A Tractor Loaded with Love
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In un periodo così buio mi serviva proprio questo.Sin da quando si è iniziato a parlare di questa serie, non ho mai avuto chissà quali aspettative, non credevo fosse buona. Oggi ho deciso di guardarla giusto per e mamma mia non pensavo potesse essere così carina.
È un lampo di luce in mezzo all’oscurità.
Innanzitutto mi piace molto il fatto che si ambienti in campagna; la vita e il lavoro lì vengono esternamente sottovalutati e additati alla classe sociale bassa, soprattutto il lavoro nei campi viene sempre considerato roba da nulla e pagato malissimo ma seriamente parlando penso sia uno dei lavori più faticosi, non riuscirei a resistere neanche mezz’ora sotto il sole a raccogliere i cibi piantati e a curare la terra.
Inoltre questo drama mi ha fatto proprio percepire la bellezza della compagna; personalmente mio nonno possiede un terreno che coltiva e quindi ho provato molte volte la vita da campagnola durante la mia vita, coltivare è straziante ma vi posso giurare che stare lì vi fa passare ogni preoccupazione, poi è bellissimo sentire il vento che ti sposta i capelli quando cammini e ascolti musica, giocare con la pompa a bagnarci per rinfrescarci dal calore, salire sulla parte posteriore della raparella (chiamata anche Ape/Apetta/Vespa), mangiare i piselli appena raccolti, entrare nella gabbia per dar da mangiare alle galline….è tutto fantastico, ho veramente dei bei ricordi a riguardo, peccato che sono anni che non ci vado quindi l’esperienza in sé fa parte della mia infanzia.
In ogni caso questa serie mi ha riportato a mente i ricordi e la sensazione che ho provato.
Vabbè detto questo mi ha fatto veramente piacere come non si siano viste discriminazioni di nessun genere sia sul lavoro dei sogni che sull’amore, è stato veramente bello vedere l’amico e la madre di Yechan non sembrare disgustati nel sapere che lui è innamorato di un ragazzo ed è stato bellissimo vedere l’amico dargli consigli.
In sé Yechan mi ha fatto morire, quell'essere carino era veramente carino da vedere, cosa strana dato che mi sento sempre come se sia cringe ogni volta che guardo qualcosa del genere in una serie, ma vi giuro è proprio carino, ti manda positività, purezza e freschezza.
Grazie a lui ho riso molto e mi è piaciuta la sua determinazione in tutto.
Per quanto riguarda Yul, deve essere stato veramente difficile per lui, non ha mai avuto il coraggio di fare di testa sua, ha mollato tutto per colpa del padre, ma essendo stufo ha fatto il grande passo di prendersi una pausa, mettere a posto le cose con l’ex e avere un confronto col padre. Ma soprattutto ha avuto il coraggio di riprendere a fare ciò che ama e ha condiviso i suoi sinceri sentimenti con Yechan.
Sono stati veramente carini assieme, mi sono piaciuti.
Secondo me vale la pena vedere questa serie, finisce subito e ti fa sentire più viva.
È carinissima come loro.
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Mi aspettavo qualcosa di diverso.
Avevo sentito parlare di questo film come se fosse uno di quelli che non ti puoi perdere etc etc...beh sinceramente non l'ho trovato così fantastico.Non faccio la morale sul comportamento dei personaggi perché sono cose che chiaramente possono succedere ma personalmente mi ha deluso il finale che purtroppo non è proprio quello che mi aspettavo per i due amanti.Due persone sposate con altri che si innamorano scatta la passione e il tradimento,l'ossessione di stare insieme e il tutto in un periodo storico non proprio bello. La passione e le scene esplicite ci sono e i due attori sono fantastici ma diciamo niente di così scandaloso.
La storia anche se già nata male non avrà un bel lieto fine tutt'altro direi e sinceramente se lo sapevo forse no mi sarei nemmeno visto questo film.
In conclusione il film non è male se sorvoliamo sulla storia del infedeltà coniugale,c'è passione e attori bravi ma con un finale diverso sarebbe stato migliore.
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Mu-Te-Luv: Queen of Queens
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l amicizia è una delle cose più importanti della vita
allora per me è bella, fa morire dal ridere specialmente neo. è difficile interpretare donne lesbiche o cmq dei trans, specialmente se ai paura del giudizio degli altri, ma loro lo fanno un sacco bene. Neo: neo è la rappresentazione dell' amico isolato nei gruppi di bff. Lego: troppo carinooo mi scioglievo pure io. fluke: è molto sicura di se all' apparenza ma dentro non lo so è sempre. yacht: ha un bel senso di moda. Una delle cose che fanno più ridere sono le possessioni fake di neo, le scene dove parlano con P Pan (Shane) e quando appare Mark fa troppo ridere anche se mi dispiace che non ha più la coppia. lo consiglio però vorrei avesse più episodiQuesta recensione ti è stata utile?
