In Corso 24/30
Dawn Is Breaking
2 persone hanno trovato utile questa recensione
ago 29, 2024
24 di 30 episodi visti
In Corso 0
Generale 9.5
Storia 9.5
Acting/Cast 10
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 10

una delle miniserie più belle viste finora

ho visto per caso Richard Li in una delle sue precedenti miniserie e ogni volta mi sorprende per le sue capacità recitative.
Sempre più bravo, peccato vederlo solo in short drama, meriterebbe una serie tv tutta sua.
Questa miniserie è fatta veramente bene, adoro i loro costumi e la storia è interessante. per ora nessun colpo di scena ma non vedo l'ora di guardare gli ultimi 6 episodi per sapere come lo fanno finire. spero che almeno questa volta il personaggio di RL abbia un lieto fine. Kudos a sceneggiatori, costumisti, attori.. tutti bravissimi e soprattutto è girato con la stessa qualità dei telefilm lunghi. bravi, bravissimi!!

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Try: We Become Miracles
1 persone hanno trovato utile questa recensione
set 15, 2025
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 9.0
Storia 8.0
Acting/Cast 10
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 10

Lo sport, veicolo di crescita e di educazione

Serie appassionante che affronta il tema dell’educazione attraverso due prospettive profondamente diverse.

Da un lato ci sono adulti disposti a mettersi in gioco fino in fondo, rinunciando alle proprie ambizioni personali, all’orgoglio e persino alla salute fisica, pur di accompagnare giovani adolescenti di un liceo sportivo in un percorso di scoperta: di sé stessi, del proprio potenziale e della propria vocazione, sportiva e umana.

Dall’altro lato emergono invece genitori, dirigenti scolastici e sportivi, spesso più attenti a calcoli e pregiudizi che al bene dei ragazzi. Con il timore di cadute o fallimenti, finiscono per negare ai giovani la possibilità di rischiare, sperimentare e dimostrare il proprio valore.

La regia, vivace e coinvolgente, riesce a trasmettere l’energia del racconto, mentre le interpretazioni attoriali si distinguono per intensità e autenticità. Al centro c’è il rugby, sport che nell’immaginario collettivo appare duro e violento, ma che qui viene restituito nella sua essenza più profonda: disciplina di squadra, rispetto, coraggio e crescita.

Una serie intensa e stimolante, capace di emozionare e far riflettere: assolutamente da vedere e rivedere.

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Goblin
1 persone hanno trovato utile questa recensione
feb 12, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 9.0
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 8.0

Storia di redenzione e rinascita

Un fantasy straordinario, recitato da attori carismatici e supportato da una fotografia curatissima. La trama cattura fino alla fine, anche se può risultare un po’ complessa per chi non è familiare con la cultura orientale: molti elementi sembrano radicati nella mitologia e nel sentimento religioso coreano.

Ho seguito la serie fino all’ultimo episodio e l’ho poi rivista una seconda volta, attratto dalla profondità della narrazione. Attraverso figure mitologiche – Goblin, Cupi mietitori, reincarnazioni fino a quattro volte – la storia esplora temi universali come vita e destino, colpa ed espiazione, amore, amicizia e fratellanza, bene e male. Alla fine, tutto converge in un progetto divino oscuro all’inizio, ma illuminante alla fine della storia.

I due protagonisti principali sono straordinari, probabilmente la coppia più riuscita tra tutti i kdrama che ho visto finora. Riescono a trasmettere con intensità struggente il concetto di amore eterno e indissolubile, rendendo la serie non solo un’esperienza visiva, ma anche emotivamente coinvolgente.

