, in alcuni momenti richiama più il fantasy artigianale di Fantaghirò e Lamberto Bava che una produzione contemporanea. Il risultato crea un curioso contrasto con una serie che aspira al mito e alla grandezza epica che viene occasionalmente riportata a una dimensione quasi infantile e amatoriale, parrucche di peluche, mani di peluche di coniglio , musi attaccati, trucchi analooghi a quelli che realizziamo in casa per il carnevale dei bambini. Questo abbassa moltissimo la credibilità della serie.
Le tre personalità di Yecha, il personaggio che non è mai diventato UNO: Song Weilong non viene valorizzato come grande interprete drammatico nel senso classico, ma possiede qualcosa che la macchina da presa registra immediatamente, i volto, la fisicità, la voce doppiata profonda, la presenza.
Paradossalmente la sua versione più interessante è proprio Yecha: il lato che avrebbe potuto portare la serie verso un romance più adulto e istintivo ma non è che Song Weilong non comunichi desiderio, è che la regia costruisce la tensione e poi la spegne.
Il Signore dei Demoni diventa il più paziente e rispettoso bodyguard della storia dei fantasy!!!
Esteticamente prestante e più convincente di qualsiasi altro Signore dei Demoni a livello interpretativo molto magnetismo ma poca aura. Non ha l'intensità , la forza, l'evoluzione e lo spessore drammatico di un Dongfang Qingcang o di un Tantai Jin. Non trabocca di disperazione tragica per l'amore non ricambiato come Sifeng.
Per difetti di scrittura, tagli, montaggi o pigrizia registica le tre personalità rappresentate non vengono mai fuse in una unica sola ma appaiono come tre personaggi sganciati.
La serie costruisce tre figure: Xiuyuan iniziale, freddo; individualista; manipolatore, diffidente,
Xiuyuan innamorato invece diventa un Tushan Jing; devoto, gentile, goffo, vulnerabile, votato al sacrificio, vulnerabile, fragile, sofferente.
Yecha è predatorio, sensuale, aggressivo, istintuale. Il problema non è la molteplicità. Anzi, l'idea è ottima ma queste tre anime non diventano mai una persona.
La serie avrebbe dovuto raccontare un percorso di integrazione: non eliminare Yecha, non negare Xiuyuan, ma creare un uomo complesso, mutistrato, sfaccettato invece restituisce tre versioni diverse interpretate dal medesimo attore.
Differenze con Love and Redemption
Uno degli aspetti più interessanti di The Eternal Fragrance è il modo in cui sembra avvicinarsi a un tema poco esplorato nello xianxia romantico: il desiderio fisico.
La dinamica tra Yecha e la Fata dei Fiori possiede un immaginario diverso dal classico amore spirituale e idealizzato:
il sangue, il morso, la vicinanza pelvica, l'attrazione irresistibile di lui per lei, la fame del demone sembrano introdurre una componente più istintiva.
Il paragone con Love and Redemption è inevitabile.
Anche lì esiste un gioco iniziale di attrazione fisica ma con una differenza fondamentale: Chu Xuanji è ingenua, inconsapevole, scopre lentamente il sentimento. Li Fei invece appare molto più consapevole e volutamente seduttiva. La sua relazione con Xiuyuan sembra promettere un incontro tra due adulti, tra due persone che conoscono il peso del desiderio e del sacrificio.
Ed è proprio per questo aspetto che rappresenta la delusione è maggiore. La serie costruisce continuamente un'esplosione emotiva e fisica che non arriva mai: il bacio iniziale, appena accennato, diventa quasi un elemento promozionale ripetuto fino allo sfinimento: una scena mostrata, richiamata, riciclata, mentre lo spazio narrativo avrebbe potuto essere utilizzato per approfondire la mitologia, il rapporto tra i personaggi e le loro motivazioni.
Il problema non è l'assenza di erotismo bensì l'assenza di conseguenza, la tensione viene creata ma non trasformata.
E il finale introduce un'ulteriore ambiguità: ciò che sembrava un desiderio carnale e incontrollabile di Yecha verso la Fata dei Fiori viene anche spiegato come conseguenza del suo bisogno dell'essenza dell'Albero Divino.
Il demone che sembrava divorato dalla passione diventa anche un essere affamato di un potere necessario alla propria sopravvivenza. La storia non nega l'amore ma ridimensiona proprio quella componente fisica che aveva promesso.
Unico punto di contatto la dimensione del sacrificio e il ML rappresentato come eroe tragico sacrificale, solo, non condivide mai il peso con l'amata, si fa carico lui delle conseguenze . Sifeng pure era un personaggio che soffriva in silenzio, nascondeva i problemi alla persona amata e finiva per sacrificarsi,
Ma Love and Redemption fa una cosa che The Eternal Fragrance non riesce a fare: riequilibra! Chu Xuanji comprende, lo cerca, lo sceglie, passa interi episodi a tentare di rimediare, e alla fine il sacrificio diventa reciproco.