The Legend of the Blue Sea
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Bella storia, piacevole. Forse troppe puntate
Una bella storia che si rifà ovviamente alla sirenetta con diverse analogie e altrettante differenze, il che rende tutto godibile. Lei è più brava che bella ma è soggettivo. Interessanti i continui riferimenti al passato dei protagonisti e coprotagonisti con intrighi e misteri che allungano la vita alla serie. Però probabilmente se avessero concluso qualche puntata prima mi sarei annoiato meno. Verso la 17a/18a puntata incomincia a essere un po' monotono, come se non arrivasse più la fine. E non sono nemmeno un grande fan della puntata conclusiva che risolve tutto, preferisco essere accompagnato alla conclusione con più dolcezza. In ultima analisi rimane un buon dramma senza gridare al miracolo. Voto 7Questa recensione ti è stata utile?
Titolo troppo sottovalutato
Un drama purtroppo sottovalutato, forse perché l’argomento è un po’ soprannaturale? Ma si tratta di una serie – chiaramente fantasy - che verte principalmente su indagini e risoluzione di misteri, dove l’elemento ‘magico’ ha la sua importanza, ma non è mai eccessivo rispetto al problema da risolvere. A modo suo, ci fa anche riflettere.I nati con delle capacità superiori vengono cacciati e uccisi, spesso senza avere alcuna colpa se non quella del loro bagaglio genetico. Una situazione del genere è facilmente paragonabile a molte dei giorni nostri. Il nostro eroe è uno di questi superdotati, anche se il suo potere potrebbe sembrare macabro e inutile: toccandoli, può ascoltare quello che hanno udito i morti nei loro ultimi istanti di vita. Si servirà di questa sua capacità per cercare di scoprire la verità sulla morte di suo padre, avvenuta diversi anni prima, accusato di aver voluto uccidere il principe. Per far ciò, finisce per entrare a far parte del Chong Ming Wei, violento ente preposto alla risoluzione dei misteri soprannaturali e, soprattutto, all’eliminazione di ogni superdotato. Il nostro dovrà camminare su una lama di spada per poter indagare ma, prima di tutto, sopravvivere. Il complotto è antico e profondo, e i colpi di scena, alcuni anche non immediatamente previsti, non si fanno attendere.
Molti personaggi paiono compiere dei voltafaccia, che sono però tutti ben motivati. Per dirla col tormentone di Labyrinth: tutto non è sempre come sembra! Per quanto siano assenti attori di bellezza stellare, il protagonista è attraente e soprattutto molto bravo, sia nelle parti umoristiche che in quelle tragiche. E ce ne sono, di tragiche, perché il drama ha diversi momenti molto drammatici, che colpiscono duro anche lo spettatore. I costumi e soprattutto le ambientazioni sono spesso tenebrosi e si prosegue sotto una cappa di cattivo presagio incombente. Per un po’ di meritato sollievo, non bisogna perdersi le scenette post crediti: molto umoristiche e gustose. Sto ancora aspettando di sapere cosa ne sia stato dell’uovo… e mi toccherà aspettare ancora, perché è prevista una seconda stagione. Questa si ferma su una grande rivelazione, che andrà esplorata nel prossimo drama. Si chiude un arco in modo soddisfacente, ora aspettiamo il sequel.