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Mr. Sunshine
1 persone hanno trovato utile questa recensione
da Sku
ott 15, 2024
24 di 24 episodi visti
Completo 0
Generale 9.5
Storia 10
Acting/Cast 9.0
Musica 9.0
Valutazione del Rewatch 8.0

Imponente affresco storico

Imponente drama storico sulla perdita dell’indipendenza coreana e conseguente annessione giapponese nei primi anni del secolo scorso. Nello sfondo storico si intrecciano le vicende dei vari personaggi principali dei quali seguiremo l’evolversi nel tempo.
Un ragazzino fugge negli Stati Uniti dopo lo Shinmiyangyo del 1871, Farà ritorno in Corea qualche anno più tardi come ufficiale dei marines. Durante la sua permanenza conoscerà la nobile Go Ae-shin che fa parte di un movimento ribelle.
Nel frattempo i giapponesi inizieranno dapprima a considerare la Corea come loro protettorato per poi infine annetterla nel 1910.
Serie bellissima ma non semplice, ventiquattro episodi di oltre settanta minuti ciascuno (sostanzialmente dei piccoli film) possono davvero mettere alla prova. Sarà facile passare dalla risata alla lacrima in pochi minuti.
Tuttavia la bellezza dei costumi, della fotografia e delle scenografie la rendono davvero notevole. Così come la caratterizzazione dei personaggi tra cui lo strepitoso Goo Dong Mae uno dei migliori personaggi mai scritti in un drama.
Serie che consiglio decisamente anche se alla fine l’unica cosa chiara sará che coreani e giapponesi non si amano (non è vero sará chiarissimo anche il resto)

“Gun, glory, sad ending”

Voto 9,5

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Watashi no Otto to Kekkon Shite
1 persone hanno trovato utile questa recensione
ago 22, 2025
10 di 10 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10
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Riscoprire sé stessi: il viaggio emotivo di Misa

Il drama racconta la storia di Misa, una donna tradita dal marito e dalla sua migliore amica, che dopo essere stata uccisa si risveglia dieci anni nel passato con la possibilità di riscrivere il proprio destino. Inizialmente spinta dalla vendetta, cerca di manipolare gli eventi per allontanarsi dai due traditori, ma la comparsa di Wataru, uomo assente nella sua linea temporale originale, le offre la possibilità di guarire e di ritrovare fiducia nell’amore.

I personaggi principali sono ben delineati: Misa cresce da donna fragile a protagonista consapevole, Tomoya (il marito) rappresenta il lato tossico e manipolatore e narcisista, Reina (l’amica) la traditrice, al personaggio riesce a rendere la falsità e l’ambizione credibili, mentre Wataru è il sostegno e il nuovo orizzonte emotivo per Misa...

Un aspetto interessante è il ritmo narrativo: la serie alterna momenti di tensione psicologica (intrighi, manipolazioni, scelte morali) a momenti di intimità sospesa, in cui lo spettatore respira insieme a Misa e percepisce la sua trasformazione.

Dal punto di vista tematico, Marry My Husband (versione giapponese) si muove tra vendetta e rinascita. La trama mette in discussione se liberarsi dal passato significhi punire chi ci ha ferito o, piuttosto, ricostruire sé stessi.

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A Korean Odyssey
1 persone hanno trovato utile questa recensione
mar 4, 2023
20 di 20 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 9.5
Acting/Cast 9.5
Musica 9.5
Valutazione del Rewatch 8.5

Drama fantasy davvero bello.

L'ho rimandato visto che sapevo un po' che non sarebbe stato un drama leggero ma ho fatto male perché è il tipico drama che adoro.
Fantasy che più fantasy non si può,demoni, esseri superiori, spiriti malvagi, dei ,zombie etc in un intreccio con il mondo umano.Poi ovviamente non può mancare l'amore quello impossibile ma grande e qui supera l'inimmaginabile.Ci sono anche le risate quelle di gusto, un poco di bromance alla "goblin" che fa molto ridere.
I protagonisti bravissimi,pure quelli in secondo piano hanno il loro spazio nella storia.Ci sono baci quelli veri che tolgono il fiato.
Già dal inizio fa presagire un finale non roseo e così é ma non l'ho visto come una mancanza ma una conclusione giusta per tutta la storia.
Sarà anche vecchiotto come drama ma è davvero bello e merita di essere visto.

