Twenty Five Twenty One
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Ottimo melodramma, un pò troppo lungo.
Visto con audio italiano su netflix ( buon audio ).E' drama tipo Reply se l'avete già visto, ma personalmente migliore, più simpatico ed emozionante.
I tag sono giusti, è un melodramma nostalgico ( la storia passata raccontata è per lo più ambientata tra 1998-2001 ), su amicizie giovanili, sport, problemi di vita, primi amori, il tutto in contrasto alla vita e mondo del lavoro. Bella musiche. Scorre bene, ma è troppo lungo, 16 puntate da 70 minuti circa, ultime 2 da 90 minuti. Preferisco la prima parte, più allegra ed emozionante. Arrivate alle ultime 5 puntate le cose si fanno più intense, problematiche, melodrammatiche ( non eccessivamente ). Bravi tutti i protagonisti, soprattutto le 2 schermitrici. Si è spinti ad andare avanti e vedere la fine per vedere e capire come erano andate le cose nel passato. La trama può piacere o meno, certo che la scelta del protagonista è dura da digerire, per un italiano nel 2026. Sono immerso nei kdrama da 2 anni, sono abituato al loro modo di comportarsi. Non so a fine anni 90 come andavano le cose. Non spoilero nulla: Dico solo che quel mondo del giornalismo di cronaca, mi sembra spinto all'estremo, con lavoro 24/24ore senza vita sociale....la scelta del protagonista mi sembra forzata, oggi, io e penso quasi tutti, farei scelta ben diversa.
Comunque da vedere.
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storia surreale ma divertente.
Ho deciso di vedere tutta la serie di questi drama e dopo il primo è toccato a questo,che come già sapevo non c'entra niente sono tutte storie separate ma che comunque ho deciso di vedere.Questa è una storia piuttosto surreale, un fantasy, un esperimento medico che fa diventare super umano più o meno uno sfigato che però è più carino da sfigato.La storia romantica c'è ed è pure bella ma prevale la vena comica del drama. Ho temuto per il finale ma alla fine l'amore vince e va tutto bene.
Diciamo una storia carina ma nulla di speciale.
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Un’opera che lascia il segno.
Alla prima visione avevo scritto che dare “solo” 10 a questa serie mi avrebbe costretto ad abbassare tutti i voti assegnati fino a quel momento. E, a distanza di tempo, quel giudizio resta sostanzialmente invariato. Reply 1988 è un vero romanzo corale, scritto in modo magistrale, che attraverso la vita quotidiana di cinque o sei famiglie nella Corea del Sud degli anni ’80 racconta molto più di una semplice storia di quartiere.Figli tra i 18 e i 25 anni, genitori, coniugi e vicini di casa diventano parte di una comunità autentica, dove il sostegno reciproco è una necessità prima ancora che una virtù. Il paragone più immediato è con This Is Us, ma qui il racconto è calato pienamente nella cultura coreana e privo di quelle forzature “politicamente corrette” che spesso appesantiscono le serie occidentali: ogni personaggio ha pregi, difetti e un proprio percorso di crescita e catarsi, senza giudizi morali o cinismo.
Con le dovute cautele, si potrebbe persino accostare la struttura narrativa a grandi romanzi ottocenteschi come I Promessi Sposi, Guerra e pace o Anna Karenina: non per ambizione, ma per la capacità di delineare con precisione sia i singoli personaggi sia il contesto storico e sociale che li circonda. Tutti vengono osservati con empatia, partecipazione e profondo rispetto per il loro dolore e le loro scelte.
Il cast è straordinario, la fotografia e le musiche rafforzano il tono nostalgico senza mai scadere nella retorica, e l’assenza di vere “sbrodolature” rende la serie, nel complesso, equilibrata e coinvolgente. È un prodotto consigliabile anche a un pubblico giovane, dai 13-14 anni in su, per la delicatezza e l’universalità dei temi trattati.