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Thirty But Seventeen
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Una serie carina, se non fosse per l'eccessiva durata e un protagonista maschile non performante
Cominciamo col dire che avevo questa serie parcheggiata nella lista di quelle da vedere da tantissimo tempo, complice una sciocca coincidenza nel titolo - i due numeri mi ricordavano sempre un altro drama, twenty five twenty one, che non mi era piaciuto - e la presenza di Shin Hye Sun come protagonista, avendola conosciuta nella serie di Benvenuti a Samdalri, dove l'avevo trovata piatta e insignificante, capace solo di affossare - insieme a una pessima sceneggiatura - un attore di grande bravura come Ji Chang Wook.Invece, partendo proprio da lei, mi sono dovuta ricredere. Davvero un'ottima interpretazione del personaggio, così singolare e complesso, ma sorprendentemente credibile. Al contrario non sono riuscita ad apprezzare il protagonista maschile, che ho trovato davvero insipido e poco espressivo. Questa è un po' una novità, già che solitamente se c'è un personaggio nella coppia protagonista di un drama che non mi convince, è quasi sempre quello femminile. Diciamo che non era l'attore giusto per il ruolo giusto, forse. Sta di fatto che anche la chimica tra i due ne ha risentito, anzi, era quasi totalmente assente e le poche scene dove sarebbe stata fondamentale risultavano forzatamente artefatte. Il "lui", stavolta, non ha funzionato. E questa è la pecca numero uno. Il secondo difetto non indifferente è l'eccessiva durata della serie, che conta ben 36 episodi. La storia è carina, ma non memorabile, la recitazione buona, ma appunto il protagonista maschile non funziona. I personaggi secondari non spiccano, eccetto la governante Jennifer, che di certo si fa notare. Insomma, una serie deve proprio avere tutte le carte in regola per puntare a mantenere un livello di attenzione e interesse alto per così tante puntate. Non è questa la serie di sicuro, e devo dire che per quanto mi riguarda davvero poche possono vantare questo pregio... A conti fatti, le serie con più di 30 episodi che reputo meritevoli sono sostanzialmente due, "Suspicious Partner" dove Ji Chang Wook e gli altri attori protagonisti - e non - sono davvero performanti in un drama di alto livello, e lo spettacolare "Doctor Prisoner", dove, per assurdo, io che difficilmente concepisco un drama senza romance annessa, sarei andata avanti a vedere la serie a oltranza (se parliamo di Namgoong Min, il mio attore in assoluto preferito...non serve nemmeno la storia d'amore, basta lui per rendere una serie interessante e di alto livello). Concludendo, se avessero assegnato la parte a un altro attore e ridotto della metà gli episodi, ne sarebbe uscito qualcosa di molto più carino e godibile. Consigliata la visione? Se avete tempo da dedicarle e mettendo in conto la possibilità di accorciarla - come ho fatto io - in modalità fai-da-te saltando a piedi pari le parti più noiose.
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Tanti cliché, moderatamente divertente
Hello Mr Gu è una commedia romantica in 30 episodi di circa 35 minuti ciascuno, comprese le sigle.Il lato positivo di questo drama è che si tratta di una commediola fresca e moderatamente divertente, molto ben recitata dalla coppia principale e con dei personaggi di contorno che, pur non essendo esattamente all’altezza dei protagonisti, lavorano comunque al di sopra del minimo edittale.
Il lato meno positivo è che si va avanti quasi esclusivamente per cliché triti e ritriti e tutto, compresi i rari colpi di scena, è sempre molto prevedibile. Si potrebbe soprassedere, se non fosse che, verso la fine, le cose cominciano a trascinarsi stancamente, mentre assistiamo al solito, indispensabile periodo di litigio e separazione che ammorba tante produzioni. Poteva essere questa l’eccezione? Certo che no! E, mentre i capricci e i comportamenti illogici dei protagonisti si moltiplicano a livello esponenziale, portando l’arte del malinteso a vette tali da svergognare l’Everest, diverse situazioni vengono lasciate appese senza alcuna conclusione, fino a convergere verso l’obbligatorio lieto fine.
Che dire… non è una brutta serie, affatto, al netto degli ultimi episodi un po’ tirati per i capelli. In realtà, l’intero drama poggia su situazioni al limite della credibilità e oltre, ma lo si accetta perché fa parte del genere. Certo, giunti alle ultime puntate, stanchezza e saturazione prendono un po’ il sopravvento.
L’abusato cliché del CEO ricco, scontroso e problematico, ma dal cuore d’oro, che si innamora della ragazza povera, viene sviscerato abbastanza bene. Tutto sommato le difficoltà che il nostro protagonista incontra per ottenere i finanziamenti necessari al suo progetto sono abbastanza realistici da non farci tirare i pomodori allo schermo, e la coppia principale ha una notevole affinità, nelle scene romantiche.
Allora perché, pur avendo guardato la serie con piacere, provo questo senso di insoddisfazione?
Forse perché i protagonisti principali sono caratterizzati un po’ troppo come macchiette. Lui ha una morbosa paura dei luoghi affollati, è pieno di sé, puntiglioso, meticoloso e maniaco del controllo, ma anche generoso e gentile. Lei è la tipica ragazzina dai mille problemi economici che farebbe (quasi) qualsiasi cosa per fare un po’ di soldi. Comprensibile, dato che è piena di debiti. Ma la sua caratterizzazione è decisamente troppo infantile per essere una laureanda. Queste donne di più di vent’anni che vengono fatte vestire e comportare come se ne avessero sedici alla fine diventano stucchevoli.
