She Who Is Dangerous to Me
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Serie cinese di media (giusta) lunghezza che promette un protagonista maschile freddo e spietato e, una volta tanto, mantiene la parola.Yan Xing Cheng mi ha ricordato per certi versi i protagonisti di "Fall in love" e "Vincenzo": un'infanzia travagliata dalla quale emerge un uomo freddo, spietato e determinato, intelligente e calcolatore. Certo, la spietatezza di Tan Xuan Lin e di Vincenzo (protagonisti delle sopracitate serie) era un po' più accentuata, arrivando non di rado ad uccidere (i cattivi), mentre Yan Xing Cheng arriva a mostrare atteggiamenti decisamente aggressivi, ma mai fino a quel punto.
Brava, ma non spettacolare, l'interpretazione della protagonista femminile: il personaggio di Manning a volte evolve troppo rapidamente e in modo incoerente (alla sua prima comparsa nelle vesti dell'altra donna è paralizzata dalla paura, ma basta un niente e si trasforma in una donna sicura di sé e capace di salvare un importante compagnia da un crollo finanziario...pur essendo laureata in arte). Qualche falla ogni tanto c'è, ma la serie complessivamente merita di essere vista, anche solo per la chimica tra i due attori che funziona più che in molte altre serie (e infatti i baci sono numerosi, per la maggior parte non a stampo, come invece è lo standard delle serie cinesi). L'evoluzione del rapporto tra i due è piacevole da seguire, la trama di intrighi e misteri che li circonda anche seppur - appunto - non sempre coerente.
Personalmente avrei evitato la questione della sosia: difficile da motivare dal momento che non sono parenti - ancora più difficile da credere quando poi le rispettive famiglie sono comunque connesse - e sostanzialmente non fondamentale per l'obiettivo che evidentemente ci si poneva. L'errore sul rapimento lo si poteva motivare in altro modo e considerato che nessuno aveva più visto la vera Zin Yan da oltre 15 anni, una vaga somiglianza sarebbe bastata per spacciare la protagonista femminile per la giovane ereditiera. Una forzatura poco credibile e non così necessaria, insomma. Quanto meno la questione viene archiviata nella prima metà della serie e non va a inficiare il resto della storia.
Personaggi secondari apprezzabili ma non sempre interessanti. Il finale, o più precisamente gli ultimi 2-3 episodi sono stati un po' una falla: il protagonista, splendidamente coerente fino a quel momento, crolla come l'argine di una diga e la spietatezza lascia il posto a sguardi tristi e fiumi di lacrime: che questo crollo concida con la dipartita del nonno ha senso fino a un certo punto...Non crolla dopo l'evidente assassinio della giovane sorella, ma davanti alla morte preannunciata del nonno dovuta a una malattia terminale... Chiamiamolo effetto "ora sono davvero solo al mondo", ma a mio avviso non regge lo stesso. Sempre negli ultimi episodi, anche la chimica tra i due si intiepidisce, l'attenzione sembra rivolta unicamente a risolvere il grande mistero sul vero colpevole... Risoluzione che lascia un po' l'amaro in bocca: il colpo di scena - se voleva esserlo - non lo è stato, il ritorno di un personaggio dato per disperso ha solo peggiorato la situazione, rendendola ancora più assurda. La storia si chiude senza la sensazione che sia stata fatta giustizia. In conclusione, una buona serie che ha il pregio di avere un protagonista freddo e distaccato per davvero, quasi fino alla fine (e non una premessa che poi viene snaturata dopo il primo episodio come il più delle volte accade). Buon romance, intrighi non originalissimi e con qualche crepa di coerenza. Una visione che può starci, senza problemi.
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La giornata dei bambini
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Bella atmosfera anche se limitata dal poco budget
BL molto carino ma con alcune problematiche secondo me.Voglio iniziare dalle cose positive:
- L'ambientazione, Kowloon anni 80 e ho detto tutto. Molto interessante e affascinante, peccato però che si noti il limite del poco budget e quindi non si vede molto su questa ricostruzione di Kowloon, ma dà comunque quel plus di fascino alla storia.
