Completo
You're Beautiful
0 persone hanno trovato utile questa recensione
ago 30, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 6.0
Storia 7.0
Acting/Cast 5.0
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 5.0

Recensione – You're Beautiful

*Impressione generale*
Un drama che alterna momenti leggeri e divertenti a situazioni un po’ più stereotipate, con diversi spunti comici che strappano un sorriso.

*Trama (senza spoiler)*
La storia ruota attorno a un gruppo musicale di successo e alle dinamiche che si creano quando una ragazza, per circostanze particolari, si ritrova a vivere da vicino la vita della band.

*Personaggi e attori*
Ho trovato la recitazione della protagonista poco convincente e limitata, spesso ridotta a poche espressioni come “scusa” e “grazie”. Ho trovato Hwang Tae Kyung a tratti buffo a causa di alcune sue pose. Gli altri due membri del gruppo mi hanno colpito positivamente e hanno dato più equilibrio alla storia. Personalmente ho fatto il tifo per Shin Woo.

*Punti di forza*

Scene comiche ben riuscite
Personaggi secondari
Buona chimica all’interno del gruppo

*Punti deboli*

Recitazione della protagonista
Alcune dinamiche forzate, in particolare con la “rivale”, resa eccessivamente fastidiosa e insistente
Ritmo non sempre uniforme, avrebbe potuto durare meno episodi
Scelta narrativa: perché il fratello gemello rimane sempre nascosto e non viene mai mostrata un’interazione diretta con la band

*Impressione personale*
Nel complesso è stata una visione piacevole, con diversi momenti divertenti. Pur con limiti nella recitazione e alcune scelte narrative poco convincenti, rimane un classico drama leggero e intrattenente.

Leggi di Più

Questa recensione ti è stata utile?
Completo
Lovers of the Red Sky
0 persone hanno trovato utile questa recensione
set 14, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 9.5
Acting/Cast 10
Musica 9.0
Valutazione del Rewatch 9.0
Fanasty in costume intenso!
Questo kdrama promette bene già dal cast che è di eccellenza e non delude.
Un fantasy con tanto di mostro ogni potente, fate e sciamane e poteri divini. Fantasy in costume non storico ma ci sono re e lotta al
potere con complotti e rivalità.
Però la storia comunque incentrata su un amore destinato che nonostante tutte le avversità sarà un amore bellissimo.
Lui è fantastico ma dentro di sé e intrappolato un mostro che quando si rivela fa molti danni e lei è la ragazza povera ma con poteri divini che dovrà salvare tutti.
Ci saranno molti colpi di scena, molti pianti e disperazione ma anche dolcezza.
Uno dei drama che parte lento ma poi ti prende tantissimo.
Effetti speciali molto belli!
Vale la pena vederlo sicuramente e non deluderà!

Leggi di Più

Questa recensione ti è stata utile?
Completo
Squid Game Season 2
0 persone hanno trovato utile questa recensione
da alis89
mag 7, 2026
7 di 7 episodi visti
Completo 0
Generale 7.5
Storia 8.0
Acting/Cast 8.5
Musica 9.0
Valutazione del Rewatch 8.0

Squid Game 2: fra tante polemiche e hype, ecco la mia opinione!

Squid Game è sicuramente un drama che non ha bisogno di presentazioni visto il successo mondiale. Ma facciamo un passo indietro e ricordiamo dove eravamo rimasti.
Nel finale della prima stagione, Gi-hun -con un’improbabile colore di capelli rosso acceso che, come dichiara il regista Hwang Dong-hyuk, è stato inspirato da Hanamichi Sakuragi, protagonista di Slam Dunk- è all’aeroporto in procinto di partire per andare a far visita a sua figlia.
Però qualcosa lo blocca: dall’altra parte dell’aeroporto vede lo stesso uomo misterioso, che lo ha reclutato in passato come giocatore, che sta sfidando nuovamente un passante a ddakji (il gioco con la carta ripiegata di colore rosso o blu) e decide di tornare indietro.

Ed è proprio così che si apre la seconda stagione, con un Gi-hun che non si è arreso e continua a cercare questo uomo misterioso che gioca a ddakji. Il suo intento? Tornare nell’isola e, una volta al suo interno, fermare il gioco.
Inutile dire che il protagonista riuscirà ad essere nuovamente un giocatore, sempre con il suo numero 456.
Qui incontra nuovi e interessanti giocatori, persone disperate che farebbero di tutto per riuscire a cambiare la situazione economica delle loro vite.
Se nella prima stagione, tuttavia, avevamo personaggi che potevano rispecchiare condizioni più generali, come ad esempio l’extra-comunitario che lavorava in nero o chi aveva perso tutto per scelte finanziarie sbagliate, in questa stagione ci vengono presentati dei giocatori che sono strettamente legati alla società coreana, come se il regista stesso volesse denunciare gli aspetti negativi del suo Paese.
Infatti, oltre a una variegata rappresentazione di diverse generazioni date, per esempio, dalla ragazza-madre incinta che sta rischiando il tutto per tutto per donare un futuro al nascituro, e dalla vecchia madre che scopre che anche suo figlio ha accettato di giocare per poter ripagare i loro debiti, vengono presentati Myung-gi (n. 333), Thanos (n. 230) e Hyun-ju (n. 120).

Myung-gi è un YouTuber che elargisce consigli riguardo a investimenti e criptovalute: una figura che, forse, a noi sembrerà un po’ strana, ma è largamente diffusa in Corea del Sud, dove in molti ascoltano vari YouTuber per i propri investimenti finanziari. Ovviamente le stime del numero 333 non erano molto appurate, altrimenti non sarebbe diventato un giocatore; anzi, nel gruppo ci sono persone che hanno seguito, con insuccesso, i suoi suggerimenti e che vorrebbero fargliela pagare.

Thanos è una delle figure più chiacchierate di questa seconda stagione: ormai tutti sappiamo che l’attore stesso che lo ha interpretato, T.O.P., ha avuto una storia molto simile a quella presentata dal suo personaggio.
T.O.P., pseudonimo di Choi Seung-hyun, era il rapper di uno dei gruppi più famosi in Corea (e non solo), ovvero i "Big Bang". Dopo essere stato accusato di uso di sostanze stupefacenti, si era allontanato dai riflettori, almeno fino a Squid Game.
Thanos ha una storia simile: è un rapper che si è sciupato con la droga, tanto da dimenticarsi sul palco il testo di una sua canzone.