In The Eternal Fragrance, invece, Xiuyuan sembra amare in modo unilaterale.
Non manca necessariamente l'amore di Li Fei, manca il momento in cui lo spettatore percepisce il suo amore avere lo stesso peso drammatico, che lei lo corrisponda viene supposto dagli amici, lei ne parla alla fine con una frase ma non senti mai davvero che lei lo ricambi in qualche modo, paradossalmente sembra più legata a lui nei primi 10 episodi che negli ultimi 5.
IN Conclusione: Se tornassi indietro non inizierei questa serie. Non perché sia priva di qualità, ma perché costruisce aspettative che non mantiene. Mi ha fatto credere di assistere alla nascita di una grande storia d'amore tra un demone e una fata, salvo trasformarsi, negli ultimi episodi, in una lunga sequenza di intrighi, guerre e sacrifici che lasciano il romance in secondo piano, quando i protagonisti si ritrovano, non ho visto due innamorati che avevano attraversato cinque secoli di destino. Ho visto due sopravvissuti che si abbracciano. La sensazione finale non è di tristezza ma di occasione sprecata per:
1) payoff romantico assente;
2) protagonista femminile sentimentalmente poco convincente;
3) personaggi che cambiano all'improvviso per esigenze di copione;
4) ultimi episodi trasformati in una guerra continua;
5) spiegazioni concentrate o raccontate male;
6) finale che ridimensiona persino la componente sensuale di Yecha... .
Per tutti questi motivi il mio voto da 5,8 arriva a 4,5.
La consiglio? Ovviamente no, questa serie con 7 episodi tagliati, non comprendo perché, diventa un prodotto che prima aveva dei limiti, poi diventa quasi inguardabile.
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Compri uno, prendi due
Un drama nettamente diviso in due parti. La prima, una ventina di puntate (da 30 minuti) affronta con delicatezza, profondità e molteplici sfaccettatture il tema della impossibile quadratura tra il desiderio umano, insopprimibile, di trovare una soluzione definitiva, ancorchè drastica al dolore fisico e quello altrettanto insopprimibile e istintivo di preservare, ad ogni costo la vita. Una narrazione alta, tesa e molto coinvolgente, mai piagnucolosa o stucchevolmente compassionevole che ha nelle corsie d’ospedale il proprio teatro d’elezione. Un quotidiano confronto tra l’etica professionale e la dimensione umana del medico, tra i bisogni impellenti e le dolorose, inutili speranze dei pazienti, con la Legge che protegge la vita anche a costo di inumanità, conscia che pure piccole fessure nel muro eretto tra la vita e la morte potrebbero avere derive aberranti. Non è uno spettacolo divisivo, che prende partito pro o contro l’eutanasia perché, detto così il problema è mal posto. E’ un invito alla riflessione su una questione che non ha soluzioni generali ma solo tentativi precari e spesso inadeguati.Questa parte, nonostante qualche eccessiva concessione allo spettacolo, è molto appassionante e se l’ultraterreno Ji Sung recita ad un livello inarrivabile per gli altri, tutto il suo gruppo di medici se la cava egregiamente. E così la sceneggiatura che alterna dramma e leggerezze quotidiane in un amalgama ottimamente riuscito. Per la prima parte il mio voto potrebbe essere più alto dell’8 che ho dato.
Però ci sono le altre puntate. Non un brutto spettacolo ma un cambio drastico di tono e contenuti. Cala la tensione etica e il drama diventa in parte(piccola) un poliziesco ( con una ridicola sceneggiatura che ci propone un Ji Sung ora Santo ora Cavaliere senza macchia e senza paura) e in parte (tanta) una storia d’amore molto difficile. Le storie romantiche sono le mie preferite e ho molto apprezzato anche questa: del resto come si fa a resistere di fronte allo sguardo dolorosamente innamorato di Ji Sung? Semplicemente non si può e né la sua partner (che forse piange un po' troppo) né la spettatrice ci provano minimamente. Ma la frattura è profonda e un po’ stridente. Il tentativo coraggioso di realismo delle prime puntate si stempera nei soliti tira e molla degli amori contrastati dal destino avverso. Né serve ad alzare le sorti del secondo drama un finale un po’ assurdo e affrettato. Ed è un peccato per l’economia complessiva dello spettacolo. Una colonna sonora malinconica ma pregevole fa da egregio accompagnamento alle emozioni forti della visione. Settembre 2025
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purtroppo questodrama non merita neanche un mezzo punto in più, mi dispiace ma la mia critica va oltre il copia copiarella mal riuscito del progetto in sé (mi rendo conto he sia un remake e che quindi la storia è quella, ma parlo proprio del tentativo balordo degli attori di emulare la versione giapponese).
