La prossima volta il cast lo decido io!
Drama non troppo emozionante. Credo il problema sia strettamente legato alla recitazione e poca affinità tra i protagonisti: fin da subito mi è sembrato che non funzionassero insieme. La sceneggiatura e la storia, seppur piena di cliché, l'ho trovata carina. Ma ciò che veramente mi ha fatto finire questo drama sono stati i personaggi di supporto, a cui avrei dato molto più spazio, sia per le doti recitative sia perché hanno emozionato molto più dei due protagonisti. Anche i bambini hanno saputo coinvolgermi di più. Insomma hanno sbagliato con la scelta degli attori.Nonostante tutto, si porta a casa il suo 7, seppur un po' forzatamente.
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Bello Dolce e Triste...tutto insieme!
Iniziato a guardare per casa mentre facevo altro ma mi ha conquistata quasi subito e ho deciso di godermelo.Non sapevo niente della trama etc.Una storia adolescenziale con dei bellissimi interpreti oltre che molto bravi.Il classico primo amore che però sembra destinato a finire prima ancora di iniziare.Una storia di amicizia tra ragazze bellissima e commovente.Una storia che fa sorridere.Ma anche una storia che farà arrabbiare e piangere,intristire. Non mi aspettavo quel finale e non mi è piaciuto.Peccato perché era tutto perfetto il giusto mix ma il finale lascia non poca delusione.Comunque nel complesso merita la visione.
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Goddess Bless You From Death
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Otto politico
Arrotondo a otto come voto, non mi sento di dargli di più perché per certi aspetti mi ha un po’ delusa come BL.Ma partiamo prima con le cose che mi sono piaciute: a parte il fatto che mi sono innamorata dell’attore che interpreta King, ma poi mi è piaciuto anche in generale il suo personaggio, e come abbia cambiato la sua mentalità, quindi un personaggio che nel corso della storia ha fatto la sua evoluzione.
Bellissime vibes, la storia molto avvincente e strutturata bene, sotto questo punto di vista mi ha presa molto, anche la dinamica tra Thup e la madre per esempio, oppure tra Sing e la sorella, che comunque sono stati colpi di scena non da meno.
Che dire, anche le ambientazione, gli effetti di scena, il trucco dei fantasmi, non da sottovalutare, per questo ho dato un voto alto, anche perché a me piacciono le cose un po’ splatter (p.s. proprio per questo ho amato la scena in cui Darin sputa I capelli nel lavandino, adoro!).
Passando alle cose che proprio non mi sono piaciute… i personaggi di Darin e Sey a mio parere erano osceni, il primo è super tossico, e l’altro è troppo sottone, non mi sono piaciuti proprio, hanno creato a mio parere una storia d’amore basata sulla tossicità.
Poi, io amo i finali tragici, dove i protagonisti muoiono, infatti avrei preferito mille volte di più che Sing morisse, mi sarei goduta di più il BL, invece si è svegliato, infatti l’ultima mezz’ora dell’ultimo episodio l’ho trovata molto imbarazzante, completamente distaccata dal resto della serie, mi è sembrato quasi di star vedendo un’altro BL.
Io do molto peso al finale per stabilire un voto, per questo non mi sento di mettergli più di otto.
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Incredibile! manca il finale! uno scandalo!
Un bellissimo drama buttato alle ortiche per essere stato troncato di netto, dopo ben 58 episodi!Quando pensi che le cose inizino a risolversi e ad avere risposte a tanti fatti ancora irrisolti, si interrompe brutalmente!
Una vergogna vera e propria nei confronti degli utenti soprattutto ma anche del cast nella sua interezza che tanto ha dato per questa storia cosi complessa.
E a quanto pare non c'è speranza che vi sia un secondo drama, sono passati troppi anni e non ho letto nessuna notizia a tal proposito.
Se uno vuol sapere come andrà a finire non rimane che leggere la novel in lingua inglese (se lo conosce) fin dal principio, dal momento che il drama ricalca la storia a grandi linee ma non è esattamente uguale al libro.
Assurdo.
Per ciò che riguarda quanto visto, che dire.. la storia è affascinante e fin dal primo episodio molto intrigante, Più volte è un drama a tinte forti, basti pensare alla caccia all'uomo. Si concede poco romanticismo, anche se aleggia dietro le quinte per tutto il tempo.
Qui abbiamo ben tre protagonisti, ognuno ben caratterizzato e molto ben interpretato dagli attori principali che ho ammirato tutto il tempo.
