High School Frenemy
1 persone hanno trovato utile questa recensione
Quanto sono belli insieme SkyNani.
Non ho parole per descrivere quanto questo lakorn sia bello. Lo consiglio a chiunque. Non fatevi bloccare dal fatto che sia bromance, perché vale più di cento BL per quanto sono belli insieme. 💕 La recitazione fra i due è molto realistica e la storia in sé è davvero bello. Merita un 12 non un 10.Li rivedremo nella loro prossima serie che uscirà l'anno prossimo. Sinceramente spero possa essere BL, perché hanno una chimica che non si vede spesso.
Dategli una possibilità perché vi farà provare tantissime emozioni diverse! 🔥
Questa recensione ti è stata utile?
Un classico dramma di quelli che se si amano le storie d'amore non può che scaldare il cuore. Si conoscono si innamorano poi tutto il percorso con qualche trauma drama in mezzo ma comunque tanto amore e tenerezza che fa superare tutto!
Belli i protagonisti e bella la loro chimica.
Consiglio la visione a chi ha voglia di qualcosa di romantico!
Questa recensione ti è stata utile?
Wol Soo Geum Hwa Mok To
1 persone hanno trovato utile questa recensione
Meravigliosa commedia romantica
Stupendo! Per me sottovalutato, intitolato Amore a contratto su vikiPark Min Young sempre bella anche se un pò troppo magra, e un pò troppe le inquadrature sulle sue belle gambe in gonna corta, strano per un kdrama. Meraviglioso il personaggio che interpreta. Ma anche i 2 protagonisti uomini interpretano bei personaggi, tutte brave persone ( tranne i "cattivi" di turno ). Bella la trama, bei sentimenti e buone maniere, anche commovente nel finale. Se vi piacciono le commedie romantiche, da vedere e perchè no, rivedere.
Questa recensione ti è stata utile?
Questa recensione ti è stata utile?
Questa recensione può contenere spoiler
serie ottima fino all'episodio 10, rovinata da un pessimo finale
La serie è ottima fino all'episodio 10 e purtroppo è rovinata da un pessimo finale (episodi 11 e 12).episodi 1-10
la serie fino all'episodio 10 è ottima, soprattutto per la mancanza di clichè fastidiosi e situazioni tossiche che invece sono presenti spesso in altre serie. Innanzitutto i due protagonisti non sono inquadrati come seme-uke, e già solo questo è un elemento che fa spiccare la serie e la eleva al di sopra della maggior parte dei drama bl ancorati a questa dinamica obsoleta e controversa. Inoltre non solo viene evitato anche il clichè del "gay per te", ma c'è anche una scena in cui ci si burla esplicitamente di quest'altro clichè irritante e irrealistico. Un'altra cosa che viene evitata è la fastidiosa abitudine di inserire malintesi improbabili dovuti a mancanza di comunicazione o cattiva comunicazione tra i protagonisti: Pran e Pat comunicano costantemente in maniera efficace e realistica. Infine non ci sono altre eventuali situazioni tossiche, tutto avviene in maniera sana e con il consenso di entrambi. Le interazioni di Pran e Pat quindi sono sane, e sono anche emozionanti e ci sono anche scene divertenti.
Molte serie bl, compreso questa, si svolgono in un mondo utopistico in cui nessuno disapprova le relazioni gay, quindi la coppia protagonista non ha problemi sotto questo punto di vista, tuttavia deve mantenere nascosta la propria relazione a causa dell'astio esistente tra le rispettive famiglie e a causa della rivalità tra le rispettive facoltà universitarie e gruppo di amici. Questa situazione dà la possibilità di mostrare una relazione segreta, che se da un lato offre alcuni sketch divertenti, dall'altro lato viene giustamente mostrata come estenuante e alienante: Pran e Pat sono costretti a mentire continuamente ai propri amici e ai propri genitori, sono costretti a ricorrere a sotterfugi semplicemente per vedersi e stare un po' insieme, sono costretti a frenarsi e a misurare ogni gesto e ogni parola quando si trovano in un contesto in cui sono presenti altre persone, sono costretti a mentire anche sui propri profili social: in una parola sono costretti a non essere se stessi. La relazione segreta di Pran e Pat rappresenta, per motivi diversi, le relazioni segrete che purtroppo ancora oggi sono costretti ad avere molti gay che a causa delle pressioni famigliari e sociali non hanno fatto, o non hanno fatto ancora coming out. Questo parallelismo dà anche uno spessore inaspettato e importante alla serie.
Ci sono anche degli aspetti negativi, che menzionerò di seguito, ma che comunque a mio parere non modificano il giudizio sicuramente positivo per quanto riguarda gli episodi fino al 10.
Il primo aspetto negativo è la rappresentazione della rivalità tra le due facoltà. Le facoltà di ingegneria e architettura e il gruppo di amici di Pran e Pat sono rivali, e questo ci può anche stare, ma che i due gruppi non riescano ad astenersi dal menare le mani appena si vedono mi sembra davvero troppo: stiamo parlando di studenti universitari e non di due bande di malviventi. Si arriva addirittura alla scena del ragazzo che va in giro armato di pistola dopo la partita universitaria di rugby. Tutto questo mi sembra davvero fuori luogo, tuttavia si tratta alla fine di poche scene e come detto considerando la qualità e la bellezza di tutto il resto posso tranquillamente sorvolare su questa cosa.