Ogni scena è stata copiata quasi del tutto e rovinata.
la figaggine e la caratterizzazione del personaggio creato dai Oguri è totalmente lontana da quella creata da questo attore... che non mi è piaciuto per niente!, mi dispiace in effetti dirlo.
Entrambi i protagonisti quando ridevano erano finiti e forzati, i pianti idem, il dolore ed il rimpianto del cooprotagonista quando è in galera non è per niente evidente... ecco diciamo così, questo drama non mi ha dato emozioni, e ripeto, questa mia critica è a prescindere dall'idea del "remake".
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BELLO
Di questo drama mi è piaciuta, la storia, i personaggi e il valore che viene dato all’amicizia e al non soffermarsi solo sull’aspetto fisico. Mi sono fatta grasse risate tanto da sembrare una matta ridendo da sola, e mi sono emozionata nei momenti più romantici.Inizialmente non sopportavo la protagonista interpretata da Hwang Jung Eum che urlava troppo (come la chiama Karin “la scimmia urlatrice”) ma poi si calma e il suo personaggio acquista personalità e alla fine mi è piaciuta molto. Ho adorato il protagonista Park Seo Joon ma come si fa a non amarlo?? E’ sempre perfetto come main character. Ho apprezzato anche il second, Choi Shi Won che ha dato al suo personaggio carisma e simpatia.
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"Una freccia che rimane nella faretra"
La storia ha un potenziale, a mio avviso enorme, ma non decolla mai. Ha una serie di cliché spropositati ma non è nemmeno questo il problema. È confusionario, è un puzzle che non ha i pezzi giusti, è una freccia che rimane nella faretra...peccato! Un tira e molla continuo con scelte immotivate al limite dello stupido. E poi il finale che, senza fare spoiler, sembra voler incollare tutte le scelte stupide, incomprensibili e irreali ma...non ci riesce. Non riesce mai a fare breccia nel cuore. Non emoziona benché ci siano le basi per l'emozione. Se non fosse che i personaggi sono carini e tutto sommato si fa guardare meriterebbe un 4.Questa recensione ti è stata utile?
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Spunti di riflessione sul tema del bullismo in una serie adolescenziale-soprannaturale
Drama interessante, con un primo episodio un po' in equilibrio precario ma che già dal successivo riesce a trovare il giusto assetto.La serie punta ad essere una commedia che abbraccia però un tema importante, quello del bullismo, aspetto che tratta sicuramente in modo non estremamente profondo ma nemmeno troppo superficiale, fornendo spunti di riflessione a mio avviso utili.
La componente fantastica consente il singolare "switch" di Tuo Wen Shuai da un corpo (il suo originale, ovvero quello di un ragazzo non molto bello, non molto alto e decisamente sovrappeso) all'altro (più in forma ed esteticamente attraente).
"Bello dentro, brutto fuori"...ma l'importante è essere belli dentro. Per Tuo Wen Shuai però, inizialmente, non è così: l'esperienza passata e la scarsa autostima lo rendono incapace di accettarsi per quello che è, vittima di un meccanismo che - se lasciato a sè stesso - sembra davvero senza via di uscita. Scoprire di avere a disposizione il corpo di un affascinante adolescente è per lui il punto di svolta: non solo perchè invece di essere deriso o, alla peggio, ignorato, nelle vesti del nuovo Wen Shuai si ritrova anche al centro di svariate attenzioni. Il discorso in realtà va al di là del mero lato estetico: la trasformazione è anche caratteriale. In entrambi i corpi lui ha il buon animo che lo caratterizza, ma quando è nel corpo "bello", acquisisce una maggiore sicurezza, determinazione e forza, capaci di farlo agire in modi che al Wen Shuai cicciottello non passerebbero mai nemmeno per la testa. Il cambiamento esteriore, insomma, è stimolo e promotore anche di un cambiamento interiore.