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Shanai Marijjihani
1 persone hanno trovato utile questa recensione
da AleLu
mar 28, 2021
7 di 7 episodi visti
Completo 0
Generale 7.5
Storia 8.0
Acting/Cast 7.5
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 1.0
Questa recensione può contenere spoiler

Una mezza sorpresa

Premessa: mi piacciono i Jdrama perché sono solitamente di pochi episodi e poco impegnativi, a volte però proprio perché poco impegnativi li trovo snervanti.
Questa volta sono rimasta piacevolmente colpita.
Prima di tutto la storia è strutturata bene, regge fino alla fine.
Il rapporto cresce durante tutta la visione, i caratteri trovano i loro spazi, loro trovano i loro spazi. L'assenza diventa presenza, la solitudine si trasforma in compagnia. I due si piacciono e non lo si nasconde fin dall'inizio, un amore non infantile, con alti e bassi, gelosia e qualcosa più dei baci. Può una relazione nascere così? Personalmente mi ricorda quei matrimoni combinati che odio, in questo caso la scelta però è dei protagonisti che hanno pure fortuna nello scegliersi. Se lo facessi io mi beccherei il vecchiaccio di turno!

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Eighteen Again
1 persone hanno trovato utile questa recensione
nov 20, 2022
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 9.5
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 8.5
Valutazione del Rewatch 9.5

Bellissima sorpresa

“18 Again” mi ha spiazzata perché non mi aspettavo mi piacesse così tanto. Pensavo fosse identico al film americano ed invece ha una storia tutta sua che supera di gran lunga quella da cui è tratto.
Questo drama mi ha fatto ridere, piangere, riflettere sulla vita e le sue difficoltà, pensare alla famiglia e al valore che dobbiamo riservargli. È un drama che ci ricorda che la vita è agrodolce, che sbagliare e commettere errori è umano ma si può sempre rimediare e imparare da essi.
La recitazione di Lee Do-Hyun è stata incredibile ma devo ammettere che tutti gli attori sono stati bravissimi.
Questo drama mi ha conquistato il cuore e avrà un posto speciale nella lista dei miei drama preferiti.

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Donggung
1 persone hanno trovato utile questa recensione
da weirde
10 giorni fa
8 di 8 episodi visti
Completo 0
Generale 7.0
Storia 7.0
Acting/Cast 7.0
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 5.5
Questa recensione può contenere spoiler

Bello e maestoso, ma dietro la superficie dorata alcune cose non tornano

Bel drama, ben prodotto, ben girato ben recitatomo, in ogni fotogramma si vede che c'è stato un noevole sforzo produttivo dietro. Niente da dire su fotografia ed effeti speciali. Veramente maestoso. Anche la recitazione è veramente eccellente. TUtto molto bello, ma.....se uno si ferma a riflettere più attentamente sulla trama...bè, le 8 puntate potevano essere 5 o 6 senza problemi. Lo spunto iniziale è deboluccio e già visto (vedi The haunted palace ad esempio), il grande segreto dell'imperatore e di sua madre era piuttosto ovvio. oglio dire se lui è salito al trono 30 anni prima perchè i suoi fratelli sono morti, chi mai ci sarà stato dietro alle loro morti? Chi ci ha guadagnato? Lui. Come direbbe Poirot se elimini tutto il uperfluo al nocciolo rsta ovvia verità. E qui che tutto fosse stato fatto in famiglia per csì dire era ovvio. Anche perchè il fasma del lago poi me lo eliminano all'improvviso facimente dopo averci detto per dialoghi e dialoghi quanto fosse forte....Comunque ovvietà a parte, ripetizioni inutili a parte (quante volte muore e resuscita il protagonista? Direi che qualcuna si poteva evitare), il drama resta solido e ben fatto. Il mostro carino è troppo carino, E quindi perdono quasi tutto a questa serie tv, perchè anche il finale è soddisfacente.

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The Story of Ming Lan
1 persone hanno trovato utile questa recensione
nov 5, 2024
78 di 78 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10

Un drama perfetto, da guardare ed assaporare capitolo dopo capitolo. Non rimarrete delusi, anzi!