Il drama improvvisamente si illumina quando compare il principe ereditario interpretato da Deng Lung, un cameo stupendo.
Sono state utilizzate molte comparse, molti cavalli, belle locations e costumi apprezzabili, la ost mediocre. Si presume quindi un drama con un buon budget, e non capisco perchè buttarlo via cosi con un finale tronco il quale non si può neanche definire "aperto".
Non ho voglia di dilungarmi oltre perché sono arrabbiata.
Quindi NON lo consiglio, Senza una fine è inutile guardarlo.
Peccato.
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Shopping King Louie
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SE VI PIACCIONO I THRILLER...
...dateci un'occhiata. Non aspettatevi qualcosa di truculento o ansiogeno però è interessante, mi è piaciuto, anche se talvolta secondo me non è tradotto bene e mi sono un po' persa sia coi nomi dei personaggi che con tutti gli intralacci. Poi però si recupera...!Manca la parte romance; sembrano esserci un paio di relazioni un po' ambigue ma niente di ché e comunque non se ne sente molto la mancanza. Forse sarebbe troppo scontato.
In ogni caso, ripeto, se vi piacciono i thriller e non lo avete ancora visto dategli un'occhiata.
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The Moon That Rises in the Day
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Vale la pena guardarlo, decisamente!
Una bella fantastica storia d'amore che dura 1500 anni. I coreani sono bravi a narrare questo tipo di storie e le sanno raffigurare nei drama egregiamente.Una storia che ha portato fino all'ultima puntata in crescendo. Finiva una puntata e non vedevi l'ora di guardare quella successiva. Questo significa che è stata raccontata bene.
Ho letto di persone che sono rimaste deluse dal finale, a me è parso coerente con la storia, ed è un bel finale, magari poteva essere più completo, ma almeno non ha lasciato l'amaro in bocca.
La recitazione degli attori è stata all'altezza, lui in modo particolare. Molto bravo, ma anche lei. Bella fotografia, luci, riprese.
Assolutamente da non perdere!
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Ottimo ritratto dell'antieroe stratega
Desideravo vedere questa serie da parecchio tempo...Non disegno i classici eroi, ma gli antieroi mi piacciono di più. Il fascino di un personaggio che ha principi, morale e regole tutte sue, e che non sempre collimano col "buono" che va a braccetto con la giustizia e la correttezza che - talvolta con piena ipocrisia - il resto del mondo sembra inseguire. L'armatura scintillante - senza macchia! e senza paura - del principe azzurro si opacizza all'istante, al confronto!Fin dalle prime scene ho potuto apprezzare la qualità della serie, le riprese, i dialoghi, il ritmo. Partiamo dall'unica pecca: la totale assenza di romance. Per me è un elemento un po' indispensabile, ma devo dire che ci sono state alcune - poche a dire il vero - serie talmente belle che ho un po' perdonato la mancanza. Con questo non voglio dire che pretendevo una love story che facesse da pilastro portante (come in "Healer", che ha davvero molto in comune con questa serie, dall'azione, al ritmo, al classico Badass Male Lead, solo i toni differiscono, qui nettamente più cupi e violenti), mi sarei accontentata anche di un semplice accenno di romance (come in "Vincenzo", altra serie simile con un fantastico personaggio che per sconfiggere i cattivi deve diventare piu cattivo dei cattivi). Vigilante mi ricorda molto queste due serie, tra le mie preferite. Non solo, la trama per certi versi è anche più complessa e imprevedibile: si da allo spettatore l'illusione di aver colto degli indizi, di aver capito tutto, per poi farlo cadere in pieno nel tranello. Davvero, ho cambiato idea e fatto ipotesi così tante volte durante gli episodi, con personaggi che passavano dal lato buono a quello cattivo, poi forse ancora al lato buono, per poi farmi venire nuovamente il dubbio... Ciò che serve per mantenere alta l'attenzione e la curiosità. Dicevo, la trama è complessa e il nostro Vigilante è un buon stratega (e qui non posso esimermi dal paragone con "Doctor Prisoner", dove il protagonista interpretato da Namgoong Min è un Machiavelli per eccellenza). L'attore protagonista non ha lasciato a dire il vero il segno, l'ho apprezzato ma ho avuto la sensazione sia rimasto un po' nell'indefinito, non so se è un limite dell'attore o l'esigenza di mantenere un protagonista con un basso profilo. C'è poi quello che ho soprannominato "il pazzoide", alias il suo fan numero uno, fuori come un balcone e che fino a oltre metà della serie ancora non ero riuscita a inquadrare correttamente; buona la prova della giornalista, non un concentrato di simpatia a pelle e nemmeno di empatia, ma complessivamente credibile come personaggio; infine c'è lui, Cho Heon, interpretato da un Yoo Ji Tae che non rivedevo dai tempi di Healer e che nel frattempo, oltre ai segni evidenti del decennio trascorso, si presenta decisamente irrobustito e pronto a sfoggiare una forza da Incredibile Hulk. Con i suoi due neo-acquisiti scagnozzi - due impiastri di furfanti mezzi incapaci che mi ricordano Pena e Panico, tirapiedi di Ade nel classico della Disney - direi che avremmo una squadra al completo per affrontare una seconda stagione e - chissà - infilarci dentro finalmente il tanto atteso romance. Le premesse per un sequel, scene finali comprese - ci sarebbero tutte, ma temo non sia la volontà di chi ha realizzato questa trasposizione (è un adattamento di un webtoon). Comunque sia, sequel o meno, resta davvero un gran bel drama. Consigliatissimo!
