MA CHE COLPA ABBIAMO NOI? (The Rokes)
Brutto brutto brutto. Non so nemmeno come ho fatto ad arrivare fino alla fine! Eppure non mi drogo nè sono alcolizzata...boh, inspiegabile. Forse, romantica come sono, ho sperato fino alla fine che prendesse quota e invece niente...orribile dall'inizio alla fine!Qualche guizzo interessante nelle varie relazioni ci sarebbero pure, ma si perde tra le righe del Grande Fratello.
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È un prodotto di genere e in quest'ottica dovrebbe essere visto. Come prodotto di genere non è male, va giusto bene per passare qualche ora di divertimento col cervello in posizione rigorosamente off. Insomma questi due sono carini quando si baciano ma in realtà c'è poco altro in questa serie.
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Gli attori,tutti hanno fatto davvero un lavoro bellissimo mi e' piaciuto molto Yeon Jung Hoon nella parte del cattivo,un bellissimo lavoro,lei ,Soo Ae davvero bellissima.Joo Ji Hoon mi e' piaciuto un po meno,ma voglio comunque dargli un altra opportunita.
Le musiche non mi sono parse molto ricercate,onestamente non mi hanno colpito molto
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Fake It Till You Make It
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1) la chimica tra i protagonisti: è innegabile che questi due sappiano lavorare alla grande e che abbiamo una bellissima chimica che traspare dallo schermo, è davvero un piacere guardarli
2) i discorsi: ebbene, in molti dei loro dialoghi io non ci ho capito un'acca. Vabbè che magari sono stupida io, ma a volte parlano e si interrogano sulla loro relazione o possibile tale parlando per aforismi, facendo discorsi filosofici.. ma dai, ma chi è che parla davvero così? O poi ripeto, sono io stupida eh..
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Savefranc e Jimmysea>>>>
È un bl veramente carino, ottimo per ogni mood, perché la storia in sé non è banale, anzi, rimane interessante fino alla fine, non è troppo intricata e si capiscono bene gli eventi che accadono.Premetto che non avevo mai visto una Jimmysea se non qualche spezzone di last twilight, che voglio troppo vedere, beh che dire.. li ho amati alla follia, hanno un modo di recitare così confidence tra loro, questo mi è piaciuto un sacco, in più i loro personaggi hanno molta sintonia, mi è piaciuto come In sia testardo e lo contrasti a volte, ma Thap non perde mai le speranze, sempre calmo e paziente, l’uomo perfetto dai! Infatti si è innamorato il primo istante che lo ha visto hahaha carino.
Parlando degli altri personaggi:
Kan mi ha fatto pena, poverino non si senta mai abbastanza, sempre calpestato dagli altri, che ottengono quello che vuole lui, questo non lo giustifica però a voler uccidere Thap, che alla fine gli è dispiaciuto quando lo hanno investito nonostante la rivalità, sono contenta che abbiano chiarito poi!
Tul invece all’inizio non lo sopportavo, perché era ossessionato dal voler far innamorare In di lui, ma In non ricambia i suoi sentimenti, però ci ha sperato fino all’ultimo, carino, è la storia della mia vita, alla fine non ha ottenuto niente piango!
Mi ha fatto ridere che c’erano un sacco di attori random, come Nut, Book e anche Eclair.
Ma arriviamo alla mia cosa preferita, la coppia secondaria di questo bl la Savefranc, ho scoperto un mondo, è una coppia bellissima, stra carini, mi sono innamorata di tutti e due, mi è piaciuta un casino la loro piccola storia è il fatto che si conoscessero dagli anni di scuola! Me lo hanno fatto sudare un bacio loro!
(Franc io ti amo!)
Ma poi vogliamo parlare della parte finale del bl?! La loro intervista, hanno recitato così bene che sembravano veramente Jimmy e Sea, e non Thap e In, mamma mia li amo!
