La prima metà intrigante poi però...
La prima metà di Love’s Ambition è davvero ottima: ben scritta, coinvolgente, con personaggi sfaccettati e una chimica palpabile tra i protagonisti. La storia parte con un ritmo equilibrato, intrecciando emozioni sincere, ambizioni personali e dinamiche relazionali realistiche. Purtroppo, nella seconda metà le scelte narrative diventano forzate e vengono inserite situazioni un po’ assurde che rovinano l’equilibrio costruito fino a quel momento.Nel complesso la visione é piacevole e gli episodi non annoiano
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Mi aspettavo di più
Primissima cosa da dire: questo drama è ESTREMAMENTE lento. Quindi se cercate qualcosa di veloce, di ritmico, di allettante che vi faccia venire voglia di divorarlo, cambiate opera. Ogni episodio dura all'incirca 40-45 minuti, ma sono 35 episodi. Una marea e il fatto che la narrazione sia lenta non aiuta per niente.Il drama, secondo me, voleva trattare due argomenti in particolare: donna in carriera in un ambiente di lavoro prettamente maschile e maschilista, e una love story tra una donna adulta e un "ragazzino". Il primo punto a parer mio l'ha svolto davvero molto bene, la lotta di questa donna all'interno di un'azienda vecchio stampo che mal vede una figura femminile tra le sue fila e soprattutto che vorrebbe salire di grado. Meno male che in questo campo non tutti gli uomini sono così e ci sarà sicuramente qualcuno ad aiutarla, però sempre una battaglia è e lei stessa più volte si farà valere.
L'altro punto invece...
Finchè i due non si mettono insieme, la storia mi stava piacendo moltissimo anche se lenta. Poi la quiete totale, che dici boh. A parte qualche scaramuccia con la madre di lei, i nostri personaggi non trovano davvero delle difficoltà nello stare insieme nonostante la notevole differenza di età. E qui il drama mi casca. Ma se finora sta povera crista doveva battersi per sedersi ad una scrivania per il solo fatto di essere donna, adesso che si scopre che sta con uno molto più giovane di lei non succede nulla? Nessuno fa "ah"?
Cioè, l'unica idea che hanno è stata infilare a forza un personaggio a caso spuntato dal nulla per "mettere in crisi" (che poi che crisi oh) la coppia? Oh ma ci siamo?
In pratica consiglio la visione solo se avete pazienza e volete vedere una donna battersi per se stessa.
p.s. Cmq anch'io come altre persone ho recuperato l'opera in primis per Dylan Wang: in questo caso attore che interpreta il co-protagonista maschile, ma conosciuto nel drama cinese Meteor Garden. Volevo vedere se era maturato e devo ammettere che come recitazione non è niente male in confronto ad altri attori presenti nel drama.
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strano ma particolare
Questo è uno dei bl più particolari mai visti.La loro storia è strana e insolita, una storia dove Hira è innamorato pazzo di Kiyoi, in modo tale da vederlo come irraggiungibile. Hira chiama Kiyoi “Re” e si considera suo servo, lo venera come un dio, lo ama ma non comprende i suoi sentimenti come accesso a una possibile relazione ma comprende i suoi forti sentimenti come semplice servo e osservante, osserva ma sa che non può avere quindi non lo immagina, così tanto da pensare che non può avere né speranze né una relazione con Kiyoi.
Penso che questo concetto di amore sia super sbagliato, Hira vede tutto come una gerarchia dove i più bassi non possono ottenere ciò che vogliono, di conseguenza rimane bloccato al semplice osservare e esprimere i propri sentimenti, non ha mai pensato di poter avere una relazione alla pari con il suo amato Re. Quest'ultima cosa fa arrabbiare Hira che invece ha una visione dell’amore secondo me più giusta, e capisco questa sua rabbia, fortunatamente poi glielo fa capire e fila tutto liscio.
Oltre questa cosa di base devo dire che la loro storia è un pò impossibile, Hira è innamorato ma non osa e Kiyoi lo ama ma non lo capisce quindi quando è imbarazzato per i complimenti di Hira, lo chiama “disgustoso”, sta cosa non mi piaceva all’inizio, diciamo che non è una delle parole più carine da dire ahahah, ma dopo che ho appreso il perchè la dicesse ho capito che era solo un modo particolare che aveva con Hira per “dichiarare” in un certo senso il suo bene, il suo amore per Hira.
