Molto carino questo mini drama.
Nonostante sia un mini drama davvero corto risulta una storia carina e ben raccontata. Racconta la storia un po' incredibile di due giovanni lui un idol e lei una ragazza tutto. Travolti da una stella cadente si ritroveranno a dover stare insieme per un po' ma scoppia la scintilla e non sarà quella della stella cadente.
Attori bravi ,Na In Woo già promettente da giovanissimo.
Merita sicuramente la visione per una pausa leggera tra un dramma e l'altro.
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Marketing di alto livello per il Fashion e il Design di prodotti e di interni
La trama, le ambientazioni splendide tra le spiagge della California, le architetture di ville avveniristiche e di interni contemporanei di alto livello a Seoul, la musica, gli attori tutti bellissimi e bravi (inclusi quelli di supporto o con ruoli marginali, tutti sono centratissimi), tutto concorre a catturarti e incollarti allo schermo per vedere e rivedere ancora questa serie di 20 episodi.I 3 attori principali sono 3 modelli prestati al cinema: Lee Min Ho - Kim Woo Bin - Choi Jin Hyuk, bravi, ma soprattutto belli e dannati. Durante i 20 episodi gli abiti, i capispalla e i maglioni o i completi o qualunque straccio indossino sono esaltati al massimo. Sembra di essere alla Milano Fashion Week Uomo. Una gioia per gli occhi e soprattutto un'iniziativa marketing di tutto riguardo.
Accanto a loro attrici carismatiche, la prima in assoluto è Kim Mi Kyung, la madre muta della protagonista, che recita con lo sguardo e la postura. Poi Park Shin Hye, la giovane "cenerentola" contesa dai 2 "eredi" degli imperi commerciali delle rispettive famiglie, anche lei molto centrata nel suo ruolo.
Infine i padri-imperatori che tengono in pugno i loro figli finalizzati a mantenere ed accrescere i loro imperi economici, con metodi che, per chi ha letto i "Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni, ricalcano la figura del Principe-Padre della Monaca di Monza. Quindi, quel pezzo di Corea Capitalista e contemporanea, ricalca le dinamiche dei Potenti dell'Italia del 1600 ...
La sceneggiatura è ben scritta e la serie, anche rivista una seconda volta, è apprezzabilissima.
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Amo i Vampiri!
O mio dio l’ho amato alla follia, avrei tantissime cose da dire, parto dal presupposto che hanno recitato tutti i miei malesseri della gmmtv, (Neo, Mond, Gawin, Joss e Aj) e questo mi ha fatto impazzire.Non capisco perché abbia un voto generale così basso, perché io gli ho dato 9.5 ma sinceramente sono io che amo le storie dei vampiri, questa l’ho apprezzata tantissimo, già dall’inizio il fatto che Mark vegliasse su Tong da quando era piccolo.
Ho trovato anche molti colpi di scena niente male, ed i personaggi erano strutturati bene.
Non avevo mai visto un BL con Joss e Gawin, questo era il primo, e devo dire che mi hanno veramente sorpreso, li ho apprezzati tanto, e li trovo veramente carinissimi, sono stati anche molto sdolcinati nei loro ruoli, cosa che di solito mi da fastidio, ma qui l’ho apprezzata.
Proseguendo, cosa che non è scontata, le scene intime, a parer mio erano perfette, bellissime, non erano imbarazzanti, e molto equilibrate, esattamente come le vorrei in ogni BL.
Passando a parlare dei personaggi, io mio preferito, forse inaspettato, è stato Nakan, l’ho letteralmente amato alla fine, lo sviluppo del suo personaggio è fantastico, infatti all’inizio non lo sopportavo.
Personaggio più antipatico assolutamente Thara, quanto l’ho odiata! Però tutti i ruoli sono stati interpretati molto bene.
P.s. ho sperato tanto in un qualcosa tra Nakan e Tonkla, mi era partita la ship hahahha.
E niente, ho messo questo BL nella mia top 4 preferiti, amo le vibes vampiresche che mi ha trasmesso!
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Miss Undercover Boss
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Più che un thriller finanziario, la serie funziona meglio come storia di persone che crescono insieme.
Io ho apprezzato il lato leggero e l’amicizia tra colleghi che è uno dei punti centrali del drama.