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Romantic Doctor, Teacher Kim 2
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Ottima seconda stagione, l'ospedale Dol Dam e maestro Kim non deludono
Ultimante recensisco meno, non ho tempo, ma per maestro Kim devo farlo. Stupendo come il primo. Sono cambiati i 2 dottori protagonisti, ma bravi anche i nuovi. Maestro Kim è sempre un personaggio meraviglioso. Ci sono alcune puntate un pò difficili da superare per la trama un pò triste, sia all'inizio che nella fase centrale, ma non fatevi ingannare, tutto è perfetto. Finale entusiasmante. Ovviamente guarderò anche la terza stagione, tra un pò di tempo. La miglior serie Ospedaliera ( personalmente anni luce davanti a serie come Hospital Playlist e A Life of a Resident That Will Be Wise Someday, per sentimenti, coinvolgimento, emozioni, professionalità degli interventi e termini ( aumentato dalle descrizioni dei sub di Viki )Questa recensione ti è stata utile?
Nami Uraraka ni, Meoto Biyori
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Bellissimo racconto di un matrimonio
"Nami Urakaka Ni, Meoto Biyori" è una commedia romantica dolce e sincera ambientata nel Giappone prebellico.Racconta la crescita naturale dell’amore tra due coniugi uniti da un matrimonio combinato, Natsumi e Takimasa, attraverso gesti quotidiani e un profondo rispetto reciproco.
Ho apprezzato molto la fotografia, che restituisce con cura il Giappone dei primi del ’900, con ambienti e costumi d’epoca, e il racconto di un matrimonio che ricorda quelli dei miei nonni italiani, dove marito e moglie si davano del “voi” e, anche nei ceti più umili, si rispettavano sinceramente, senza manipolarsi.
La serie conquista per la sua semplicità, la chimica autentica dei protagonisti e la maturità del loro rapporto.
Nonostante qualche difetto tecnico, è un drama caldo, commovente e pieno di umanità — perfetto per chi ama le storie d’amore genuine e delicate.
Da vedere e rivedere.
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Clean With Passion For Now
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Come spesso accade, l'idea di base era molto buona
1) Attori decisamente bravi, alcuni già conosciuti e apprezzati in altre opere. Qualcuno è riuscito a fare la differenza.2) La coppia di protagonisti mi ha fatto ridere e molto, li ho amati nelle scene in comune. Altro personaggio molto apprezzato è stato un collega della protagonista: ha un carisma e un'allegria invidiabili! Apprezzati molto anche il padre e il fratello della protagonista.
3) Affronta i difficile tema della DOC. Va bene che qui viene usato per fare ridere e a volte sembra estremizzato (e non lo è), però non è stato trattato affatto male e come cosa mi è piaciuta molto siccome anche io ne sono affetta (di un altro tipo). Ho riso cmq tanto.
MA...
1) Alcune situazioni risultano alquanto bislacche. Essere un rom-com stupidottero non lo giustifica dall'inserire cose a caso.
2) Il segreto che unisce i due protagonisti a loro insaputa è alquanto instabile. Il fatto poi che venga a galla negli ultimi due episodi e che venga trattato così così non giova di certo.
3) Questa è la cosa in assoluto più grave: un personaggio estremamente legato ai due protagonisti che usa la sua professione (e anche qui ci sarebbe da capire come ci è arrivato) a proprio vantaggio, cercando di dividerli. La cosa peggiore è che non viene giudicato per questo. Sembra che nessuno veda la gravità della cosa!
Nonostante la storia spassosa, romantica e che tratta un argomento a me molto vicino, non riesco a passare sopra a quest'ultimo punto. Mi dispiace.