Tao Quiao rappresenta l'elemento in controtendenza, la fanciulla che coglie la bontà d'animo del Wen Shuai "brutto" ma che, a sua volta, non si può dire non giudichi dalle apparenze: con lei il pregiudizio di capovolge, e quindi "Bello fuori uguale brutto dentro", tant'è che la prima impressione che si fa del Wen Shuai "bello" è decisamente negativa, anche senza una vera ragione. E' semplicemente molto prevenuta in senso contrario e pronta a individuare tracce di arroganza e prepotenza. Questo, almeno, all'inizio. Il tema del bullismo, tuttavia, non orbita solo intorno alla figura del protagonista. Le sue diverse sfumature sono presenti altrove e vanno a intaccare in maniera più o meno evidente anche altri personaggi, come ad esempio il piccolo tirapiedi di Li Zen Cheng, ragazzino dal carattere debole e facile vittima di soprusi che, a differenza di Wen Shuai, non ha un secondo corpo in cui rifugiarsi e punta semplicemente a sopravvivere, anche se questo lo porta in automatico a tradire la fiducia di chi paradossalmente gli ha teso una mano. Un'altra forma di sopruso è portata in scena da Gu Qi Guang, ragazzo promettente e sensibile che a causa del suo status famigliare vive confinato in una gabbia invisibile. Abbiamo poi il bullo redento, Li Zen Cheng, del quale ho apprezzato il senso ma la cui evoluzione è apparsa un po' raffazzonata e sbrigativa, in particolar modo la velocità con cui ricuce il suo rapporto con l'amico di vecchia data, Wa Si Ke (personaggio positivo ma un po' troppo invadente, onnipresente come il prezzemolo nelle sue vesti da improbabile "giustiziere della strada"). Proprio i continui interventi di Wa Si Ke sottolineano un punto debole della trama: il mondo sembra qui governato dagli adolescenti. Bene finchè si tratta di chiacchiere e liti tra i banchi di scuola, ma quando le situazioni degenerano, che non subentrino mai gli adulti - forze dell'ordine o meno - è davvero un po' poco credibile.
Rispetto alla trama, ho apprezzato molto tutta la prima parte, fino al ritiro del campeggio estivo. Lì avrei evitato la questione del maniaco infiltrato tra gli istruttori (elemento senza senso o utilità per la storia). Dal momento del ritorno - e siamo ormai a metà della serie - la trama sembra virare improvvisamente, aggiungere una grossa manciata di elementi nuovi (l'entrata in scena del tizio che bullizzava Wen Shuai al suo paese natale, Kris, gli esperimenti e tutta la squadra di pazzoidi annessa, la ricerca della sorella di Kris, ecc.). Forse troppo, mi viene da dire. Che a un certo punto Kris dovesse entrare in scena era praticamente scontato - è chiaro a tutti, fin dal primo episodio, che quel corpo non è piovuto dal cielo - ma non ci avrei costruito sopra un castello come invece è stato fatto. A metà serie, vuoi perchè forse il filone percorso cominciava a sedimentare troppo e a temere l'effetto noia, ecco che viene aggiunta nuova legna da ardere, anche troppa. Sinceramente non l'ho trovata una scelta vincente, l'impressione è stata quella di aver terminato una serie e averne iniziata una nuova. Non è stata una sensazione piacevole. Se proprio non c'era modo di tirare avanti di altri 20 episodi col filone già avviato, avrebbe avuto più senso ridurre la durata dell'intera serie e terminare quanto già sviluppato chiudendolo in bellezza nei giusti tempi. Evitare di tirarla per le lunghe ed evitare di mettere altra carne al fuoco, insomma.
Tanto più che la storia di Kris non mi è piaciuta: dai retroscena passati, ai meccanismi del presente, al suo futuro, all'epilogo della sorella.
Ho apprezzato invece il finale, con un Wen Shuai che non è il vecchio Wen Shuai "brutto" ma nemmeno il Wen Shuai "bello": fisicamente nella sua versione originale, mostra finalmente di essere diventato una persona sicura, indipendentemente dal proprio aspetto, capace quindi di accettarsi e piacersi per quello che è. Aspetto che gli consente l'happy ending con Tao Quiao ...e per una volta il concetto di "bello dentro indipendentemente da come si è fuori" è stato davvero rispettato.
Il livello della recitazione, un po' per tutti, lo definirei nella norma (non aspettiamoci di rimanere folgorati dalla bravura degli attori).
Concludendo, un buon drama....forse troppo lungo, sicuramente sovraccaricato nella seconda parte, ma complessivamente valido.
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While You Were Sleeping
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Un drama stratosferico!!!
Un drama stratosferico!!! Non ci sono altre parole per descriverlo.La trama è particolare e intrigante.; c’è la parte legal, la parte romance e la parte fantasy (che riguarda i sogni premonitori). Durante le puntate ci troviamo di fronte a scene commoventi, drammatiche, romantiche e comiche.
Gli attori sono tutti bravissimi e la storia ne guadagna. Ho amato il rapporto tra i tre protagonisti Leo Jong-suk, Bea Suzy e Jung Hae-in. Ci fa capire che la vera amicizia esiste e cosa vuol dire tenere veramente ad una persona. Mi sono piaciuti tantissimo anche i personaggi di contorno che rendono il drama corale.
La storia d’amore c’è ed è dolcissima me mi è piaciuta tanto anche la parte legal che mi ha tenuta sempre con il fiato sospeso.
Un drama da guardare ASSOLUTAMENTE!
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