Il rapporto tra colleghe e colleghi diventa quasi una piccola comunità:
- si aiutano nelle difficoltà
- si proteggono quando l’indagine diventa rischiosa
- imparano a fidarsi l’uno dell’altro nonostante i segreti
Questo rende l’ufficio più simile a una famiglia scelta.
Ho notato - sul rapporto tra la protagonista e il suo ex - che invece di trasformarlo nel classico conflitto romantico, la serie lo usa per mostrare maturità emotiva. Loro:
- riconoscono gli errori del passato
- non cercano di “tornare indietro”
- lavorano insieme per migliorare l’ambiente intorno a loro
La serie suggerisce che le relazioni possono evolvere e lasciare qualcosa di buono anche quando finiscono.
Alla fine il cuore della serie non è tanto l’indagine, ma l’idea che:
- piccoli gesti sul lavoro
- solidarietà tra colleghi
- affrontare il passato con onestà
possono lasciare un posto migliore di quello che si è trovato.
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La protagonista femminile è l'opposto. Lei si emoziona per due. Ma mi è piaciuta. Ho apprezzato anche gli altri due ragazzi che ruotano attorno al protagonista, molto belli.
La storia strizza un occhio a Kazuo Ishiguro, ad un suo libro in particolare. Ci starebbe anche perché tratta una tematica forte, quasi mai affrontata. Però lo svolgimento.. Beh, poteva essere migliore.
Inoltre nell'aria per TUTTO il drama si respira l'amore ma ehi, no spoiler xD
Il finale... Non mi è piaciuto, l'ho trovato affrettato e ingiusto.
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Ma come si fa a fare un drama così?
Va bene. Dopo anni di serie più o meno avvincenti mi capita questa qua, su ispirazione di una recensione in rete. Il poster mi ricordava vagamente un vecchio, amato, film surreale di Kaurismaki, Leningrad cowboys go America.Senza troppe aspettative.
Tuttavia, di colpo, Fated ha spazzato via tutte le mie 'preferite' (Goblin a parte) e si è insediata al secondo posto della mia classifica, dove rimarrà un bel pezzo.
Ma come mai? È una delle serie più sgangherate che abbia visto: cliché e implausibilitá a pacchi. Il ceabol, la piccola impiegata bistrattata, le differenze sociali, il secondo attore così perfetto da non essere punto credibile, l'incidente 'quasi' fatale, una bevanda speciale che spinge i due che la bevono nel letto più vicino (non per dormire) e fa scordare al risveglio ogni cosa fatta nel frattempo..., e non dico altro per non cadere nello spoiler. Chi ha già visto un po' di drama coreani dovrebbe essere vaccinato in proposito.
Ma i primi 5 minuti del drama, quando viene introdotto il protagonista, mi hanno messo ko.
Non bello (beh, si fa per dire), con una risata orribile e ossessiva, un ciuffo assurdamente sproporzionato...ma chi è? Eppure, quelle due note della musichetta che lo accompagna mentre avanza sulla scena dello shampo, dicono davvero tutto di lui e mi fanno sghignazzare ogni volta che le ascolto (sono nella suoneria della sveglia, per un buon risveglio in allegria). In dieci minuti mi sono innamorata di Jang Hyuk, attore che non avevo mai visto prima e da allora...ho scoperto un vero e grande attore che straccia tutti i bellocci rifatti di oggi, con le sue doti di recitazione (spettacolare in My country, ad esempio) e con una carica sexy fuori dal comune. JH recita con la voce, senza voce, con i gesti, il corpo, gli sguardi. Per non esagerare con le mie ossessioni, aggiungo che anche la protagonista femminile recita in modo fantastico. L'evoluzione del suo personaggio è uno degli aspetti meglio riusciti dell'intero drama. La sintonia (la chimica, come dicono in gergo) di Jang Nara con JH è spettacolare ed è ciò che tiene in piedi tutta la baracca. Notevole anche la recitazione di alcuni personaggi di contorno. La mamma di lei (categoria: mamma coreana di basso ceto, burbera, ma amorevole) interpreta al meglio il cliché. Simpatica, perché inconsueta è la capo famiglia (qui una nonna) del ceabol: senza alcuna puzza sotto il naso ( e trattandosi di una famiglia di pescivendoli per la ipotetica 'nuora-nipote' Jang Nara, il fastidio, reale, ci starebbe). Pur di vedere sposato il nipote farebbe ponti d'oro a qualsiasi ragazza.