E così, anche se si ride, anche se la coppia principale ha una notevole affinità e le canzoncine sono gradevoli, quella che resta alla fine è la sensazione di aver sciupato un po’ il mio tempo.
Poi, però, ripensando all’ottima prova di Chen Jing Ke, che davvero riesce a farti dimenticare che sta recitando, non posso proprio bocciare questo lavoro, e quel che mi viene da pensare è che forse si tratti più che altro di un problema di target. Avendo quasi sessant’anni, l’amore dei ragazzini è un argomento che a volte mi lascia un po’ indifferente. Avessi quarant’anni di meno, probabilmente avrei dato il massimo dei voti.
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Koi wa Tsuzuku yo Doko Made mo
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storiella d'amore simpatica
e tutto sommato possibile anche nella realtà.L'incipit è un po' strano, una ragazza che chiede a un "dio micio" di aiutarla a trovare l'anima gemella ...
Ma ho visto in Cina accendere incensi davanti ad immagini di dei stranissimi a forma di animali o di mostri immaginari ... quindi forse anche in Giappone è possibile che si rivolgano a questi idoli per chiedere aiuto ... chissà ...
Cmq la ragazza, più che tonta, è una sempliciotta, molto coerente con il programma che si è data anche se continuamente respinta, osteggiata dai suoi limiti e al di sotto dello standard. Si impegna per conquistare la stima e l'affetto del suo principe azzurro con la determinazione e l'attitudine di un soldatino Giapponese, che di fronte a ogni domanda del suo generale risponde sempre di si, ma solo a lui, che non le chiede mai cose che vadano contro alla morale o a proprio vantaggio, ma ne coltiva le qualità che intravede sotto la patina di persona che a prima vista sembra non centrare nulla con lui.
Conquista, senza volerlo, la stima e l'affetto di chi incontra, per la positività, la generosità e l'umiltà con cui affronta ogni situazione.
E' una storia carina, gradevole, con lieto fine.
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La storia mescola con equilibro azione, mistero e fantasy grazie a un mix ben calibrato di elementi.
I due attori protagonisti, Kochen Tung e Jacop Wang, già visti in altri progetti, si confermano convincenti anche in questi ruoli, regalandoci interpretazioni coinvolgenti: soprattutto il secondo si è calato alla perfezione nel ruolo del Terzo Principe Ereditario, risultando sia impertinente che di gran cuore. Forse, proprio per la somiglianza con la sua storia passata, prende sotto la sua ala il giovane Han Chieh che diventerà il suo agente divino sottomesso, anche se in apparenza sembra voglia solo prenderlo in giro o punirlo.
Grazie alla presenza degli spiriti, Agent from Above è una di quelle storie che riesce a celebrare la vita e soprattutto il ricordo dei cari che ci hanno lasciato trattando il tema della morte.
Tantissimi sono i rimandi alla mitologia cinese, in particolare alla leggenda di Nezha, il Terzo Principe Ereditario, che in Italia abbiamo imparato a conoscere grazie ai due film usciti nelle sale cinematografiche. Il drama è più godevole se riusciamo a individuare i rimandi alla tradizione cinese, ma la visione rimane comunque scorrevole per chi ne è digiuno o non ne ha familiarità.
Il doppiaggio italiano, ben azzeccato e gradevole, permette di seguire la storia senza distrazioni, potendosi concentrare sulle scene d’azione, sui bellissimi costumi e gli affascinanti effetti speciali.
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Finale schifoso.
