Completo
Good Doctor
1 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 8, 2024
20 di 20 episodi visti
Completo 0
Generale 9.0
Storia 9.0
Acting/Cast 10
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 7.0

motivazione per un cambiamento a contatto con l'handicap

è una storia carina ... molto romanzata e fiabesca, alcuni personaggi sono scolpiti con l'ascia (mi riferisco ai genitori del protagonista, che sono davvero molto inverosimili) ... comunque è gradevole perché ci fa vedere il percorso di crescita e di sviluppo di personaggi che a contatto con il "genio fuori standard" e con molti handicap ... trovano la motivazione per un cambiamento e una nuova scoperta di sé.
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Completo
Shi Guang Yu Ta, Qia Shi Zheng Hao
1 persone hanno trovato utile questa recensione
da weirde
ago 31, 2023
25 di 25 episodi visti
Completo 3
Generale 7.5
Storia 7.5
Acting/Cast 8.0
Musica 9.0
Valutazione del Rewatch 7.0

Confortevole e confortante

Ogni tanto ci vuole un drama leggero, senza melodrammi, o personaggi troppo problematici che devono sormontare prove incredibili per sopravvivere o avere successo, a volte non ci servono colpi di scena, creature magiche o triangoli amorosi....a volte cerchiamo solo un drama carino, semplice, piacevole da vedere ma che non impegni più di tanto la nostra mente o ci coinvolga troppo, è sufficiente ci metta di buon umore e ci intrattenga e questo è quel tipo di drama. Ambientato per lo più alle superiori segue alcuni amici mentre studiano, scherzano, si innamorano per la prima volta, bisticciano , fanno pace....ma la coppia resta salda dall'inizio alla fine senza cediment, sopratuttto lui, lei ad un certo punto fa la sciocca dubitando di lui, giusto perchè gli sceneggiatori dovevano riempire 24 puntate e almeno un misunderstanding stupido dovevano metterlo.
Si parla di sport, scuola, amore, amicizia, insomma un classico teen drama senza grandi scossoni ma fatto bene con personaggi simpatici, tutti. Anche gli adulti, i genitori gli insegnanti sono tutte figure positive, se ci si impegna tutto viene risolto, questo è un drama veramente ottimista e a volte ci vuole. Non dico non si parli anche di temi seri in un paio di punti e dopo la puntata 16 allungano il brodo per niente....ma nel complesso veramente un drama piacevole, non straordinario, ma veramente confortante.

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Where the Lost Ones Go
1 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
giu 13, 2025
24 di 24 episodi visti
Completo 0
Generale 6.5
Storia 6.0
Acting/Cast 7.0
Musica 5.0
Valutazione del Rewatch 6.0

C-drama precursore di L&P, tra tanta buona volontà e pochi e scarsi risultati

Questa è una serie di cui ho compreso l'intento, l'obiettivo e alla quale riconosco l'impegno, al di là del mediocre risultato ottenuto di fatto.
C-drama che potrei definire precursore di L&P (Lighter & Princess, 2022), che presenta molti elementi comuni: due giovani si incontrano-scontrano ai tempi dell'università, i battibecchi iniziali lasciano posto all'instaurarsi della relazione amorosa, quindi un evento inaspettato crea un'improvvisa rottura, il protagonista finisce in prigione, i due si ritrovano anni dopo per fare i conti con una seconda chance che deve però gestire il non risolto del passato e i cambiamenti nel frattempo sopravvenuti.
Qualitativamente parlando, c'è un abisso profondo tra le due serie, al di là dei soli cinque anni che intercorrono tra loro.
Qui abbiamo una regia non molto competente, una fotografia spesso non all'altezza, attori buoni ma non eccellenti e soprattutto performanti solo fino a un certo punto (nulla contro le capacità dell'attore protagonista, ma avrei assegnato il ruolo a qualcuno di più indicato). La sceneggiatura non garantisce fluidità e linearità nel racconto della vicenda, c'è un grande e smisurato ricorso ai flashback - in L&P era un lungo e unico flashback della durata di metà della serie - che si inseriscono un po' senza preavviso, con un effetto a singhiozzo e non sempre in modo chiaro (capita che ci voglia un attimo per capire se la nuova scena sia nel presente o nel passato). Sorvolo sulle musiche, qualche brano sembrava uscito direttamente da una commedia americana dei primi anni '90, nulla a che vedere con i capolavori di Chen Xueran, compositore di buona parte delle musiche e canzoni di L&P.
Paradossalmente, in termini di significato, "Where the lost ones go" punta forse anche più in alto rispetto a L&P: entrambe forniscono dei validi spaccati di realtà, ma mentre il Li Xun di L&P resta per molti versi immutato, pur compiendo a modo suo una piccola evoluzione a livello affettivo/relazionale, Xiang Ze Yi subisce una drastica e profonda trasformazione, introducendo con maggiore serietà il tema del cambiamento, elemento importante che connoterà pesantemente la relazione tra i due protagonisti ritrovati e condizionerà anche i meccanismi che porteranno alla conclusione della vicenda.