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My Bossy Wife Season 2
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La seconda stagione non è più una commedia
Ci colleghiamo direttamente alla fine della stagione precedente, ma i toni sono completamente diversi. Là dove nella prima serie il focus stava nei difficili rapporti tra i due protagonisti principali, ora si innesta una componente di complotto e mistero. Non si ride più e, in compenso, acquisiamo una trama un po' più complessa ma, purtroppo, composta quasi esclusivamente da cliché.Le indagini continuano a essere piuttosto superficiali, le vicende affrettate anche a causa della brevità degli episodi, i colpi di scena ampiamente prevedibili, non saprei dire se perché abbondantemente telefonati o perché, dopo aver visto tanti drama, ormai so già che cosa aspettarmi.
Gli attori principali continuano a comportarsi bene, sono una coppia abbastanza plausibile e recitano in modo dignitoso. Anche i personaggi secondari tutto sommato fanno la loro parte, mentre purtroppo altrettanto non si può dire dei malvagi i quali vengono costretti non si sa se dalla sceneggiatura o dalla regia a produrre delle orribili risate che tolgono loro qual si voglia credibilità.
Musiche e cinematografia continuano a brillare per anonimità, mentre in questa seconda serie i costumi subiscono un netto miglioramento.
In sunto un titolo che vale la pena di vedere per concludere le vicende iniziate con la serie precedente, ma che non brilla in nessun comparto.
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Il sudoku dei sentimenti in VHS
Avete presente quando un drama coreano tenta disperatamente di essere drammatico, ma finisce per sembrare più una soap anni ’80 registrata sopra a una videocassetta di Sanremo? Ecco, Phoenix è esattamente questo.Parte con una passione che dovrebbe incendiare lo schermo, ma si spegne presto trasformandosi in un sudoku dei sentimenti: tutti provano qualcosa, nessuno capisce cosa, e lo spettatore rimane lì a fare da arbitro con la matita in mano.
I personaggi piangono, sospirano, urlano con la stessa convinzione con cui io urlo al microonde quando non suona. Il pathos? Rimasto bloccato in sala d’attesa, probabilmente a fare la fila con l’ansia. Tu guardi e pensi: “Scusate, ma era questo il momento in cui dovevo piangere o ridere?”.
Il vero spettacolo però è il vintage involontario: abiti, acconciature, relazioni sentimentali tutte dritte dritte da una soffitta piena di VHS e spalline imbottite. La protagonista poi merita un premio speciale: cammina come se fosse in passerella, ma così lenta che persino le lumache le suonano il clacson e la sorpassano in curva.
Phoenix è un melodramma che prova a volare ma finisce per becchettare per terra come una gallina nostalgica.
Consigliato solo agli amanti del retrò, dei drammoni che non ce la fanno a diventare drammoni… e a chi colleziona momenti trash con la stessa dedizione di un archeologo.
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The Man Who Lives with the King
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È un film che mi ha piacevolmente stupita. Non serve conoscere il periodo storico coreano per seguirlo, perché il contesto viene spiegato in modo talmente semplice e chiaro che è facile entrare subito nella vicenda.