Il secondo aspetto negativo è il comportamento di Wai, che svela a tutti la relazione di Pran e Pat. Come detto la coppia Pran-Pat mantiene il segreto sulla loro relazione a causa della pressione delle famiglie, degli amici e delle università, come avviene nel mondo reale per molte coppie gay. Svelare pubblicamente senza il suo consenso che qualcuno è gay è una cosa riprovevole in quanto ognuno ha il diritto e deve avere la possibilità di fare coming out se e solo quando si sente pronto a farlo. Nella serie l'outing non riguarda il fatto di essere gay, ma il fatto di avere una relazione con qualcuno di una famiglia-università-gruppo di amici rivale, ma come già detto il parallelismo è molto evidente. Il problema non è il gesto di Wai, perchè ci può stare che un personaggio compia delle azioni stupide o deplorevoli. Il problema è che nella serie quello che fa di Wai non viene mai condannato, Wai non si scusa mai per questo, anche quando i rapporti con Pran e Pat si rasserenano, e nessuno fa notare a Wai che ha fatto qualcosa di sbagliato.
I primi 10 episodi mi sono piaciuti, anche al netto di qualche forzatura e dei due elementi negativi menzionati, la coppia Pran-Pat è davvero ben rappresentata, le situazioni proposte sono belle, emozionanti e anche significative, la scena del bacio sul tetto nell'episodio 5 è straordinaria, gli attori fanno entrambi un ottimo lavoro, fino all'episodio 10 ero davvero contento della visione di questa serie.
episodi 11-12
gli episodi 11 e 12 purtroppo per me hanno rovinato tutta la serie. I protagonisti dopo l'episodio 10 hanno una relazione approvata dopo varie vicende sia dal gruppo di amici che dalle rispettive università. Manca l'approvazione dei genitori, e cosa fanno Pran e Pat? anzichè cercare di far capire ai genitori che è la LORO vita e che i dissidi dei genitori non hanno niente a che fare con loro, anzichè fare questo, prima scappano irresponsabilmente di casa, come se fossero degli adolescenti di 15 anni, e poi tornano e inscenano una finta rottura tornando (nell'armadio) ad avere una relazione segreta, per anni. La relazione inoltre è segreta non solo nei confronti dei genitori, ma di tutti (ad eccezione credo di Pa, Ink, Wai e Korn). Quindi tutto ciò che è successo negli episodi precedenti non è servito a nulla.
Davvero non so come si possa concepire un finale del genere.
Anche il salto temporale è del tutto inopportuno: quando Pran e Pat tornano a casa la cosa interessante era quella di vedere le reazioni dei genitori e degli amici, invece non vediamo nulla perchè c'è un salto temporale di 4 anni. Oltretutto avrei gradito vedere le reazioni di genitori e amici già durante la "fuga" (in realtà avrei gradito non vedere affatto al "fuga" ma vedere un confronto con i genitori). Quindi nell'ultimo episodio veniamo a sapere che quella relazione segreta che negli episodi precedenti era giustamente stata presentata come estenuante ed alienante, quella relazione segreta che non erano oltretutto stati capaci di tenere segreta se non per pochi mesi, ora la stanno vivendo da qualcosa come 4 anni! Oltretutto senza neanche impegnarsi più di tanto nel mantenere il segreto, scambiandosi effusioni davanti casa e in camera di Pran, con i genitori che infatti sono al corrente di tutto. La situazione quindi, con i genitori che sono al corrente ma fanno finta di non sapere, è ancora più ipocrita. Si potrebbe obiettare che non è del tutto sbagliato quello che hanno fatto in quanto sono venuti incontro ai genitori e allo stesso tempo non si sono lasciati, dando il tempo ai genitori di metabolizzare la cosa. Non sono d'accordo, ma potrei anche accettare questa spiegazione se non si parlasse di ben 4 anni!! Quanto tempo vogliono dare ai genitori per metabolizzare la notizia? Per quanto tempo devono vivere di sotterfugi e alienazione prima di poter esprimere liberamente se stessi e i loro sentimenti?? Il problema di questa serie è che mostra una relazione, quella tra Pran e Pat, molto bella e sana, basata sul consenso e sulla comunicazione, ma questo purtroppo non esclude la presenza di tossicità nella serie. La tossicità è nel rapporto tra i genitori con Pran e Pat, perchè i genitori pretendono di scegliere le amicizie e le relazioni di Pran e Pat, e loro li assecondano perdendo l'occasione di crescere loro come persone e di far crescere anche i loro genitori come persone e come genitori migliori, che sanno anche dare consigli, ma che non pretendono di imporre scelte a persone ormai adulte e responsabili di sè stesse. Il fatto stesso che facciano vedere che i genitori sono al corrente della relazione rende ancora più palese quanto sia sbagliata la decisione di avere una relazione segreta, perchè se Pran e Pat avessero avuto un confronto più aperto e leale con i genitori, ci sarebbero sicuramente state delle discussioni anche animate, ma poi i genitori avrebbero compreso e lasciato perdere perchè, nonostante tutto nella serie viene mostrato che in entrambe le famiglie i genitori amano i propri figli, e per amore di Pran e Par avrebbero accettato, come infatti hanno fatto, visto che comunque sanno tutto lo stesso.