Il mio consiglio è di non farsi impressionare dal primo impatto con JH (ho letto diverse recensioni inorridite dalla sua risata compulsiva) ma di andare avanti. Con quella risata, alla quale ci si abitua, e alla fine la si ama, JH è in grado di esprimere qualsiasi emozione positiva o negativa, di gioia o di dolore: vedere per credere. Non ultimo, Lee Gun (JH) insieme a Oska (Yoon Sang Hyuk -Secret garden) sono gli unici due personaggi di drama di cui riesco a ricordare i nomi anche a distanza di tempo.
Insomma, siamo abbastanza lontani dal capolavoro, ma io mi sono divertita un sacco. Vi auguro altrettanto.
La colonna sonora ha pezzi molto belli come Morning canon e Destiny sonata, tra le altre, ma ho trovato notevoli anche alcuni pezzi di sottofondo ai vari sviluppi della storia e dei personaggi. Rarissimamente guardo un drama più di una volta, ma questo potrebbe essere uno dei casi. (2023)
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A Life of a Resident That Will Be Wise Someday
1 persone hanno trovato utile questa recensione
Non ho moltissimo da dire a riguardo se non una piccola pecca: le relazioni amorose. La principale è stata trattata a parer mio davvero male, perchè è proprio piatta. Mentre le altre sono appena accennate. Per carità, io capisco che il focus non sono queste situazioni ma tutto quelle che concerne i reparti di ostetricia e ginecologia con tutti i problemi del caso, però se me le vuoi proprio mettere dammi qualcosa in più. Forse sbaglio io, ma è quello che penso.
Inoltre, piccolo disclaimer: se avete avuto problemi legati ad aborti/tumori/impossibilità ad avere figli, questo drama potrebbe farvi eccessivamente male quindi statene lontani.
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Romance is a Bonus Book
1 persone hanno trovato utile questa recensione
IL GRANDE BOH (Jovanotti)
La storia in sè è carina, niente di pretenzioso ma è piacevole; la musica che invece fa da filo conduttore l'ho adorata. Non ci sono scene che restano nella memoria - o, almeno, a me non ne sono rimaste. Non è uno di quei drama che rivedrei però non l'ho detestato mentre lo guardavo, come mi è successo con altri.Insomma: da guardare se non si ha nient'altro all'orizzonte.
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Suspicious Partner
1 persone hanno trovato utile questa recensione
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Fino a metà poteva essere un 10 poi però, pur rimanendo molto carino, ha perso un po' di smalto: troppo perso nel drammatico per i miei gusti. Diciamo che 20 puntate (divise in mezz'ora ciascuna, per cui alla fine sono 40) sono state un po' troppe e se si fossero fermati alle classiche 16 sarebbe stato meglio: chissà perchè le hanno aumentate!Comunque fino a metà ci sono stati momenti esileranti: bellissimo!
I clichè dei kdrama sono stati rispettati tutti: l'amore odio iniziale, lei che inciampa e lui l'afferra, il modo assurdo in cui si addormentano seduti e l'altro li sorregge e/o li copre con la coperta ecc.
Ad un certo punto ho avuto fortissimo il dejavu: anche qui, come in "Healer", i genitori dell'uno sono coinvolti nella morte dell'altro. A volte in questi kdrama sembra che Seoul sia grande quanto una capocchia di spillo!
Incomprensibile nella puntata 36 il fatto che lei se la prenda con lui perché da bambino ha testimoniato contro il padre: santo Cielo, era un bimbo!!!! Vabbè.
Comunque nel complesso mi è piaciuto molto, ad ogni puntata c'era qualcosa di nuovo.
Ah! Mi piacevamo moltissimo gli outfit di FL.
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Mystery Investigation Team
1 persone hanno trovato utile questa recensione
Poteva essere ma non lo è stato
A mio parere è stato pessimo! ho fatto una fatica immane a finirlo!Poteva essere un degno rivale di "Busted", la storia era molto avvincente, ma probabilmente la scelta del cast lo ha parecchio castigato!
Manca totalmente l'elemento comico rendendolo "piatto" e non c'era chimica fra gli attori!
Ci sono state anche delle scene palesemente false, dove l'attore è arrivato alla soluzione senza ragionamento, non sapendo spiegare come è arrivato alla soluzione!
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My Wife is a Thief
1 persone hanno trovato utile questa recensione
Buon C-drama storico, tra romance, arti marziali e una coppia apparentemente improbabile.