- Gang criminali e poliziotti, questi temi mi intrigano sempre molto e vedere un bl con contorno queste dinamiche è bello (visto che c'è ne sono pochi). In più bella la dinamica dei due protagonisti uno studioso e l'altro in mezzo a queste gang con una vita diversa.
Ho apprezzato anche la seconda coppia anche se di fatto si vede poco e di conseguenza non ho un'opinione definitiva.
Infatti purtroppo 9 episodi sono veramente pochi per sviluppare tutto quello che hanno inserito e si necessita per forza di una seconda stagione, cosa che non mi fa impazzire e spero che esca presto. Devo dire però, che la seconda coppia ad un certo punto mi ha intrigato e incuriosito molto di più della prima coppia.
Cose che non ho amato molto sono ad esempio gli errori tecnici come l'audio o meglio il doppiaggio che è orribile e rovinano tantissimo il drama, ti smorza tante scene emotive etc. Mentre la coppia principale l'ho trovata carina ma poco approfondita (così come altre cose in realtà) e a volte velocizzata ma allo stesso tempo lenta in alcuni punti, secondo me non hanno gestito benissimo i tempi. Mi risulta forzato questo innamoramento come e quando è accaduto, non so come spiegarlo meglio. Anche le caratterizzazioni le ho trovate molto basilari.
Insomma secondo me è un drama che è stato molto influenzato dal poco budget e poco tempo per sviluppare una serie di cose, del resto so che la novel è molto lunga.
In conclusione è molto carino e secondo me vale la pena di vederlo soprattutto se si è amanti del genere, bisogna diciamo non avere troppe pretese.
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Vuoi sposare mio marito?
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Marry my husband
Marry My Husband mi è piaciuto davvero molto. L’ho trovato coerente dall’inizio alla fine, senza cali di ritmo o forzature. Adoro Park Min Young — è una delle mie attrici coreane preferite, e anche qui è impeccabile: elegante, intensa e con quella naturalezza che la rende credibile in ogni scena (e poi, come porta i tacchi lei, nessuna). Mi è piaciuto anche il modo in cui i “villain” sono stati scritti: ognuno ha avuto un ruolo preciso e una ragione d’essere, contribuendo in modo decisivo al cambiamento del destino di tutti i personaggi. Un drama che unisce vendetta, crescita personale e giustizia in modo equilibrato e appaganteQuesta recensione ti è stata utile?
Una fioritura... Tardiva e stentata
Il vero problema, qui, è che il primo episodio è troppo bello. Si arriva alla fine caricati a mille in quanto aspettative: trama con intrighi non originali ma che sono comunque buone basi per una valida vicenda, due protagonisti interessanti ed esteticamente affascinanti - la chioma argentata di lui che lo mette in netto contrasto con qualsiasi altra figura presente - il tutto racchiuso in una cornice la cui atmosfera, grazie anche ad un sapiente contributo di luci, colori e fotografia, sa a dir poco rapire lo sguardo curioso dello spettatore. L'immediato riavvolgersi del nastro temporale carica l'avvenire di ulteriore mistero: la storia si ripeterà o il destino potrà essere cambiato? E' quindi con grande trepidazione che si affrontano gli episodi successivi.Ahimè, la storia tra i due protagonisti e la storia d'intrigo/azione che è la vicenda generale tendono a separarsi fin da subito, come ci fosse l'incapacità di portarle avanti contemporaneamente in maniera uniforme e ben amalgamata. Ed ecco quindi che la prima metà del drama punta a mostrare tutti i conflitti, le alleanze, i giochi di potere e le strategie che caratterizzano lo scenario - dove un po' mi sono persa perchè svariati personaggi maschili che rappresentano la generazione più anziana si assomigliano esteticamente un po' tutti - mentre il romance, al pari di una fioritura tardiva, fatica a decollare. In questo senso si percepisce proprio una spiacevole sensazione di indecisione: nelle scene dedicate ai due protagonisti si insinua sempre la speranza di vedere - finalmente - una piccola evoluzione, un piccolo passo in avanti... Che puntualmente delude un