Il tutto è ancora più sbagliato se consideriamo la relazione tra Pran e Pat come una metafora di una coppia gay che vive segretamente la propria relazione. Fare coming out è il presupposto di una relazione sana e stabile in una coppia gay: avere una relazione segreta vuol dire vivere tra mille bugie e difficoltà solo per passare un po' di tempo insieme. Purtroppo parlo per esperienza personale: una relazione segreta può durare solo per poco tempo, non credo che possa durare per 4 anni, perchè è troppo estenuante e non prevede un futuro: come si possono fare progetti futuri (comprare casa, sposarsi, vivere insieme, ecc.) in una relazione segreta? Il coming out con la famiglia non è egoismo, non si può essere se non sè stessi, se non si è sè stessi, si è niente. Bisogna dare ai propri genitori la possibilità di capire, di crescere, di amare i propri figli per come sono realmente e non come forme vuote che condurranno una vita vuota e falsa. Il coming out per ogni persona queer è difficile, mette paura, ma è essenziale. E' importante continuare sulla strada che ha portato a grandi conquiste di civiltà negli ultimi anni, e non tornare indietro, non tornare nell'armadio, non tornare a pensare che sia più facile nascondersi. E' più facile, ma con il risultato di una vita vuota e falsa, controllando sempre ogni gesto e ogni parola, sempre nel timore di fare un passo falso, vivendo sempre una vita non propria.
Questa recensione ti è stata utile?
Le scene sono semplici, così come i dialoghi non sono particolarmente ricercati ed elaborati, ma l´alchimia che c'è tra le tre ragazze è unica e potente. Ed è questa relazione che porta alto il valore di questa serie.
La chimica e le scene d´amore tra Loft e Pure sono semplicemente bellissime. Hanno alzato di tanto l´asticella della qualità che d´ora in poi vogliamo vedere nelle serie GL. Delicate, dolci e rispettose verso le donne.
Questa recensione ti è stata utile?
Ora mi chiedo perché ci abbiano privati di Tae e Tee come Forth e Beam!
Titolo lungo per dire esattamente quello. Perché non abbiamo potuto vedere le parti di Forth e Beam con loro? Sarebbe stato grandioso. Tutto ciò per dire che la chimica fra i due (e quindi la loro recitazione) mi è piaciuta tantissimo, in ogni singolo loop e li ho amati (tanto quanto Max e Tul in MOD). Che poi, vi devo dire, immagino che recitare sempre la stessa scena sia un po’ un cosa rognosa e Tae lo ha fatto benissimo, mostrandosi ogni volta più frustato e più distrutto da questa situazione. Veramente un’ottima prova attoriale per entrambi (e da qui la frustrazione del titolo). Per il resto: ho apprezzato moltissimo i personaggi secondari, che secondo il mio modesto parere hanno un po’ più di spessore di quelli in MOD (storia che ho visto molto più concentrata sui due protagonisti) e da studente di medicina devo dire che le scene mediche non mi facevano cringiare troppo, anche se forse a causa dei sottoutilizzò alcune cose erano nel magico mondo dell’assurdo. L’ultimo spunto all’ordine del giorno, praise a Fiat che è da Sotus S che mi stupisce con le sue interpretazioni.Questa recensione ti è stata utile?
Questa recensione può contenere spoiler
L'incubo di vivere nella pelle sbagliata
"Switched" si presenta come un drama adolescenziale ambientato principalmente tra i banchi di scuola e volto a sviscerare tematiche quali l’emarginazione, la popolarità, il bullismo e il valore dell’aspetto estetico. Il tutto proposto con un taglio thriller-psicologico e in chiave soprannaturale grazie all’espediente narrativo del “body swapt”, ovvero lo scambio di corpo. Tratto dall'omonimo manga di Shiki Kawabata, la vicenda è un concentrato di soli sei episodi che mira ad allontanarsi dalle molte commedie romantiche adolescenziali giapponesi in circolo. Il risultato è un prodotto parzialmente riuscito, ma sicuramente basato su un’idea affascinante.La premessa è drastica: Ayumi Kohinata, una ragazza popolare e genuinamente dolce, sta per vivere il suo primo appuntamento quando riceve una chiamata inquietante dalla taciturna compagna di classe Zenko Umine. Pochi minuti dopo, Ayumi assiste impotente al suicidio di Zenko, che si lancia dal tetto della scuola. Il colpo di scena arriva quando Ayumi si risveglia in ospedale... nel corpo di Zenko. Lo scambio è avvenuto, e la vera Zenko, ora nel corpo di Ayumi, non ha alcuna intenzione di restituire la vita rubata. È un incipit forte, che mette sul piatto un potenziale importante.
La prima metà della serie l’ho trovata davvero calzante. La regia costruisce un'atmosfera di tensione soffocante, aiutata da una colonna sonora quanto mai azzeccata. Si prova sulla propria pelle l'orrore di Ayumi: nessuno le crede, tutti pensano che la "nuova Zenko" sia impazzita, mentre la "nuova Ayumi" usa il suo fascino e la sua popolarità per manipolare chiunque le stia intorno. La vera forza del drama è mostrare come l'identità sia un fragile costrutto sociale, e come l'apparenza conti più della sostanza. Il personaggio di Zenko Umine, interpretato da una straordinaria Kaya Kiyohara, è un'antagonista agghiacciante proprio perché umana: non è malvagia per natura, ma è stata plasmata da anni di bullismo e solitudine.