La storia è ispirata a figure realmente esistite. Il protagonista è il re Danjong, una figura storica molto amata in Corea. Danjong è spesso considerato uno dei sovrani più legittimi dell'intera storia della dinastia Joseon. Suo nonno era il grande re Sejong, mentre suo padre era Munjong, il figlio maggiore di Sejong. Danjong era a sua volta il figlio maggiore di Munjong: una linea di successione praticamente impeccabile. Fu il primo caso di questo genere nella storia di Joseon e, anche successivamente, è difficile trovare un esempio altrettanto perfetto di legittimità dinastica.
Danjong sale al trono alla morte del padre quando è ancora giovanissimo. Nel film ha dodici anni; alcune fonti storiche riportano, invece, dieci o quattordici anni, ma in ogni caso si tratta di un’età molto giovane. Sua madre era morta poco dopo averlo dato alla luce.
Il suo vero problema, però, era avere uno zio rispetto al quale Scar della Disney sembra quasi niente: il Gran Principe Suyang. Quest'ultimo riesce infatti a usurpargli il trono e a mandarlo in esilio in un remoto villaggio di montagna, un insediamento rurale sperduto e poverissimo situato nella valle montana di Cheongnyeongpo, a Yeongwol.
Il capo villaggio, Eom Heung-do, è un uomo piuttosto credulone: quando gli viene detto che ospitare un nobile esiliato porterà prosperità e ricchezza alla comunità, ci crede immediatamente e fa di tutto per avere Danjong nel suo villaggio. Peccato che non si tratti di un nobile qualunque, ma del re deposto. La sua presenza, quindi, non promette necessariamente ricchezze; anzi, all’inizio rappresenta anche un peso, perché deve riferire costantemente alla corte imperiale ciò che accade al giovane sovrano in esilio.
Naturalmente c'è anche una parte romanzata. Il film sviluppa l'amicizia tra l'ex imperatore e gli abitanti del villaggio, una comunità povera che vive principalmente di caccia e raccolta. Nessuno di loro sa leggere né scrivere perché non hanno avuto modo di studiare e nel villaggio non sono presenti alcun tipo di libri, e Danjong cercherà di aiutarli.
La storia si conclude seguendo gli eventi storici reali. L'ultima scena, in cui vediamo il capo villaggio compiere una determinata azione, sembra essere basata su fatti realmente accaduti. Secondo alcuni scritti, l'uomo visse poi nascosto con la propria famiglia fino alla sua morte per timore di rappresaglie da parte del re.
Il film raggiunge pienamente il suo obiettivo: mi ha appassionata a tal punto che, una volta terminata la visione, sono andata subito a cercare informazioni sulla vera storia di Danjong. Considero questo un aspetto davvero positivo, perché opere come questa permettono di avvicinare anche chi vive al di fuori della Corea alla storia e alla cultura di questo paese.
Danjong è interpretato dal giovanissimo Park Ji-hoon, ex membro del gruppo idol Wanna One, che è riuscito ancora una volta a stupirmi. Ogni volta che lo vedo in un ruolo diverso rimango colpita dalle sue capacità e dalla sua versatilità, tanto che, in un primo momento, non l'avevo nemmeno riconosciuto nel film. Qui appare maestoso negli abiti imperiali; lo avevo già visto in Weak Hero Class mentre distribuiva pugni a destra e a manca, e prima ancora in At a Distance, Spring Is Green con i suoi boccoli biondi e l'aria da cucciolotto. Sono davvero curiosa di scoprire quanto riuscirà ancora a crescere come attore.
Come già detto, Danjong è una figura storica molto cara ai coreani. Proprio a causa della sua vita tragica e commovente, compare in innumerevoli opere di fantasia, tra cui romanzi, serie televisive, film e perfino fumetti. Tra gli esempi più noti troviamo The Face Reader e The Princess's Man. Chissà che non lo rivedremo presto protagonista di un'altra opera dedicata alla sua storia.