Qualitativamente parlando, non mi sentirei di attribuirle la sufficienza: musiche che si interrompono bruscamente, fastidiosi rumori di fondo e disturbi vari spesso presenti, scene non ben collegate, passaggi troppo allungati a discapito di altri troppo affrettati (vedi sul finale). La lista delle pecche di natura tecnica - e non solo - sarebbe davvero lunga. Mi sento però di premiare l'intento: l'impressione è quella di un cast e una troupe di professionisti forse non davvero all'altezza e con un budget non particolarmente importante, ma desiderosi e volenterosi di fare del loro meglio per portare avanti la storia nel modo più dignitoso possibile.

In conclusione, apprezzabile per chi ha amato L&P, ma a patto di chiudere entrambi gli occhi sui moltissimi difetti.

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Monthly House
1 persone hanno trovato utile questa recensione
da Nana
gen 11, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 6.5
Storia 6.0
Acting/Cast 7.0
Musica 2.5
Valutazione del Rewatch 1.5

l’ultimo episodio ha peggiorato tutto

premetto che prima di convincermi a guardare questo drama ci ho impiegato mesi e poi mi sono convinta soltanto perché Jung so min è la mia attrice preferita.
la storyline nei primi episodi era interessante, soprattutto perché di rado nei drama si parla in questo modo di case.
ho anche trovato interessante come effettivamente si siano messe in risalto le condizioni in cui spesso i coreani sono costretti a vivere.

per il resto, troppe forzature! I protagonisti non sembrano rispecchiare minimamente la loro età, si separano per questioni inutili. l’ultimo episodio è stato davvero terribile, il modo in cui è terminato sembrava solo un contentino.

mi dispiace molto, perché il cast in altri drama ha dato il meglio di sé.

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Love and Redemption
1 persone hanno trovato utile questa recensione
set 8, 2025
59 di 59 episodi visti
Completo 3
Generale 10
Storia 9.5
Acting/Cast 9.0
Musica 10
Valutazione del Rewatch 8.0

Struggente, intenso, un legame che supera il tempo e le vite

Ho amato questo drama dal primo all’ultimo episodio. Al centro c’è la storia di Yu Si Feng, un personaggio meraviglioso: puro, devoto, capace di sacrificare tutto per amore. La sua dedizione è incrollabile, nonostante le prove crudeli e la sofferenza a cui viene sottoposto. La recitazione di Cheng Yi è straordinaria: riesce a trasmettere ogni emozione, ogni lacrima trattenuta, ogni tormento silenzioso del suo cuore.

Lei, invece, è un personaggio complesso e imprevedibile: una ragazza ingenua e innamorata che porta dentro di sé la feroce dea della guerra. Questo contrasto costante la rende fragile e instabile, ma proprio questo disequilibrio fa risaltare ancora di più la forza e la purezza di Yu Si Feng, che la sostiene e la protegge in ogni vita.

Uno degli aspetti che ho apprezzato di più è che in Love and Redemption il confine tra bene e male non è mai netto. Ci sono personaggi nobili tra i demoni e anime oscure tra i mortali o persino tra gli immortali. Il mondo celeste non viene mostrato come perfetto e distante, ma vulnerabile e umano, soggetto a gelosie, passioni e debolezze.

Le scene romantiche sono intense e delicate, e trovano un buon equilibrio con i combattimenti, gli intrighi e i colpi di scena che tengono alta l’attenzione fino alla fine. Forse la serie può sembrare lunga, ma la complessità della storia e la centralità dei sentimenti rendono ogni episodio necessario e coinvolgente.

A completare il tutto ci sono splendidi costumi, acconciature, scenografie curate ed effetti speciali di grande impatto, accompagnati da una colonna sonora che amplifica le emozioni.

Un drama che resta nel cuore, struggente e bellissimo, che parla di amore assoluto, di sacrificio e di un legame che resiste oltre il tempo, le vite e i destini.