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Crash Landing on You
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PIÙ BELLA COSA NON C'È (Eros Ramazzotti)
Dopo mesi e mesi che mio fratello mi rompeva "coi coreani", ho deciso di guardare un drama e questo è stato il terzo in ordine di tempo: la mia rovina! Tutto talmente meraviglioso che, dopo, ne ho visti altri senza mai trovare qualcosa che, seppur piacevoli, potessero darmi lo stesso gusto e lo stesso tuffo al cuore, capace di far ridere e piangere insieme. Perfetto perfetto perfetto!Questa recensione ti è stata utile?
Per me questa serie è completa, ha tutto quello di cui abbiamo bisogno: risate, tristezza, consapevolezza e tante lezioni di vita.
Ho amato come sin dall’inizio abbiamo avuto tantissime risate fatte per poi capire e ragionare su quello per cui stiamo ridendo, quello che abbiamo visto faceva ridere ma se andiamo a riflettere sul perchè di tutte quelle azioni capiamo che hanno un retroscena più oscuro di quello che possiamo pensare, capiamo che quelle azioni sono fatte apposta per cercare di risolvere una cosa che i personaggi odiavano e di cui volevano liberarsi.
Quindi sì fa ridere ma anche riflettere.
Ho imparato tanto vedendo la loro esperienza e come hanno superato le loro paure.
In primo luogo queste paure possono sembrare bizzarre ma capiamoci, ognuno ha paura di un qualcosa di diverso e anche se a noi può sembrare strana una di queste paure è anche vero che allo stesso tempo l’altra persona combatte per risolvere il problema.
Bisogna capire e non trattare male gli altri solo perchè la loro paura ci sembra bizzarra e assurda, bisogna aiutare il prossimo a poterne uscire e vivere meglio.
Sin dall’inizio ho amato completamente la loro amicizia, sono dei ragazzi stupendi, ne hanno passate tante eppure sono sempre rimasti uniti e hanno supportato l’altro come se fossero fratelli, la loro amicizia è unica, mi ha lasciato tanto, il mio cuore non regge il loro volersi bene infinitamente.
Mi fa molto piacere che Waitee abbia poi fatto veramente amicizia con loro e quindi non preso più le distanze, e mi è stra piaciuto come tutti e 5 abbiano sempre cercato di fare amicizia e aiutare Waitee anche se lui era il primo a prendere le distanze.
In generale questa è la prima serie che mi trasmette proprio quel calore di casa, quell’affetto e quello stare al proprio agio che neanche a casa mia sento.
Penso sia stupenda, mi ha lasciato col sorriso e qualche lacrimuccia, la consiglio vivamente se si vuole vedere un qualcosa di divertente e piacevole.
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Nee Sensei, Shiranai No?
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Drama piatto e noioso
Una serie che convince poco in partenza e si conferma una perdita di tempo a fine visione. Trama inconsistente su basi inesistenti. Sceneggiatura banale, lei monotona nel suo essere assorbita dal lavoro, lui ancora più fastidioso nella modalità di eterno zerbino in attesa della "ricompensa". Da saltare a piedi pari.Questa recensione ti è stata utile?
I tagli per motivi di tempo forse sono un po' troppi e la trama si incentra particolarmente solo su i due personaggi principali.
Al contrario di molti, non ho amato l'interpretazione di Suzu Hirose: ho trovato questa Kaori un po' irritante, ma visto che sono in minoranza, penso che sia stata un'impressione mia.
Nemmeno Kento Yamazaki ha brillato in questo live-action: nonostante di solito mi piaccia, in questo film, l'ho trovato un po' piatto.
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Boku mo Aitsu mo Shinrodesu
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"Boku mo Aitsu mo Shinrodesu" è uno speciale di un’ora veramente dolcissimo: breve, leggero e scorrevole, ma comunque con una bella tematica dietro, ovvero l’accettazione dell’omosessualità da parte della famiglia e degli amici. Certo, il pretesto è un po’ impensabile perché Ryosuke organizza il matrimonio con Mizuki senza aver prima fatto coming-out con la propria famiglia. Provate solo a immaginale la faccia del padre quando capisce che non sposerà una donna!Proprio quando sembra che non ci sia altra soluzione se non quella di annullare il matrimonio, l’aiuto di parenti e amici farà sì che emerga ciò che è veramente importante, ovvero l’amore che unisce i due protagonisti.