Riguardo poi l’amico di università di Hira, devo dire che mi è dispiaciuto per lui, amava molto Hira ma purtroppo il cuore non cambia così facilmente, e devo dire di averlo amato per il fatto che nonostante il suo essere stato rifiutato, è andato ugualmente da Kiyoi a fargli capire che Hira lo amava molto e addirittura ha creato loro l’opportunità di chiarirsi. Veramente un ragazzo dal cuore d’oro. In generale questo bl mi è piaciuto, certo è un pò molto strano ma vabbè consiglio ugualmente in quanto molto corto.
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Si poteva fare meglio
Non avevo tante aspettative su questo titolo, l'ho iniziato infatti con il pensiero che non fosse nulla di che, ma in realtà non è cosi male. Sebbene io non apprezzi così tanto i drama scolastici, questo mi ha lasciato comunque un bel ricordo. Di cose negative però ne ha e anche molte, la storia principale, che dovrebbe girare intorno alla scuola, non è stata trattata nel migliore dei modi, i personaggi sono scontati e in molte occasioni stereotipati fino al midollo. Per non parlare del triangolo amoroso che si forma all'inizio, totalmente inutile, e della main couple che ho trovato poco gradevole e troppo infantile, se devo infatti essere sincero, l'unica cosa che mi ha spinto a continuare questo drama è la second main couple. Nonostante ciò è comunque abbastanza godibile, la consiglio a chi piacciono gli high school drama.Questa recensione ti è stata utile?
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Una chicca troppo poco conosciuta
Recensito da: Effe IG: _Dramalia_“Il Divorzista” è uno di quei drama assolutamente sottovalutati all’interno del panorama Netflix. Poco pubblicizzato, forse anche perché non vanta nomi conosciutissimi all’interno del suo cast, è invece una piccola chicca di 12 episodi che trova il suo sviluppo all'interno dell’universo dei legal-drama. Per certi versi ricalca un pochino sia “Avvocata woo” che “One Dollar Lawyer”, nessuna sindrome di asperger o personalità eccentriche all’orizzonte, sia chiaro, ma sicuramente un protagonista molto particolare, sia nell’aspetto che nei modi. L’avvocato Shin è infatti un ex professore di pianoforte che dalla Germania, dopo la morte prematura della sorella, è tornato in Corea e nella metà del tempo utile è riuscito a prendere l’abilitazione come avvocato, abbandonando dunque il suo mestiere e passione. Comunque estremamente appassionato di musica, e grande fan del genere trot, è espertissimo in casi di divorzio, si occupa principalmente di situazioni controverse, socialmente ritenute discutibili o immorali. Il primo caso è quello che vede come protagonista una famosissima dj, Lee Seo-jin, che, vessata dall’estrema e assolutamente condannabile gelosia del marito, finisce per tradirlo con un giovane chef che pubblica un video di un loro incontro intimo. La gogna mediatica piomba sulla donna come una ghigliottina nell’epoca della rivoluzione francese, le dita puntate, gli sguardi, gli assalti, le battutine, i giudizi si sprecano, ma il desiderio di Seo-jin non è quello di riscattarsi, bensì di ottenere la custodia del figlio, così da allontanarlo dal marito manipolatore. Rifiutata da tutti gli avvocati, Shin Sung-han, colpito dall'amore materno, la difende e vince la causa con astuzia e arguzia, dimostrando di fatto di essere un uomo dalle vedute aperte e con una dialettica e una capacità professionale fuori dal comune, caratteristiche che lo porteranno a condurre altri casi difficili quanto questo: mogli schiavizzate, mariti imbrogliati, adolescenti arrabbiati che lottano contro l’abbandono. Ogni caso è interessante, emotivamente coinvolgente e presenta una morale sociale, ancora una volta infatti al centro è stato messo anche il pregiudizio e il giudizio sociale. Un uomo umiliato, massacrato, e diffamato dal pubblico, affamato spettatore di disgrazie altrui, coadiuvato da un giornalismo becero che persino nel momento in cui la verità viene a galla non si ferma, ma pretende che ad essere “giustiziato” sia la vittima ora divenuta carnefice, così da accontentare l’appetito dello spettatore medio. E’ chiaro l’intento di far emergere, tra le storie, ancora una volta la problematica di un giornalismo più intento al gossip che ai fatti di mera cronaca e al conseguente assalto perpetrato dalla gente nei confronti di quelli che, nonostante siano innocenti fino a prova contraria, vengono comunque dipinti come mostri moderni dalle sapienti dita di chi più che a caccia di notizie, oggi, si dimostra a caccia di like e consensi. Oltre a ciò però, trova dislocazione anche la vera storia principale del drama che vede l’avvocato Shin lottare per la custodia del nipote, figlio della sorella deceduta in un incidente stradale dopo aver ricevuto una telefonata da un utente sconosciuto il giorno stesso in cui ha perso in tribunale la custodia del bambino. Il piccolo, inserito in un contesto familiare prettamente di facciata, assolutamente privo di amore e comprensione, sviluppa un disturbo bulimico e depressivo, inducendo quindi lo zio a intervenire, cosa che lo porta, come di consueto, a scoperchiare il classico“vaso di Pandora”.