po'. L'unica cosa che fiorisce, nella prima metà del drama, è la magnolia in cortile (perchè la sigla iniziale richiami costantemente il glicine e, di conseguenza, le tinte violette, rimarrà per me un mistero). Arrivati a metà serie di colpo ci si ricorda che - caspita! - il romance è fermo ancora ai blocchi di partenza: ecco quindi che la storia vira bruscamente su un cambio di rotta che sposta la vicenda in secondo piano e si focalizza sul pairing principale. Uno squilibrio che si percepisce e che non fa piacere, soprattutto perchè l'attenzione verso la coppia sa quasi di forzato (facciamo ammenda, già che l'abbiamo persa per strada). Se però vado a considerare il tema romantico di per sè, non mi ha comunque fatto impazzire, e qui la responsabilità non è più solo della sceneggiatura ma grava anche sulle spalle degli attori principali: belli, con personaggi dalla caratterizzazione interessante da interpretare... Ma tremendamente lontani, un po' come guardare un bel paesaggio col binocolo. La recitazione è buona, l'espressività molto meno, la sintonia tra i due ulteriormente limitata. Il nostro bel generale, in particolare, risulta troppo ingessato (composto va bene, ingessato no). Capisco - e condivido - il tentativo di preservare l'autorevolezza della figura e bene che non si dia alle grasse risate e - fortunatamente - nemmeno alle frasi melense, ma c'è tutto un vasto mondo nella comunicazione non verbale e para verbale che meritava di essere esplorato, e del quale invece è pervenuto poco o niente. L'attrice femminile se la cava un filo meglio, ma anche lì è evidente la fatica.
Finirlo è quasi d'obbligo, il salto temporale sembra aver aperto un cerchio che - a maggior ragione - ci si sente in dovere di chiudere. A un certo punto volevo solo vedere la parola fine e basta, cosa che è avvenuta con una chiusura abbastanza insipida ma che, viste le premesse, non poteva pretendere di più o risollevare il tenore di una serie abbassatosi già dopo i primi episodi. Spiace perchè tanti elementi ci sono e sono buoni ma, tra chi doveva essere coinvolgente e non lo è stato e chi dietro la macchina da ripresa doveva tirare i giusti fili e ha tirato quelli sbagliati, il risultato è un po' quello che è. Da vedere quando non si è a caccia del drama da aggiungere alla lista dei preferiti.
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Diverso ma bello!
Un cdrama un po' diverso un po' fantasy.La coppia protagonista ha un legame che parte dal infanzia ma sembra che il loro futuro sarà crudele, però proveranno di tutto per cambiarlo.
Un po' confusionario con i loop tra un mondo presente passato e futuro ma comunque alla fine tutto si chiarisce.
I protagonisti sono belli e bravi a raccontare questa storia che è un amore bello un po' sofferto ma che supererà persino lo spazio-tempo. Una buona chimica di coppia e anche un finale soddisfacente.
Una visione piacevole, per me merita!
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Remake ristretto e piatto che non regge il confronto con l’originale
Questo è un remake di cui non si sentiva onestamente la mancanza. Partiamo col dire che l’originale coreano vanta un’ottima riuscita, un cast di primordine – il protagonista è “solo” Ji Chang Wook, tanto per dire – e una narrazione sicuramente complessa e completa. Proporre una rivisitazione che sia all’altezza sa già di impresa ardua in partenza, insomma.Questa giapponese, di fatto, non ci prova nemmeno più di tanto: la vicenda è tremendamente confusa, vengono richiamati a spot dei passaggi in modo fedele ma tra l’uno e l’altro ci sono dei buchi notevoli, intere scene completamente eliminate che pur non essendo singolarmente fondamentali nell’insieme sono tutto fuorché superflue.
Qui mancano proprio, e il collage che rimane genera una storia insoddisfacente per chi ha già visto il drama originale, se non addirittura incoerente e confusa per chi – provo a immedesimarmi – dovesse approcciarsi a questo “Suspicious partner” per primo.
L’economia su durata e numero di episodi è quindi bocciata su tutta la linea.