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Ode To My Father
1 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 24, 2021
Completo 0
Generale 9.5
Storia 10
Acting/Cast 9.5
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 8.0

una generazione che ha travagliato per lasciare una vita migliore ai discendenti

Una storia davvero commovente per i profondi legami familiari e la fedeltà alla parola data, costi quel che costi. Una fedeltà nell'amicizia anche incrollabile.
Vicende umane sotto la guerra di Corea e le sue conseguenze postume sulla vita dei tanti civili che altro non chiedevano che guadagnarsi una vita pacifica e impegnarsi per migliorare la propria condizione. Stessa situazione per la guerra del Vietnam che qui entra, pure essa, a lasciare le proprie tracce nello spirito e la carne di tanti uomini, donne e bambini. Ma nel dolore c'è sempre anche una nota di gioia, di speranza e soprattutto di rinascita.
Un negozietto tiene salda la vita nell'attesa di una riparazione ... che avverrà solo in parte.
Gli attori hanno saputo far vibrare le corde emotive e l'immedesimazione in queste vicende umane.
E' un bel film davvero che trasmette profondi sentimenti e mantiene l'interesse dello spettatore lungo tutto il film. E' consigliabile e, in fondo, finisce sul positivo nonostante le fatiche della vita e una attesa mai soddisfatta. non è una storia propriamente triste, non lascia l'amarezza ma piuttosto una dolce malinconia e tenerezza; un esempio di vita stoica, di forza morale e di coraggio.

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Love in the Moonlight
1 persone hanno trovato utile questa recensione
set 5, 2022
18 di 18 episodi visti
Completo 0
Generale 9.0
Storia 9.0
Acting/Cast 9.5
Musica 9.0
Valutazione del Rewatch 8.0

Da trash a bello

Questo drama ha quasi tutto quello che mi piace in una storia: amore tra due persone di ceto diverso, intrighi politici, un po' di risate, insomma un bel mix di roba. Mi è piaciuto molto l'inizio, abbastanza frivolo e forse anche un po' "trash", ma la storia evolve in fretta e presenta sempre più caratteristiche di un classico kdrama storico romantico. I due protagonisti insieme mi sono piaciuti davvero tanto, alcuni personaggi secondari anche (tipo ho amato la guardia del corpo, ops). Forse alcuni potevano essere approfonditi di più siccome rimangono abbastanza di contorno, ma nel complesso non mi posso proprio lamentare. Insomma, non c'è molto di innovativo, ma vale sicuramente la pena vederlo.

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Thame - Po Heart That Skips a Beat
1 persone hanno trovato utile questa recensione
gen 4, 2026
13 di 13 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 8.0
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10
Questa recensione può contenere spoiler

mi ha davvero sorpresa

Non avevo alte aspettative all’inizio, mi ha quasi annoiato, ma ho deciso di continuare, ed ho fatto bene perché è un bellissimo BL. Mi è piaciuto più di tutto la storia degli idol, e quello che purtroppo gli può capitare essendo famosi, vedere tutto quello che i fan solitamente non vedono, i fatti nascosti delle agenzie, il degrado di alcune di queste, come puntualmente è successo a molti gruppi kpop esistenti. vedere come a volte gli facciano recitare i copioni. Far vedere anche la parte di un idol che si innamora è stata proprio il top, specialmente la parte di Pepper e la sua fidanzata, che hanno dovuto dichiarare di essersi lasciati, perché chissà quante situazioni reali può rappresentare questa storia. Dunque ho apprezzato che facessero vedere questo aspetto, e questo mi ha spinto a dare alla serie un 10/10.
Parlando della recitazione, invece, ho trovato quella di William veramente sorprendente, non me lo aspettavo, ma mi è piaciuto veramente tantissimo il modo in cui ha interpretato Thame, si è immedesimato completamente nel personaggio, cosa che sinceramente non posso dire di Est, ho trovato la sua recitazione un po’ piatta e inespressiva.
Passando alla storia d’amore, ad un certo punto mi sono ritrovata a shippare più Po con Jun che con Thame, ma è successo solo a me?! hahahah boh li trovavo carini insieme come personaggi della serie intendo.
Poi però nell’ultimo episodio, Jun e Dylan si sono scambiati delle occhiate sospette, e ho iniziato a shippare loro, sinceramente dopo questo, necessito anche un BL tra loro due hahahahah.
Ora, nessuno me lo ha chiesto, ma la mia parte preferita è stata assolutamente quella dove Thame va a fare gara di rap con quel tipo, di cui non ricordo assolutamente il nome, madonna mi ha fatta impazzire! Non smetterò mai di ripeterlo, ma ho amato la recitazione di William xd
Guardate tutti sto BL è stupendo!