Detto questo, alla seconda visione sono emersi alcuni limiti: in particolare il tono spesso troppo alto e urlato degli adulti, quasi da schiamazzi di quartiere, che a tratti risulta stancante. Inoltre, verso il finale, alcune scene appaiono inutilmente dilatate, come certi approfondimenti sulla depressione legata alla menopausa di una delle protagoniste, che spezzano il ritmo senza aggiungere molto al racconto.
Nonostante ciò, Reply 1988 resta una serie di rara eccellenza, capace di raccontare con occhi velati di nostalgia un periodo della vita in cui, in una Corea del Sud ancora segnata dalla povertà e dalla sussistenza minima, non mancavano mai la solidarietà autentica, l’amicizia vera e la condivisione profonda dell’esistenza quotidiana. Un’opera che lascia il segno.
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Una piccola opera d’arte incompresa e sottovalutata
Mi dispiace vedere tante recensioni negative, io ho trovato questo drama davvero sublime. La fotografia è raffinata e ricercata, accompagnata da inquadrature poetiche, in cui emozioni e sentimenti non solo si percepiscono ma addirittura si “vedono” attraverso ogni gesto, perfino dentro a ogni respiro. La delicata colonna sonora lascia spazio a momenti di silenzio davvero intensi, valorizzando l’emotività dei protagonisti.
Capisco quanto possa disturbare la tossicità dei rapporti che lega i personaggi, non è certo un tema nuovo, ma qui viene trattato in modo maturo e mai volgare, mostrando la consapevolezza e il bisogno di lavorare sulla propria autostima e di impegnarsi nella propria crescita personale per uscire dalla trappola di una situazione distruttiva. Leggendo tra i commenti, mi rendo conto che il finale non è stato capito del tutto, forse perché non lo vediamo alla fine dell’ultimo episodio ma si costruisce man mano nell’intro degli ultimi quattro episodi: il passaggio a livello e il treno che passa, dividendo i protagonisti, sono una metafora della realizzazione dei loro diversi percorsi di vita, che si riuniscono nell’intro del 9 (gli sguardi e un sorriso appena accennato promettono un nuovo inizio dopo gli anni di separazione che li hanno resi più maturi e pronti per stare finalmente insieme).
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Lovers of the Red Sky
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Negli ultimi 5 episodi la trama è una minestra lunga che finisce per annoiare.
Durante la dinastia Joseon (1392-1910), una giovane donna di nome Hong Chun Gi (Kim Yoo Jung) fa la pittrice, una vera rarità nella Corea Joseon, dove i valori confuciani impongono che tali attività siano inappropriate per una donna.È nata cieca, ma in qualche modo è riuscita a riacquistare il senso della vista ed ora è stata accettata alla più prestigiosa università d'arte del paese.
Un giorno incontra Ha Ram (Ahn Hyo Seop), un astrologo il cui destino è l'opposto del suo: sebbene sia nato vedente, ha perso la vista in un incidente d'infanzia. Ciononostante, è anche in possesso di un talento sorprendente: nonostante il fatto che sia cieco, può leggere il futuro seguendo il movimento del cielo la notte.
I personaggi principali di sono bravi e il cast indovinato. Anche lo spunto, una fiaba fantastica con la lotta tra il bene e il male, è Ok. La storia d'amore, con happy end finale, dopo un po' risulta insulsa e noiosetta.
Mi spiace perché l'attrice principale è veramente carismatica, ma alla fine tutta la serie dice pochino.
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La prossima volta il cast lo decido io!
Drama non troppo emozionante. Credo il problema sia strettamente legato alla recitazione e poca affinità tra i protagonisti: fin da subito mi è sembrato che non funzionassero insieme. La sceneggiatura e la storia, seppur piena di cliché, l'ho trovata carina. Ma ciò che veramente mi ha fatto finire questo drama sono stati i personaggi di supporto, a cui avrei dato molto più spazio, sia per le doti recitative sia perché hanno emozionato molto più dei due protagonisti. Anche i bambini hanno saputo coinvolgermi di più. Insomma hanno sbagliato con la scelta degli attori.Nonostante tutto, si porta a casa il suo 7, seppur un po' forzatamente.