Una premessa doverosa: ho iniziato questo drama quale "trattamento choc" dopo la conclusione di "Revenged Love" per voltare pagina rispetto ai due protagonisti ai quali mi ero davvero affezionata e interrompere il rischio di un rewatch continuo. Ergo, mi sono tuffata sul genere che solitamente rifuggo (drama cinese storico, wuxia o xanxia che sia) e dove, nonostante svariati tentativi anche con i titoli più quotati, non sono mai riuscita a portare a termine una visione che sia una, droppando quasi subito tra noia e disinteresse.La trama di questo drama un po' mi incuriosiva, il cliché del matrimonio combinato lo rivedo sempre con piacere e Sabrina Zhuang nei panni della protagonista era un'altra nota positiva (attrice che apprezzo e che in alcune serie ha saputo interpretare fanciulle di carattere).
Ironia della sorte, l'attore protagonista - Tang Xiao Tian, che non conoscevo - è risultato assomigliare incredibilmente e avere la stessa voce (stesso doppiatore) di Tian Xu Ning, l'amato Chi Cheng protagonista del sopracitato "Revenged Love": una congiura, insomma!
Tornando al drama in questione, non ho modo di fare grandi paragoni con altre serie dello stesso genere, ma il fatto che sia la prima volta che riesco a concluderne una vorrà pur dire qualcosa. Il romance si mescola in modo equilibrato alle tecniche del Kung Fu, sebbene lo definirei un drama dove l'azione viaggia in parallelo con la love story ma complessivamente è un po' subordinata ad essa. Interessante la figura della giovane ladra, la Liu Rong di Sabrina Zhang è un personaggio indubbiamente di carattere e carismatico. Più ingessato invece Xu Mu Chen, dove l'atteggiamento distaccato e controllato sembra mancare dello charme necessario a fare di lui un protagonista apparentemente freddo ma affascinante. Risulta però piacevolmente agile, intelligente e intuitivo, mentre esteticamente non sono mancati make up con un incarnato da moribondo che non era propriamente il massimo. L'identità nascosta di lei permette di apprezzare l'insolita e improbabile coppia, dove lei è di fatto una ladra (ma di quelle buone e giuste) e lui un ispettore che deve riabilitare il nome della propria famiglia. La recitazione direi buona per entrambi, non una prova memorabile. Stesso discorso per i personaggi secondari, fanno il loro dovere ma nessuno rimane particolarmente impresso (eccetto forse il Duca, mentre al contrario il figlio è stato una sorta di fastidio cronico).
Le scene dei combattimenti molto ad effetto, soprattutto quando lottano tra di loro o quando uniscono le forze. Costumi e accessori molto belli e raffinati, ambientazione curata.
L'evoluzione del romance è lenta, aspetto che sicuramente dilunga l'attesa ma che conferisce anche credibilità, permettendo al duo inizialmente estraneo di imparare via via a conoscersi e poi ad apprezzarsi sempre più. L'affiatamento non è tra i migliori mai visti, ma sufficiente a rendere alcune scene emozionanti. Molti i cliché prevedibili inseriti nella vita quotidiana di coppia che aiutano ad alleggerire la vicenda con qualche momento simpatico e divertente.
Gli intrighi presenti e passati sono abbastanza fitti, alcuni più palesi di altri, ma a fronte del gomitolo aggrovigliato presentato in partenza sembra via via mancare la voglia e l'impegno necessari per dipanare la matassa come si deve: molti nodi vengono sciolti sul finire in modo un po' banale e semplicistico, altri persi un po' per strada. E' in questo senso che vedo la trama un po' piegata al romance.
Una nota di demerito riguarda la musica: un paio di canzoni, di qualità discutibile, che vengono riproposte all'infinito ma senza essere capaci di dare quel quid in più alla scena.
Per gli amanti del genere credo non sia un drama particolarmente eclatante o originale. A me complessivamente devo dire che è piaciuto, non finirà certo dritto nella mia top ten ma è stata comunque una visione apprezzata, che non mi sento di sconsigliare. Un approccio con aspettative medie e la consapevolezza di non avere tra le mani una perla rara dovrebbero garantire un giudizio comunque positivo.
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Un cdrama tenero dolce e romantico!
Classico cdrama del genere romantico e dolce di quelli che scaldano il cuore e fanno bene al umore.Qui c'è di tutto dalla ragazzina che si prende una cotta al ragazzo con un passato difficile, dal amicizia quasi fraterna che si trasforma nel grande amore. Un primo amore tenero e forte, una storia comune e semplice tra un ragazzo e una ragazza che nonostante qualche difficoltà si innamorano follemente e va tutto bene.