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Divertente, un po' più lento dopo la metà
Protect the Boss è una serie in 18 episodi da un’ora circa ciascuno. Si tratta quindi di un drama piuttosto corposo, forse troppo, per quello che viene raccontato. Siamo nell’abusato ambiente degli uffici di una grande società gestita a livello familiare, nella quale tra l’altro non si capisce molto cosa facciano gli impiegati e i dirigenti, visto che paiono sempre più impegnati a persegui(ta)re l’anima gemella o a farsi le scarpe l’un l’altro piuttosto che a svolgere un qualsivoglia lavoro.I cliché abbondano, come spesso accade nei drama: si va dal presidente-padre violento ma sotto sotto amorevole, ai traumi infantili, passando per gelosie e complotti dei familiari, per finire allo stereotipo del ricco figlio di papà che si innamora della povera e grezza segretaria campagnola. Eppure, nonostante l’apparenza, le vicende non sono così scontate, perché su questa trama se ne vanno ad innestare altre che aggiungono sale e pepe a questa minestra che, altrimenti, risulterebbe molto insipida.
Invece, l’agorafobia del protagonista Heon Ji Cha, mirabilmente interpretato da un giovane Ji Sung, rende la prima metà del drama molto interessante, specie per il rapporto che viene a crearsi con la sua muova segretaria, l’energica Eun Seol No, che l’attrice Kang Hee Choi è riuscita a rendere al meglio, e che lotta con lui per guarirlo da questa malattia debilitante che non gli consente di prendere posto a testa alta nel consiglio di amministrazione, cosa cui peraltro egli non aspira, ma che il padre desidera. Siamo in Dramaland, quindi soprassediamo sul fatto che una ragazza qualsiasi possa agire da psichiatra dopo aver letto qualche libro, e riuscire a guarire il giovane in pochi mesi.
Le lotte intestine nella famiglia sono un altro asse portante della serie, coi genitori che cercano di spingere i figli in posizione predominante, facendo di tutto per scalzare la supremazia del presidente e scongiurare l’ascesa del figlio anticonformista. Peccato per loro, che i ragazzi finiscano ben presto per fare amicizia e opposizione alle trame genitoriali, mentre si innestano giochi di innamoramenti a formare un quadrilatero che ci metterà un po’ ad assumere forma definitiva.
Nel frattempo, si parla molto di fondi neri, evasione di tasse e così via, non mancando di rimarcarne l’illiceità. Peccato che gli evasori della nostra allegra società se la cavino sempre con qualche centinaio di ore di servizi sociali. Potenza dell’essere importanti e del sapere come impietosire il prossimo presentandosi su una sedia a rotelle…
Ma quella che veramente scalda il cuore di questa serie altrimenti piuttosto anonima è la grande amicizia che si viene a creare tra la protagonista, la sua compagna di stanza e Na Yoon Seo, ricca e viziatissima figlia di mammà, che passa dall’essere un’antagonista ad un’amica sincera. Queste tre ragazze ci faranno ridere e piangere con loro.
La serie procede senza troppa suspense a passo lento e sicuro, ma lento. Troppo spesso nei drama accade, come qui, che le situazioni diventino ripetitive, che le vicende sembrino ristagnare, mentre gli ostacoli posti sulla strada della coppia principale si moltiplicano a dismisura, uno dopo l’altro. Passata la metà dell’opera, finite le risate che le situazioni iniziali ci avevano strappato, arriva un generale rallentamento che ci porta a chiederci perché abbiano dovuto insistere a fare 18 puntate quando avevano materiale per 15. Un racconto più condensato sarebbe stato scintillante, mentre così la seconda metà risulta un po’ appannata. Peccato.
Perché, allora, ho assegnato un voto tutto sommato alto? Perché, come già detto, l’amicizia delle ragazze è qualcosa che scalda veramente il cuore. La lunghezza della serie ha consentito di descrivere crescite caratteriali importanti in diversi personaggi, primo fra tutti il protagonista, che di crescita da fare ne aveva veramente tanta. Ma, soprattutto, per l’interpretazione che ne ha dato Ji Sung. Di questo stupendo attore, magnifico qui a 30 anni e ancora meglio in altri drama a 40, non si può che dire bene: la sua recitazione è sempre impeccabile, le sue micro espressioni, il linguaggio del corpo, qualcosa di sublime. Se non mi credete e ancora non l’avete fatto, andate a guardare Kill Me, Heal Me, dove recita la parte di un uomo con personalità multiple. Non due o tre, ma sette, e le interpreta tutte…
Finita questa parentesi di adorazione per Ji Sung, bisogna riconoscere che l’intero cast ha lavorato benissimo, sia pur a tratti con qualche esagerazione nella mimica, ma non bisogna dimenticare che si tratta di una commedia, e quindi qualche smorfia è pur consentita. Se eccezione c’è stata, è da applicarsi a Jae Joong Kim, che ha interpretato il ruolo di Moo Won Cha, cugino, antagonista e amico del protagonista, un ragazzo bellissimo ma dalla mimica piuttosto legnosa. Purtroppo chiunque si trovi a recitare al fianco di Ji Sung è destinato a subire paragoni impietosi.