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Please Be My Family
1 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
ott 19, 2024
30 di 30 episodi visti
Completo 0
Generale 7.5
Storia 7.0
Acting/Cast 7.5
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 7.0
Semplice commedia cinese dal taglio romance. La storia d'amore che nasce tra i due protagonisti non deve affrontare chissà quali ostacoli nel presente, più che altro si tratta di nodi che arrivano al pettine rispetto a segreti del passato. L'elemento che le da quel punto in più rispetto alla moltitudine di serie simili è la presenza dei due bambini, aspetto che aggiunge una punta di divertimento e permette di vedere i protagonisti confrontarsi anche su tematiche diverse oltre alle solite.
L'effetto sorpresa - se voleva esserci - non c'è stato: già dal primo episodio l'indizio è abbastanza evidente, non ci vuole molto per capire la natura del segreto che i protagonisti nascondono (forse non nei dettagli, ma a grandi linee le idee sono ben chiare). Personaggi - e pairing - secondari accettabili. Ho apprezzato la recitazione della FL più che del ML, mentre di solito è il contrario. Se siete indecisi tra le mille commedie romantiche cinesi da una trentina di episodi, questa almeno non si rivelerà una fotocopia di una serie già vista.

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Rookie Historian Goo Hae Ryung
1 persone hanno trovato utile questa recensione
da Jade L
apr 2, 2026
40 di 40 episodi visti
Completo 0
Generale 8.0
Storia 7.5
Acting/Cast 7.0
Musica 6.5
Valutazione del Rewatch 7.0

Leggero e originale

Questo drama era nella mia lista dal 2019 ma non mi decidevo mai di vederlo per paura che non mi piacesse, beh pensiero più sbagliato di così non esiste. Mi è piaciuto molto, è stata una bella scoperta e mi sono ricreduta. L'elemento che ho apprezzato di più è l'originalità, perché siamo sempre in ambientazione del palazzo e i suoi intrighi ma qui abbiamo il focus non solo su i reali ma sulla figura degli storici, che personalmente ho trovato interessante. Introducono un elemento storico non vero ovvero le storiche donne, solitamente non amo gli storici che non sono molto attendibili storicamente ma in questo caso mi sento di fare un'eccezione. Vedere queste ragazze che sono le prime storiche donne farsi strada combattendo i pregiudizi maschilisti è stato bellissimo e verosimile seppur non avendo una base storica reale. Mi è piaciuto vedere anche l'aspetto di come i coreani vedevano gli occidentali in quel periodo (ottocento), come la medicina oppure la protagonista che legge libri occidentali che poi verrano proibiti. In modo superficiale c'è anche la tematica dei libri, insomma un drama ricco di tante cose che lo rendono affascinante, arricchendo la trama. I due protagonisti anche loro originali, lei è intelligente e riesce a superare le difficoltà anche da sola senza il protagonista che la salvi , è coraggiosa, molto moderna forse direi troppo perché non è credibile per l'epoca in cui è ambientato ( Anche se legge molti titoli occidentali di cui sicuramente gli apre la mente e quindi in parte motiva la mentalità aperta, riamane comunque troppo per il periodo storico). Il protagonista maschile è tenero, tonto e molto ingenuo perché vive in esilio da quando è nato praticamente, ho apprezzato che non fosse il solito principe super forte, maschio alfa. A volte però avrei preferito qualche sfaccettatura in più nel suo carattere, questo diciamo si vedrà di più verso la fine, anche se comunque già all'inizio per quanto risulti tonto ha dei momenti in cui sorprende per la sua saggezza. In generale ho apprezzato anche i personaggi secondari e ho avuto una big crush per il funzionario Min.
Ovviamente da bravo kdrama che si rispetti possiamo dire che c'è un mix di generi, oltre il romance, gli storici e intrighi di palazzo c'è ance un soft mistery molto carino (un pò prevedibile). In generale è un drama che non vuole essere pesante e attendibile dal punto di vista storico (nonostante tanti elementi veritieri e interessanti che in altri storici non vediamo mai) ma avvincente e originale. A me personalmente ha coinvolto molto, la storia mi ha rapito e mi sono affezionata quasi subito, inoltre davvero spero che escano altri storici con queste tematiche così interessanti perché sono stufa di vedere sempre le stesse cose. Non è un capolavoro ma un bel drama da vedere assolutamente.

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Completo
Move to Heaven
1 persone hanno trovato utile questa recensione
7 giorni fa
10 di 10 episodi visti
Completo 1
Generale 7.5
Storia 8.0
Acting/Cast 7.0
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 5.0

Heaven can wait (tra buonismo, sentimentalismo e stereotipi)- alla ricerca di lacrime facili.