Il peggior finale che abbia visto. Ero così contenta dall’inizio. Troppe scene al buio , troppo tecniche cinematografiche. Per delle puntate brevi.Ho apprezzato lo zio imperiale. Voglio vederlo in altri programmi. Lei divertente e basta. Ho notato anche delle mancanze di collegamento. Forse con i sottotitoli perdiamo un po’…
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Khun Chai Puttipat
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Sono così scioccata che non so nemmeno che titolo dare
Finalmente dopo una cosa come 3 settimane e infiniti delay sono riuscita a finire questa parte e vi devo dire… sia lodato che per esse che la ho finita. Partiamo da un presupposto, delle 3 parti che ho visto questo è quello che sembra più un vecchio lakorn a differenza degli altri due che sembrano comunque avere delle vibes moderne anche se hanno almeno 10 anni. Forse è anche per questo che non mi ha fatto impazzire, nonostante la storia di suo figlio sia quella che mi è piaciuta di più paradossalmente la sua è quella che mi è piaciuta meno di tutte. Parto col dire che se ad uno piacciono storie di mistress, uomini che cercano in ogni modo di mettersi (in senso biblico) con ragazza più giovani di loro e familiari irritanti questa è la storia che fa per voi. Sarò sincera a me queste cose non piacciono troppo quindi, non ho potuto apprezzarla.Ora invece che fare il mio elenchetto solito farò una cosa un po’ diversa e mi metterò a fare una recensione come quelle dei tempi antichi, perché c’è molto da disquisire sull’argomento e su un personaggio in particolare, ovviamente lei. Ovviamente Maratee.
Partiamo da una piccola digressione: da un lato sono contenta di aver visto le serie dei figli prima di quelle dei genitori perché sono riuscita ad apprezzare (almeno in piccola parte) i personaggi di Maratee, Rumpa e della Grandma Oon, perché se avessi visto prima la storia dei padri io veramente non avrei capito il perché fanno tutte ste scenate dove sono loro che devono chiedere scusa a Maratee e Rumpa quando queste qua due sono due personaggi veramente, veramente cattivi. Oppure perché tutti stanno appresso alla grandma Oon come se per tutta la sua vita non avesse trattato praticamente chiunque come degli stracci, per non usare parole volgari. Sarò sincera continuo a non capire il perché di queste scelte, o meglio le capisco, ma non le voglio accettare, perché dopo quello che ha fatto Maratee (e quando ci arriveremo Rumpa) è lei che deve chiedere ed implorare il perdono di sti qui, non il contrario. Per la grandma non ci posso fare nulla, perché bisogna rispettare gli anziani.
Allora, passiamo all’ ambientazione un momento. La serie è ambientata nell’ambiente medico, come alla fine quella di Phat e da studente di medicina devo dire, non è male, se non fosse che c’è una cosa che odio nei medical, quelli che cercano di rendere gli ospedali il loro personale parco giochi (sia in positivo che in negativo), quindi vedere parsone come Maratee, il generale o anche la stessa Keaw che sembra usino l’ospedale come il loro personale playground un po’ mi irrita. Detto ciò questo è un vezzo di forma mio alla fine, quindi non è una vera problematica alla fine. Detto ciò una cosa che finalmente ho notato qui e che mi è veramente piaciuta è quanti riferimenti ci sono nella serie dei figli alla serie dei padri. Ora non so se il generale sia anche il padre di Tai, perché non coincidono gli anni (a meno che lui non abbia ricominciato a divertirsi con Maratee dopo che quella santa donna di sua moglie lo ha perdonato per la centesima volta) però sarebbe carina come idea.
Parliamo un po’ dei due protagonisti: ora l’idea era carina, e James è Bella hanno una discreta chimica, ma primo loro non sembrano avere l’age gap che invece dovrebbero avere (e visto che Bella è anche più vecchia di James (di qualche anno) si vede la differenza. O meglio si vede che sono almeno coetanei. Poi passando ai personaggi che interpretano ho cento e più problemi con loro: primo, Chat, il personaggio è uno di quelli che non parla nemmeno sotto tortura, quindi ti meriti quello che ti viene dato, Maratee. La tipa ha più o meno le stesse vibes, non parla, non si confronta se non quando ci problemi dilagano. Insomma, i due si sono sono trovati. La serie diventa interessante a metà dell’episodio 8 solo perché questi due cominciano finalmente a rispondere male alle persone. Ora io capisco tutto, ma grandma Oon ha letteralmente insultato Keaw dal primo momento (dimenticandosi che ha la bellezza di due nipoti che si divertono ad andare ai concorsi di bellezza) che la ha vista, se non ti sta bene quello che sta dicendo non aspettare la fine per risponderle. Da questo punto di vista sarò sincera, preferisco l’altra grandma, perché almeno lei è di più larghe vedute (e non me ne frega nulla del trauma di Oon, considerando che già la volta questa sua superiorità le si è ritorta contro). Prima di passare all’argomento clou di questa serie parliamo un momento di una delle scene più belle della serie, quando la grandma Eid ha detto “voi Juthateph siete dei gentiluomini” per poi scordarsi che i primi due si sono accasati (parzialmente) in un bosco, uno ci ha proprio dormito assieme (stavolta non in senso biblico) e l’altro diciamo nella stessa baita nei boschi. E as I said, i boschi ci sonno anche qua. Onestamente è tipo un me tra “dormire nei boschi” per la parte dei padri.