Guardare questo drama è stato come assistere ad una partita a scacchi di altissimo livello.
La trama è un intreccio ottimamente congegnato di azioni, parole e pensieri.. ognuno legato strettamente all'altro, Non ci sono sbavature, non ci sono lacune nè momenti inutili,
Non ci sono sputi di sangue nè ricordi noiosi che servono per allungare i tempi.
Gli attori, tutti, sono stati eccezionali, Sembrava di assistere ad una vita reale, quelli non sono attori che stanno recitando, quelle sono persone che stanno veramente vivendo quella storia.
Ogni mimica, atteggiamento, gesto, sguardo.. è perfetto, è giusto e adatto al momento in cui avviene.
E questo vale tanto per le figure positive quanto per quelle negative.
I dialoghi sono curati e persino istruttivi, soprattutto quelli fra la nonna e Ming Lan. Stupendi!
Non ci sono grandi scene d'amore e passione, ma non servono, anzi sarebbero stonate. C'è in ballo un amore più profondo, fatto di complicità e amicizia, di rispetto e affiatamento. D'altra parte la storia va molto oltre una storia d'amore, qui si parla di cospirazioni tanto in famiglia cosi come a corte, Il grande ed il piccolo si rispecchiano.
I due attori protagonisti, danno vita a due personaggi diversi fra loro ma complementari, hanno creato un osmosi tangibile. Cosi come lei dice.. tu sei la voce ed io il tuo respiro..
Le musiche non sono state fastidiose, hanno accompagnato le scene con leggerezza e senza prevalere come spesso avviene in altri drama.
I vestiti soprattutto femminili, sono stupendi, le acconciature molto eleganti . Si sono serviti di numerose comparse e cavalli. La traduzione è stata perfetta! molto accurata. I traduttori sono sempre da ringraziare senza i quali come potremmo goderci di perle come questo drama?
Bravi, bravi bravi a tutti! bravissimi!

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Potato Research Center
1 persone hanno trovato utile questa recensione
mag 25, 2025
12 di 12 episodi visti
Completo 2
Generale 9.0
Storia 9.0
Acting/Cast 10
Musica 8.5
Valutazione del Rewatch 8.5

perfetto confort drama (recensione Italiano e Inglese)

The Potato Lab è il drama perfetto per quando hai il cuore un po’ stanco e ti serve qualcosa di tenero e accogliente 🧸. È una coccola, una coperta calda, una ciotola di patate al forno mangiata sul divano.

Ho temuto per un attimo una red flag gigante 🚩 che mi stava per far scendere il voto in picchiata… ma no, tutto rientrato con grazia (e un po’ di logica, finalmente).
I due protagonisti funzionano benissimo, i dialoghi sono frizzanti, e le dinamiche tra scienza, lavoro e sentimenti sono trattate con una leggerezza che non sfocia mai nel banale.

Non è un drama che cambia la vita, ma è uno di quelli che ti fa sospirare, sorridere e dire: “Dai, un altro episodio lo guardo” 🫠.

Voto: 9/10 – Comfort drama riuscitissimo. Tenero, originale e pieno di patate… come non amarlo?

The Potato Lab is the ultimate comfort drama 🧸. It’s warm, sweet, and as cozy as a bowl of mashed potatoes eaten under a blanket.

I’ll admit, I briefly feared a massive red flag 🚩 that would have tanked the score… but luckily, logic prevailed and everything worked out in the end 🙏.

The leads are charming, the chemistry is just right, and the mix of science, small-town life, and gentle romance makes for a soothing, feel-good watch.

It won’t change your life — but it will definitely improve your evening. You’ll smile, sigh, and probably binge it faster than you meant to 🫠.

Rating: 9/10 – A soft, comforting drama full of heart (and potatoes). What’s not to love?

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Esquire
1 persone hanno trovato utile questa recensione
set 15, 2025
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 7.0
Storia 7.5
Acting/Cast 8.0
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 6.0

Diciamolo tutti insieme: questo non è un drama d'amore!

La dinamica attorno a cui si dipana tutto il drama è interessante e anche a tratti accattivante: le diverse forme d'amore in un contesto legislativo. E' un drama per la maggiore episodico, che riesce in questo senza lasciare buchi di trama o dare spiegazioni senza senso. Ma è altresì vero che non mi è rimasto particolarmente impresso nella memoria: l'ho finito da meno di una settimana e già non ricordo molte cose (io ho la memoria di breve durata ma così breve vuol dire che non mi ha lasciato proprio nulla). Quindi sì è una serie carina, che si fa vedere con molta calma e tranquillità ma non brilla in nulla. Una classica serie di quelle che quando non sai cosa guardare ti possono tenere compagnia. Per quanto riguarda la questione amorosa da molti contestata, per me è giusto che il tutto sia stato gestito in questa maniera. Tra i due non c'è nulla di affrettato e ingannatore ma anzi lascia molto spazio ad una eventuale seconda stagione, un po' come vengono gestite le serie americane: se si andrà avanti se ne potrà riparlare, altrimenti rimane un rapporto lavorativo/esplorativo per nulla forzato ma almeno amichevole. Poi non è che non ci siano coppie: vi siete dimenticati quei due? Dai, su!