Non risulta mai noioso nonostante sia una cosa da dramma classico e poi loro due fanno innamorare tutti.
C'è il romanticismo ma non mancano anche i momenti davvero emozionanti e loro due sono belli insieme.
Finale felice e tutti contenti!
Lo consiglio vivamente per una busionr che scalda il cuore!
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It could have been better!
I had high expectations for this drama and instead it is yet another Chinese series that tries to excite but that, at a certain point, ends up being predictable and repetitive. In fact, a fairly interesting and cute first part is followed by a second whose slow pace and unconvincing turns make it difficult to stay involved until the end.The two protagonists can do nothing, good, beautiful and convincing, but unfortunately inserted in a story that had potential ruined by the choice to make a disproportionate number of episodes. I am of the opinion that stories like Shine on me, that is, simple romantic stories, should not have too many episodes because there is a risk of boring viewers, unless there are interesting dynamics or twists that keep the interest of the watcher alive.
Too bad, it could have been a great drama but, for me, they ruined everything.
Avevo grandi aspettative per questo drama e invece è l’ennesima serie cinese che tenta di emozionare ma che, ad un certo punto, finisce per risultare prevedibile e ripetitiva. Infatti, ad una prima parte abbastanza interessante e carina ne segue una seconda il cui ritmo lento e le svolte poco convincenti rendono difficile rimanere coinvolti fino alla fine.
Nulla possono i due protagonisti, bravi, belli e convincenti, ma purtroppo inseriti in una storia che aveva del potenziale rovinato dalla scelta di fare un numero spropositato di episodi. Sono del parere che storie come Shine on me, cioè semplici storie romantiche, non debbano avere troppi episodi perché si rischia di far annoiare gli spettatori, a meno che non ci siano dinamiche o svolte interessanti che tengano vivo l’interesse di chi guarda.
Peccato, poteva essere un gran bel drama ma, per me, hanno rovinato tutto.
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Vite sfortunate, resilienza e la possibilità di riscrivere la propria storia.
Con i suoi 12 episodi da tre quarti d’ora l’uno, “Twelve letters” porta in scena una storia di notevole spessore, capace di cogliere l’essenza della vita vera, non quella edulcorata dei sogni ad occhi aperti, dove una grande storia d’amore può annientare qualsiasi ostacolo. Twelve letters è un inno alla resilienza, all’amore nel senso più ampio del termine, che non spazza via le difficoltà della vita ma che però non smette nemmeno di resistere, pur nel dolore e nella sofferenza, e lotta per andare avanti, sempre e comunque.Un drama serio, dove la spensieratezza non può essere che di passaggio, comparsa fugace di brevi momenti destinati ad essere un’eccezione in un quotidiano che appare spesso senza speranza.
Davvero tante le vite difficili narrate, dove talvolta sembra non esserci nemmeno un piccolo barlume di speranza all’orizzonte. I trascorsi dei due protagonisti sono tragici e strazianti, il loro vissuto attuale anche, le prospettive future pressoché inesistenti. Accanto a loro, altre vite spezzate, quelle di molti personaggi secondari a loro legati. Rispetto a molti altri drama che raccontano di vite difficili ma che sono più di nome che di fatto, in questa serie la violenza quotidiana la sofferenza esasperante ed esasperata emergono nitidamente. Chi venuto al mondo in situazioni difficili, chi incapace di risollevarsi, chi rassegnato a un destino che sembra già scritto.
E’ in questo scenario tutt’altro che idilliaco che si incontrano i protagonisti. Più che un incontro – il loro - è uno scontro iniziale che evolve poi in una graduale conoscenza e quindi in un supporto reciproco che sarà anche espressione concreta di un profondo sentimento. L’elemento fantasy delle lettere che arrivano da un futuro distante diverse decadi funge da catalizzatore di una serie di eventi a cascata che andranno a stravolgere la linearità della vicenda, offrendo inaspettate opportunità e nuove difficoltà e, di fatto, permettendo di riscrivere la storia. Ogni lettera determina una sorta di rivalutazione di quanto è già noto e nuove supposizioni su ciò che deve ancora avvenire. Nel presente, due personaggi altrettanto fondamentali ricostruiscono a piccoli pezzi la vita – passata e sconosciuta – dei loro cari. Qualche piccola incoerenza legata ai salti temporali emerge, cosa che però è abbastanza frequente quando si intrecciano fittamente eventi di epoche diverse… Qualcosa sfugge sempre. Giusto farlo presente, ma non ne farei un dramma. Complessivamente, la sostanza della serie non cambia.