Un personaggio di cui, invece, non si è sentito parlare abbastanza è quello di Hyun-ju, transgender ed ex soldato delle forze speciali.
Premetto che sono rimasta colpita fin da subito dalla duttilità dell’attore che interpreta la numero 120, ovvero Park Sung-hoon, già conosciuto su Netflix per il ruolo di Jeon Jae-jun, infame antagonista nel drama The Glory.
Ma ciò che mi è rimasto più impresso è il fatto che anche la storia di Hyun-ju sembra ispirata da fatti di cronaca: nel 2020, Byun Hui-su, arruolata come uomo, si sottopose all’intervento di riassegnazione di genere; lei avrebbe voluto continuare la sua carriera militare, ma fu costretta a lasciare l’esercito portandola a compiere un gesto estremo.
Hyun-ju finisce sull’isola perché ha bisogno di fondi per completare la sua transizione; in più di un’occasione si dimostra più “uomo” e più coraggiosa di molti giocatori, come ad esempio del numero 388 che si vanta di far parte dei Marines. Si rivela anche la più empatica: è, infatti, l’unica che aiuta il nostro protagonista a finire il gioco Un, due, tre… Stella! proprio come aveva fatto Ali nella prima stagione. È nuovamente una minoranza sociale a salvare Gi-hun.

I parallelismi con la serie originale non finiscono qui, anche l’impostazione è più o meno la stessa, anche se in questa stagione sembra avere un’impronta più cruda.
I primi episodi sono sempre conoscitivi: viene presentata una società ben lontana dalla sfavillante Corea che siamo soliti vedere nei drama, con persone che vivono ai margini della società e il cui desiderio di guadagnare annebbia completamente il loro pensiero.
Se nella parte iniziale della prima stagione, però, i personaggi facevano avanti e indietro dall’isola, con un ritmo incalzante che aumentava sempre più la tensione, la seconda stagione ci presenta prima il mondo esterno per poi, solo successivamente, spostarsi nell’area di gioco con le sue scale colorate e le sue stanze bambinesche in cui si disputano giochi mortali.

Anche in questo nuovo round di giochi bisogna avere un occhio di riguardo per il giocatore 001: ormai sappiamo che dobbiamo diffidare di questo numero! Interpretato da Lee Byung-hun, mi ha fatto piacere vedere che questo attore abbia potuto dimostrare al mondo la sua bravura e versatilità, anche se mi dispiace che sia servito Squid Game per farlo conoscere a più spettatori possibili, considerando la mole di progetti a cui ha lavorato (molti suoi film, tra l’altro, sono arrivati anche doppiati in italiano anni fa).

L’ordine dei giochi sembra essere simile. In entrambe le stagioni si parte con Un, due, tre… Stella!
Si continua con un gioco di squadra, dove la collaborazione è importante: nella prima stagione (dopo i dalgona per la precisione) abbiamo il tiro alla fune, mentre nella seconda abbiamo il Pentathlon con cinque giochi coreani tipici dell’infanzia.
Seguono due giochi che vanno a scardinare l’idea di squadra che si è formata con il gioco precedente, lasciando inevitabilmente indietro qualcuno: le biglie e il corrispettivo del nostro Girotondo.

Quest’ultimo ci regala un’altra canzoncina che ci resterà in testa per giorni! Se dopo la visione della prima stagione continuavamo a ripetere Mugunghwa kkochi kkochi pideon nal (molto probabilmente pronunciandolo male), dopo aver visto il gioco del Mingle, canteremo per settimane Dunggeulge Dunggeulge (anche questo probabilmente pronunciandolo male).

Una differenza sostanziale fra le due serie, però, è evidente: nella seconda stagione ci viene presentata Kang No-eul, ex soldatessa nord coreana. Lei non è una giocatrice, bensì una guardia. Scopriamo, così, che anche dietro alle maschere e alle tute rosa ci sono persone che possono avere difficoltà economiche e che accettano questo ingaggio per svariati motivi. Lei si ritroverà nell’isola, faccia a faccia con una persona che lavorava nel suo stesso parco divertimenti: lui indosserà la tuta del giocatore numero 246, lei sarà la guardia 011.

Il personaggio, invece, che in questa stagione mi è piaciuto meno, è proprio quello a cui mi ero appassionata nella prima: il detective Hwang Jun-ho. Caratterizzato precedentemente da intuito e iniziativa, soprattutto nelle ultime puntate qui è apparso sottotono, non riuscendo a leggere situazioni che per lo spettatore risultano ovvie.

Nonostante questo, Squid Game 2 risulta essere un buon drama che riesce a mantenere la giusta dose di tensione fino alla fine.
Il regista Hwang Dong-hyuk, in questa seconda parte della storia, si concentra meno sui giochi all’interno dell’isola, ma ci regala una rappresentazione della società capitalista molto chiara: la competizione si fa sempre più grande e il divario fra ricchezza e povertà non diminuisce, anche perché i ricchi non vogliono che diminuisca, dopotutto, questo divario per loro risulta alquanto comodo.
Lui non dà risposte, non è il suo intento e lo ha sottolineato più volte. Vuole solamente rappresentare la società e spingere il pubblico a domandarsi se questo è proprio quello che vogliamo.
Ma forse un piccolo messaggio ce lo ha lanciato: Gi-hun continua ad affrontare i giochi a modo suo, aiutando il prossimo e avendo fiducia nelle persone.

Leggi di Più

Questa recensione ti è stata utile?
Completo
Influenza
0 persone hanno trovato utile questa recensione
da alis89
apr 15, 2025
8 di 8 episodi visti
Completo 0
Generale 7.5
Storia 7.0
Acting/Cast 7.5
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 7.5
"Newtopia" è un drama coreano di otto episodi, da circa un’ora ciascuno, che è possibile vedere su Prime Video, sia con i sottotitoli, sia doppiato in italiano.