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Bello Dolce e Triste...tutto insieme!
Iniziato a guardare per casa mentre facevo altro ma mi ha conquistata quasi subito e ho deciso di godermelo.Non sapevo niente della trama etc.Una storia adolescenziale con dei bellissimi interpreti oltre che molto bravi.Il classico primo amore che però sembra destinato a finire prima ancora di iniziare.Una storia di amicizia tra ragazze bellissima e commovente.Una storia che fa sorridere.Ma anche una storia che farà arrabbiare e piangere,intristire. Non mi aspettavo quel finale e non mi è piaciuto.Peccato perché era tutto perfetto il giusto mix ma il finale lascia non poca delusione.Comunque nel complesso merita la visione.
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Goddess Bless You From Death
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Otto politico
Arrotondo a otto come voto, non mi sento di dargli di più perché per certi aspetti mi ha un po’ delusa come BL.Ma partiamo prima con le cose che mi sono piaciute: a parte il fatto che mi sono innamorata dell’attore che interpreta King, ma poi mi è piaciuto anche in generale il suo personaggio, e come abbia cambiato la sua mentalità, quindi un personaggio che nel corso della storia ha fatto la sua evoluzione.
Bellissime vibes, la storia molto avvincente e strutturata bene, sotto questo punto di vista mi ha presa molto, anche la dinamica tra Thup e la madre per esempio, oppure tra Sing e la sorella, che comunque sono stati colpi di scena non da meno.
Che dire, anche le ambientazione, gli effetti di scena, il trucco dei fantasmi, non da sottovalutare, per questo ho dato un voto alto, anche perché a me piacciono le cose un po’ splatter (p.s. proprio per questo ho amato la scena in cui Darin sputa I capelli nel lavandino, adoro!).
Passando alle cose che proprio non mi sono piaciute… i personaggi di Darin e Sey a mio parere erano osceni, il primo è super tossico, e l’altro è troppo sottone, non mi sono piaciuti proprio, hanno creato a mio parere una storia d’amore basata sulla tossicità.
Poi, io amo i finali tragici, dove i protagonisti muoiono, infatti avrei preferito mille volte di più che Sing morisse, mi sarei goduta di più il BL, invece si è svegliato, infatti l’ultima mezz’ora dell’ultimo episodio l’ho trovata molto imbarazzante, completamente distaccata dal resto della serie, mi è sembrato quasi di star vedendo un’altro BL.
Io do molto peso al finale per stabilire un voto, per questo non mi sento di mettergli più di otto.
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Incredibile! manca il finale! uno scandalo!
Un bellissimo drama buttato alle ortiche per essere stato troncato di netto, dopo ben 58 episodi!Quando pensi che le cose inizino a risolversi e ad avere risposte a tanti fatti ancora irrisolti, si interrompe brutalmente!
Una vergogna vera e propria nei confronti degli utenti soprattutto ma anche del cast nella sua interezza che tanto ha dato per questa storia cosi complessa.
E a quanto pare non c'è speranza che vi sia un secondo drama, sono passati troppi anni e non ho letto nessuna notizia a tal proposito.
Se uno vuol sapere come andrà a finire non rimane che leggere la novel in lingua inglese (se lo conosce) fin dal principio, dal momento che il drama ricalca la storia a grandi linee ma non è esattamente uguale al libro.
Assurdo.
Per ciò che riguarda quanto visto, che dire.. la storia è affascinante e fin dal primo episodio molto intrigante, Più volte è un drama a tinte forti, basti pensare alla caccia all'uomo. Si concede poco romanticismo, anche se aleggia dietro le quinte per tutto il tempo.
Qui abbiamo ben tre protagonisti, ognuno ben caratterizzato e molto ben interpretato dagli attori principali che ho ammirato tutto il tempo.