I primi tre episodi offrono spunti riflessivi interessanti: è peggio essere esclusi e ignorati, o essere apprezzati per il proprio aspetto ma non per ciò che si è? Un bel dilemma, messo in rilievo dalla situazione delle due figure femminili: da una parte Zenko, emarginata sulla base del suo aspetto fisico, dall’altra Ayumi che – grazie allo switch – scopre che ad interessare sul ragazzo era unicamente il suo aspetto esteriore. C’è poi l’amico storico di Ayumi – segretamente innamorato di lei – l'unico capace di guardare oltre l’apparenza e riconoscere la persona in sé. E così, mentre il corpo cicciottello di Zenko sembra rifiorire grazie alla bellezza della persona che lo occupa, i bei lineamenti del corpo originario di Ayumi sembrano appesantiti dal tormento della figura al suo interno, una Zenko arrabbiata, eternamente invidiosa e insoddisfatta, sempre meno composta e sempre più dedita a rosicchiarsi le unghie dal nervoso. Questo passaggio mi è piaciuto molto, perché ha avuto il coraggio di non rendere la vittima del bullismo una figura buona a prescindere: Zenko ha subito nella sua vita mille angherie, e queste hanno avuto un pesante effetto su di lei, ma così è, e la ragazza di oggi è disposta a tutto per vestire i panni della studentessa più ammirata della classe. Ma se sei diventata “brutta” dentro - al di là delle motivazioni anche ingiuste - questo alla fine emerge, nonostante la bellezza esteriore.
Mi sarei fermata qui, avrei ritagliato un happy ending con il ritorno dei corpi ai proprietari originari e l’avvio di una storia tra Ayumi e l’amico Kaga – interpretato da un giovane attore molto carismatico che in più di un frangente mi ha ricordato incredibilmente l’attore coreano Lee Seung Gi – e avrei dato in pasto ai lupi sia Zenko che Koshiro, il ragazzo di Ayumi. Una chiusura forse prevedibile, ma comunque un buon modo per riproporre un’interessante tematica già vista altrove – mi viene in mente il coreano “True Beauty”, piuttosto che “My ID is Gangnam beauty” – arricchendolo di tinte più cupe e stimolanti.
La seconda metà del drama prende invece tutt’altra direzione. Il focus sembra concentrarsi sul meccanismo dello scambio dei corpi, che si ripeterà più volte fino ad arrivare in ultimo a ripristinare la situazione iniziale. Il tutto mentre si mette in azione un processo di redenzione di massa, volto a salvare tutti quanti: il ragazzo apparentemente superficiale si rivelerà essere sempre stato dalla parte giusta e aver finto per tutto il tempo, con l’obiettivo di trovare una soluzione per riportare Ayumi nel suo corpo. La stessa Zenko troverà una mano tesa e il suo comportamento pessimo – al limite dell’irredimibile - verrà archiviato come la reazione di una povera ragazza bullizzata. L’amico di sempre si farà da parte, restituendo il posto d’onore all’eroe sotto mentite spoglie. Sviluppo forse meno prevedibile, ma che comunque non mi è piaciuto. Una sovrasaturazione di buonismo che va a mio avviso a intaccare parte dell’ottimo lavoro impostato con i primi episodi. Tutti i conflitti si dissolvono in una bolla di sapone, tra chi piange, chi chiede scusa, e un perdono unanime che tutto sistema. Avrei preferito una risoluzione più coraggiosa, capace di andare fino in fondo ai ritratti promessi e promossi fin dall’inizio. Così invece sa solo di facile conclusione, che non fa male a nessuno.
Nonostante tutto è un drama che si lascia guardare, vuoi anche per la durata ridotta. Le interpretazioni sono di alto livello, con le due attrici principali che reggono l'intero peso della narrazione sulle loro spalle. Il personaggio di Kaga è un faro di gentilezza in un mare di oscurità, e quello di Koshiro vuole comunque essere una sorta di enigma, per quanto non ne abbia gradito lo sviluppo. La regia è curata, la fotografia è algida e in sintonia con il tono della storia.
In definitiva, "Switched" è un drama che conquista e delude quasi con la stessa intensità. È una piccola perla… Ma solo a metà, un'opera che non ha il coraggio di essere coerente con sé stessa fino in fondo. Resta comunque una visione apprezzabile.
Questa recensione ti è stata utile?
It Started with a Kiss
1 persone hanno trovato utile questa recensione
Il secondo migliore adattamento del celebre manga "Itazura na kiss"
Questa recensione vale sia per la serie in oggetto che per il suo sequel (They kiss again, 2007).Versione taiwanese, tra i primi adattamenti del noto manga “Itazura na kiss” di Kaoru Tada. Penso di aver visto ormai tutte le serie e i film ad esso riferiti e sebbene il drama giapponese del 2013 (Itazura na kiss: love in Tokyo, 2 stagioni) resti a tutti gli effetti il mio preferito, direi che questo strappa un più che dignitoso secondo posto.
Il pregio di entrambi gli adattamenti è di essere gli unici a coprire in giusta misura l’intero arco temporale del manga invece di terminare con il matrimonio o subito dopo (primi sei volumi), senza tralasciare quindi la parte a mio avviso più interessante, ovvero i restanti sei volumi dedicati alla vita di coppia da neo sposini nei primi anni a venire. Se la prima parte vede sostanzialmente la protagonista rincorrere strenuamente l’apparentemente irraggiungibile personaggio maschile fino ad arrivare faticosamente all’obiettivo, la seconda parte ha modo di concentrarsi su molteplici aspetti, seguendo l’evoluzione dei singoli personaggi nelle relazioni familiari, di coppia e professionali oltre a mostrare la crescita personale di ciascuno.