È incentrata su una storia d’amore durante un’apocalisse zombie, e ancora non mi è ben chiaro se è stata una genialità, o pura follia, aver fatto uscire questa serie proprio nel mese dell’amore, una settimana prima di San Valentino.
La trama è, infatti, incentrata su due giovani ragazzi, Yeong-ju e Jae-yun. La prima ha finito da poco l’università e sta entrando nel mondo del lavoro. Lui è partito per la leva obbligatoria, ma in realtà è rimasto sempre nella stessa città, facendo parte di un distaccamento dell’esercito che si occupa di possibili attacchi aerei e che ha base all’ultimo piano di un grattacielo nel bel mezzo di Seoul che ospita anche un hotel e un ristorante di lusso. Proprio per la sua posizione, i militari hanno provato solo in teoria quello che dovrebbero fare in caso di pericolo, non mettendolo mai in pratica: non hanno, quindi, grande dimestichezza con le armi.

Fidanzati ormai da anni, stanno affrontando una crisi di coppia: i cambiamenti nella sua vita e il fatto di non poter sentire o vedere il fidanzato quando vuole, portano Yeoung-ju a chiedere una pausa di riflessione, ma, appena prende questa decisione, la città comincia ad essere invasa da zombie.
La prima preoccupazione è proprio Jae-yun: non riuscendo a contattarlo vuole raggiungerlo, decisione appoggiata dalla madre (che riesce a sentire telefonicamente), la quale pensa che non ci sia posto più sicuro di una base militare.
Non sarà proprio così perché gli zombie hanno invaso anche l’hotel; mentre lei intraprenderà un viaggio per le strade di Seoul per raggiungere il grattacielo dove si trova l’amato, Jae-yun dovrà trovare il modo di scendere dall’ultimo piano del palazzo fino a terra.
In questo folle viaggio per ritrovarsi, i due protagonisti saranno accompagnati da personaggi stravaganti che vanno e vengono, ma ai quali ci si affeziona subito.

Palese, fin dal primo episodio, come i militari ritenuti meno adatti per la leva, tra cui anche il protagonista, siano, invece, i personaggi che in questa apocalisse aiutano maggiormente nella discesa verso il piano terra.
"Newtopia", infatti, nonostante sia un horror, è anche una commedia che porta con sé tanta ironia e tanto umorismo nero: molte le scene, che in teoria, dovrebbero essere tragiche, in cui, per come sono state girate e per come sono state rese, lo spettatore non può fare a meno di ridere, o almeno di sorridere.
Questo grazie anche alla bravura degli attori, primi fra tutti i due protagonisti.
Park Jung-min (che interpreta Jae-yun) lo avevo già visto in altri progetti, ma con personaggi più seri, a volte anche drammatici, alcuni bizzarri, ma forse non così folli; in questa veste comica mi ha davvero colpito.
La protagonista è interpretata da Jisoo che, ricordo, non è nata come attrice, essendo un membro delle Black Pink. Questa idol ci aveva già dimostrato di essere brava in questo campo con "Snowdrop", e qui ci conferma nuovamente il suo talento con espressioni che fanno ridere, nonostante la situazione.

Anche il doppiaggio è molto buono e scorrevole: le voci si adattano ai personaggi in modo che la serie sia godibile anche senza la lingua originale. Mi dispiace solo che Park Jung-min non sia stato doppiato nuovamente da Lorenzo Crisci, che gli aveva già dato la voce nel film "Miracle", ma inutile dire che Manuel Meli ha fatto un lavoro straordinario.

"Newtopia", nonostante abbia questa vena molto umoristica, resta comunque un horror che, quindi, non consiglio a tutti: la storia, dopotutto, parla di un’apocalisse zombie ed è normale trovare durante la visione scene truci o splatter con cervelli che fuoriescono dal cranio o budella che non stanno proprio dove dovrebbero stare.

Il finale è apprezzabile: non risponde a tutte le domande lasciando alcune piccole cose in sospeso, aprendo così la possibilità a una seconda stagione, ma chiude in modo esaustivo l’arco narrativo presentato.

Leggi di Più

Questa recensione ti è stata utile?
Completo
Xian Yu
0 persone hanno trovato utile questa recensione
da weirde
43 minuti fa
33 di 33 episodi visti
Completo 0
Generale 7.5
Storia 7.0
Acting/Cast 7.0
Musica 5.5
Valutazione del Rewatch 6.0
Questa recensione può contenere spoiler

Sentori del Castello errante di Howl

Suggerisco la visione di quetso drama fino all'episodio 19, poi consiglio di saltare al 27 e poi diritti al 33 per il finale, in modo da evitare le puntate filler del tutto inutili dove lei dimentica lui e poi lui dimentica lei. Di quetso drama mi è piaciuto il casting, tutti sono molto diversi tra di loro e caratterizzati, mi è piaciuta molto la trama iniziale che era piuttotso basica e quindi facile da seguire, mi è piaciuta la chimica tra i protagonisti che sì si baciano, si sfiorano e udite udite vanno pure a letto insieme. E mi sono piaciute veramente tanto le vibes inizilia che mi ricordavano il castello earrante di Howl, ma che poi si sono perse per strada natuarlmente perchè come in quasi tutti i wuxia cinesi la trama cambia tantissimo durante le infinite puntate. Ma niente triangoli amorosi qui, la coppia è bella stabile, manesie finali a parte che però sono brevi e vi consiglio di saltare.
All'inizio il garn maestro così pauroso che è conadnnato ad avere dentro di sè uno spirito di fuoco, ha creato una specie di fiore per ospitare in parte questo spirito di fuoco che parla con voce da bambino, e la protagonista lo deve innaffiare come parte dei servizi che deve fare per il gran maestro in modo che non la uccida e non ditemi che non vi ricordava Calcifer quello spirito e che il granmaestro non vi ricordava Howl. Poi quetsa ragazza che viene dal mondo moderno e si ritrova in queto mondo wuxia così violento è tamente chill che ho subito empatizzato con lei. Niente isterismi, è lì e deve sopravvivere al meglio che può possibilmente senza lavorare troppo perchè è pigra. Adoro. Peccato poi il tono csanzonato cambi molto con l'andare delle puntate ma tutto sommato saltando quello che dico di saltare rimane tutto abbastanza carino e guardabile facilmente