Il cast è accettabile, ma niente di eclatante: bravina lei, poco convincente lui, perennemente ingessato a fronte di un protagonista che sì, conosciamo molto rigido e squadrato all’inizio, ma che si fa via via più interessante e mostra anche altri aspetti, oltre a evolvere di per sé nel corso della vicenda. Questo, quanto meno, è ciò che accadeva a Noh Ji Wook, procuratore protagonista del drama coreano. Il suo alter ego, Tateishi Haruto, resta un pezzo di gesso dall’inizio alla fine, i rari tentativi di mostrarsi più aperto, empatico e sciolto falliscono miseramente. Anche gli attori che interpretano i personaggi secondari risultano complessivamente poco performanti e non reggono minimamente il confronto con i corrispettivi coreani (basti ricordare il padre adottivo del procuratore, il mitico Lee Deok Hwa e Nam Ki Ae, bravissima attrice che veste i panni dell’eccentrica moglie di lui, figura che nella versione giapponese non è nemmeno contemplata).
La terza e grande falla di questo drama è data dalla capacità di coinvolgere e di emozionare, che qui latita veramente. Ci può essere una soggettività, certamente, ma la recitazione piatta e a tratti apatica non promuove sicuramente chissà quale turbine di emozioni.
C’è poco, molto poco rispetto all’originale, e quel poco è di un livello piuttosto scarso. Sarò sincera, l’ho portato a termine più per inerzia che per altro, quasi grata alla fine che fossero solo dodici episodi.
Per gli appassionati del genere, più che questo remake meglio allora propendere per un più valido rewatch del drama coreano.
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Until We Meet Again
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Una rara BL di qualità!
Che dire... Splendido. Per tanti motivi.Dopo una sfilza di BL Drama tristemente brevi, dove la media dei 6/8 episodi da 15/20 minuti l'uno non permette nemmeno la costruzione di una trama vera e propria e tutto si concentra sul rapporto tra i protagonisti, che con l'impostazione di una serie ma le tempistiche di un film devono conoscersi, frequentarsi, dichiararsi, scavalcare ostacoli e vivere per sempre felici e contenti (non necessariamente in questo ordine), spesso il resto della storia è inesistente, frettolosa, incongruente e in certi casi quasi imbarazzante.
"Until we meet again" è un altro pianeta, lontano anni luce. Partendo proprio dalla conformazione della serie: 17 episodi da 45 minuti l'uno.
La storia è ben strutturata, coerente, emozionante. Abbiamo a che fare non con una, non con due ma quasi con tre coppie. Quasi, perchè, oltre a Team e Win, abbiamo Pharm e Dean che si portano appresso la storia passata di Intouch e Korn. Il tema della reincarnazione è l'elemento centrale della serie. Reincarnazione e destino, aggiungerei. E con il destino una serie di coincidenze davvero un po' tanto mirate, ma che visto il risultato non fanno male. Il rating +15 non per scene esplicite o linguaggio volgare, quanto la presenza importante della tematica del suicidio. E qui devo dire che il drama mi ha proprio stupita, con scene molto forti fin dall'inizio, come non mi è mai capitato di vedere in nessun'altra serie, thailandese o coreana che sia. Un primo episodio che investe fin da subito con tutta la drammaticità del passato e tira i fili - è proprio il caso di dirlo - fino al presente, delineando un quadro di partenza nitido, dal quale la storia evolve in modo complesso ma senza passaggi confusi.
Quando prima dicevo che la serie è emozionante, intendevo con la E maiuscola: quella che ti porta a divorare un episodio dopo l'altro, incurante delle ore che passano fino a notte fonda e oltre; quella che ti va ridere, sorridere, sognare e versare fiumi di lacrime come se non ci fosse un domani. Delle tre coppie, quella a cui sono riuscita ad affezionarmi di meno è Korn/Intouch, forse perchè lì il lieto fine - se così lo si può chiamare - ha un retrogusto amaro, e l'emozione permeante è quella del rimpianto. Rispetto ai personaggi, ho trovato Korn un po' troppo distante - nel senso che non sempre riusciva a trasmettere emozioni - e Intouch a volte un po' asfissiante. Decisamente meglio la coppia Dean/Pharm, dove vedo in Dean l'upgrade del personaggio di Korn - tutti i pregi ma meno difetti - e un Pharm dolce quanto basta, ma mai eccessivo. Paradossalmente, la coppia che ho preferito è stata quella secondaria, che ha avuto molto meno spazio, vale a dire Win/Team. Win accattivante e carismatico - basta guardare il sorriso - e Team originale, nel suo essere a tratti quasi buffo, con l'ossessione per il cibo. Ho apprezzato il rapporto che si instaura tra i due perchè è particolare, privo dei soliti - per quanto a volte comunque sempre apprezzabili -clichè. So che a loro è dedicata la serie che fa da seguito, non posso che avere grandi aspettative in merito.