Personalmente posso dirvi che ho incredibilmente apprezzato questo drama, che ritengo davvero ingiustamente sottovalutato. Ogni storia mi ha commosso e lasciato delle domande morali, ma quello che davvero mi ha scaldato il cuore in questi 12 episodi è stato il rapporto fraterno tra i 3 protagonisti. In questo drama di amore sentimentale ce n’è poco, ma di amore filiale e fraterno se ne abbonda. Sung-han e i suoi amici, Jeonk-sik e Hyung-geun, rappresentano il più bel rapporto di amicizia che ad oggi sia mai stato a mio avviso rappresentato. Il loro modo di condividere ogni situazione, di sostenersi sempre, di aiutarsi e di sacrificarsi gli uni per gli altri, la loro comprensione reciproca, persino mentre sono al telefono senza il bisogno che uno di loro parli, è qualcosa che è andato oltre a qualsiasi tipo di sentimento a cui siamo abituati. La loro amicizia mi ha scaldato il cuore e l’anima, mi ha fatto pensare a quanto meravigliosa potrebbe essere la vita se, nonostante le disgrazie, qualcuno camminasse accanto a noi con la stessa connessione che questi tre uomini hanno portato sullo schermo. Commoventi, dolci, divertenti, così “familiari” da non avermi fatto sentire la mancanza di una relazione amorosa tra il protagonista e Seo-jin, relazione che, detto tra noi, avrei comunque apprezzato e che credo fermamente sarebbe stata bene nel contesto, ma di cui in verità non ho sentito davvero la mancanza. “Il divorzista” è dunque un drama che vi consiglio profondamente, è un racconto che evidenzia un’altalena di emozioni in maniera impeccabile, anche attraverso la musica classica e trot (un genere di musica coreana popolare insediatosi dopo l’occupazione giapponese, mi sono informata!) che infondono in ogni scena, lacrimevole o meno, un’intensità assolutamente speciale.
Questo è un drama visibilmente studiato, ricercato e ben realizzato che vi consiglio di vedere, senza ombra di dubbio.
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While You Were Sleeping
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Storia interessante che ti tiene attaccato allo achermo
Ottima idea per una trama che, certo non è nuovissima, ma ti tiene attaccato allo schermo. I compiti si scena non sono scontati e nemmeno troppo celato ma riescino a tenere viva la storia fino alla fine. I due protagonisti sono belli e bravi e tutto fila con anche qualche lacrima. Unica cosa è che pensavo fosse meno avvocatesco. All'inizio c'è solo qualche accenno e poi si passa spesso per le udienze in tribunale. Comunque la storia è intensa e le dinamiche dei vari personaggi si incastrano bene per cui voto 8.Questa recensione ti è stata utile?
BL disimpegnata ma comunque apprezzabile
BL godibile ma senza pretese. Le mie aspettative erano basse poichè non m'ispirava, invece si è rivelata una visione tutto sommato piacevole. Storia d'amore ambientata in ufficio, tra il capo del reparto e il nuovo stagista. Niente che non si sia visto già svariate volte, la trama in sè non è certo il suo punto di forza: basti pensare che il contrasto più importante tra i due riguarda una penna stilografica.Funziona meglio se la si vive dal punto di vista di Seung Hyun, e quindi come i primi passi lenti, inesperti e titubanti sia sul piano professionale che amoroso.
Rispetto ai protagonisti, chimica di coppia altalenante: in certi passaggi si percepiva la sintonia, in altri - al di là della scena che magari volutamente descriveva un momento d'imbarazzo - si avvertiva una sorta di disagio, quasi non fossero per nulla allineati nella recitazione.
Simpatiche le due supporter colleghe di Seung Hyun. Il resto del cast è poco più di una comparsa.