Leggi di Più

Questa recensione ti è stata utile?
Completo
Our Movie
0 persone hanno trovato utile questa recensione
dic 4, 2025
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10

our movie

Bellissima storia ,personaggi bellissimi attori bravissimi Namkoong Min sempre piu bravo lei Jeon Yeo-been stupenda
peccato che in Italia ancora non e' disponibile su Disney. Toni molto pacati e mai esasperati era tanto che non vedevo l'ora di guardarlo Lo stile del drama: delicato, gentile, pacato. Chi guarda drama coreani sa bene quanto sia facile incappare in scene molto chiassose, con personaggi che parlano a un tono di voce particolarmente alto, che tendono all’urlo. In questo drama non c’è nulla di tutto ciò, e per quanto sia un tratto solitamente distintivo e spesso li si ama anche per questo aspetto, quando capitano queste rare opere dal tono dolce e sospirato, è piacevole e rilassante (per quanto l’opera in sé, per via del tema principale, di rilassante abbia ben poco).(Tratto dalla pagina ivicolididramatown)

Leggi di Più

Questa recensione ti è stata utile?
Completo
Destined to Meet You
0 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 21, 2023
20 di 20 episodi visti
Completo 0
Generale 7.0
Storia 8.0
Acting/Cast 7.0
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 5.0
Mi è piaciuto l'inserimento del trope age gape tra i protagonisti e il loro rapporto nonostante i pochi episodi è stato ben sviluppato e supportato. La protagonista è una forte, giovane donna che messa alle strette dal padre sceglierà di accorciare i tempi di quella che normalmente dovrebbe essere una situazione più lenta e calma in cui i due protagonisti dovrebbero prendere confidenza l'uno con l'altro e imparare a conoscersi. Ma nonostante dia l'impressione di una donna di successo e indipendente, in realtà è molto dolce e con n problema alle spalle che il solo pensare affrontarlo la butta nel panico.
Anche lui mi è piaciuto e in linea generale l'intera storia è stata ben scritta. Ci sono state un po' di cosine che non mi hanno convinta (tipo la second lead) ma nel complesso lo consiglio.
Non è nulla di incredibile, ma per essere un drama breve cinese, sono riusciti a fare un buon lavoro.

Leggi di Più

Questa recensione ti è stata utile?
Completo
Bokura no Shokutaku
0 persone hanno trovato utile questa recensione
da weirde
giu 3, 2023
10 di 10 episodi visti
Completo 0
Generale 6.0
Storia 8.0
Acting/Cast 6.0
Musica 5.5
Valutazione del Rewatch 5.0

Molto dolce ma molto lento

La trama di questo drama è veramente semplicissima, quasi inesistente, è un momento di vita, un incontro quasi, ma questo non mi disoiace. In certe occasioni amo i drama del genere che rendono significativi i piccoli momenti che ti possono cambiare la vita, piccole semplici cose che però sono così importanti e i drama giapponesi sono bravi a fare questo.
Il problema o meglio i problemi di questo drama che aveva le carte in tavola per essere un piccolo gioiellino molto dolce, positivo e carino, sono due:
1.Yutaka: non so se sia stata una scelta precisa dell'attore o se ha voluto così il regista o deriva dal manga, ma il personaggio di Yutaka è troppo lento, nel parlare, nel reagire...va bene essere timidi, impacciati, solitari....ci sta tutto, ma per dire tre parole non puoi fare dieci minuti di pausa ogni volta. E' troppo e rovina l'atmosfera.
2. La sua lunghezza: dieci puntata per questa trama sono troppe, sei o otto erano sufficienti.
Senza questi due difetti sarebbe stato veramente un prodotto carino e piacevole. Lo è comunque intendiamoci, non mi spiace averlo visto, ma poteva essere molto di più.

Leggi di Più

Questa recensione ti è stata utile?
Completo
Non Stare a Guardare
0 persone hanno trovato utile questa recensione
feb 6, 2026
8 di 8 episodi visti
Completo 0
Generale 5.5
Storia 5.0
Acting/Cast 8.0
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 1.0
Questa recensione può contenere spoiler
Dopo i primi cinque episodi c'è una discesa mostruosa del drama con la reintroduzione di un personaggio di cui non vedo male il reinserimento in sè ma come esso è stato gestito. Pensavo di trovarmi davanti ad un thriller di tutto rispetto e così è stato per la maggior parte del tempo, anche per la tematica delicata trattata. Tutto funzionava a meraviglia, quindi potevano anche fermarsi senza complicare ulteriormente la storia. Però da una parte posso capire che lasciata così trasmetteva un messaggio molto sbagliato. Indi per cui ci stava anche il resto ma poteva esserci senza quel personaggio, quei risvolti osceni.
Mi da veramente fastidio dargli un voto così basso ma purtroppo non posso esimermi.
Non mi va nemmeno di non consigliarlo, ma è stata davvero un'occasione sprecata.

Leggi di Più

Questa recensione ti è stata utile?
Completo
Joseon Lawyer
0 persone hanno trovato utile questa recensione
lug 24, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 8.0
Storia 8.0
Acting/Cast 7.5
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 7.0
Questa recensione può contenere spoiler

drama storico di “nuova generazione”