Colonna sonora perfetta per la serie, forse non la metterei tra le mie top OST, ma sicuramente di tutto rispetto.
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Apprezzabile
Prima di scoprire che esisteva anche una trasposizione cinematografica mi è capitato di vedere la versione anime (una decina di episodi in tutto). Il film ne ricalca fedelmente la trama, qualche scena - eliminabile - eliminata per questioni di tempo.Se devo dare un giudizio alla trama, gradevole la storia tra i protagonisti, mentre invece il fantasy che fa da background andava curato meglio, non si evince un chiaro senso logico, succedono delle cose ma resta un po' tutto buttato lì, senza grandi spiegazioni. Bravi e belli gli attori protagonisti, rispetto ai personaggi interpretati ho apprezzato molto la figura di kiyoka, mentre in Miyo ho riscontrato lo stesso, pesante difetto che presenta anche nella serie animata: troppo remissiva, il suo approccio risulta chiaro anche se non si prosta ogni cinque minuti scusandosi per ogni minima stupidata. Diciamo che il tratto è stato un po' esasperato, senza una reale necessità, anche perchè l'unico effetto ottenuto è quello di renderla un po' fastidiosa nei suoi piagnistei continui. Detto questo, ho apprezzato il film nella misura in cui avevo già ben chiara la vicenda. Va però detto che se non avessi visto prima l'anime, il solo trailer del film avrebbe generato aspettative davvero troppo elevate.
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Partiamo da questo film: storia non originale tra la ragazza apparentemente insignificante e il ragazzo più popolare della scuola. Complice una serie di eventi, finiscono per convivere di nascosto. Lui oscilla tra il freddo e l'arrogante, in generale un carattere piuttosto chiuso; lei più diretta e solare, a tratti quasi impacciata. Mi ha ricordato molto il drama "Good morning call" e, per alcuni versi, anche "Itazura na kiss: love in Tokyo". Protagonisti ben assortiti, allineati anche a livello di recitazione (prova buona ma sicuramente non eccellente, sulla capacità di trasmettere le emozioni al pubblico c'è ancora molto lavoro da fare).
Trama scontata e che non rappresenta palesemente l'obiettivo della serie (il fulcro è sostanzialmente la storia tra i due). Lo sviluppo non sempre lineare, l'ex ragazza/amica d'infanzia s'inserisce male nel contesto e il suo senso quale elemento di disturbo - tra eventi presenti e vicende passate - rimane un po' avvolto nella confusione e a tratti anche privo di senso.
Spostandoci sul sequel, il primo punto pesantemente negativo salta all'occhio: gli attori protagonisti non sono più gli stessi. Spiacevolezza fortunatamente non cosi frequente nei film/drama, ma qui purtroppo va così. Dei personaggi del primo film viene conservato giusto il nome e poco altro: il nuovo Shu è inconsistente e insipido come pochi...mentre Aoi passa dall'essere una ragazza relativamente piacevole a quel piccolo impiastro di attrice che ha affossato anche un bel drama quale "An incurable case of love". Attrice che qui si ripropone come una fotocopia del personaggio del drama sopracitato (stesso taglio di capelli, stessa mimica facciale, quasi stessa caratterizzazione del personaggio). E' un'attrice - o un personaggio - che si subisce in tutti i sensi: impattante, snervante, fastidiosa ma - per sfinimento - forse anche un po' buffa. Brutta quindi l'idea di cambiare il cast e discutibile la scelta dei sostituti. L'unico pregio di questo sequel è di seguire le vicende "di coppia" (sono purtroppo molti i film/drama che non ci regalano una seconda stagione dopo il primo lieto fine). Per il resto anche qui lo spessore della trama gareggia con un foglio di carta velina, al posto dell'ex ragazza abbiamo il cugino di lui, e di altri grandi novità all'orizzonte non se ne vedono.