Niente di eclatante, quindi, ma una visione che comunque non si traduce in tempo sprecato.
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Sicuramente, drama da guardare per chi ha amato il libro di Tokyo Express.
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Descendants of the Sun
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Bello ed emozionante, non è da 9 per un pelo
Veramente molto bello ed emozionante. La storia tra un soldato e una chirurga regge benissimo ed è ben sviluppata, toccando diverse tematiche importanti. Anche la coppia di "supporto" ha la sua importanza nella serie, senza prendersi eccessivamente la scena, il che piace. Benché ci siano scene a volte un po' surreali (tipo le mine che a causa di un terremoto invece di esplodere si spostano) non sono fastidiose e tutto fila liscio. La connessione e i simpatici battibecchi dei due protagonisti sono stati, a mio parere, la formula vincente. L'unica pecca è che verso la fine appare un po' ridondante e le scene di alcune fasi del combattimento sono fatte malino. Ecco perché non arriva al 9 per un pelo. Il voto però rimane alto perché è fatto bene e ti fa rimanere incollato lo schermo, per me è 8,5.Questa recensione ti è stata utile?
Una pessima madre ideale
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Un drama in grado di cambiarci emotivamente e umanamente.
Recensito da: Effe IG:_Dramalia_“Solo due animali sono utili dalla testa ai piedi. Gli esseri umani…e i maiali. La gente pensa che i maiali siano sporchi e puzzolenti, ma non è così. Non solo fanno i bisogni in un posto specifico, ma dormono solo dove è pulito. Fanno spesso il bagno nel fango per rinfrescarsi ed eliminare gli insetti. Ma gli umani iniziarono a rinchiuderli nei porcili. Così i maiali non potevano più lavarsi nel fango e iniziarono a strofinarsi sui propri escrementi. Così sono diventati sempre più sporchi e aggressivi. Non è triste? Ma la cosa davvero triste è questa: i maiali non possono alzare la testa, perciò vivono per tutta la vita fissando il suolo. C’è solo un modo per un maiale di guardare il cielo: cadere. Cadere è un modo per vedere un altro mondo, un mondo che non si è mai visto prima, sia per i maiali che per le persone.”
“Good Bad Mother” nei primissimi minuti ci consegna strettamente tra le mani la sua intera anima, catturandoci fin da subito all’interno di un racconto che, nell’arco di 14 episodi, ci porterà inesorabilmente a mettere in discussione le nostre certezze, le nostre scelte e le nostre emozioni, finendo con il cambiarci, umanamente e sentimentalmente.
Ci sono tanti tipi di drama, tante categorie, alcune più semplici e immediate come i thriller o le romcom, altre più complesse, come quelle che vengono gestite dalle emozioni. Ne fanno parte i drama sentimentali, dolceamari, profondi nella loro delicata narrazione, estremamente commoventi nel loro racconto fatto di dolci risate e amare lacrime. “Good Bad Mother” è uno di questi drama, è un prodotto difficile, intenso, emotivo, doloroso; è un viaggio attraverso noi stessi, è una discussione imparziale tra la nostra mente e il nostro io. E’ uno di quei drama con cui piangere senza freni e ridere a crepapelle. E’ anche un drama che ribalta le convinzioni iniziali, che piega le certezze, che racconta di quanto il dolore possa cambiare una prospettiva, di quanto la paura possa sovrastare l’umanità ma soprattutto di quanto l’amore, alla fin fine, pur nel male, sappia sempre rinascere in qualche modo. “Good Bad Mother” ci narra di una donna, Young-soon, la cui vita è stata ingiusta fin dal principio, privata prima della sua intera famiglia e poi del marito, ucciso per non essersi piegato davanti a chi voleva portargli via il porcile, l'unica fonte di reddito per la quale aveva lavorato sputando sudore e sangue una vita intera. Ferita nell’orgoglio e nell’animo, ostacolata dalla criminalità e dalla corruzione della legge, si ritrova a crescere l’amato e tanto desiderato figlio, frutto di un amore puro e dolcissimo, con estrema durezza e intransigenza, divenendo a tutti gli effetti una “pessima madre”. Il primo sentimento che si incontra, iniziando questo viaggio, è l’umano giudizio con cui è facile puntare il dito contro questa donna dai modi eccessivi che impedisce al piccolo Kang-ho di crescere normalmente e, soprattutto, di perseguire i suoi sogni. Ma la vita