Il drama improvvisamente si illumina quando compare il principe ereditario interpretato da Deng Lung, un cameo stupendo.
Sono state utilizzate molte comparse, molti cavalli, belle locations e costumi apprezzabili, la ost mediocre. Si presume quindi un drama con un buon budget, e non capisco perchè buttarlo via cosi con un finale tronco il quale non si può neanche definire "aperto".
Non ho voglia di dilungarmi oltre perché sono arrabbiata.
Quindi NON lo consiglio, Senza una fine è inutile guardarlo.
Peccato.
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Shopping King Louie
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SE VI PIACCIONO I THRILLER...
...dateci un'occhiata. Non aspettatevi qualcosa di truculento o ansiogeno però è interessante, mi è piaciuto, anche se talvolta secondo me non è tradotto bene e mi sono un po' persa sia coi nomi dei personaggi che con tutti gli intralacci. Poi però si recupera...!Manca la parte romance; sembrano esserci un paio di relazioni un po' ambigue ma niente di ché e comunque non se ne sente molto la mancanza. Forse sarebbe troppo scontato.
In ogni caso, ripeto, se vi piacciono i thriller e non lo avete ancora visto dategli un'occhiata.
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The Moon That Rises in the Day
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Vale la pena guardarlo, decisamente!
Una bella fantastica storia d'amore che dura 1500 anni. I coreani sono bravi a narrare questo tipo di storie e le sanno raffigurare nei drama egregiamente.Una storia che ha portato fino all'ultima puntata in crescendo. Finiva una puntata e non vedevi l'ora di guardare quella successiva. Questo significa che è stata raccontata bene.
Ho letto di persone che sono rimaste deluse dal finale, a me è parso coerente con la storia, ed è un bel finale, magari poteva essere più completo, ma almeno non ha lasciato l'amaro in bocca.
La recitazione degli attori è stata all'altezza, lui in modo particolare. Molto bravo, ma anche lei. Bella fotografia, luci, riprese.
Assolutamente da non perdere!
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Ottimo ritratto dell'antieroe stratega
Desideravo vedere questa serie da parecchio tempo...Non disegno i classici eroi, ma gli antieroi mi piacciono di più. Il fascino di un personaggio che ha principi, morale e regole tutte sue, e che non sempre collimano col "buono" che va a braccetto con la giustizia e la correttezza che - talvolta con piena ipocrisia - il resto del mondo sembra inseguire. L'armatura scintillante - senza macchia! e senza paura - del principe azzurro si opacizza all'istante, al confronto!Fin dalle prime scene ho potuto apprezzare la qualità della serie, le riprese, i dialoghi, il ritmo. Partiamo dall'unica pecca: la totale assenza di romance. Per me è un elemento un po' indispensabile, ma devo dire che ci sono state alcune - poche a dire il vero - serie talmente belle che ho un po' perdonato la mancanza. Con questo non voglio dire che pretendevo una love story che facesse da pilastro portante (come in "Healer", che ha davvero molto in comune con questa serie, dall'azione, al ritmo, al classico Badass Male Lead, solo i toni differiscono, qui nettamente più cupi e violenti), mi sarei accontentata anche di un semplice accenno di romance (come in "Vincenzo", altra serie simile con un fantastico personaggio che per sconfiggere i cattivi deve diventare piu cattivo dei cattivi). Vigilante mi ricorda molto queste due serie, tra le mie preferite. Non solo, la trama per certi versi è anche più complessa e imprevedibile: si da allo spettatore l'illusione di aver colto degli indizi, di aver capito tutto, per poi farlo cadere in pieno nel tranello. Davvero, ho cambiato idea e fatto ipotesi così tante volte durante gli episodi, con personaggi che passavano dal lato buono a quello cattivo, poi forse ancora al lato buono, per poi farmi venire nuovamente il dubbio... Ciò che serve