Nel confronto tra le due versioni, questa made in Taiwan la spunta su alcuni aspetti, in particolare:
- Il protagonista maschile, che risulta sì distaccato e poco socievole, ma non per questo completamente privo di empatia. Viene tratteggiato in modo un po’ più sano – più caratteriale e meno al limite del patologico – del suo corrispettivo giapponese.
- Le scene d’amore - soprattutto nel sequel - sono numerose, più lunghe e un po’ meno statiche rispetto al drama giapponese, sebbene lasci un po’ perplessi la fissa del protagonista per il collo di lei, manco fosse un vampiro famelico.
Di contro, conta alcune pecche che lo fanno scivolare al secondo posto:
- E’ palesemente più datato: la qualità delle riprese, del montaggio, della fotografia non possono essere messi sullo stesso piano della versione di una decade successiva. Soprattutto sul sonoro sono evidenti delle lacune, con lunghi momenti senza comunicazione verbale o musica che lasciano uno spazio troppo importante ai suoni di fondo (questo succede ad esempio ancora oggi in alcuni drama tailandesi).
- Gli attori protagonisti non sono sicuramente il top dal punto di vista estetico: decisamente più belli e più espressivi (soprattutto Kotoko, che è un concentrato di simpatia solo a vederla) gli interpreti giapponesi. Nonostante ciò, come coppia sembrano funzionare entrambe.
- La durata, forse eccessiva, se si conta che ogni stagione è composta da venti episodi e ciascuno ha una durata di oltre un’ora. Alcuni passaggi potevano tranquillamente essere un po’ più sintetizzati, la trama non ne avrebbe risentito, anzi, il ritmo non avrebbe conosciuto momenti di rallentamento e l'attenzione sarebbe stata sempre alta.
- Le musiche, se paragonate all’altra serie, non sono niente di speciale.
- I nomi: Paese che vai, nome che trovi. Ci sta. Ma per chi ha letto il manga, continueranno comunque ad essere Kotoko e Irie-kun.
- Il finale: l’autrice del manga scompare improvvisamente prima di portare a termine il manga, sebbene sembri lasciare intuire quella che avrebbe dovuto essere la direzione della conclusione. Il drama giapponese ricalca fedelmente l’anime, mentre in questo adattamento viene inserito un elemento a mio avviso forzato e che poco c’entra con i toni che caratterizzano l’intera storia. La conclusione finale può anche essere, in prospettiva, più o meno simile ma l’elemento aggiunto sembra stridere come una nota stonata.
In conclusione, una buona prova. Per chi non è un grandissimo fan del manga e vuole limitarsi a una sola visione, consiglio senza dubbio quello giapponese. Per chi, come me, si è affezionato alla storia e ama l’idea di vederla riproposta, tra tutti gli adattamenti in circolazione consiglio questo come seconda e valida scelta.
Questa recensione ti è stata utile?
It's Okay to Not Be Okay
1 persone hanno trovato utile questa recensione
Questa recensione può contenere spoiler
Uno dei più bei drammi coreani di sempre.
Sono stata gradevolmente colpita da questa magnifica storia, mi è piaciuto tutto, gli attori principali, quelli secondari, la musica, la grafica, la profondità del messaggio che ci vogliono trasmettere infatti It's ok not be ok, possiamo permetterci di stare male e va bene così. Lei è strabiliante nel suo personaggio, Oh Jeong-se nei panni del fratello autistico è di una bravura assoluta, la signora che fa da mamma della antagonista è anche lei fantastica così come lo è il direttore del centro psichiatrico. Tutti fantastici perfino gli attori invitati, Kwak Dong-yeon ballando in mutande al meeting politico di suo padre padrone mi ha fatto emozionare fino alle lacrime, quante volte sentiamo il bisogno di essere apprezzati dai nostri genitori anche se non siamo poi così eccezionali e ci serve solo essere compresi e accettati. Essere compresi per quello che siamo un bisogno insopprimibile di ogni essere umano! È un dramma di dolore e guarigione, d'amore per gli amici, la famiglia e la propria coppia dove le persone non sono perfette ma provano ad andare avanti superando i propri traumi, limando le proprie asperità per infine crescere nel percorso travagliato della vita. Guardatelo, ve lo consiglio davvero tanto non ve ne pentirete. 10/10.Questa recensione ti è stata utile?
A vederlo dopo Unnatural ci perde
Non è che sia una brutta serie, affatto, però ha un piglio decisamente troppo scanzonato. Proprio perché viene listato come contenuto correlato a Unnatural, ci si aspetterebbe la stessa serietà. Invece i protagonisti spingono molto sull'umorismo, benché non manchino in effetti scene tristi e tragiche. Grande importanza viene data anche a temi di un certo spessore, di denuncia sociale, e si pone l'attenzione con una certa insistenza sul fatto che in Giappone non esisterebbe la protezione testimoni. Il sistema di polizia del paese viene in qualche modo fortemente criticato, così come certe convenzioni sociali e il maschilismo non troppo sottile.Però purtroppo le indagini in sé non sono molto attendibili e molto spesso si risolvono per coincidenze. Dal punto di vista della solidità delle investigazioni proprio non ci siamo. Avrei preferito un approccio molto più serio, però questa è una mia opinione personale. Si potrebbe ritenere più importante fare passare il messaggio di denuncia sociale di cui si parlava prima, usufruendo di un mezzo che non sia troppo pesante per lo spettatore. Vedendo le cose da questo punto di vista il prodotto è sicuramente riuscito perché non si può negare che intrattenga e faccia il proprio dovere.