Mi ha colpita la totale e voluta mancanza di romanticismo nella coppia protagonista: non un bacio, non un abbraccio, nessun camminare mano nella mano. Scelta davvero inusuale, ma carica di significato. A un certo punto della storia è chiaro che i due sono diventati a tutti gli effetti una coppia, ma non è l’“innamoramento” che questo drama vuole mostrare. L’amore, qui, è inteso nella sua accezione più vasta, che non si limita a quello tra un uomo e una donna, ma anche ad esempio a quello tra genitori e figli, consanguinei o meno. Il tema del sacrificio si ripropone in due importanti occasioni quale scelta consapevole per dare ad altri l’opportunità di una meritata vita migliore.
I sentimenti negativi, in Twelve letters, sono anch’essi altrettanti forti: c’è una crudeltà che viene perpetrata ciclicamente – a volte sembra quasi all’infinito – senza mai un’ombra di rimorso a farla vacillare. Coesistere passivamente, fuggire, tagliare i ponti…sono tutte opzioni che vengono vagliate di fronte alla disumanità di un padre che davvero non può essere definito tale. Le scelte che possono sembrare risolutive, si dimostrano fallimentari nel futuro, e questo rimette nuovamente tutto in gioco, andando a riscrivere, ancora una volta, la storia del passato.
Emotivamente parlando, il drama è davvero molto coinvolgente. Le lacrime sfuggono al controllo, ci si ritrova a immedesimarsi nei personaggi con estrema facilità. Questo grazie anche alla recitazione, davvero ottima. Wang Ying Lu, attrice da me da poco scoperta e apprezzata per un altro ruolo decisamente più allegro, qui dimostra di saper gestire un personaggio estremamente drammatico in modo credibile ed equilibrato, senza sbavature. Zhou Yi Ran interpreta un protagonista maschile con una caratterizzazione che gli è affine e che ha tratti comuni ad altri personaggi da lui interpretati in drama passati, sebbene qui mostri una profondità maggiore, credo una vera e propria maturazione positiva di questo giovane e promettente attore.
Prove altrettanto valide sono quelle degli attori che rivestono alcuni ruoli secondari: Shen Cheng, Tan Xin, Li Cha Dong, tanto per citarne alcuni.
SPOILER!!!
Qualche perplessità sul finale: nell’ultima scena ambientata nel futuro si vede un uomo di spalle seduto al tavolino che assomiglia incredibilmente a Shen Cheng. Mi sta bene lasciare intendere che potrebbe effettivamente essere lui, ma allora andava ritoccata la sua affermazione rispetto alla propria età, dove un mero calcolo matematico fa capire che non può essere figlio biologico di Hai Tang e Yi Xun. In alternativa, si sarebbe dovuto omettere il dato anagrafico e allora sì, il dubbio che Hai Tang si fosse sposata mentre già aspettava un bambino da Yi Xun sarebbe stato coerente col fatto che, nel futuro, anche cambiato il corso del destino, Shen Cheng ci sarebbe comunque stato.
FINE SPOILER!!!
Difficile il rewatch: questo è un drama di alto livello che però, per come pensato e impostato, poco si presta ad essere rivisto, non tanto perchè ormai consapevoli di come andrà a finire ma perchè tale consapevolezza non permette di percepire tutto lo svolgersi della vicenda con il giusto approccio, vincolato a una comprensione graduale degli elementi man mano inseriti.
Concludo consigliandone sicuramente la visione: un drama a grande impatto emotivo, capace di far soffrire ma anche di portare speranza. Equilibrato, ben fatto, ben recitato e qualitativamente davvero meritevole.
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Un capolavoro nell'idea, una serie con grosse pecche nel concreto.