Recensito da: Effe IG: _Dramalia_

Altro drama storico di “nuova generazione”, si percepisce infatti l’impegno nel tentativo di rinnovare un genere molto inquadrato come appunto è quello storico. Ost ritmate, fotografia all’avanguardia, regia innovativa e interpreti freschi, moderni, accattivanti così come accattivante è la trama. Seguiamo infatti per la prima volta le vicende di un avvocato brillante, giovane e di bell’aspetto. L'ambientazione legal in questo genere di drama è una novità assoluta. La storia inizia, come spesso succede, con un flashback nel passato: Kang Han-soo (Woo Do-hwan) è figlio di un funzionario di bassa casta ma strettamente correlato alla figura del Re con il quale sta cercando di rivoluzionare il sistema legislativo. L’uomo viene ingiustamente accusato di tradimento e ucciso davanti agli occhi del figlio e della moglie, la quale viene poi trovata impiccata più tardi. Passano gli anni e Han-soo, diventato un avvocato estremamente esperto di tutte le leggi vigenti a Joseon, vive con il suo servo di sempre in una barca. I due arrivano al Porto di Mapo dove iniziano a cercare dei clienti. Il carattere di Han-soo è apparentemente cinico e a tratti burbero, al punto che non è apprezzato dalla popolazione, ma la sua bravura viene presto dimostrata. E’ un oratore senza precedenti, conoscitore indiscusso delle leggi, manipola a suo piacimento le parole ed è veloce e brillante nel trovare sotterfugi a suo favore. Incontra casualmente una giovane locandiera, che in realtà è la principessa Lee Yeon-joo sotto falso nome. La ragazza presta denaro ai cittadini in difficoltà e aiuta i bisognosi nella sua locanda, seguita e appoggiata dalla sua dama di corte e dalla sua guardia personale, anche loro sotto mentite spoglie. L’incontro tra i due non è dei migliori, Yeon-joo non comprende e non approva alcuni atteggiamenti di Han-soo, trovandoli eccessivamente burberi e occasionalmente disumani. Ma Han-soo le dimostra presto che la legge non è così semplice come sembra, soprattutto in un’era in cui gli stessi uomini di legge, coloro che sono al potere, non la applicano mai. Tra casi minori, portati a compimento con successo, il rapporto tra i due migliora fino all’instaurarsi di un sentimento. Nel contempo, il filone narrativo segue anche le vicende a corte dove il giovane Re in carica è tenuto sotto scacco dal Primo Ministro e da tutti i suoi innumerevoli seguaci. Inizia quindi la vera lotta di potere che si scopre essere direttamente correlata ad Han-soo per due motivi: il primo è che il Re vede in lui l’unica figura a cui potersi appoggiare per cercare di ripulire la corruzione a palazzo, il secondo è che entrambi i genitori di Han-soo sono stati uccisi dal Primo Ministro per evitare che l’apparato legislativo, che il Re e il padre di Han-soo stavano creando, venisse portato a compimento. Scopriamo dunque il vero motivo dell’arrivo di Han-soo a Mapo: la vendetta. Ad uno ad uno, grazie alla sua estrema abilità e ad una strategia ben congegnata, fa crollare tutti gli esecutori materiali dell’uccisione della sua famiglia, scoprendo però anche in contemporanea il vero vaso di pandora che si cela dietro e che porta appunto alla figura del Primo Ministro, il reale obiettivo finale. Nella sua impresa viene aiutato da Yeon-joo, dal suo servo e fedele amico Dong-chi, da Lady Hong (dama della Principessa) e da un’insospettabile Yoo Ji-sun, figlio del Primo Ministro. Ecco, tralasciando l’innata bravura di Do-hwan, vorrei concentrarmi sulla figura di Ji-sun, interpretato da N. Ho apprezzato incredibilmente questo ragazzo tanto quanto ho detestato l'ennesima scelta di rilegarlo a second lead martirizzato. “Usami, straziami, strappami l’anima…fai di me, quel che vuoi…” ve la ricordate? Ad un certo punto del drama è diventato nella mia testa il jingle ufficiale ogni qual volta questo personaggio entrava nell’inquadratura. Un giovane bello, intelligente, retto da una morale solida che lo spinge addirittura ad opporsi ferocemente al padre e al mondo di corruzione e agi che egli aveva creato per lui, un uomo che alla fine ritroviamo con il cuore spezzato dal rifiuto di Yeon-joo, un uomo che si propone a tutti come fantoccio da usare a piacimento pur di proteggere la donna che ama e di portare a compimento i propri ideali. “Devi andare contro mio padre? Usa me.” “Hai bisogno di questo? Usa me” “Non farlo tu, usa me!” e via dicendo. Lo troviamo quindi in prima linea, forte del suo nome e della sua nomina a Magistrato, a condire drink con polverine magiche, a falsificare documenti e a portare avanti un peso che, francamente, non meritava. Il tutto alla fine per ritrovarlo senza una minima soddisfazione sentimentale né personale, con un padre criminale e malato di mente da accudire. Mi è piaciuto? Assolutamente no, anzi, mi è davvero dispiaciuto per lui, l’ho trovato un personaggio pieno di potenziale non sfruttato. Interpretazione fortissima invece quella di Han-soo, Woo Do-hwan ha retto magistralmente l’intera trama, a lui hanno affidato la parte comica e drammatica e le ha centrate entrambe senza se e senza ma. E’ stato impossibile non ridere con lui così come è stato impossibile evitare di piangere mentre, straziato e dilaniato nell’animo, l’abbiamo visto accompagnare la sorella, che credeva persa, fino alla sua tomba. Do-hwan ha portato in scena un’interpretazione fantastica, estremamente credibile ed emozionante, peccato che sia stata poco sostenuta dalla protagonista femminile, rappresentata da una poco incisiva Bona. Il suo personaggio è stato subissato dalla potenza e dall’esuberanza di Han-soo, ma la verità è che non si è difesa bene nemmeno nelle scene più sentimentali dove, per citare la mia socia, il primo bacio è sembrato più un tentativo di rianimazione bocca a bocca al punto che, per un attimo, anch’io ho temuto di essere piombata in un crossover con ”Poong, the joseon psychiatrist”, il che sarebbe andato anche bene senonchè la verità è che quello che abbiamo visto era solo un brutto, brutto bacio. Brutto come il successivo ed ultimo, vagamente migliore ma sempre senza mordente (e senso!). Do-hwan ha dato prova di saper fare decisamente meglio e io mi aspettavo qualcosa al suo livello. Ottima invece la recitazione di Han So-eun che ha dato vita a Kang Eun-soo, la sorella di Han-soo. Lei mi ha davvero regalato, assieme a Do-hwan, le due puntate più emozionanti e commoventi di tutta la serie. Concludendo: il drama è, a livello di trama, estremamente ben fatto, dal mio punto di vista la storia è solida e l’intrigo è nuovo, mai noioso o scontato! Boccio la parte romantica e ritengo che ancora una volta sia stato sprecato un second lead strepitoso, con un potenziale fantastico, cosa che devo dire ho già riscontrato in parecchi altri drama e inizia a darmi un po’ sui nervi. Per quanto riguarda il finale, va detto che risulta raffazzonato e poco sensato: Yeon-joo che sparisce per anni, che sembra non possa avere figli…informazioni che ci vengono lanciate addosso come coriandoli senza però ricevere poi nessun approfondimento, troppo bisognosi di rifilarci la conclusione a tarallucci e vino con loro che si rincontrano, grazie al Re e a Ji-sub, e che si baciano post datando le opportune spiegazioni a data da definirsi. Pur comprendendo l’esplosione di passione dopo anni di astinenza, rimango una spettatrice comunque un po' confusa. Peccato. Vale comunque la pena vederlo, però. Se l’intrigo ben studiato non è sufficiente a convincervi, allora lo farà sicuramente Woo Do-hwan senza maglietta! Fidatevi!