Innegabilmente gli attori sono stati bravi, sia nelle espressioni che nelle manifestazioni di fisicità, portate avanti con manifesta energia. I rapporti fra i protagonisti sono stati abbastanza sviscerati, considerata la relativa brevità della serie. Il progressivo sviluppo dell'amicizia fra il duo principale ha fatto da buon collante alle vicende.
Il commento musicale ha ben accompagnato le azioni anche se le ambientazioni per le strade cittadine hanno peccato forse un po' di presenza di comparse, traffico e quant'altro. A volte si aveva l'impressione che le strade fossero state svuotate apposta o che si trattasse addirittura di set cinematografici. Poco credibile, anche se comprendo che girare in mezzo al caos sarebbe stato impossibile.
Purtroppo c'è anche il problema del boss finale che è stato piuttosto deludente, così come tutta l'ultima puntata che non mi è piaciuta affatto, sia perché ci ha fatto un brutto scherzo a metà, sia soprattutto perché non mi è piaciuta l'impostazione filosofica dei discorsi tra poliziotti e malviventi. Mi è parsa superflua e in qualche modo dannosa ai fini della storia.
Insomma un ottimo prodotto, che però per vari motivi, volendo anche di scarsa importanza, non mi ha soddisfatto appieno.
Questa recensione ti è stata utile?
Some Day or One Day
1 persone hanno trovato utile questa recensione
Questa recensione può contenere spoiler
SOLO SE CHIEDESSI DI VEDERMI
Questo drama è a mani basse il più complesso, emotivo e ben fatto che ho visto quest’anno. si, per me batte pure Circle.Vincitore ai 55 ° Golden Bell Awards nelle categorie “ Miglior Serie Televisiva”, “Miglior Attrice Protagonista”, “Miglior Sceneggiatura per una Serie Tv” e “Miglior Programma Innovativo” dopo averlo visto, non posso che essere d’accordo.
1) La storia
Someday presenta una trama complessa, articolata e emotivamente coinvolgente. Impossibile non sentirsi presi dalle vicende dei personaggi, dalla loro storia o emozioni. Caposaldo del drama è l’amore, cosa significhi essere in una relazione, ma c’è spazio per l’importanza della famiglia, l’accettazione di sè, il bullismo, l’omofobia, la giovinezza, i primi amori, il rimpianto e la capacità di lasciare andare il passato che si racchiude nella classica frase “ chiusa una porta si apre un portone.”
Ci sono momenti strazianti, divertenti ed inquietanti in un mix perfetto che gioca con lo spettatore portandolo a volerne sempre di più.
Certo, data la complessità è un drama da vedere rigorosamente con il cervello impostato su ON. e con il foglio e la penna sotto mano
2) La scrittura e sceneggiatura
Non importa che tu abbia una bella storia tra le mani se non la sai raccontare. Un applauso dunque lo devo fare agli sceneggiatori - gli stessi di Attention, Love e si vede sia per la lunghezza degli episodi , un’ora e 11 minuti a botta, sia per la massima cura che hanno usato nel tratteggiare psicologicamente i personaggi - al regista e a tutti quelli che ci hanno lavorato: il salto nel tempo non è mai un argomento facile e Someday lo porta sullo schermo in un ottica che non avevo mai visto ma che ho trovato molto intrigante e innovativa.
Someday è come un puzzle dove gli sceneggiatori ti danno tot tessere senza dirti dove vanno e piano piano che le inserisci, il disegno si completa. Ma è impossibile capirci qualcosa e aver chiara la situazione fino a più di metà serie.
Il drama è pieno di colpi di scena e situazioni impreviste ed imprevedibili: tramite il sapiente uso dei flashback la trama è in continua evoluzione.
3) il cast
Solitamente mi concentro sempre sugli attori ma questa volta il premio lo devo necessariamente dare a Alice Ko per sua capacità di recitare due ruoli diversissimi tra loro, facendomi davvero pensare che fossero interpretate da attrici diverse. Straordinaria.
Come bravissimi sono stati anche gli altri: Greg Hsu - che è diventato la mia nuova fissa del momento - riesce, come la sua collega, a tirare fuori dei personaggi così adorabili e teneri che è impossibile non amarlo a prescindere.
Nota di merito per Yan Yu Lin, chiamato a interpretare il Capoclasse in un ruolo difficile ma che è riuscito a compiere pienamente.
4) i personaggi
Assolutamente credibili e umani. Le loro reazioni sono realistiche con le loro caratterizzazioni e con cosa stanno vivendo: la paura, il dolore, l’egoismo, l’amore, il desiderio..tutte le emozioni che vivono passano attraverso l’ottima recitazione, creando dei personaggi realistici e veri.
Chen Yun Ru ad esempio - che ad un certo punto della storia avrei tanto voluto prendere a bastonate nei denti - che è forse il personaggio più complesso e tratteggiato più psicologicamente degli altri, ha delle reazioni, dei pensieri e delle azioni che pur se io non le ho accettate, sono comprensibili per come è stato scritto il suo personaggio.
5) La simbologia
Someday non ti dice le cose...te le fa capire e poi sei tu a dover ricollegare i puntini. Questo sistema viene usato anche tramite simboli e questo drama ne ha tantissimi: dai numeri, agli oggetti, per finire con i dialoghi.