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Something in the Rain
1 persone hanno trovato utile questa recensione
nov 7, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 6
Generale 6.5
Storia 5.5
Acting/Cast 7.0
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 1.0

sopravvalutato, lei toxic

Sono invecchiata guardandolo. Lento in maniera disarmante e inutilmente prolisso: quello che racconta in 16 puntate poteva tranquillamente stare in 8, o persino in un film. Le prime sette sono il nulla cosmico. L’avevo droppato dopo la terza, ma mi sono imposta di finirlo… e me ne sono pentita.

Ho apprezzato solo alcune cose: il cambiamento iniziale di lei sul lavoro, il fratello che difende la sorella insieme al fidanzato, e la figura del padre — uno dei pochi personaggi con un minimo di spessore.

Il drama tenta di toccare temi importanti come stalking, revenge porn e molestie sul lavoro, ma lo fa in modo superficiale e incoerente. Tutto resta in superficie, senza mai lasciare un vero segno.

Lei è di una mosciaggine esasperante, fastidiosa. Non evolve davvero: sarebbe stato bello vederla crescere, passare da succube a donna consapevole… e invece niente. Le sue scelte rasentano spesso l’assurdo — tipo salire in macchina con l’ex per recuperare un telefono. Ma davvero?

La madre, poi, è una macchietta: esagerata, invadente, tossica. Bello solo il momento in cui lei finalmente tiene il punto con i genitori, ma anche lì, tutto finisce in melodramma. Scene come lo schiaffo al fidanzato o il “non è alla nostra altezza” rasentano la telenovela.

E lei? Un continuo altalena di incoerenze. Dice di volerlo, poi scappa. Si lascia influenzare da tutti. Fa la vittima, ma spesso è complice delle proprie disgrazie. Quando lui le propone di convivere, mente; quando lui sparisce, tira fuori un orgoglio improvviso e fuori contesto.

Il salto temporale di tre anni è la ciliegina: lei non sa stare sola e si infila in una relazione a caso per compiacere la madre. La sottotrama del lavoro, che poteva essere la parte più interessante, viene liquidata in due battute finali.

Lui rimane l’unico personaggio con un minimo di coerenza e dignità. Il resto è un vortice di scelte senza senso, dialoghi lenti e un finale che lascia più irritazione che emozione.

Un applauso al fratello per il suo discorso alla madre — peccato che, come tutto il resto, non porti a nulla.

In sintesi: lei odiosa, lui troppo buono, la trama trascinata. 6.5 solo per lui.

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Zhe Yi Miao
1 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
9 ore fa
33 di 33 episodi visti
Completo 0
Generale 5.5
Storia 5.0
Acting/Cast 7.5
Musica 4.5
Valutazione del Rewatch 4.5
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Una delusione (non) annunciata

Partiamo da una delle poche considerazioni positive: l’ho messo in lista solo qualche settimana fa, prima ne ignoravo l’esistenza per cui fortunatamente non l’ho atteso tra i titoli più preannunciati dell’anno. Detto questo, qualcosa – comunque - mi aspettavo. Fin dai tempi di “Fall in love” (2021) sono alla ricerca di un altro bel romance ambientato durante l’era repubblicana cinese, ma ad oggi ancora non ne ho trovato mezzo, salvo incappare di tanto in tanto in qualche short drama dalla realizzazione discutibile. Poi vedo la scheda di “Overdo” e la speranza ovviamente riaffiora: oltre trenta puntate, cast di prim’ordine e un budget che promette un lavoro tecnicamente curato. Sembrano esserci le giuste premesse, insomma.
Paradossalmente, buona parte di quanto elencato non è stato disatteso. Solo, il tutto poggia su un copione simile a quelli dei mediocri short drama che citavo prima… Che spreco. Che la trama sia debole – tanto per usare un aggettivo gentile – è evidente fin dal primo episodio… Ho davvero perso il conto delle volte in cui mi fermavo a chiedermi “Ma perché?!?!”, tanto che a un certo punto ho iniziato pure ad annotarmi tutte le insensatezze sul block notes, ma sono arrivata a riempire il foglio prima ancora di raggiungere la metà degli episodi, al che ci ho rinunciato.