è così, nonostante tutte le buone intenzioni, nonostante la si cerchi di prendere con il sorriso, nonostante si canti a squarciagola “Sono Felice”, qualche volta il suo percorso si interseca con il dolore, con la paura, con l’ingiustizia e, inesorabilmente, ci cambia. Cambiano le prospettive, cambia l’umana percezione di ciò che è giusto o sbagliato e allora si comprende che cantare non basta, che sognare non è sufficiente. Si inizia a pensare che si può vivere bene solo se si ha la possibilità di essere più forti degli altri. Ma è davvero così? Mentre vediamo Kang-ho decidere persino di farsi adottare da quello che sappiamo essere l’assassino del padre, mentre in un certo senso capiamo la sua scelta nonostante tutto ed empatizziamo con lui contro l’atteggiamento oppressivo di sua madre, un incidente cambia tutte le carte in tavola, per Kang-ho, per Young-soon e persino per noi. Vediamo davanti ai nostri occhi un ragazzo di 35 anni che torna all’età mentale di un bambino di sette, privato totalmente della mobilità e incapace di prendersi cura di sé stesso da solo. Osserviamo quella pessima madre mettere da parte il suo cuore spezzato e accorrere al suo capezzale, piangiamo con lei mentre i dottori le dicono che dovrà occuparsi da sola persino di cambiargli il sacchetto per le deiezioni. Singhiozziamo davanti a quel cucchiaio di riso che Kag-ho si ostina a rifiutare finché, un giorno, arrivano parole che suonano più dolorose di uno schiaffo in pieno volto, sia per noi giustiziatori della prima ora, che per lei, Young-soo, colpevole senza sconti di essere stata una vera pessima madre: “non mangio perché la mamma dice che se sono troppo pieno, non riesco a studiare.”
Young-soon crolla e noi crolliamo insieme a lei, piegati dalla vita che torna come un boomerang a chiedere il proprio conto, a rinfacciarci i nostri errori, a farceli subire e patire. Quel cucchiaio di riso che un tempo era un impedimento al successo, oggi diviene il sottile confine tra la vita e la morte. Tutto torna ad essere messo in discussione e allora le priorità e le prospettive cambiano ancora una volta. Young-soon cade come cade il maiale e, finalmente, intravede il blu del cielo che non era mai stata in grado di visionare. Il successo e il potere vengono rimpiazzati dal bisogno di vedere quella ciotola di riso venir ripulita per saziare la fame; poi da quelle bacchette che, piano piano, tornano a sollevarsi tra le mani incerte di un ragazzo che non ha mai smesso di combattere; più tardi ancora dalle gambe che tornano a percorrere, seppur con difficoltà, il loro pesante cammino. Infine arriva il rimorso accompagnato da un sentimento di materna protezione, la paura folle di perdere quel figlio recuperato per i capelli e la consapevolezza di aver rovinato i migliori anni con lui, di averlo spinto, inconsciamente, verso il più pericoloso dei percorsi. Ed è allora che il giudizio iniziale si trasforma in compatimento prima e in comprensione poi. Non esiste giustificazione per il modo in cui Young-soo cresce Kang-ho: le privazioni, la sua durezza, l’intransigenza difficilmente possono essere scambiate con amore puro. Ma la realtà non è mai bianca o nera, Young-soo è stata vittima della vita stessa, della paura di vedere quel figlio un giorno schiacciato e ignorato come lo era stata lei in passato, del terrore di non poterlo difendere e del tormento di pensare che lui stesso non avrebbe potuto nulla contro i più forti. È qui che si innesca l’umana comprensione e sì, si intravede anche un pizzico di amore in quella ragazza, madre e donna che ha visto la sua intera famiglia cadere davanti ai suoi occhi. Ma la vita non ha ancora finito di riscuotere il suo salato conto, e Young-soo si ritrova a dover scendere a patti anche con una nemica improvvisa, infida, imbattibile: la malattia. Il tempo inizia a scorrere più veloce mentre prova a cambiare le sorti di quel figlio tanto amato eppure tanto ferito. Ma Kang-ho è forte, e il destino, forse per ricompensarlo, gli viene in soccorso. Quando i suoi arti tornano alla normale funzionalità, la mente li segue, riportando i ricordi intatti. E’ in quel momento che scopriamo davvero quanto un figlio possa amare anche una pessima madre e quanto una pessima madre possa essere in realtà una “buona pessima madre”.
“Una madre può sostituire chiunque, ma nessuno può sostituire una madre”.