Trattandosi di un tempo ridotto - alla fine parliamo di due film - la visione ci può anche stare. Senza aspettative diverse da quelle che si possono avere, può anche filare tutto liscio e portare a casa un giudizio poco più che sufficiente.
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It's Okay, That's Love
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La colonna sonora, infatti, non ha deluso. E' seconda nella mia classifica di preferenze dietro a quella di Goblin. Chen, Davichi, Yon Mi Rae, Punch, regalano molte emozioni in interpretazioni melodiche o più ritmate. Il meglio del kpop 'dramatico' di quegli anni.
Ma poi... fin dalla prima, folgorante puntata, la mia amata Gong Hyo-Jin e gli altri attori mi hanno conquistato e trascinato nel ritmo travolgente di questa commedia corale che affronta con leggerezza, ma anche con profondità inconsueta in un drama ( e senza le solite assurdità dei drama medici), il tema della malattia mentale. Tutti i protagonisti sono un po' disturbati: medici, pazienti, compagni di casa, amici, parenti ...chi più, chi meno, perché è così che va la vita. Anch'io poi sono diventata profondamente disturbata nel corso della visione e non mi sono mai del tutto ripresa: se avete visto So In Sung nella parte del protagonista, forse potete capire....😍 (2024)
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Storia bella e struggente,vera ma serve la seconda stagione!
Un drama tratto da un libro e da una storia vera perciò sulla storia c'è poco da dire,una storia pesante che ricorda la vita in un periodo storico che la corea ancora sta ricordando con dolore.Il drama è un capolavoro per quanto riguarda tutto l'insieme per l'ambientazione, costumi e colori,personaggi egregiamente interpretati praticamente da tutti gli attori.Però non è il mio genere perciò ho un po' faticato a guardarlo però alla fine ne vale la pena,e soprattutto il finale lascia un bel po' di domande che spero la seconda stagione avranno risposta.
Non è sicuramente un drama leggero e serve un po' di attenzione per poter capire i salti temporali continuo che un po' confondono.Sinceramente è più un film lungo 8 puntate che un drama.
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Sto ancora ridendo!
E' stata la cura contro tutti i mali! Ho riso come una matta e confido nel rivederlo entro la fine dell'anno perchè ha saputo darmi quei momenti di allegria di cui avevo proprio bisogno. Come stile di storia ci troviamo davanti qualcosa di completamente diverso da quello a cui siamo abituati nel panorama kdrama; ricorda molto le serie americane ma il tutto si gioca ancora su territorio coreano. Sono stati bravi a farne un bel mix. I personaggi mi sono piaciuti tutti, ho apprezzato che coinvolgesse due mondi molto interessanti come quello dello spettacolo (soprattutto quello che ci sta dietro) e quello giuridico. Positivo anche il fatto che sono riuscita ad indovinarne solo una delle cose che sarebbero da lì a breve successe mentre tutto il resto è stato inaspettato, una scoperta.Lo consiglierei davvero a chiunque voglia farsi due sane ghignate.
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Biography of a Villain
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Il fascino del male portato in scena da due protagonisti "cattivi" di prim'ordine.