Ciò significa che il drama non tratta lo spettatore come un idiota ma si aspetta che tu comprenda determinati sentimenti ed eventi solo da un immagine. giusto perchè il tuo cervello ha lavorato poco per seguire la trama
è una soluzione un pò complessa ma che aggiunge profondità e spessore ad una storia già di partenza intrigante.
Concludendo: Someday riesce a risollevare la mia incerta opinione sui drama taiwanesi con una storia innovativa, impegnativa e profonda, sia da un punto di vista strutturale sia da un punto di vista narrativo. Trama intensa e piena di momenti anche drammatici e tristi ma che non manca di leggerezza e risate, con scene romantiche e zuccherose che risollevano l’umore. Ottimo il cast e anche le OST.
VOTO: 9
DA QUI NOTE SPARSE CON SPOILER
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Il dramma non è stato il viaggio nel tempo, ma il capire che fosse tutto un loop temporale. Questo ultimo passaggio mi ha cambiato notevolmente il punto di vista di tutta la storia e ha mandato a scatafascio tutte le teorie che mi ero fatta. Onestamente l’ho trovata una cosa geniale...complessa, ma geniale. La complessità sta tutta nel capire l’esatta timeline di Li Zi Wei e comprendere che le tre sue versioni che si vedono sono tutte la stessa persona: Wang Quan-Sheng fidanzato di Huang Yu Xuan non esiste e il Wang Quan Sheng zoppo e con gli occhiali - il modello più affascinante - è sempre Li Zi Wei adulto. Per me questo è stato un BOOM enorme e che tuttavia, a messo apposto diverse domande che erano rimaste in sospeso.
Una delle tematiche che viene affrontata successivamente nella storia è quella del destino. Anche se inizialmente la fatalità sembra ricondurre la lead al 1999 e a Chen Yun Ru, in realtà mi è sembrato che tutto convergesse su Li Zi Wei e Huang Yu Xuan. Sono loro i destinati a stare insieme ma anche allo stesso tempo non possono stare assieme. La scena dove Li Zi Wei zoppo - per distinguerlo tra le altre sue versioni sennò è un disastro - confessa alla sua amata che loro non possono stare insieme perchè appartenenti a due diverse linee temporali nonostante tu spettatore sai che questi due sono anime gemelle, è straziante.
Ma è proprio il destino uno dei protagonisti della serie: se è vero che la lead2019 e il lead1999 non possono stare insieme, è anche vero che sul finale c’è speranza che si trovino nel futuro. Se sono destinati ad essere fidanzati, allora c’è speranza che accadrà. Non è dunque un caso la scelta delle scene finali: Li Zi Wei1999 che accompagna in moto una piccola Huang Yu Xuan. Poetico. Potrei dire che sarebbe stato bellissimo che la serie finisse con loro due e una nidiata di figli nel 2030...ma non sarebbe stato in linea con la profondità, complessità e tutti i messaggi che la serie aveva dato fino a quel momento.
Ultima nota riguarda Chen Yun Ru - da me chiamata “la depressa” - il suo disagio e l’intromissione della lead nella sua vita. Dunque...apparte che questa ragazza è la Figlia del Male ( dire a Li Zi Wei che Huang Yu Xuan non è mai esistita e spezzargli il cuore...maledetta!!!!! ) onestamente non c’erano motivi per cui questa dovesse essere depressa. Rimane così chiusa in se stessa e con tutte queste aspettative rivolte agli altri, che non si accorge che in realtà la sua vita è normalissima. La sua famiglia la ama, suo fratello la protegge, a due amici e uno che le viene dietro. Va bene a scuola... l’intromissione della lead le permette di fargli vedere tutto questo e anzichè farne tesoro e impegnarsi...si vuole ammazzare. Anzi no.... vuole essere ammazzata perchè se si suicida poi la gente pensa male. Nella serie la lead si colpevolizza perchè pensa che per colpa sua la depressa si voglia suicidare, ma in realtà questa aveva preso accordi con la Morte già da prima dell’arrivo della lead. Tuttavia, anche se il suo comportamento l’ho trovato detestabile, allo stesso tempo è realistico e credibile per una diciasettenne. Quel momento dove “ il mondo è orribile” “ nessuno mi vuole bene”, “ sono sbagliata io perchè nessuno vuole conoscermi” ecc ecc...
Questa recensione ti è stata utile?
Nami Uraraka ni, Meoto Biyori
1 persone hanno trovato utile questa recensione
Un'ambientazione originale devastata da dieci episodi di balbettii e boccheggiamenti vari
Due gli elementi a favore di questo drama: il primo è che ripropone uno dei miei temi-clichè preferiti, quello del matrimonio combinato. L'altro è rappresentato dalla scelta del periodo storico: pochissime serie giapponesi degli ultimi anni sono ambientate nella prima metà del '900, ed è un contesto che ha il suo fascino oltre a potersi giocare la carta dell'originalità.Il risultato, però, è stato quasi fin da subito deludente. Mi va bene che la storia d'amore sia delicata, che si prenda i suoi tempi, senza passaggi bruschi o affrettati a minarne la credibilità, ma così è un po' troppo, e diventa davvero poco credibile nel senso opposto.