E ora parliamo di lei, il personaggio più ben riuscito della serie, ovvero quel personaggio che odierete dall’inizio alla fine della storia, che vi chiederete come mai la devo permanere nella storia dei figli, ovvero: MARATEE. Maratee è il personaggio più ben riuscito della storia perché ovviamente è quello che ha più spessore. Lo spessore di un super cattivo? Ovviamente, però uno spessore. Molto spesso. Lei è cattiva, falsa, pianificatrice… insomma tutto quello che noi vorremmo essere quando messe davanti a questa situazione, perché diciamocelo, nessuno è così generoso da essere un santo in questa situazione anche se vorremmo (e sicuramente nessuno di noi verserebbe dell’acido sulla sua rivale, questo è poco ma sicuro). Insomma, anche se il personaggio lo si odia in maniera viscerale, credo sia l’unico con un po’ di spice (almeno un pelo). Detto ciò passiamo ad alcune scene clou della serie di Maratee: primo mi è piaciuto molto vedere il suo downfall, nel senso che lei parte come la figlia di un tizio ricco, futura promessa sposa di un altro tizio ricco eppure ecco che per delle sue scelte (perché è vero che Yos la porta in quel locale, ma è lei che decide di restarci da sola e di accettare il drink) questa storia diventa la sua rovina, però siamo onesti, non è sicuramente colpa di Chat e di Keaw. Parliamo un momento del suo rapporto con Yas, da un lato mi sarebbe piaciuto si fossero messi assieme (un po’ come i miei tesori JackAnnie nella storia di Jak), però credo sia per il tipo di storie che venivano scritte del 2013, sia per il fatto che comunque la storia non è scritta per andare in quel verso, sono contenta che non siano spuntati assieme alla fine. Ora però ammetto una cosa, piuttosto che con Maratee io il mio nipote lo preferirei orizzontale, e questo prima di diventare la mistress dell’altro, perché quello probabilmente è il minore di tutti i problemi (almeno guardando la serie con un occhio occidentale). La scena comunque più bella di tutta la serie resterà sempre il nonno che dice “ah no, Maratee io non la voglio come nipote in law”, dopo che aveva passato anni a costruire una perfetta immegine davanti alle vecchie.
Bene, ora, a parte una Kate sporadica che come sempre è una santa, direi che possiamo finalmente passare alla prossima parte.
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Non mi ha convinto
Storia lentissima e abbastanza superficiale/melensa su dinamiche familiari in crisi e rimedi per poter sopravvivere a solitudine, sensi di colpa, errori propri e/o di altri. Non mi ha convinto né la storia, né il ritmo, né la protagonista principale che ha sempre e solo la stessa espressione di donnina infilzata ... l'ho guardata fino in fondo perché (per fortuna) dura poco, ma non la riguarderei.Questa recensione ti è stata utile?
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Dopo essermi immersa nella lettura del romanzo The Ghost Bride – La Moglie Fantasma dell’autrice malese di origini cinesi Yangsze Choo ed esserne rimasta affascinata, sono stata ben felice di scoprire l’esistenza dell’omonimo live-action disponibile su Netflix.The Ghost Bride è un drama taiwanese di sei episodi della durata di circa 50 minuti ciascuno.
La storia si svolge nella brulicante e colorata città di Malacca, in Malesia, alla fine dell’Ottocento: colonia britannica e importante crocevia commerciale, la città ospita diverse culture, tra cui quella cinese grazie ai numerosi immigrati giunti in questa terra in cerca di fortuna.
Gli affari della famiglia di Pan Li Lan, però, non vanno affatto bene: il padre è sull’orlo del fallimento della sua attività di spezie. La ricca madre di Lim Tian Ching sembra arrivare al momento giusto e propone a Li Lan di sposare suo figlio, matrimonio che aiuterebbe economicamente la famiglia Pan.
C’è solo un piccolo particolare: Tian Ching è morto.
Li Lan dovrebbe diventare una sposa fantasma. La pratica minghun può apparire insolita per noi occidentale, ma è un elemento che è stato più volte rappresentato nelle opere asiatiche, basti pensare al film taiwanese Marry My Dead Body, disponibile anche questo su Netflix.
Questo antico rituale cinese prevedeva di unire in matrimonio una persona viva con una defunta o due persone defunte affinché chi è morto non rimanda solo nel mondo dell’aldilà.