Leggi di Più

Questa recensione ti è stata utile?
Completo
Romantic Doctor, Teacher Kim 2
0 persone hanno trovato utile questa recensione
mar 21, 2026
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 8.0
Storia 8.0
Acting/Cast 8.5
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 6.5

Cambiano i personaggi ma non lo stile

La novità della seconda serie è che cambia la coppia di medici protagonisti, cosa che non trovo mai a fuoco nelle sedie. Cioè se cambia tutto ok ma se non cambia nulla tranne che 2 dei 3 protagonisti perché?! A onor del vero però superato questo scoglio iniziale anche questa seconda stagione si fa vedere bene. Forse ricalca un pochino troppo la prima stagione. Ci sono fondamentalmente le stesse problematiche per l'ospedale e per i dottori coinvolti. Anche in questo caso, come scritto per la stagione uno se tra la coppia di nuovi protagonisti ci mettevano qualche cosa in più in termini di romanticismo vero non guastava però è così e bisogna abituarsi. Rimane un'ottima seconda stagione per cui voto 8.

Leggi di Più

Questa recensione ti è stata utile?
Completo
Watashi no Otto to Kekkon Shite
0 persone hanno trovato utile questa recensione
da alis89
mag 7, 2026
10 di 10 episodi visti
Completo 0
Generale 7.5
Storia 7.5
Acting/Cast 7.5
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 7.5
Sin dai primi minuti di visione, per me che ho apprezzato il drama coreano –anche se ricordo che non è l’opera originale e che, rispetto a quest’ultima, apporta delle modifiche-, il paragone è stato inevitabile.
“Sposa mio marito” è una coproduzione tra Giappone e Corea con la sceneggiatura di Oshima Satomi e la regia di Ahn Gil-ho. Tratto dalla web novel originale, è stato però ribadito fin da subito la volontà di non voler creare un remake, ma una trasposizione adatta al pubblico giapponese.
Questo e il fatto che presenta numerose differenze rispetto alla trasposizione coreana fanno in modo che lo spettatore si possa godere entrambe le versioni senza annoiarsi e senza avere l’impressione di vedere una copia dell’altro.

Fin da subito il drama giapponese anticipa, grazie a dei flashback, alcuni dettagli che nella versione coreana vengono svelati piano piano, a storia già ingranata, fattore che incuriosisce maggiormente lo spettatore.
Inoltre l’ambientazione è ben curata: i protagonisti lavorano in un’azienda di prodotti alimentari tradizionali, ed è così che i due visitano magnifici locali e pasticcerie tradizionali, assaggiando dolcetti tipici dai colori bellissimi e dalle forme eleganti che fanno venire l’acquolina in bocca. Il tutto contornato da inquadrature e luci splendide.

Un tocco adorabile è stato il cambiamento dell’animale chiave della storia rispetto alla trasposizione coreana: da un tenero gatto rosso ad una piccola tartaruga, che nella cultura nipponica ha un grandissimo significato, soprattutto legato alla longevità della vita. Oltretutto è un simbolo ricorrente nel drama perché il padre di Misa donava spesso alla protagonista dei piccoli origami a forma di tartaruga; forse gesto ancora più poetico rispetto alla versione coreana, in cui il padre lasciava alla figlia la paghetta con un cuoricino disegnato sopra alla banconota, ma meno immediato, per cui Misa, protagonista giapponese, fa più fatica ad associarlo al papà rispetto a Ji-won, protagonista coreana.

Il drama giapponese apporta, sì, delle modifiche, ma con il fine di adattare la storia alla propria cultura e lasciando intatta (o quasi) la trama principale.
Sottolineo "quasi" perché un enorme cambiamento è stato fatto. Il drama giapponese è composto da 10 episodi da un’ora, fattore che mi aveva fatto ben sperare che questa versione riuscisse a trattare tutti gli argomenti in modo adeguato, ma senza inserire momenti morti o parti piatte; in realtà non viene presentato uno dei personaggi chiave della storia, ovvero, Yu-ra: fidanzata del protagonista, scelta ovviamente dal nonno senza consultare il diretto interessato, come per tutti i CEO che si rispettino, e che nell’originale è un personaggio chiave della storia.
Non mettendola in scena, si alleggerisce la trama da ulteriore drammaticità e cattiveria, ma ne semplifica anche le regole del viaggio nel tempo che qui vengono sintetizzate al massimo, rischiando così di non essere comprese appieno.
La mancanza di Yu-ra rende, oltretutto, un po’ scontata la parte finale, avendo un personaggio in meno su cui verte la ruota del destino; questo fattore è stato uno dei motivi per cui l’episodio numero nove è risultato pesante. Se si aggiunge il fatto che l’intera puntata sia incentrata sul genere thriller, senza interruzioni, si ha la sensazione che l’episodio duri molto di più, appesantendone la visione.
Si perde così un po’ la poesia che caratterizza questo drama, cosa che ritroveremo solo nella seconda parte del decimo episodio.