Ad accompagnarci in questo viaggio doloroso eppure bellissimo, troviamo gli abitanti di un villaggio rurale, uno stretto gruppo coeso di agricoltori dal carattere apparentemente burbero ma dal cuore gigante. Accanto a Kang-ho invece scopriamo l’incredibile forza e integrità di Mi-joo, il suo grande amore e madre dei suoi bambini. Una donna che è stata in grado di sostenere il suo uomo e persino di lasciarlo andare. Una donna che osserviamo dolorosamente destreggiarsi, divisa tra il risentimento per l’abbandono, la pietà e l’amore mai sopito. Una donna ferita che vede i suoi figli affezionarsi ad un uomo che non sanno essere il loro padre, lo stesso uomo che impara ad amarli senza sapere chi siano e che, seppur privato della memoria, non riesce a non provare dei sentimenti per lei, dimostrando ancora una volta che l’amore va oltre tutto, persino oltre la mente umana. Mi-joo ci insegna la capacità di comprendere, patire e perdonare. Ci dimostra come sopportare e supportare qualcuno. È l’esatta contrapposizione al ruolo di Young-soo, ci regala l’amore incondizionato, univoco, eterno ma libero da tutto, soprattutto dalla paura. “Good Bad Mother” ci parla di amore, un amore che è in grado di vincere la morte, l’ingiustizia, il dolore. Un amore che è ovunque: nell’innocenza dei gemelli, nella preoccupazione dei genitori di Sam-sik (amico-nemico d’infanzia di Kang-ho), nel conforto di una cittadina che è in grado di stringersi attorno agli altri, umile e benevola come solo la pietà umana può esserlo. Un amore che è nell’attesa estenuante di Mi-joo, negli occhi di sua madre che ha paura di vederla ancora ferita e abbandonata, nel cuore di Kang-ho che, per riscattare la sua famiglia, ha finto di abbandonare tutti ma in realtà ha rinunciato solo a sé stesso.
L’amore è nella semplicità del sostegno reciproco, nella cooperazione, nella comprensione, nel dolore, nelle risate, nelle lacrime, persino nella morte. È anche nell’atto di alzarsi in piedi durante il funerale di Young-soo e unirsi, tra i singhiozzi, al canto di “Sono Felice” perché lei, nonostante tutto, ha vissuto con amore e per amore.
“La vita è così affascinante e ti rende infinitamente grata. Quando ti toglie una cosa, la sostituisce sempre con un’altra. Perdere i miei genitori, mi ha insegnato ad apprezzare mio marito; perdere mio marito, mi ha insegnato ad apprezzare mio figlio; rischiare di perdere mio figlio, mi ha insegnato ad apprezzare me stessa per prendermi cura di lui al meglio. Sono stata fortunata a vivere questa vita così preziosa.”
Ho pianto disperatamente con Young-soo, ho riso a crepapelle con Sam-sik, ho cantato a squarciagola con i cittadini durante il funerale, ho sofferto in silenzio con Mi-joo, ho vissuto l’orgoglio di Kang-ho, ho sognato accanto a Ye-jin e Seo-jin (i gemelli), ho cambiato idea insieme a Seung-eon e Ji-seok (due tirapiedi pentiti). Ho giudicato, ho compatito, ho compreso, ho sofferto, ho riso, ho pianto, ho odiato e ho amato.
“Good Bad Mother” non è un drama facile, ma è un drama da vivere almeno una volta nella vita.
Kang-ho, Mi-joo, Young-soon, Sam-sik, Ha-yeong, Ye-jin, Seo-jin, Ji-seok, Seung-eon e tutti gli abitanti del villaggio, non sono in grado di dirvi addio, mi limiterò ad un “ci vediamo”.
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Noioso e banale
Business as Usual è un BL coreano che parte con buone intenzioni ma naufraga rapidamente. La trama è lenta e priva di spunti originali, appesantita dai soliti equivoci forzati e da un finale assolutamente prevedibile. La chimica tra i protagonisti è debole, tanto che il coinvolgimento emotivo resta sempre superficiale. Uno dei due personaggi è particolarmente irritante: banale, pieno di complessi e privo di qualsiasi spessore o fascino, al punto da rendere inspiegabile l’attrazione dell’altro. In un panorama BL in crescita, questo titolo risulta deludente e facilmente dimenticabile.Questa recensione ti è stata utile?
Sorprendentemente bello.