A volte la Corea ci prova a parlare di argomenti pesanti e introdurre riflessioni esistenziali che lasciano un senso di pace e intensità del vivere e sentire, è così nel caso di my mister che devo ancora vedere ma di cui tutti mi parlano come di un capolavoro, è così in "quando la vita ti dà mandarini "," come i fiori sulla sabbia" e diversi healing drama che pur non perfetti ti lasciano pace.
Tuttavia spesso si arrovella e "stramazza a terra avvolto tra i suoi stessi fili" quando prova a inserire elementi fantasiosi per stratificare la trama o quando ricorre alle malattie raccontate per stereotipi.
Diciamolo chiaramente: heaven can wait ottiene punteggi alti perché parla di argomenti pesanti quali disabilità, lutto, solitudine, traumi irrisolti, con tatto e delicatezza ma non in modo troppo convincente. La sensazione è quella che voglia far commuovere ad ogni costo e nello sforzo lo spettatore percepisce distanza e non si immedesima al punto tale da esserne conquistato, sia per lo schema ripetitivo che per la caratterizzazione stereotipata dell'autistico, una tipologia di soggetti con i quali ho lavorato per molti anni, e un centinaio ne ho visti, per questo forse noto qualcosa che stride, tanto, troppo.
L'attore bravo ma è un esecutore , non un interprete, non ha dato quel taglio personale, non mi ha fatto sentire la persona dietro l'attore.

Move to Heaven ha un tema fortissimo, addirittura prezioso: disabilità, lutto, solitudine, traumi rimossi, famiglie rotte, vite invisibili. Il problema è che li tratta con tatto solo in apparenza, perché nello sforzo di risultare toccante finisce spesso per diventare prevedibile, didascalica, costruita. La sensazione non è di essere coinvolti dentro un dolore autentico ma di assistere a una macchina narrativa che vuole ottenere la nostra commozione ad ogni costo. E quando il meccanismo si vede, la distanza aumenta invece di diminuire.

A questo si aggiunge una struttura ripetitiva che, alla lunga, pesa: caso, oggetto, rivelazione, catarsi. Ogni episodio sembra chiedere allo spettatore di accettare la stessa traiettoria emotiva con minime variazioni. Il risultato è che l’intensità non cresce davvero, e quando la serie prova ad alzare la posta con elementi più drammatici o con sottotrame laterali, invece di stratificarsi tende ad arrotolarsi su se stessa.

Il punto che a me sembra più delicato, però, è il personaggio autistico. Non perché non esistano persone autistiche con comportamenti di ritiro, rigidità, autoaggressività o crisi interne: esistono eccome. Il punto è come tutto questo viene messo in scena. Per chi ha lavorato a lungo con soggetti autistici, soprattutto non verbali, certe cose stonano subito: non tanto la singola crisi in sé, quanto la sua coreografia, la sua “posa”, il modo in cui il corpo viene disposto nello spazio per significare al pubblico “guardate quanto soffre”. E lì non è la realtà del comportamento che manca, è la naturalezza della sua incarnazione. Sembra una costruzione vista da fuori, non una persona che abita davvero quella condizione.

Anche sul piano attoriale l’attore è bravo, controllato, preciso, ma resta più un esecutore che un interprete. Fa funzionare la scena, la pulisce, la rende leggibile. Però non arriva fino a quel punto in cui ti dimentichi la recitazione e senti soltanto la persona. E quando manca quella vibrazione, tutto il resto si vede di più: il sentimentalismo, la semplificazione psicologica, la rapidità con cui certe ferite si trasformano in redenzione, la troppo facile bontà che finisce per sembrare buonismo.

Anche lo zio, che all’inizio entra come un concentrato di egoismo, incuria e caos, viene agganciato all’attività del nipote in modo troppo brusco , 10 minuti prima gli fumava accanto gettandogli il fumo in faccia e spegnendo mozziconi sul parquet. La sua evoluzione, invece di sembrare conquistata, a tratti sembra assegnata. E lo stesso vale per alcune reazioni emotive dei personaggi secondari: colpi di scena affettivi, riconciliazioni improvvise, commozioni che arrivano prima che lo spettatore abbia davvero sentito il peso di ciò che sta succedendo. È questo mi fa diffidare: non il fatto che la serie parli di cose importanti, ma il modo un po’ furbo con cui cerca di fartele sentire.