Bellissimo il discorso finale del padre di Ryosuke che sfrutta un parallelismo con il suo lavoro; infatti, in passato, si è occupato dell’inquinamento delle acque marine e ripulendole, il mare è diventato più blu, ma di un’unica tonalità. Ma erano proprio le sfumature a renderlo meraviglioso e così come per il mare, questo discorso vale anche per le persone di cui vanno accettate tutte le sfumature che le rendono uniche.
Questo speciale ha solo un piccolo difetto: è troppo corto! Avrei voluto vedere qualche flashback in più che mostrasse la storia dei due sposini!
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La tua realtà è il luogo dove sei felice.
Non so neppure da dove cominciare. Sedici episodi da un’ora ingurgitati in tre giorni. Sinceramente ci sono stati momenti in cui ho temuto un po’ per la mia salute. Da altri drama ho dovuto spesso staccarmi per noia o saturazione. Da questo, ho dovuto di tanto in tanto fare piccole pause perché mi rendevo conto di guardarlo sul bordo della sedia, sporgendomi verso il video, coi battiti accelerati. Dubito di riuscire a mettere in parole anche solo una parte di ciò che mi ha tanto affascinato. Il totale è sempre maggiore della somma delle parti.Ma andiamo con ordine. Siamo a Seul, ai giorni nostri, e Han Tae Joo è capo di una squadra investigativa. E’ un tipo molto freddo, che si fida solo dei riscontri oggettivi, finché un giorno, investigando una serie di delitti opera di un serial killer, non si becca una pallottola in testa. E, come ciliegina sulla torta, lo investono con un’auto. Da un’autoradio udiamo le note di Life on Mars? di David Bowie e il nostro si ritrova improvvisamente per le strade di una cittadina nel 1988, detective assegnato ad un piccolo posto di polizia di provincia. Sta sognando, è morto, è in coma, ha viaggiato nel tempo? Come farà a tornare indietro? Nel frattempo, comincia ad indagare e a scoprire inquietanti collegamenti tra quello che ora è il suo presente e quello che era il suo futuro, incontrando una serie di persone conosciute che, nel suo tempo, sono ancora vive, o già morte.
La stragrande maggioranza del drama si svolge nel 1988, e verte sullo svolgimento di indagini che hanno collegamenti più o meno diretti col passato di Tae Joo e con i casi moderni. Lo spettatore rimane affascinato dalle varie verità che progressivamente vengono svelate. Queste indagini, svolte dal protagonista e dai suoi nuovi colleghi, sono molto movimentate, a volte addirittura chiassose, perché i poliziotti del 1988, e specialmente il capitano Kang, sono piuttosto violenti, rodomonteschi, e terribilmente maschilisti. All’unica ragazza del gruppo, che pure pare essere spesso quella col cervello più fino, viene più volte ordinato di fare il caffè, se non di lavare i vestiti dei colleghi. Soprattutto, si assiste ad un gran numero di inseguimenti a rotta di collo, per lo più a piedi, tra vicoli stretti, stradine, ripide scalinate. Queste ambientazioni contribuiscono non poco a generare nello spettatore una sensazione di affanno e urgenza, quasi di claustrofobia.
Un’altra cosa che tiene incollati allo schermo è l’ansia che si genera quando il protagonista è vittima di malesseri improvvisi, coincidenti con flash in cui lui e gli spettatori sentono voci di medici e infermieri che gli parlano o descrivono la sua situazione, voci che ovviamente i suoi colleghi non sentono. E spesso il nostro sente queste voci provenire da radio, walkie-talkie, televisioni. Addirittura, il protagonista di uno show gli parla dalla TV… Intuiamo che Tae Joo potrebbe essere in coma. Riuscirà a tornare a Seul, cioè a risvegliarsi? Diverse persone paiono disposte ad aiutarlo, gli danno consigli, aumentando la sua confusione. Saranno veri o falsi, degni di fiducia, o cercheranno di ingannarlo? Di chi può fidarsi? Lo spaesamento è totale.