Lui di poche parole, spesso impacciato, fatica a comprendere le reazioni di lei e ha costanti dubbi su come approcciarsi. Lei in panico totale, perennemente a disagio e timorosa di fare passi falsi, imbarazzata e timida. Nel concreto questo si traduce in una sequenza infinita di parole balbettate, momenti di un imbarazzo tragicomico, espressioni da pesce boccheggiante e annaspamenti vari. Dal primo fino praticamente all'ultimo episodio. Ho proseguito la visione - che mi deludeva episodio dopo episodio - un po' per inerzia, un po' nell'ormai vana speranza di un cambio di rotta e - se dobbiamo salvare il salvabile - per rispetto nei confronti del pairing secondario, un po' defilato ma indubbiamente meglio riuscito.
Mi piace l'idea e l'ambientazione, ma come drama sarebbe davvero tutto da rifare.
Questa recensione ti è stata utile?
Un kdrama che rappresenta la classica commedia datata ma ancora piacevole da guardare
Con la premessa di chiudere un occhio su montaggio e riprese (luci comprese), abbigliamento e taglio di capelli del protagonista (semplicemente atroci)... L'altro occhio si abitua sorprendentemente alla svelta e questo kdrama dal taglio classico e datato - risale a una ventina di anni fa - riesce a trasformarsi in una visione inaspettatamente piacevole.Trama non originale, molti i clichè forse all'epoca non ancora così tanto abusati: si va dal matrimonio contrattuale, al rapporto che da odio si trasforma in amore, andando a sostituire l'iniziale infatuazione per il personaggio secondario di turno, con fraintendimenti e gelosie annesse.
Buona la recitazione dei protagonisti, con una giovanissima Song Hye Kyo che in un primo momento non avevo quasi riconosciuto. Per essere una commedia romatnica i baci scarseggiano, ma molte scene riescono comunque a trasmettere un sano romanticismo, grazie anche alla sintonia tra i due, che emerge soprattutto nei loro battibecchi e nelle reciproche prese in giro. Rispetto ai personaggi secondari, buona la prova della rivale, Hye Won: risulta antipatica e insopportabile per tutta la serie, quindi si può dire che abbia impersonato in modo più che valido il personaggio, che tale doveva risultare. Meno apprezzata la coppia di amici di Ji Eun. Neutri invece i familiari e l'amico di Yeong Jae.
La storia, dicevo, non è certo un sorprendente susseguirsi di colpi di scena, tuttavia i molti momenti di screzio tra i due sono divertenti, in alcuni casi addirittura buffi.
La pecca principale è non aver lavorato abbastanza sull'evoluzione del rapporto tra i due: ciascun protagonista, col passare del tempo, comincia a provare dei sentimenti ai quali inizialmente non riesce a dare un nome, salvo poi comprendere che si tratta di amore. C'è una crescita, sì, ma è solo individuale, mentre invece dovrebbe riflettersi, almeno in parte, nella dinamica di coppia, che al contrario resta più o meno statica per tutto il drama: continuano a litigare, anche quando la situazione in cui si trovano e i sentimenti che hanno ormai compreso suggerirebbero una reazione differente, di fatto meno cieca.
Questo fa risultare un po' più pesante, ma forse il termine più corretto sarebbe "noiosa", la seconda parte della serie, dove la storia - nel suo ritmo comunque mai vertiginoso - prosegue sì linearmente ma la coppia sembra, nelle modalità di interazione, ferma ancora al punto di partenza.
Concludendo, una serie complessivamente piacevole, con tutto il bagaglio di pregi e difetti che si possono mettere in conto in una commedia spensierata, non originale, anche ormai datata, ma che sa comunque offrire molti momenti emozionanti.
Questa recensione ti è stata utile?
Una vendetta lunga trent’anni.
Una saga famigliare che parla di una vendetta.La storia ripercorre la vita di una famiglia che subisce un torto e che cresce concentrandosi su come fare giustizia al proprio padre morto in una miniera di carbone assassinato dal proprietario.
Personaggi.
Il protagonista assoluto è il figlio maggiore, interpretato da 3 attori diversi a secondo dell’epoca. Il suo percorso ci mostra che fin dalla giovane età si sacrifica per la vendetta più di tutti e che viene frainteso dai famigliari che spesso lo giudicano e lo maltrattano ingiustamente.
La madre una donna dura, quasi insensibile e che vede solo un figlio, il minore. Per tutta la vita si sacrifica per mantenere la famiglia e sostenere il figlio minore nei suoi studi. È una donna che vuole giustizia ma che è ingiusta verso il figlio maggiore e non solo. La definirei una madre che nessuno vorrebbe.
Il fratello minore, pur dotato di grandi doti intellettive, spesso compie azioni avventate che creano disastri soprattutto al fratello maggiore che per proteggerlo subisce tremende conseguenze. Nell’arco temporale finale diventa un uomo da detestare e incoerente.
La famiglia rivale è composta da un padre, l’uomo artefice di tutte le ingiustizie e cattiverie, il figlio che anche se indole buone si fa trasformare dal padre in un arma per mettere in atto le peggior cose e la madre che è l’unico personaggio buono assieme al nonno.
Una storia costruita bene anche se a volte le vicende si ingarbugliano troppo e i personaggi repentinamente cambiano fazione e indole.
Regia, fotografia non sono degni di nota perché risentono di un trattamento vintage per mostrare un’epoca ormai passata. La sceneggiatura anche se ben costruita è fin troppo arzigogolata e ricca di vicende. La parte meno approfondita è quella finale molto veloce perché avrebbero dovuto lasciare spazio al pentimento.
Questa recensione ti è stata utile?