Davvero un bel kdrama. Non il mio genere preferito, ma comunque del tipo che ogni tanto ci sta. Soprattutto quando è ben fatto, come in questo caso.La figura del cattivo, qui, la fa da padrone. Due spettacolari protagonisti portano in scena il male, e il suo fascino, in tutte le sfaccettature. Figura cardine della storia è senza ombra di dubbio quella di Han Dong Su, interpretato da un Shin Ha Kyun strepitoso come sempre. In apertura viene presentato come un avvocato dall'aria patetica, vittima di soprusi da parte di un capo corrotto: nonostante la rabbia per l'ingiustizia subita cerca, arrancando, di tornare a galla. "L'onestà non sempre paga", se dovessimo riassumere. A gravare poi sulle sue spalle c'è il peso di un'intera famiglia, che non conta solo la moglie ma anche la madre anziana e affetta da demenza senile, oltre a un fratellastro più giovane ma economicamente non indipendente anche se già padre di una piccola nipotina. Ed è proprio grazie a un contatto del fratello che arriva a conoscere il primo cattivo della storia, Seo Do Yeong, prossimo alla scarcerazione e praticamente a capo della banda criminale della città. Interpretato da un Kin Young Kwang davvero più affascinante che mai, il giovane gangster viene presentato come uno psicopatico crudele e folle ma che, di fatto, rappresenterà a tutti gli effetti la seduzione del male. Bello, giovane, potente, intelligente, pronto a sfruttare chi di dovere per raggiungere i propri obiettivi e a togliere di mezzo chi prova a ostacolarlo o a infastidirlo, al pari della mosca schiacciata con la palla da baseball contro la parete. Il loro incontro in carcere, con Seo Do Yeong prossimo alla scarcerazione e Han Dong Su che si propone come consulente legale, è molto particolare: se Han Dong appare terrorizzato, Seo Do Yeong è sicuramente incuriosito dall'avvocato ligio ma ormai caduto in disgrazia, quasi vedesse già oltre l'apparenza. Un incentivo economico che Han Dong fatica a rifiutare - soprattutto a causa dell'insistenza del fratello - e la richiesta di verificare se la donna di Do Yeong lo stia nel frattempo tradendo: inizia così la collaborazione tra i due. A dettare le regole è Seo do Yeong che, dopo aver eliminato la fidanzata e il suo braccio destro - entrambi in combutta per farlo fuori - costringe i fratelli Han a diventare complici facendo occultare loro i cadaveri. Da lì torna a pretendere la collaborazione di Han Dong Su, quale consulente per i suoi loschi affari (gioco d'azzardo clandestino). Se il giovane fratello comincia a prendere le distanze da quel mondo, a costo di rinunciare al guadagno facile, Han Dong Su rimane via via sempre più coinvolto. Apparentemente è vittima della situazione, nella realtà emerge a pieno l'ambiguità della sua figura: la vendetta repressa e il desiderio di rivalsa lo portano a superare la linea, a dimenticare di voler vivere secondo le regole, giustificando una zona d'ombra che va via via facendosi sempre più ampia e scura con la scusa di essere stato indotto e costretto dalle circostanze. La sua, in realtà, è una vera e propria scelta. Potrebbe voltare pagina - come più volte suggerito dal fratello - ma sotto sotto non vuole farlo. Dopo anni di umiliazioni, la gratificazione dell'ammirazione della moglie, il non dover più preoccuparsi dei debiti, la considerazione professionale di colleghi che ormai lo ignoravano e deridevano... Tutto questo ha lo stesso effetto di un magnete. Il suo cambiamento interiore, lento e credibile, si riflette anche nell'aspetto: abbandona gli occhiali e il taglio di capelli banale, gli abiti dozzinali lasciano il posto a completi su misura e rolex al polso, l'auto da rottamare verrà sostituita da una macchina nuova di grossa cilindrata e - sul finire - addirittura da un autista privato. E' un'evoluzione lenta, ma inarrestabile. Seo Do Yeong al contrario è molto più coerente e lineare: è un cattivo che ha messo in chiaro le carte in tavola, che agisce - anche crudelmente e illegalmente - ma secondo determinate regole. Il rapporto tra i due nella parte centrale del drama è spettacolare: non c'è fiducia, non c'è propriamente stima, ma c'è un legame ancor più solido, fatto non solo di opportunismo ma anche del desiderio comune di togliere di mezzo i rispettivi nemici. Lo stesso Seo Do Yeong, a un certo punto, si troverà a tenere d'occhio Han Dong Su, quasi percependo il proprio controllo venire meno su di lui: ha creato un mostro - o, per meglio dire, ha liberato il mostro che dimorava sopito da qualche parte nelle profondità dell'avvocato dimesso che aveva conosciuto - e questo mostro rischia di diventare più malvagio e abile di quanto non lo sia lo stesso Seo Do Yeong. E' l'anticipazione di una disfatta: Han Dong verrà completamente avvolto dalle tenebre meritando a tutti gli effetti il premio di miglior cattivo della serie. Il finale è spiazzante ma azzeccato.