Come se non bastasse, Li Lan sembra essere più affascinata dal cugino di Tian Ching, Tian Bai.
Entrerà in gioco anche un’altra figura maschile: Er Lang, Guardiano Celeste che sta indagando sulla corruzione legata proprio a Tian Ching nel regno dell’aldilà.
C’è da fare subito una piccola precisazione riguardo a questo drama: non si può ammettere che non sia una buona serie, ma non si può di certo affermare che sia una buona trasposizione.
Le puntate scorrono piacevoli e si lasciano guardare, ma il romanzo non era semplice da adattare, sia a livello di budget che di effetti speciali; il risultato è ciò che temevo: un taglia e cuci non sempre riuscito.
Le differenze si notano fin dai primi minuti del primo episodio: molti personaggi sono rappresentati in modo molto diverso rispetto all’opera originale.
Ad esempio, il padre appare semplicemente come sfortunato e non tanto l’uomo che si è lasciato andare dopo la morte della moglie, rifugiandosi nei piaceri dell’oppio e segnato sul volto dalle cicatrici lasciate dal vaiolo, malattia che gli ha portato via la sua amata.
Ma non sono solo i protagonisti ad essere raffigurati in maniera differente: vengono cambiati anche alcuni fatti e come si sono svolti, modificando alcuni, aggiungendone altri e tagliandone altri ancora.
La figura di Isabella, fidanzata di Tian Bai, nel romanzo è un personaggio solo accennato che non entra mai in scena durante il racconto: qui non solo acquista una grande importanza, ma è anche una figura chiave della storia che gioca un ruolo fondamentale, modificando così la trama.
Il personaggio che ha deluso maggiormente le mie aspettative è Er Lang. Nel romanzo è una figura affascinante, avvolta da un alone di mistero: non mostra mai il proprio volto e la sua identità viene svelata gradualmente, via via che ci si immerge nella lettura. Nella serie, invece, si mostra fin da subito senza il suo cappello a coprirgli il volto e si presenta immediatamente come Guardiano Celeste, privando così il personaggio del suo fascino che lo circondava.
Tra l’altro, quando Er Lang mostrerà il suo volto nel libro verrà definito di una bellezza mozzafiato: senza nulla togliere al bellissimo e bravissimo Wu Kang Ren che è stato straordinario in questo ruolo, ma mi ero immaginata un viso dai lineamenti più eterei.
Di contro, ho apprezzato il modo in cui è stato reso il personaggio di Li Lan: fresca, frizzante, giovane, ma al tempo stesso determinata; Huang Pei Jia è stata un’ottima scelta per interpretarla.
In conclusione, se The Ghost Bride è un po’ un’occasione mancata. Resta comunque una serie piacevole, ma il mio consiglio casomai è quello di vedere prima la versione live-action e poi leggere il romanzo: in questo modo si riescono ad apprezzare entrambe le versioni senza che una penalizzi l’altra.
Io, invece, mi rifarò leggendo l’altro romanzo di Yangsze Choo, sempre edito in Italia per HarperCollins, La Tigre della Notte che al momento non ha ancora ricevuto trasposizioni… o almeno, non per ora!
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Loving, Never Forgetting
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Le diverse facce dell'amore famigliare
Questa storia è intessuta talmente bene che si può paragone a un lampasso il cui sfondo è il mondo agguerrito degli affari su cui si intrecciano amori incondizionati , amori negati e rudezza affettiva, di profondi attaccamenti e risentimenti figliali , di maternità colorate da abnegazione o irrigidite da rivincite, di rivalità fra fratelli senza esclusioni di colpi e di faide famigliari che alla fine fanno sortire un disegno variopinto da cui risalta la pacificazione, la tenerezza, la solidarietà, la capacità di perdono e l'armonia nell'anima.Dalla prima fino all'ultima punta puntata, scorrono tutte attrattive e ben concatenate con ritmo fluido senza inutili ne pesanti ritorni, senza salti in avanti che creano buchi di azione e ciascuna puntata suscita quantità di sentimenti ed emozioni variegate: rabbia, tenerezza, indignazione, ammirazione, benevolenza, disprezzo, stima, solidarietà perché gli attori recitano in maniera alquanto coinvolgente e sono adatti al ruolo che ricoprono sia per aspetto fisico che per carattere.