per mantenere alta l'attenzione e la curiosità. Dicevo, la trama è complessa e il nostro Vigilante è un buon stratega (e qui non posso esimermi dal paragone con "Doctor Prisoner", dove il protagonista interpretato da Namgoong Min è un Machiavelli per eccellenza). L'attore protagonista non ha lasciato a dire il vero il segno, l'ho apprezzato ma ho avuto la sensazione sia rimasto un po' nell'indefinito, non so se è un limite dell'attore o l'esigenza di mantenere un protagonista con un basso profilo. C'è poi quello che ho soprannominato "il pazzoide", alias il suo fan numero uno, fuori come un balcone e che fino a oltre metà della serie ancora non ero riuscita a inquadrare correttamente; buona la prova della giornalista, non un concentrato di simpatia a pelle e nemmeno di empatia, ma complessivamente credibile come personaggio; infine c'è lui, Cho Heon, interpretato da un Yoo Ji Tae che non rivedevo dai tempi di Healer e che nel frattempo, oltre ai segni evidenti del decennio trascorso, si presenta decisamente irrobustito e pronto a sfoggiare una forza da Incredibile Hulk. Con i suoi due neo-acquisiti scagnozzi - due impiastri di furfanti mezzi incapaci che mi ricordano Pena e Panico, tirapiedi di Ade nel classico della Disney - direi che avremmo una squadra al completo per affrontare una seconda stagione e - chissà - infilarci dentro finalmente il tanto atteso romance. Le premesse per un sequel, scene finali comprese - ci sarebbero tutte, ma temo non sia la volontà di chi ha realizzato questa trasposizione (è un adattamento di un webtoon). Comunque sia, sequel o meno, resta davvero un gran bel drama. Consigliatissimo!
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My Bossy Wife Season 2
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La seconda stagione non è più una commedia
Ci colleghiamo direttamente alla fine della stagione precedente, ma i toni sono completamente diversi. Là dove nella prima serie il focus stava nei difficili rapporti tra i due protagonisti principali, ora si innesta una componente di complotto e mistero. Non si ride più e, in compenso, acquisiamo una trama un po' più complessa ma, purtroppo, composta quasi esclusivamente da cliché.Le indagini continuano a essere piuttosto superficiali, le vicende affrettate anche a causa della brevità degli episodi, i colpi di scena ampiamente prevedibili, non saprei dire se perché abbondantemente telefonati o perché, dopo aver visto tanti drama, ormai so già che cosa aspettarmi.
Gli attori principali continuano a comportarsi bene, sono una coppia abbastanza plausibile e recitano in modo dignitoso. Anche i personaggi secondari tutto sommato fanno la loro parte, mentre purtroppo altrettanto non si può dire dei malvagi i quali vengono costretti non si sa se dalla sceneggiatura o dalla regia a produrre delle orribili risate che tolgono loro qual si voglia credibilità.
Musiche e cinematografia continuano a brillare per anonimità, mentre in questa seconda serie i costumi subiscono un netto miglioramento.
In sunto un titolo che vale la pena di vedere per concludere le vicende iniziate con la serie precedente, ma che non brilla in nessun comparto.
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Shinya Suzuki è come la rumba: passionale e sfacciato.
Non potrebbero essere più diversi, eppure sono due mondi destinati a incontrarsi e così facendo cambieranno per sempre le loro vite.
10DANCE è un live-action di produzione Netflix con Keita Machida e Ryoma Takeuchi protagonisti, tratto dall’omonimo manga di Satou Inoue. Nonostante sia un film sensuale e ipnotico, non è una pellicola priva di difetti.
La storia racconta di due ballerini, Sugiki secondo a livello mondiale nella categoria dei balli da sala e Suzuki campione giapponese dei balli latino-americani. Su idea di Sugiki, decidono di aiutarsi a vicenda per partecipare alla gara 10Dance dove i ballerini dovranno esibirsi in 10 tipi diversi di ballo.