Iniziato per vedere più che altro Lee Jong-suk nei primi drama sono rimasta sorpresa non solo dalla sua bravura ma pure per il drama in sé. Storia accattivante e ben raccontata da aver voglia di vedere di più. Fuori dal comune l'abilità del protagonista ma non invadente e pure i altri protagonisti non sono normalissimi avvocati procuratori giudici etc sono particolari tutti. La storia d'amore c'è ma non è predominante e forse penalizata un po' della poca chimica che ho percepito tra loro, ma nel complesso ci sta è più un drama drammatico .Il killer è inquietante 😳
Un drama maturo e ben fatto merita la visione.
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Eccezionale.
Un drama unico.Oltre al fatto di essere ambientato in Francia, parla di argomenti inusitati per i drama coreani,come i profilattici, il sesso e i reali problemi di una vecchia coppia, oltre ad altri temi importanti, ma già affrontati da qualcuno dei drama migliori, come il divorzio, l'eccesso di lavora in Corea ecc. La narrazione corale e l'assenza dei soliti drama-cliché lo hanno reso ancora più prezioso ai miei occhi e molto più moderno di tanti drama del 2022, secondo me. Gli attori poi...tutti bravi. Lo rivedró assolutamente. Non perdetevelo.Questa recensione ti è stata utile?
Un’opera che lascia il segno.
Alla prima visione avevo scritto che dare “solo” 10 a questa serie mi avrebbe costretto ad abbassare tutti i voti assegnati fino a quel momento. E, a distanza di tempo, quel giudizio resta sostanzialmente invariato. Reply 1988 è un vero romanzo corale, scritto in modo magistrale, che attraverso la vita quotidiana di cinque o sei famiglie nella Corea del Sud degli anni ’80 racconta molto più di una semplice storia di quartiere.Figli tra i 18 e i 25 anni, genitori, coniugi e vicini di casa diventano parte di una comunità autentica, dove il sostegno reciproco è una necessità prima ancora che una virtù. Il paragone più immediato è con This Is Us, ma qui il racconto è calato pienamente nella cultura coreana e privo di quelle forzature “politicamente corrette” che spesso appesantiscono le serie occidentali: ogni personaggio ha pregi, difetti e un proprio percorso di crescita e catarsi, senza giudizi morali o cinismo.
Con le dovute cautele, si potrebbe persino accostare la struttura narrativa a grandi romanzi ottocenteschi come I Promessi Sposi, Guerra e pace o Anna Karenina: non per ambizione, ma per la capacità di delineare con precisione sia i singoli personaggi sia il contesto storico e sociale che li circonda. Tutti vengono osservati con empatia, partecipazione e profondo rispetto per il loro dolore e le loro scelte.
Il cast è straordinario, la fotografia e le musiche rafforzano il tono nostalgico senza mai scadere nella retorica, e l’assenza di vere “sbrodolature” rende la serie, nel complesso, equilibrata e coinvolgente. È un prodotto consigliabile anche a un pubblico giovane, dai 13-14 anni in su, per la delicatezza e l’universalità dei temi trattati.
Detto questo, alla seconda visione sono emersi alcuni limiti: in particolare il tono spesso troppo alto e urlato degli adulti, quasi da schiamazzi di quartiere, che a tratti risulta stancante. Inoltre, verso il finale, alcune scene appaiono inutilmente dilatate, come certi approfondimenti sulla depressione legata alla menopausa di una delle protagoniste, che spezzano il ritmo senza aggiungere molto al racconto.
Nonostante ciò, Reply 1988 resta una serie di rara eccellenza, capace di raccontare con occhi velati di nostalgia un periodo della vita in cui, in una Corea del Sud ancora segnata dalla povertà e dalla sussistenza minima, non mancavano mai la solidarietà autentica, l’amicizia vera e la condivisione profonda dell’esistenza quotidiana. Un’opera che lascia il segno.
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Commedia carina, ma protagonista sbagliata.