Magistrale è il ruolo del protagonista maschio, Lee Zongmu, la cui voce oltretutto è grave e pacata allo stesso tempo anche nei momenti più tesi e risentiti sa esprimere calma ed emana il carisma del leader fra fredda razionalità e distacco spietato da una parte e intenso coinvolgimento emotivo misurato e vigorosa affettività dall'altra . Adoro la voce bassa penetrante e carezzevole del padre Xian Yi e il suo sguardo benevolo. La protagonista, Wu Tong ha una voce suadente e un comportamento grandemente benevolo, perfino troppo remissiva sopratutto all'inizio dove prova eccessiva soggezione verso l'implacabile Zongmu di cui è innamorata da sempre a cui è grata per averle dato quel figlio che adora e che è il suo intero mondo proprio perché è l'unico filo che la collega a Zonghmu. . La madre e nonna , Li Zhining, è tanto tagliente e repulsiva con la voce quanto invece amorevole nello sguardo. Inacidita dal suo amore disatteso, non ha mai smesso comunque cullarlo in cuor suo.
Non ho trovato un solo attore spiacevole da guardare, sono tutti seducenti.
Ho guardato questa serie su Dramacool e le canzoni di inizio e fine puntate sono adatte al tema e piacevoli ma mancano nel mezzo delle puntate dove si leggono solo le parole delle canzoni; ciò non inficia però il piacere di guardare le scene e, inoltre ci sono musiche di pianoforte e strumentali che accompagnano le scene e le arricchiscono di emozioni.
Raramente do un alto punteggio al rewatch perché non mi piace ripercorrere una storia che conosco, ma qui sì, perché mi ha talmente attratta e coinvolta questa serie ricca di eventi e stati d'animo che ho desiderato riguardarne alcuni pezzi e varie puntate provando sempre la stessa piacevolezza. Una sola pecca è la poca verosimiglianza del risveglio dal coma di Xian Jun incompatibile con la realtà: rimanere fintamente nel come in ospedale senza che i medici se ne accorgano è impossibile.
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An Oriental Odyssey
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Comincia bene ma poi si perde
Classico esempio di qualcosa che comincia bene e finisce malissimo, anche perché non è del tutto chiaro come vada realmente a finire, e perché. Per conto mio, sono rimasta col dubbio. Se avete già visto Legend of YunXi potete capire cosa intendo.La prima metà della serie è molto gradevole: c’è intrigo, mistero, lo sbocciare di amori contrastati. I due protagonisti maschili principali sono molto piacevoli alla vista, anche se Zheng Ye Cheng è decisamente di categoria superiore, specie perché sanno perfettamente come vestirlo e acconciarlo per farlo rendere al meglio. Gli attori sono abbastanza convincenti, i costumi sono gradevoli, le musiche e le canzoni orecchiabili.
Il giocattolo però si rompe quando l’azione si sposta nel secondo regno. Se prima c’era stato qualche peccatuccio di incoerenza, tutto sommato scusabile, nella seconda parte dell’opera si assiste al più completo sfacelo. La trama diventa una noiosa, lunghissima, infinita ammucchiata di mille assurdità assortite, a partire dalle bestie magiche per arrivare ai viaggi nel tempo, passando per perdite di memoria selettive, mentre tutti i personaggi cominciano (o continuano) a comportarsi in maniera assurda, spesso macchiettistica.
Ho perso il conto delle volte che qualcuno si è infiltrato in “sorvegliatissimo” territorio nemico senza essere visto né tanto meno fermato. Persone di rango, che dovrebbero essere accompagnate da una scorta, si cacciano da sole in situazioni pericolose, e così via… Molto carino, però, e per una volta non telefonato, il colpo di scena finale. Quello mi è piaciuto.
Aggiungo che alla protagonista principale è stato affidato un personaggio non troppo simpatico. Accade spesso, in questi drama: la protagonista è un’egoista capricciosa e infantile, che si comporta male col protagonista maschile per 9/10 dell’opera. Stancante. Anche il povero ufficiale Zhang Yu Jian è stato decisamente trascurato nella seconda metà dell’opera: il suo personaggio, che prima era carismatico, acquista improvvisamente il fascino e l’incisività di un pesce mal lesso, specie perché i nuovi costumi, che stanno tanto bene al protagonista, su di lui sono semplicemente ridicoli. Fossi in lui, farei causa alla produzione…
Ad ogni modo, drama che rimane sulla sufficienza solo per la prima parte, perché la seconda trascina terribilmente i piedi. Ho fatto una fatica terribile a finirlo e, come detto in principio, non sono nemmeno certa di come sia realmente finito!
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