Move to Heaven spesso chiede allo spettatore di accettare trasformazioni emotive molto rapide perché il tema è nobile. E siccome non concedo questo "credito morale", perchè non lo sento, alcune scene mi sono apparse artificiose.

Prendiamo Sang-gu, lo zio: nei primi episodi viene introdotto come una specie di delinquente egoista e aggressivo. In una narrazione realistica, uno così non passa dall'invadere casa altrui e fumare addosso al nipote a collaborare quasi immediatamente nell'attività. La serie salta parecchi passaggi psicologici.
Sul ragazzo autistico (Geu-ru), diversi professionisti che lavorano con persone autistiche hanno fatto notare che il personaggio è costruito in modo molto funzionale alla trama: osserva, cataloga, ricorda dettagli. È quasi un dispositivo narrativo che permette di ricostruire le vite dei defunti. Questo non significa che sia una rappresentazione offensiva, ma può sembrare meno spontanea e meno individuale di persone autistiche reali.

L'episodio del pigiama , nell'episodio 3, è probabilmente il migliore esempio del perchè questa serie non funziona.

La logica della serie è:

- figlio egoista;
-scoperta di un oggetto simbolico;
-rivelazione del sacrificio della madre;
-catarsi.

La logica realistica invece sarebbe:

- anni di trascuratezza;
-senso di colpa complesso;
-resistenze;
-negazione;
- elaborazione lenta.

La serie comprime tutto in 5 minuti dove scena dove non è plausibile che un figlio incurante come quello si commuova quando vede e ricorda, e comprende il sacrificio della madre perché non gli è bastato vedere le condizioni disumane e abbandoniche in cui è morta per provocargli un briciolo di trasporto e dispiacere, poi vede il pigiama e puff dispiacere e mutazione improvvisa , cambio di stato emotivo... non me la bevo! Non è che la scena sia impossibile. È che la velocità della trasformazione appare costruita per ottenere la commozione dello spettatore.

Sui combattimenti clandestini è una sottotrama che serve principalmente a dare a Sang-gu un conflitto esterno e a evitare che la serie diventi una successione di funerali e ricordi. Però il tono che ne consegue è strano: da una parte meditazione sulla morte, dall'altra debiti, picchiatori e gabbie da MMA. Molti l'hanno accettato perché interessati al passato dello zio; io l'ho trovato un elemento quasi di disturbo, ma questa è una mia soggettiva valutazione.

Dal settimo episodio la serie compie un piccolo salto di qualità. Le storie acquistano maggiore intensità emotiva e la scrittura riesce finalmente a dare più spessore ai personaggi, evitando in parte quella sensazione di ripetitività presente nella prima metà. Alcuni momenti mi hanno sinceramente commossa, soprattutto quando l'emozione nasce in modo spontaneo e non viene forzata attraverso espedienti melodrammatici. A fare davvero la differenza è l'interpretazione di Sang-gu: il personaggio dello zio porta sullo schermo una gamma emotiva molto più ampia rispetto agli altri protagonisti, alternando durezza, ironia e vulnerabilità con grande naturalezza. È l'unico che riesce a distinguersi dando profondità anche alle scene più semplici. Pur riconoscendo questi evidenti meriti e il miglioramento della seconda parte, continuo però a considerare *Move to Heaven* un'opera nel complesso sopravvalutata. Ne apprezzo il messaggio umano e alcuni episodi particolarmente riusciti, ma non credo raggiunga il livello di eccellenza che un 9,1 le attesta.
Credo che il motivo delle valutazioni altissime sia che molti spettatori giudicano Move to Heaven soprattutto per il tema e per l'intenzione umanistica. Io invece guardo: plausibilità psicologica, evoluzione dei personaggi, qualità recitativa, coerenza tonale.
Esistono opere che parlano della morte e riescono a lasciare qualcosa di duraturo dentro lo spettatore. Penso, ad esempio, a Will Love in Spring, una serie capace di raccontare il dolore, la perdita e la disabilità con una delicatezza e una profondità rare. Lì i personaggi non sembrano costruiti per trasmettere un messaggio: sono persone. Vivono, sbagliano, desiderano, soffrono. E proprio attraverso la loro umanità emerge una riflessione sulla vita e sulla morte che continua a risuonare molto tempo dopo la visione. È una di quelle opere che non si limitano a commuovere: modificano il modo in cui guardiamo certe esperienze. Nel mio caso, ha contribuito a rendere più sereno e consapevole il mio rapporto con la morte.