In generale, l’adattamento del 2025 ha reso la storia più “giapponese”, integrandola al contesto culturale.
Riuscire in un intento del genere non è mai semplice, poiché si rischia di snaturare la storia.
Sicuramente alcune scelte le ho apprezzate meno di altre: ad esempio, contrariamente alla versione coreana e al webtoon (le uniche opere per me accessibili), la protagonista giapponese, Misa, non scappa dall’ospedale ancora in pigiama per capire dove sono finiti i soldi che servivano per le sue cure, ma chiede un giorno di libera uscita per indagare sul cambio di destinatario dell’assicurazione la cui beneficiaria doveva essere sua nonna. Tralasciando il dettaglio sull'esistenza o meno di giorni di libera uscita per i ricoverati malati di cancro, questo è un cambiamento che può sembrare banale, ma la scena coreana di lei in pigiama alla ricerca di un taxi è diventata quasi iconica. Nel drama giapponese è come se la protagonista debba avere un comportamento più maturo e responsabile, quasi a voler sottolineare che, anche davanti alla malattia, non bisogna abbandonarsi ai propri istinti.
Anche l’atmosfera generale è, appunto, diversa: nella serie coreana, soprattutto nei primi episodi, si percepisce un forte senso di tensione, dovuto alla rabbia provata dalla protagonista.
Qui, invece, questa sensazione si attenua, regalandoci anche momenti di calma.
Misa, addirittura, arriva quasi a colpevolizzarsi per non aver capito prima i pensieri e i comportamenti della sua migliore amica, arrivando quasi a giustificarla e a chiederle perdono.
In definitiva, tutto risulta più delicato e intimistico.
Questo fattore non deve per forza essere letto come un difetto, anzi, quest’atmosfera risulta forse più consona ai drama giapponesi.

In conclusione “Sposa mio marito” è un drama adatto anche a chi ha già visto la versione coreana e, ora come ora, non ci sono davvero più scuse per non iniziarne la visione: proprio come il cugino coreano, dopo un primo periodo in cui era disponibile solo con i sottotitoli, ora è stato inserito anche il doppiaggio italiano!

Leggi di Più

Questa recensione ti è stata utile?
Completo
Come Si Dice "Amore"?
0 persone hanno trovato utile questa recensione
da alis89
10 giorni fa
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 7.5
Storia 7.0
Acting/Cast 7.5
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 7.5
Questa recensione può contenere spoiler
Questa recensione non contiene spoiler sul finale, ma potrebbe anticipare alcune vicende.

L’agenzia di viaggi "K‑drama" ci offre un pacchetto vacanze che ci porterà in giro per il mondo: Corea, Giappone, Canada e Italia; il tutto rimanendo comodamente seduti sul divano.
Le vicende di Come si dice "Amore"? seguono l’interprete Joo Ho‑jin, che parla fluentemente tante lingue come inglese, giapponese e italiano, e la star internazionale Cha Moo‑hee, che si appoggerà alla sua traduzione per girare un programma.
Paesi diversi, culture diverse, lingue diverse. Eppure, nonostante la presenza di un ottimo traduttore, non sempre la comunicazione è chiara.

"Sai quante lingue ci sono nel mondo, signor Interprete? […] Ci sono tante lingue quante sono le persone. Ognuno parla la sua lingua. Ecco perché le persone fraintendono e si offendono a vicenda."
(cit. Kim Young‑hwan)

Il linguaggio non è solo questione di parole: quando si parla e si ascolta, ognuno porta con sé il proprio bagaglio di esperienze, le proprie emozioni e le proprie interpretazioni. Può capitare che, anche parlando la stessa lingua, non si riesca a capirsi l’un l’altro. Ed è questo uno dei temi fondamentali di Come si dice "Amore"?.

E a proposito di lingua: il primo consiglio che mi sento di dare è guardare il drama in lingua originale.
Il protagonista in alcuni episodi parla in italiano e il doppiaggio ci impedisce di comprendere il cambio di lingua, creando confusione.
In un episodio in particolare, per evitare fraintendimenti, si è addirittura trasformata un’orchestra italiana in spagnola, proprio per ovviare al problema della traduzione, ma generandone così un altro.
In generale, comunque, l’adattamento italiano non è stato dei migliori.
Oltre al problema dell’italiano, è presente anche quello della lingua giapponese che in alcuni dialoghi è doppiata e in altri no, confondendo ulteriormente lo spettatore.
Quindi, nonostante io sia spesso pro‑doppiaggio, in questo caso mi sento di sconsigliarlo.

Dopo aver deciso con quale lingua affrontare questo viaggio, possiamo partire per nuove mete: posti stupendi e meravigliosi, alcuni molto vicini a noi.
L’Italia — e la mia Toscana — è quella che risalta di più per bellezza e fascino!
Luoghi come Civita di Bagnoregio, Perugia, Siena, i colli del Chianti e la bellissima libreria Giunti Odeon di Firenze (anche se nel drama è stata spostata in Canada) ci fanno sentire il mondo dei drama coreani più vicino a noi.

La fotografia è meravigliosa. I luoghi sono bellissimi, ma la regia è riuscita a renderli ancora più belli con riprese stupende e panoramiche mozzafiato che fanno da cornice a questa storia.

In questo percorso siamo accompagnati da personaggi interpretati da attori eccezionali.
Il protagonista è impersonato dall’affascinante Kim Sun‑ho che, per me, può ricevere la cittadinanza italiana ad honorem anche subito: oltre a parlare giapponese e inglese, si è dovuto cimentare anche in tantissime battute in italiano.
Non è da meno nemmeno Ko Yoon‑jung, che aveva il difficile ruolo di interpretare due personalità completamente diverse e ci è riuscita con grande impatto: con un solo sguardo riuscivamo a capire chi era chi.
E cosa dire del principe del romanticismo? Non solo uno dei personaggi scritti meglio, con una crescita ben leggibile, ma l’interpretazione di Sota Fukushi è stata fantastica; ancora una volta ci incanta e ci stupisce (anche grazie ad alcune frasi pronunciate in coreano).

Ciò che disturba il nostro viaggio è una presenza un po’ inquietante che si mette sotto i riflettori soprattutto dal settimo episodio: Do Ra‑mi, la zombie del film interpretata dalla protagonista Cha Moo‑hee, prende vita diventando quasi una sua personalità alternativa.
Oltre a diventare un personaggio ingombrante, Do Ra‑mi non era poi così necessaria ai fini della trama: sono presenti già molti aspetti e vicende che potevano essere approfondite, e aggiungere un altro personaggio così importante ha solo portato a una conclusione in cui nessuno dei temi è stato sviluppato in modo adeguato.
Il fattore stesso di un’altra personalità che si fa largo nella mente della protagonista è un tema interessante, poche volte visto sul piccolo schermo coreano — vi consiglio di recuperare Heal Me, Kill Me se vi interessa l’argomento — ma qui è trattato in modo superficiale e non sviluppato al meglio, togliendo spazio ad altre problematiche che potevano essere approfondite.