KinnePorsche si prospettava come "LA" serie. Quella che aveva le carte in regola per strappare un 10 pieno e diventare il capolavoro del genere BL. Almeno questo è quanto promettevano trama e recensioni a dir poco estasiate. Il contesto della malavita e un'ambientazione per una volta tanto non accademica, era ciò in cui confidavo. Dopo i primi 6 minuti - quando Kinn fredda un tizio con un colpo di pistola - sono convinta: ho tra le mani un vero gioiello. Alla fine del primo episodio, e della memorabile scazzottata tra Kinn e Porsche, sono ancora dello stesso parere.La triste verità si palesa, ahimè, già negli episodi successivi. Non ci sono personaggi che seguono una trama, ma la trama che si piega a scene volute tra i personaggi, meccanismo destinato ad incappare nell'incoerenza assoluta. Un esempio? La battuta ad effetto di Kinn rispetto al fatto che tutti lo vogliono morto...Tutti chi?!? Nel primo episodio gira con una scorta armata, dopo un po' di puntate se ne va a zonzo per i fatti suoi. Le pratiche BSDM di Kinn? Altro esempio, anche lì elemento iniziale ad effetto che - per carità - può starci, ma poi non può finire nel nulla cosmico. Ciò che si promette allo spettatore, che siano caratterizzazioni, frasi o quant'altro, deve poi essere mantenuto, altrimenti nasce spontaneo l'interrogativo "Ma perchè?!?!?". Dico, ma dove sta la credibilità di uno spietato boss della malavita con la mira di un cecchino che si illumina di entusiasmo manco fosse un albero a Natale nel catturare un pesce con un bastone la cui punta - c'è davvero bisogno che qualcuno glielo dica? - non può essere spuntata? Ma per favore, non scherziamo. La serie procede, le belle premesse iniziali finiscono nel dimenticatoio e la coppia felice cade sempre di più nell'OOC: Porsche in particolare viene proprio snaturato, un bel personaggio con un carattere deciso e definito che diventa a tratti ridicolo col suo risolino melenso. Kinn, poi, è stato davvero una delusione cocente: quella maschera di spietata freddezza che avevo tanto apprezzato nel primo episodio si è rivelata essere in realtà la sua unica espressione. No, errore mio, le sue espressioni in realtà sono ben due: Kinn che non sorride e Kinn che sorride. Se all'attore che interpreta Porsche riconosco la capacità di aver saputo mostrare tutta una serie di espressioni, per Kinn - e più che il personaggio dovrei dire l'attore che lo interpreta - mi è sembrato davvero di avere a che fare con una paresi facciale che non distingueva rabbia, preoccupazione, noia, paura, stupore, risentimento o che altro. Va da sé che la chimica tra i due - nonostante credo sia la serie che più di tutte può vantare le scene più esplicite (NC18 senza ombra di dubbio) - alla fine è quella che è, vuoi per la poca espressività i Kinn, vuoi per Porsche che del personaggio iniziale conserva giusto il nome. Grossolani errori vengono perpetrati anche a danno dei personaggi secondari, in primis Pete/Vegas: io capisco l'idea che sta dietro alla loro ship, un amore che nasce da un iniziale odio, ma messa così non è davvero credibile: cinque minuti prima Vegas si accanisce su Pete torturandolo fino a ridurlo praticamente in fin di vita, cinque minuti dopo i due si avvicinano grazie al "toccante" momento della dipartita del riccio di Vegas. Dai, mi viene da ridere anche mentre lo scrivo. In questo mare di pecche la serie ha comunque un suo fascino, per quanto altalenante e discontinuo. A salvarla sono due personaggi secondari: uno è Thankhun, splendido ed esilarante con la sua verve, la dipendenza dalle serie tv, l'abbigliamento a dir poco eccentrico e la sua passione per le carpe koi; l'altro è Kim, un personaggio con tutti gli attributi che avrebbe dovuto avere Kinn nel ruolo del boss protagonista della serie. E' proprio Kim che sa muoversi perfettamente in quel mondo che paradossalmente sembra rifuggire: freddo, determinato, mai snaturato, consapevole delle proprie abilità "da cattivo" ma che non necessita mai di metterle in mostra se non necessarie. E' diretto e scaltro, fedele ai suoi principi e soprattutto non si trasforma in una "panna cotta" come accade a Kinn e Porsche in diverse scene di una glicemia banale e irritante. KinnPorsche non è quindi un capolavoro, poteva essere l'idea di un capolavoro, poteva avere una qualità di riprese degne di un capolavoro...ma per quella temo dovrò ancora attendere che qualcuno, con magari con le stesse premesse, voglia dare vita a una serie simile che non tralasci però la coerenza nella trama e che punti a personaggi/attori come Kim senza però snaturarli in corso d'opera.
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