Il commento musicale che cade a proposito, i begli abiti di tutti (tranne che della povera protagonista!) le ambientazioni ben curate e una cinematografia sul pezzo contribuiscono a rendere questo drama una serie da vedere per tutti coloro che non vogliano azione a tutti i costi e non si lascino scoraggiare dalla lentezza.
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The Bride of Habaek
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Doveva crederci di più
Nessuna grande trama ed interpretazione.Quando ho iniziato a guardarlo in realtà ho pensato a Goblin e numerose volte dopo è stato lo stesso, me lo ha ricordato spesso e questa cosa proprio non sono riuscita a superarla. E' stato continuo il paragone per storia, effetti speciali, attori.
Lui con il giusto atteggiamento da Dio, lei...boh. Un personaggio senza carattere.
Non ho letto il novel quindi non posso fare paragoni, ma di certo non è il drama della vita.
Può andare bene se avete voglia di qualcosa da guardare anche skippando delle scene.
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Hidamari ga Kikoeru
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serie molto bella, ma la storia d'amore è poco sviluppata
serie davvero molto bella e delicata. I personaggi di Kohei e Taichi sono molto ben caratterizzati. Per quanto riguarda la tematica della disabilità uditiva ho trovato alcune situazioni e alcune frasi molto significative e importanti. Ci sono personaggi secondari che entrano ottimamente nella storia, gli amici del campus, il nonno di Taichi, Maya. Anche per quanto riguarda l'amicizia tra i due protagonisti ci sono scene e dialoghi davvero splendidi. La parte debole purtroppo è la storia BL, che viene sviluppata poco e si concretizza solo negli ultimi minuti dell'ultimo episodio, dopo interi episodi in cui Kohei e Taichi hanno problemi di comunicazione e interagiscono pochissimo tra di loro. Essendo una serie BL si tratta di una lacuna importante che ha fatto scendere di parecchio il voto.Questa recensione ti è stata utile?
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Uno dei migliori romance degli ultimi tempi
Recensito da: Jade IG:_Dramalia_Sono innamorata.
Non c’è altro modo per descrivere la sensazione che ho provato mentre guardavo questo drama. Inizialmente ero scettica, lo ammetto, i drama romantici e medical non sono proprio nelle mie corde, ma non appena ho messo gli occhi sui protagonisti, sono caduta vittima del loro fascino. Sono incredibili, fantastici, divertenti, imbranati all’inverosimile e di una dolcezza disarmante, catturano l’attenzione dal primo istante e non ti lasciano più andare, facendoti desiderare mille puntate di loro che fanno semplicemente gli idioti sdolcinati. E pensare che io sono il tipo che si guarda My Name o D.P e li ama, sono il tipo di persona che non gradisce troppe smancerie, eppure Park Hyung-shik e Park Shin-hye sono incredibili nei loro ruoli e mi hanno fatta perdutamente innamorare, seppur la trama sia molto semplice.