In conclusione, fate la valigia e preparatevi a partire; godetevi le prime sei tappe di questo viaggio e prendete le restanti sei nel modo giusto: gustatevi i paesaggi, amate i protagonisti e sorvolate sulla trama e sulle sotto‑trame non gestite al meglio. Perché, nonostante tutto, il costo vale il viaggio.

Leggi di Più

Questa recensione ti è stata utile?
Completo
Eppure... - Le Forme dell'Amore
0 persone hanno trovato utile questa recensione
da alis89
apr 15, 2025
8 di 8 episodi visti
Completo 0
Generale 6.0
Storia 6.0
Acting/Cast 6.5
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 6.0
“Eppure… le forme dell’amore” è un drama giapponese di otto episodi, di circa mezz’ora ciascuno, disponibile su Netflix con i sottotitoli in italiano.
Trasposizioni live-action del webtoon coreano “Nevertheless”, la storia parla di due giovani che hanno problemi a relazionarsi: lui, per motivi che verranno solo accennati nel corso degli episodi, ha difficoltà a legarsi ad una persona con una relazione seria; lei ha appena rotto un legame con un uomo che la trattava con sufficienza.
Il loro incontro darà vita a una storia non semplice da gestire, da parte di entrambi.

La serie giapponese risulta avere, fin da subito, qualche problema e per capire dove si trova l’intoppo, ho recuperato la trasposizione live-action coreana del 2021 intitolata, come il manhwa, “Nevertheless” e, notando da subito varie differenze tra le due serie, ho deciso di sfogliare alcune tavole del webtoon.
Premesso che la serie coreana risulta, almeno rispetto ai primi capitoli, molto fedele all’opera originale, oltre che molto bella e scorrevole, in “Eppure… le forme dell’amore” si evincono tre problemi principali.

Il primo sta nel fatto che hanno edulcorato molti aspetti e temi, sostituendo o tagliando di netto alcune scene che forse potevano risultare troppo forti per un pubblico giapponese.
Un esempio, senza andare molto oltre rischiando di svelare qualcosa di troppo, lo possiamo notare fin dai primi minuti: la statua che è stata realizzata da quello che poi diventerà l’ex-fidanzato della protagonista non è come quella del webtoon (e del drama coreano) che, invece, è molto più cattiva e d’impatto psicologico, tanto da scioccarla.

Paradossalmente, al contrario di alcuni argomenti che sono stati appiattiti, sono stati portati agli estremi i caratteri dei due protagonisti.
Lui, nella trasposizione coreana, si presenta come un ragazzo che ha paura di innamorarsi e per questo mette un muro fra sé e qualsiasi ragazza, preferendo quasi sedurre che cascare nella trappola dell’amore.
Nella trasposizione giapponese non notiamo che dietro a questa corazza c’è un uomo che in passato è stato ferito, ma semplicemente si presenta come una red flag da cui stare lontano. Certo, il fatto che sia interpretato da un magnifico Ryusei Yokohama lo rende una bellissima e seducente red flag ed è forse l’unico motivo per cui lo spettatore continua la visione, ma pur sempre una red flag rimane.
Lei, in questa trasposizione, è descritta senza amor proprio diventando un vero e proprio zerbino, aspetto non presente nella versione coreana dove la protagonista ha un orgoglio che le permette più volte di rispondere di no al partner e di mettere dei paletti nel loro rapporto.
In questa versione non sembra presente neanche una crescita caratteriale dei personaggi e tutto ciò può essere legato all’ultimo problema di questo drama: la ridotta durata.

Se il drama coreano ha il tempo per descrivere l’evoluzione di ogni personaggio, contando ben dieci episodi da un’ora ciascuno, nel drama giapponese, con meno della metà del minutaggio, non risulta possibile. Non c’è proprio il tempo materiale per approfondire e curare quest’aspetto, anche perché sono state mantenute due delle tre coppie secondarie: tagliarle, del resto, sarebbe stato uno spreco poiché portano sullo schermo storie davvero interessanti, realistiche e molto attuali.
Non ha spazio neanche il second-lead, ridotto quasi ad una semplice comparsa: un grandissimo peccato pensando a quanto mi è piaciuto il suo personaggio nella versione coreana.

La storia di per sé, quindi, non è il problema, ma lo è come è stata gestita.
Malgrado ciò, non è tutto da buttare: gli episodi si fanno guardare (anche se si capisce fin da subito che non tutto è spiegato come dovrebbe).
Sorge, però, un dubbio: se rimarranno impressi nella memoria dello spettatore dopo la visione, nel corso del tempo.
La cura della fotografia, dei colori e delle luci in “Eppure… le forme dell’amore” è davvero meravigliosa, ma del resto lo era anche in “Nevertheless”. In quest'ultimo, per di più, sono presenti opere d'arte magnifiche; non possiamo dire lo stesso per il drama giapponese.
Non bastano, in conclusione, questi pochi elementi positivi a salvarlo, preferendogli in tutto e per tutto la versione coreana.

Leggi di Più

Questa recensione ti è stata utile?
Completo
'Cause You're My Boy
0 persone hanno trovato utile questa recensione
da abyss_
lug 14, 2022
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 7.0
Storia 6.0
Acting/Cast 6.0
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 6.5

Non così male!

Ho visto molti commenti negativi riguardo questa serie, sinceramente penso siano esagerati.
La storia di sé per sé è molto carina il problema è come l'hanno distribuita.
Nei primi episodi ho fatto un po' di fatica a capire quello che stava succedendo perché non era ben chiaro, ma andando avanti viene tutto spiegato man mano che la storia scorre.
Molti si sono lamentati dell'acting dei personaggi, ma non era così male.
Se state cercando qualcosa di serio da guardare non vi consiglio questa serie, ma al contrario se siete alla ricerca di qualcosa di leggero e anche a tratti divertente questo fa per voi.
Le lamentele sono anche legate alle quasi assenti scene "spicy", ma posso assicurarvi che ci sono altrettante scene che meritano e che io personalmente sono tornata indietro a rivedere anche nel corso dell'episodio.
La chimica non è alle stelle, ma ne vale comunque la pena di averlo in lista.

Leggi di Più

Questa recensione ti è stata utile?