In Move to Heaven, invece, ho spesso avuto la sensazione opposta. Non vedevo le persone, vedevo la sceneggiatura. Dietro molte situazioni emotive si percepisce il meccanismo narrativo che cerca di guidare lo spettatore verso la commozione. Il risultato è che, anziché immedesimarmi, finivo per osservare l'impalcatura che reggeva la scena. Forse è per questo che faccio fatica a condividere l'entusiasmo quasi unanime che circonda la serie. Non perché i temi trattati non siano importanti, ma perché l'importanza di un tema non basta a rendere grande un'opera. Una serie può parlare di morte senza insegnarci nulla sulla vita, così come può commuoverci senza lasciarci davvero qualcosa dentro.

Le opere migliori non si limitano a far versare una lacrima. Restano. Cambiano prospettiva. Aprono uno spazio di riflessione che continua anche dopo i titoli di coda. E, per quanto Move to Heaven abbia momenti sinceri e una sensibilità apprezzabile, non ho mai avuto la sensazione che riuscisse davvero a raggiungere quella profondità.
In tutto questo avevo appena terminato The Wonderfools e, pur riconoscendone i limiti, mi è rimasta addosso la naturalezza di un personaggio che sulla carta rischiava di diventare una macchietta (Kang Ro-bin), nominato il babbeo , che davvero è stato naturale e realistico nella sua interpretazione.

In conclusione, la serie ottiene voti altissimi perché tocca temi grandi e lo fa con una certa delicatezza formale, ma non sempre con la profondità o la credibilità che promette. Ha una sua tenerezza, sì, ma spesso la tenerezza è più dichiarata che vissuta. E quando uno spettatore ha esperienza diretta di certe realtà, soprattutto con l’autismo, lo scarto lo vedo subito.
Il mio voto è 7 per la resa, mezzo punto per l'intenzione e i valori di produzione: ost non memorabile ma ottima scenografia, fotografia e belle le riprese dall'alto, a livello di produzione è fatta discretamente, pertanto si merita un discreto anche se non è un lavoro che nel complesso rimane impresso.

Vorrei sottolineare il dato, quasi scandaloso, che questa serie ha un 0,1 in più rispetto a Crash Landing on you, capolavoro in termini di ost, sensibilità, regia e doti interpretative dei protagonisti, tra cui anche l'attore protagonista Ge-ru (era anche lì ma con ruolo di supporto). Ve lo lascio come spunto di riflessione... .

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Completo
The Devil Judge
1 persone hanno trovato utile questa recensione
da Icaro
feb 9, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 7.5
Storia 6.5
Acting/Cast 10
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 3.0
Mettiamo che l'antieroe e la cattiva fossero stati interpretati da altri attori, magari scelti tra i giovanotti e le signorine che vanno per la maggiore al momento. Sarebbe stato uno spettacolo qualsiasi, pieno com'è di assurdità, inutili eccessi, colpi di scena improbabili.
Anche la morale...va beh! Occhio per occhio, con la scusa ( solo la scusa) della giustizia; accusa di ipocrisia per le dichiarazioni sulla inviolabilità dei diritti umani (d'accordo, spesso sono solo parole ma, davvero possiamo farne a meno?).
L'idea di una democrazia 'della pancia' dove i bassi istinti fanno premere ai cittadini il tasto della condanna o dell'assoluzione mi disgusta e mi fa paura. E i commenti istantanei su Viki sono purtroppo molto simili a quelli dei cittadini della Corea distopica del drama. La passione per i drama mi fa accettare di guardare anche cose che non condivido culturalmente e moralmente ma, forse, questo è troppo per me.
Ma ci sono Kim Min Jung e Ji Sung (Ji Sung: ho scelto di vedere questo drama perché c'era lui, naturalmente. Dopo averlo visto recitare per la prima volta in Kill me, heal me, bellissimo e straordinario attore!) Entrambi meritano tutte le 10 stelline qui disponibili e anche di più. Sono grandiosi! Sono così bravi che riescono a essere 'veri' e a fare brillare i loro irrealistici personaggi in ogni momento mentre i coprotagonisti lasciano a desiderare (più per la sceneggiatura che per mancanza di bravura). Salvo, nel suo pagliaccesco orrore, il presidente della repubblica, grandiosa figura di disgustoso essere sub umano, e Elija: un riccio appallottolato dal dolore e dalla solitudine.
Naturalmente è un prodotto cinematograficamente molto ben confezionato e i colpi di scena tengono avvinto lo spettatore nonostante tutto. Luci ed ombre, dunque, ma da vedere senz'altro. Mon dieu, gli sguardi tra Ji Sung e il giovane giudice al termine dell'ultima puntata! Bromance da capogiro, (No BL, please).
Mi pare che gli attori di questa serie non abbiano avuto premi...così va il mondo...
NOTE: è il primo drama che vedo nel quale i personaggi non si tolgono le scarpe entrando in un ambiente domestico. Sarà a causa della particolarità del tema? Gli abiti di Kim Min Jung sono stupendi come raramente ho visto nei drama coreani. Ji Sung sempre elegantissimo nei suoi tre pezzi di grisaglia e scarpe ultralucide ad esaltare la sua eleganza naturale . Piuttosto ridicole le pretesche tonache da tribunale dei tre giudici. (2025)