Yeo Jong-woo è un chirurgo plastico affermato, ricco, bello e famoso. La sua clinica è rinomata in tutto il paese e anche oltre, i suoi video su NeoTube fanno sospirare le donne e lui ha una vita perfetta in tutto e per tutto. Si è fatto il mazzo per arrivare lì, ha studiato sodo e si è guadagnato ogni istante di successo. Purtroppo per lui però, durante un intervento a una ricca ereditiera di Macao, qualcosa va storto e la donna muore sotto i ferri. Viene indagato per negligenza medica e lo accusano di averla uccisa di proposito dandole anticoagulanti che non dovevano neanche essere presenti in clinica. Tutto quello che ha faticosamente costruito, in un secondo si sgretola sotto le sue mani. I suoi amici lo abbandonano, è costretto a chiudere la clinica, vendere la casa e la macchina per risarcire i danni e si ritrova senza niente. Devastato, trova in affitto una piccola casetta a basso prezzo dove si rifugia per leccarsi le ferite e cercare di affrontare il processo come meglio può. Il fato però è in agguato e con lui la sua ex compagna di classe, rivale e spina nel fianco numero uno, Ha-neul. La ragazza sta a sua volta affrontando un brutto momento. E’ depressa, ha perso il lavoro e la sua vita non è mai stata così vuota. I due si trovano proprio quando i loro mondi sono andati in pezzi e tutte le certezze che avevano sono scomparse. All’inizio sembra che la loro storica rivalità e antipatia torni a galla, facendoli bisticciare in continuazione e guardarsi in cagnesco, ma lentamente i due iniziano ad aprirsi e a notare le fragilità dell’altro. Ha-neul non ha mai fatto niente nella sua vita, solo studiato, ma quell’impegno e quella costanza, sembrano non averla portata ad altro che all’infelicità. Si è sempre persa tutto, le uscite con gli amici, le bevute fino a notte fonda, la sala giochi e via discorrendo, ma con l’aiuto di Jong-woo inizia a recuperare ogni istante perduto. I due si spalleggiano a vicenda e in pochissimo tempo diventano amici. E’ bellissimo vederli insieme, divertente all’inverosimile e si percepisce dal primo istante la chimica tra loro. Ridono, scherzano, si prendono in giro ed è un susseguirsi di scenette comiche, che mi hanno strappato risate in abbondanza e anche una buona dose di sospiri. Va da sé che i due si innamorano. La loro storia è però un casino, perché loro stessi sono a pezzi. Lei depressa, con la paura di essere felice e lui con la sindrome da stress post traumatico che lo affligge, il processo e la perdita di tutto quello che era la sua vita. Sono davvero bravi a farci vedere quanto queste due malattie possano avere mille sfumature. Ha-neul ride, si gode la vita e un momento dopo è a pezzi, col cuore in frantumi, che cerca di tenersi insieme. Lui che aiuta lei e attraverso ciò, cerca di guarire anche sé stesso. Sono veramente splendidi. Così come lo è la famiglia di lei. Un branco di pazzi, assurdi, rumorosi, caotici, ma dolcissimi e amorevoli, sempre pronti ad aiutarla, anche sbagliando, ma essendo sempre dalla sua parte in ogni istante. Adottano di fatto anche lui, prima ancora che se ne renda conto, prima ancora che si innamori di Ha-neul, è già parte della famiglia. Fanno ridere fino alle lacrime le scenette del fratello di lei che cerca di farli uscire insieme, parlando da vero uomo con Jong-woo. Ovviamente dietro a tutto questo c’è molto altro. Si scopre infatti che la morte misteriosa dell’ereditiera era tutto un piano ben congegnato e che dietro di esso c’era il migliore amico di Jong-woo, il suo mentore, colui che gli era stato sempre accanto quando era un ragazzo. Un trauma per lui, soprattutto quando viene fuori che è anche colui che ha contribuito a distruggere Ha-neul e la sua autostima, rubandole la tesi e screditandola agli occhi di tutti in ospedale, per fare in modo che diventasse una reietta. Davvero ben fatto, senza essere troppo preponderante come trama, aiuta i personaggi a calarsi più profondamente in loro stessi e guarire, chiudendo vecchie ferite. Anche se non sono una fan degli amici dei protagonisti che si mettono insieme, qui ho veramente amato la seconda coppia. Due medici, entrambi con figli, che si avvicinano lentamente, aiutandosi a vicenda ad affrontare il durissimo mondo moderno. Fantastici. Non c’è un personaggio fuori posto, una battuta sbagliata, un momento di noia in Dr. Slump, che sembra una commediola allegra e divertente, ma che in realtà affronta temi difficili col sorriso, mostrando senza paura i vari volti della depressione. Dovevate vedermi ogni due secondi a sospirare e gioire con loro, innamorata persa di questa coppia di pazzi scatenati, che risultano troppo divertenti e dolci persino per il mio cuore di pietra. Li ho amati e ho amato la serie. E’ leggera, profonda, divertente e fa riflettere in egual misura, senza annoiare mai, senza mai esagerare, perfetta sotto ogni aspetto. Mi sono anche commossa in più di un’occasione, vedendoli soffrire e fare i conti con le loro fragilità, imparando ad amarsi e ad amare. Ha-neul è stata bravissima nel suo cambiamento da robot a giovane ragazza spensierata, che assaggia la vita per la prima volta, tenendo Jong-woo per mano, aiutandolo e sostenendolo in ogni momento. Davvero bravi tutti. Ve lo consiglio caldamente, poichè secondo me è uno dei migliori romance usciti negli ultimi anni.
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