Serie difficile da recensire, perchè per quanto mi riguarda mi sono ritrovata in una situazione davvero singolare: di solito i protagonisti sono chiari, possono piacere o non piacere, essere credibili o meno, ma resta il fatto che sono quelli. Mai mi è capitato di trovarmi a sperare di avere come protagonista - femminile in questo caso - un personaggio che poi invece non lo è. Davvero, una situazione strana. Ma procediamo con ordine...Commedia che sa essere a tratti divertente e a tratti più profonda. Il protagonista è chiaro fin da subito, lo chef Kang, abilmente interpretato da Jo Jung Suk, in una delle sue performance a mio avviso meglio riuscite insieme al ruolo secondario in "The King 2 hearts" (e anche lì riveste i panni di un personaggio estremamente corretto e cauto, sentimentalmente impacciato e inesperto, concentrato sulla carriera ma fondamentalmente dall'animo gentile...E' il suo ruolo, insomma!). Abbiamo poi due figure femminili: Na Bong Soon, giovane aiuto-cuoca in grado di vedere i fantasmi e timorosa di tutto, persino della sua stessa ombra, non che segretamente innamorata dello chef e poi Shin Sun Ae, fantasma di una giovane ragazza morta che vaga senza pace nel mondo degli umani e che solo Na Bong Soon può vedere. Caratterialmente sono una l'opposto dell'altra, tanto Bong Soon è un pulcino spaurito capace solo di balbettare "mi scusi, chef", "mi dispiace, chef", "si, chef", tanto Sun Ae è dirompente, schietta, diretta ed esuberante. Il rimpianto di Sun Ae è quello di essere morta vergine, motivo per cui si impossessa del corpo di giovani donne cercando - senza successo - di raggiungere il suo obiettivo e togliersi il capriccio. Ovviamente si impossessa del corpo di Bong Soon, dapprima senza il suo permesso e poi in accordo con la giovane, e punta dritta al letto dello chef Kang, che si trova quindi davanti a un personaggio bipolare, che alterna - pochi - momenti remissivi/timoroso e - molti - momenti "maniacali", così come li definisce lui, in cui la fanciulla cerca palesemente di saltargli addosso. Sono i momenti più divertenti e più frequenti, perchè già dopo i primissimi episodi i momenti della vera, noiosissima e inconsistente Bong Soon si riducono all'osso e al comando del suo corpo c'è quasi sempre Sun Ae. Tutti i momenti più intensi e divertenti della serie, baci (quasi tutti) inclusi, sono tra lo chef e il fantasma. E se inizialmente l'interesse di Sun Ae è prettamente fisico, col tempo finisce per innamorarsi anche lei dello chef e il rapporto tra i due si arricchisce anche di scene molto dolci (come quella sull'altalena dove lei confessa tutte le cose che vorrebbe fare e che non ha mai fatto). C'è una terza figura femminile, che nell'immaginario dovrebbe fare da rivale, ma che sembra quasi non entrare nemmeno in scena, perchè sostanzialmente la verità è che la rivale di Sun Ae è Bong Soon: inutile dire che la simpatia è tutta per la prima, la coppia formata da lei e dallo chef fa scintille ed è anche la coppia che occupa l'80% delle scene, tant'è che speravo fosse lei alla fine a incontrare il lieto fine. Certo c'era l'ostacolo - non da poco - della sua dipartita, tornare in vita era un po' una forzatura, a meno di rubare il corpo a una Bong Soon magari in punto di morte... ma Bong Soon non è un personaggio cattivo, è piatta, insignificante, timida, perennemente impaurita, ma dipinta come una ragazza di buon cuore, quindi regalarle una brutta fine non sarebbe stato possibile. Ed ecco quindi che a una certa Sun Ae si fa da parte, l'attenzione si sposta sul mistero legato alla sua morte, mentre lo chef - venuto a conoscenza dell'esistenza del fantasma - dopo un primo momento di smarrimento decide di dichiararsi a Bong Soon (certo, apprezzava da anni il blog che la ragazza gestiva senza sapere che fosse lei, ma torno a ripetere che tutte le scene importanti della serie le ha vissute con la ragazza fantasma). Anche dal punto di vista dei personaggi secondari, spiccano il padre e il fratello di Sun Ae, e le relazioni di famiglia sembrano per assurdo dare ancora più spessore al personaggio. La fine è stata una magra consolazione: Sun Ae trova il suo lieto fine nell'aver risolto il mistero della sua morte e nell'aver avuto modo di rincuorare il padre, Bong Soon si mostra sempre più sicura di sé stessa e inizia a mostrare quel carattere che sembrava non avesse (che nelle ultime scene arrivi a porsi in modo sfrontato come era solita fare Sun Ae l'ho trovato poco credibile e francamente fastidioso).
Concludendo: una commedia carina, che fa apprezzare la fanciulla fantasma fino a tifare per lei, ma che poi forza l'happy ending con la ragazza insipida (e il cui personaggio è stato poco approfondito/sviluppato, vuoi anche per il ridotto numero di scene a lei dedicate rispetto all'altra).
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