TRAMA – Sintetizzando (perché altrimenti ci vorrebbero pagine intere), è la travagliata storia d’amore tra un lui solo e disilluso, rimbalzato tra due famiglie di origine e di una lei dal triste passato in cerca di più di una vendetta, aspetto che nasconde puntualmente a lui ogni volta che le loro strade si incrociano. Tra stratagemmi, bugie, confessioni immancabilmente lasciate a metà e scelte che cercano in ogni modo di essere fraintese, trovano spazio le compagne di disgrazie di lei e la stramba famiglia di lui, un misto di legami biologici e non, rapporti fraterni di difficile definizione e genitorialità devota al potere e al lustro del nome di famiglia.
Il tutto viene farcito con un’infinità di drammi esagerati, colpi di scena incomprensibili, separazioni e riconciliazioni che si ripetono come in un loop infinito, che rendono la relazione di certo non commovente, bensì solo e semplicemente estenuante.
Il finale potrebbe sorprendere in negativo, ma dopo trenta episodi mediocri mi chiedo chi possa rimanere inaspettatamente deluso: dopo anni – e puntate – di drammi travagliati, la soluzione più che mai comoda è quella della dipartita di massa.

CHICCHE DAL BLOCK NOTES (una piccola selezione, l'elenco sarebbe infinito):
- Scene con nevischio che va e che viene a seconda del vicolo e che si mescola a una luce troppo calda che crea confusione sul clima effettivo, complice anche un abbigliamento troppo leggero
- Cadute che dovrebbero generare dolori lancinanti – la cui guarigione richiederà tempo – ma che lì per lì non impediscono la conversazione colloquiale
- All’inizio lei riconosce lui dalla foto (ovviamente coincidenza vuole che lui sia la prima persona nella quale si imbatte arrivata nella nuova città), lui peggio ancora incrocia il suo sguardo e magicamente capisce che è la sconosciuta con la quale ha scambiato alcune lettere.
- I primi episodi contano una quantità innumerevole di brevi flashback, che inseriti così creano solo confusione
- Buchi nella trama all’ordine del giorno
- Lui scopre che lei è un’assassina e, una volta raggiunta mentre si da alla fuga sul treno, la prima cosa che le fa presente è la promessa di piantare insieme le piante di genziana (scena a dir poco assurda).
- I fiori di genziana: messi tanto per fare la scena di dare fuoco a interi campi, simbolo del loro primo incontro ma che diventano ridicoli ritrovati col furto della pellicola piuttosto che afferrati nella neve in stato quasi moribondo.
- Sovra drammatizzazione costante e continua, per ogni sciocchezza. Anche l’ingresso di una persona in una stanza, con focus sulla falcata e sulla scarpe di vernice lucida, sembra promettere chissà quale evento clou. Ma per favore.
- Lui è un medico innamorato di una lei che crede colpevole di omicidio. Dato però che lei ha un motivo, non solo la giustifica… Ma la aiuta anche ad uccidere la vecchia direttrice dell’orfanotrofio? Così, dal niente. E per di più, ricordo, è un medico.
- Si dice che i gatti abbiano sette vite. I protagonisti di questo drama ne hanno molte ma molte di più. Infinite le volte in cui si ritrovano con ferite o situazioni mortali, tra proiettili, bastonate, cadute dall’altro, fendenti profondi, ferite all’altezza del cuore… Ma niente, scampano per un soffio tutte le volte. Va bene un paio di colpi di fortuna, ma poi basta, altrimenti diventa ridicolo.
- I paraocchi di Qing Yu: presentato come uomo tutt’altro che limitato, c’è da chiedersi come non possa aver fiutato niente di strano nel rapporto tra i due protagonisti. Persino il gatto di casa – quello con sole sette vite – ci sarebbe arrivato.
- Banalità nei momenti clou: come la storia dei fiori sul treno, anche nell’unica breve parentesi che trascorrono assieme tra i temi affrontati c’è… l’anatra in agrodolce. E ho detto tutto.
- Cambio scena, cambio mood: con una frequenza quasi periodica arriva il momento in cui sembrano quasi avvicinarsi, magari complice qualche rivelazione che dovrebbe cambiare l’assetto delle loro dinamiche. Si fa chiarezza su un punto? Bene, peccato che la scena dopo li vede incontrarsi ognuno ancora guardingo e fermo sulla propria posizione, come se nulla fosse stato.