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Ciao Mr. Gu
1 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 28, 2024
30 di 30 episodi visti
Completo 0
Generale 9.0
Storia 8.0
Acting/Cast 8.5
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 7.0

Dramma rom com divertente!


Un dramma classico romantico cinese con il CEO bello e a prima vista freddo e insensibile e lei una brava ragazza che studia e le prova di tutto per guadagnare soldi per pagare un debito che ha suo fratello.
Ambientato nel mondo del lavoro questa volta i fumetti.
Una unione di convenienza per tutti e due ma che poi si innamorano. Un bel amore e loro due dolcissimi.
Inizialmente un po' lenta ma coinvolgente e a tratti molto divertente.
Tutti gli ingredienti e i cliché delle rom com con un bel finale e che vale la pena vedere!
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Old Fashion Cupcake
1 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
mag 15, 2024
5 di 5 episodi visti
Completo 0
Generale 8.0
Storia 8.0
Acting/Cast 8.0
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 8.0

BL piacevole con qualche spunto insolito e dialoghi interessanti

Interessante BL giapponese, verso la quale ero inspiegabilmente prevenuta. Vuoi il titolo, vuoi l'immagine che fa da locandina, mi ero convinta si trattasse di un drama di quelli ad alta glicemia (un po' come i dolci, già che questo è in tema). Invece sono rimasta piacevolmente sorpresa nello scoprire una serie per certi versi inusuale, con uno dei protagonisti alla soglia dei quaranta, permeato dalla deprimente quotidianità di un'esistenza ordinaria dedicata alla comfort zone. La storia evolve in modo rapido e curioso, forse con qualche cliché di troppo e qualche passaggio non proprio all'insegna della coerenza. Ciò che però aggiunge valore è l'interazione verbale tra i due, briosa e accattivante, a tratti pungente a tratti divertente. Una volta tanto nessun discorso troppo banale e prevedibile. Bravi - e belli - gli attori principali. Al di fuori della coppia, il resto un po' scompare, non c'è una trama di background né personaggi secondari di minimo rilievo.
Sicuramente consigliata a chi è a caccia di un buon BL romance, pur senza grandi scene appassionate (ma non credo sia l'obiettivo di questo drama, quindi ci sta)

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Lovers of the Red Sky
1 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
feb 3, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 6.0
Storia 5.0
Acting/Cast 7.5
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 5.5

Una serie dal buon potenziale ma inutilmente appesantita nel concreto

La valutazione è un sei politico, più per le buone intenzioni che per la riuscita effettiva.
Salvo rare occasioni, i drama storici tendono sempre un po' ad annoiarmi, e ancor di meno gradisco i fantasy, per cui le aspettative in partenza non erano altissime.
L'idea di base era però interessante, mi è piaciuto in particolare il discorso sulla vista, che si "alterna" tra i protagonisti, la cui caratterizzazione è peraltro molto piacevole.
A rovinare nel concreto la serie è un senso di opprimente pesantezza, dovuto alla scelta di rendere la storia più contorta del dovuto. Se c'è un episodio praticamente dedicato a fare le presentazioni e il punto della situazione, allora qualcosa non quadra. Una bella serie non ha bisogno del libretto d'istruzione, insomma. Le spiegazioni - solo quelle necessarie - dovrebbero inserirsi con naturalezza al momento più opportuno, senza dare l'impressione di una lezione su come capire la storia. Storia che resta comunque densa di scene evitabili, che fanno dell'aspetto fantasy una sorta di macigno piuttosto che di un elemento originale caratterizzante la trama. Il rischio noia è praticamente dietro l'angolo: ho iniziato una visione attenta, ma a metà mi sono ritrovata a saltare alcuni passaggi a piedi pari, unico compromesso possibile per poter arrivare in fondo alla serie.
C'è del buono, c'è del potenziale (nell'idea e nelle risorse), ma per ottenere un degno risultato andava ampiamente sfoltita e snellita (che non vuol dire automaticamente renderla banale o povera di contenuti, sia chiaro).

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