Il film ha un ritmo lento e si prende i suoi tempi per far appassionare lo spettatore, ma la storia funziona fino a un certo punto.
Premettendo che non ho avuto la possibilità di leggere il manga, quindi non so se è un problema che si può riscontrare anche nel cartaceo, ciò che mi ha impedito di godermi appieno il film risulta come è stato caratterizzato il personaggio di Sugiki.
Lui si presenta come un ballerino rigido, che fatica a comunicare le sue emozioni e proprio per questo le due decisioni e la sua crescita personale non è chiara, anzi alcune volte è lasciata all’interpretazione dello spettatore che deve capire cosa sta provando o pensando. Le sue emozioni sono nascoste e vengono fuori in maniera inattesa, in modi impensabili. È un personaggio sfaccettato che probabilmente porta qualche cicatrice passata, ma nel film viene dato solo un assaggio: più che spiegazioni, vengono dati degli indizi con cui lo spettatore può ricostruire il puzzle.
Se Suzuki si plasma e smorsa i suoi difetti per adattarsi al ritmo, ai movimenti di ballo e al carattere di Sugiki, quest’ultimo sembra fare solo un passettino in avanti rispetto ai dieci fatti dall’altro, o comunque due passi avanti e uno indietro.
È Sugiki che guida, sempre. Proprio per questo la tensione emotiva, che è presente in tutto il film, è sempre composta e controllata. Come nel ballo, anche nella vita Suzuki dà importanza alla tecnica e ai risultati, mentre Sugiki cerca di insegnarli a seguire l’istinto e la passione.
La mancanza di un’esplosione emotiva, però, è proprio ciò che rende questa tensione così potente. I movimenti dei corpi durante il ballo sono il vero linguaggio dei sentimenti: sono i gesti a parlare.
In questo la regia esegue un lavoro magistrale seguendo da vicino i ballerini e mettendo in primo piano le mani che si muovono sul copro del proprio partner di ballo: una stretta più forte, le dita che scivolano poco più in basso del fianco o un tocco sulla schiena.
Lo scontro fra due mondi che sembrano non capirsi dà vita a un turbamento emotivo, fatto da frustrazione, ma soprattutto di attrazione. Le emozioni crescono ad ogni passo di ballo.
A sottolineare tutto ciò, si aggiungono i silenzi e gli sguardi evitati, oltre a quelli dati a debita distanza, solo quando uno è sicuro che l’altro non può vedere.
In questa danza di emozioni, in cui i personaggi ballano con i loro sentimenti in un tira e molla di passini, i due attori protagonisti sono impeccabili. I loro movimenti sono precisi, sensuali, ipnotici.
Il film funziona grazie all’interpretazione di Keita Machida e Ryoma Takeuchi, alla loro chimica palpabile e ai loro movimenti durante i balli che sono carichi di erotismo.
La parte dei balli è fortemente realistica, facendo solo intuire il lavoro che i due attori devono aver fatto per poter recitare in questa pellicola.
Tutto ciò, purtroppo, non è bastato a soddisfare le (forse troppo alte) aspettative: lo spettatore attende che la tensione emotiva raggiunga il suo culmine e che finalmente esploda e spera di vedere realizzata la passione e il desiderio dei protagonisti, ma si arriva con il fiato sospeso all’ultima scena rimanendo delusi.
La crescita di Sugiki è lenta, minima e ridotta agli ultimi minuti di visione, lasciando intendere che forse c’è molto altro da raccontare.
La storia d’amore sembra rimanere incompiuta, forse perché anche il manga è ancora in corso e tante vicende devono essere ancora affrontate, ma nella pellicola si sente la mancanza di qualcosa.
E non solo nel finale: anche nella parte raccontata nel film si ha la sensazione che qualcosa sia stato tolto, forse a causa di tempistiche ristrette dovute alla pellicola.
In conclusione, 10DANCE si fa guardare più per l’interpretazione degli attori che per la storia stessa che aveva un bel potenziale, ma non sfruttato a pieno.
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