PERSONAGGI:
Murong Qing Yi, il ML autolesionista per eccellenza. Con passato – emotivo e fisico – estremamente doloroso e buonissime capacità intellettive, passa l’intera serie a lasciarsi maltrattare, tra tradimenti, manipolazioni e umiliazioni da parte di tutte – la donna che ama e i suoi famigliari – salvo poi perdonare e amare incondizionatamente (soprattutto lei). E’ un personaggio talmente senza speranza che suscita una pietosa simpatia.
Ren Su Su (o Fang Mu Lan, ma qui l’assonanza con la nota eroina della Disney porterebbe a un paragone infelice): giovane donna con un chiaro obiettivo e per raggiungere il quale non guarda in faccia a nessuno. Se Qing Yi non fosse stato dedito a una continua resa incondizionata, lei sarebbe potuta uscirne quasi come un’eroina. Invece, l’atteggiamento zerbinoso di lui la fa risultare una stronza egoista, crudele e manipolatrice. Si può capire la logica del suo ragionamento, ma difficile trovarsi a fare il tifo per lei. Per entrambi i protagonisti, inoltre, l’evoluzione è ai minimi termini: atteggiamenti immutati che promuovono gli stessi errori nel corso degli anni. Ne deriva quindi un rapporto autodistruttivo che si traduce in una sofferenza gratuita e reciproca.
Murong Qing Yu: fratello maggior biologico sul quale cade la pesante responsabilità di tenere alto il nome della famiglia. Sinceramente affezionato a Qing Yi ma anche imbrigliato nelle relazioni con gli altri famigliari, vive una vita di rinunce personali. Dopo la scoperta dell’identità di Ren Su Su cambia drasticamente, e in modo alquanto eccessivo.
Li Bo Ze: pseudo fratello che sembra vivere inizialmente sulle nuvole, rappresenta “l’altro” bambino, quello amato da tutti. A differenza dei protagonisti, il suo personaggio mostra quanto meno un’evoluzione che lo porterà a schierarsi su diversi fronti fino a una comprensione più completa del quadro generale, in termini di affetti, legami e giustizia.
Muron Jin Rui: fastidiosa, sgraziata e poco acuta primogenita della famiglia Murong. Speravo in una sua evoluzione – nel bene o nel male – e invece si limita a seguire costantemente la madre al pari di un’appendice.
Cheng Jin Zhi: la madre meno madre della storia, almeno nei confronti di Qing Yi. Fin da subito si intuisce che il suo comportamento assurdo deriva da un fatto personale che si ostina a negare, ma detto ciò la crudeltà con la quale tratta il figlio va al di là di ogni ragionevole spiegazione. Eccessiva, anche nella malattia.

CAST – I protagonisti non sono di certo gli ultimi attori trovati per strada, anzi. Ho sempre trovato Wang Chu Ran estremamente distintiva e carismatica – sebbene non abbia gradito alcuni suoi drama, ma per motivi che nulla hanno a che vedere con la sua recitazione – e Zhang Ling He è tra gli attori di spicco dell’anno, portato in auge grazie alla fortunata serie “Pursuit of Jade” dello scorso marzo. Come sia finito a prendere parte a questo drama resta per me un mistero. Per la serie: ma il copione l’aveva almeno letto? Vero che ci sono attori bravi ma semisconosciuti che devono “accontentarsi” del ruolo principale in produzioni palesemente non di qualità, ma non mi sembra proprio questo il caso. Anche gli attori di supporto che interpretano Li Bo Ze e Hai Tang Qui offrono performance molto valide, quindi a conti fatti sprecate per il tenore dell’opera.