Quanto alla recitazione, ci troviamo di fronte a una prova di altissimo livello: i due protagonisti tengono di fatto in piedi da soli l'intera serie che, soprattutto nella parte iniziale, regala in ciascun episodio una scena ad alto impatto in apertura. L'attenzione nella parte centrale viene mantenuta viva grazie al particolare rapporto che si instaura tra i due, quasi una sorta di insolita bromance - uniti dal fascino del male, direi - mentre nell'ultima parte le svolte impreviste ma non imprevedibili guidano lo spettatore verso l'unica soluzione sensata e possibile.
Non c'è niente di scontato, la banalità è fortemente bandita e la bontà a basso costo anche.
Che il genere sia tra i preferiti o meno, la ritengo una di quelle serie che non può comunque non essere apprezzata.
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Personaggi melensi + sceneggiatura piatta = perfetta ricetta per l’insonnia.
La serie poteva durare di meno e avere personaggi scritti meglio. Parte con una storia scoppiettante, ma ben presto si appiattisce su una sceneggiatura banale, lenta e prevedibile. I personaggi risultano insopportabili: i protagonisti mostrano sempre la stessa espressione — triste, afflitta o inespressiva — oppure incarnano una bontà talmente melensa da sembrare patologica. I personaggi secondari, invece, gridano e si arrabbiano per nulla, senza mai mostrare un minimo di profondità umana.Il risultato è un insieme di figure stereotipate e di scarso interesse, immerse in una narrazione che diventa presto di una noia mortale. Non so perché alla prima visione avessi dato un voto alto, ma riguardandola mi sono resa conto che è stata solo una perdita di tempo. Non la consiglio.
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Koi wa Tsuzuku yo Doko Made mo
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Una buona serie, affossata completamente da un'imbarazzante protagonista femminile
Una serie che potrebbe essere carina, con una trama non impegnativa ma graziosa, un drama piacevole grazie al quale trascorrere qualche ora spensierata e leggera. Il protagonista maschile è calzante, interpreta in modo più che credibile il ruolo del medico distaccato e freddo, non particolarmente loquace e dalle uscite memorabili e singolari, inusuali epiteti che celano l'affetto nei confronti di Sakura (da "idiota" a "masso problematico"). Il vero problema della serie, però, è proprio lei: Sakura. Ho apprezzato la scelta dell'attrice, esteticamente non bellissima, perchè concordo che il fascino del personaggio doveva risiedere altrove. Peccato che l'altrove non c'è stato, perchè la pecca più grande è proprio la caratterizzazione del personaggio, semplicemente fastidioso. Tutte quelle stucchevoli riflessioni ad alta voce - quasi nessuno la sentisse, mentre il diretto destinatario spesso è lì a fianco - e i sorrisi imbarazzati-compiaciuti-infantili-melensi che infila praticamente in ogni scena...Ecco, sono davvero un colpo basso. Vuole essere una brava infermiera (a parole), ma nei fatti più che impegnarsi seriamente passa il tempo a sorridere e a ribadire a voce il proposito (per poi avere l'immancabile momento di autocommiserazione affermando che meriterebbe il licenziamento, giusto in tempo per essere quindi consolata e riproporre per l'ennesima volta la promessa di diventare una brava infermiera, con applauso di tutti al seguito). E' un meccanismo assurdo e sgradevole che si ripete a oltranza. Più di una volta, nella prima parte della serie, in queste scenette si infila una veloce ripresa dello sguardo dell'altra giovane infermiera (quella serie e capace, per intenderci). Mi sono trovata incredibilmente sulla stessa lunghezza d'onda con lei, che in quei frangenti si mostra seccata all'inverosimile da tutto lo show sconclusionato della protagonista. Ho comunque apprezzato i suoi gesti maldestri, spesso in grado di strappare il sorriso...ma anche qui: il troppo, si sa, stroppia. Mi è capitato di vedere dei drama in cui i personaggi fossero un po' dei punti deboli della serie, ma mai come in questo caso, dove la caratterizzazione della sola protagonista femminile è un vero e proprio macigno capace di trascinare a fondo quella che altrimenti sarebbe una serie priva di altri grossi difetti. Vale la pena guardarla? Forse. Se si è disposti a soffrire le scene incriminate pur di soddisfare la curiosità e seguire l'evoluzione della vicenda.Questa recensione ti è stata utile?