ASPETTI TECNICI: Ciò che spiace maggiormente è che la cura e l’attenzione, da alcuni punti di vista, c’è stata e si vede eccome. Costumi, trucco e acconciature sono di buon livello e adeguati al contesto. La ricostruzione della Shangai repubblicana coglie l’atmosfera dell’epoca, la scenografia complessivamente ha funzionato anche bene.
Al contrario, regia e montaggio sono complici nel promuovere uno scempio: inquadrature insensate e bizzarre, zoom rapidi sui volti degli attori quando non servono, così che invece di enfatizzare un’espressione particolare rendono la scena quasi comica. Sono limiti che mi aspetto da un vertical drama di bassa qualità, non da una produzione che si spaccia di alto profilo come questa.
Anche sul fronte OST non ci siamo proprio: la colonna sonora è incessante e pervasiva, anche nei momenti dove non ha il minimo senso. In alcune scene, addirittura, si sovrappongono più brani musicali o si susseguono nell’arco della stessa conversazione, dando un’impressione davvero surreale, quasi al pari di uno stacco da siparietto pubblicitario.

CONCLUSIONE – “Overdo” è un drama che spera di vivere di luce riflessa: quella del suo cast di prim’ordine, delle sue ambizioni e della promozione di cui è stato oggetto. Fino a che punto, però, si può giustificare una visione solo per la bellezza dei protagonisti o per la speranza che via via le cose migliorino? A conti fatti, non ne vale la pena. E’ un’esperienza complessivamente frustrante e che lascia con l’amaro in bocca, oltre alla sensazione di aver sprecato non poco tempo. Col senno di poi, non l’avrei guardato.

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Love in the Air
1 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
feb 9, 2024
13 di 13 episodi visti
Completo 0
Generale 7.0
Storia 5.5
Acting/Cast 7.5
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 7.0

Promossa, limitatamente a quello che può e che vuole offrire

Difficile dare un giudizio obiettivo a questa serie...prima serie BL thai, prima thai in generale. La recitazione rispetto ai drama coreani è molto diversa, meno artefatta, più diretta. Oltre alla love story non c'è altro, questo deve essere chiaro. Non c'è un background, una trama vera e propria. Non aspettiamoci nulla in quel senso, dunque. Ma se ci poniamo come unico obiettivo la dinamica che evolve tra i protagonisti, mi sento di promuoverla. I personaggi principali sono quattro, ma per me contano solo i primi due, sui quali si concentra la prima parte della serie. E, tra i due, non ho potuto non apprezzare Phayu, mentre invece Rain l'ho a malapena tollerato (non so se a infastidirmi sia stato di più l'attore o il personaggio interpretato).
Arrivando dai drama coreani - anche BL - il cambio è d'impatto: la classificazione +18 a questa serie ci sta tutta.
Cosa ho apprezzato: il fatto che questi giovani attori siano alla serie d'esordio: per essere una prima prova, tutti promossi (si, anche Rain). In particolare l'attore che interpreta Phayu ha saputo calarsi bene nel personaggio interpretato, dando prova di una buona capacità di recitazione. Ho apprezzato tantissimo la colonna sonora, e sono rimasta davvero basita quando ho scoperto che le voci appartengono proprio ai due protagonisti (non solo attori, quindi, ma anche cantanti...chapeau!).
Cosa non ho apprezzato: scoprire che la storia tra Phayu e Rain termina sostanzialmente col settimo episodio, e scoprirlo quando dall'ottavo vedi che la scena si sposta tutta sugli altri due personaggi...beh, lascia un po' l'amaro in bocca. Sceneggiatura e riprese potrebbero fare un saltino di qualità, in alcuni momenti c'è un'aria proprio un po' spartana, da ripresa amatoriale. Anche l'audio che in certi passaggi si silenzia del tutto, suoni compresi, fa capire che c'è ancora molta strada da fare per pensare di poter competere con altre realtà sul mercato.

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