Non di sola tensione si nutre questa serie: la squadra del 1988 è piuttosto ridicola, anche se a volte si ride amaro e si prova più di un moto di fastidio: i tre poliziotti principali, compreso il capitano, pur avendo in fondo buone intenzioni, sono terribilmente grezzi e ignoranti. La loro propensione alla violenza e ai metodi spicci è fonte di diversi scontri col nuovo arrivato, anche se nel tempo le esperienze li porteranno a comportarsi in maniera meno neandertaliana. Da questo punto di vista, possiamo dire di assistere ad una crescita caratteriale piuttosto importante. Però, nel frattempo, dovremo vedere il capitano Kang petare rumorosamente in una piscina, battagliare con un sospetto a suon di sputi, e altre amenità di questo genere.
Per contro, l’unica agente su cui ci si sofferma, Yoon Na Yeong, pare essere intelligente, affidabile e gentile, sempre pronta ad aiutare, nonostante sia spesso relegata a lavori di supporto e trattata con condiscendenza. E, per la legge non scritta di tutte le storie, ovviamente non potrà che provare attrazione per il protagonista, sentimento ricambiato, ma che rimane molto delicatamente in sottofondo, mai effettivamente sdoganato e fatto brillare di luce propria. Le relazioni romantiche non hanno una grande importanza in questa serie e, sinceramente, non se ne sente proprio la mancanza, perché di carne al fuoco ce n’è molta anche così.
In questo universo passato, 30 anni prima di quello che per Han Tae Joo era il presente, egli avrà l’opportunità di sviluppare pian piano i rapporti umani che, a causa della sua infanzia che ora può osservare da un privilegiato punto di vista interno/esterno, si era precluso. Imparerà il valore dell’amicizia e della fiducia, instaurando rapporti stretti proprio con quel gruppo di rozzi poliziotti con cui all’inizio aveva avuto tante incomprensioni, specialmente col capitano Kang, mentre, per contro, anche costoro diverranno un po’ meno estremi. Nel frattempo, verrà sviscerato anche il rapporto del protagonista col padre, una situazione rimasta in sospeso per troppi anni.
Tutto questo si svolge in una ambientazione che, ai miei occhi di profana, appare terribilmente accurata, con gran uso di auto dell’epoca, comparse in abbondanza, uso di canzoni anni 80 e, soprattutto, una cinematografia che, a definirla brillante, le si farebbe ancora un torto. Non mancano temi di denuncia sociale. Oltre alla rappresentazione di una polizia violenta, spesso corrotta e poco incline a seguire le regole, si fa espresso riferimento al fatto che molti senzatetto vennero prelevati dalle strade e internati in strutture lontano dagli sguardi, poco prima delle Olimpiadi. Era infatti il 1988 l’anno delle Olimpiadi di Seul e, come accade un po’ ovunque, in quelle occasioni i governi fanno delle opere di pulizia “di facciata” con scarso rispetto per la vita dei cittadini. In realtà, in Corea, questi rastrellamenti duravano già da almeno dieci anni, con lo scopo di “ripulire le strade”, e i poveri disgraziati che ne furono vittime dovettero subire violenze e soprusi, spesso costretti al lavoro forzato. Queste ingiustizie sono ancora oggi insabbiate dal governo.
Resta da parlare degli attori. E come non partire da Jung Kyung Ho, lo splendido, dolente protagonista Han Tae Joo? Attore maturo e completo, ha partecipato come interprete principale ad una nutrita serie di drama di successo, e in questo ha saputo coinvolgerci in una spirale infinita di spaesamento, paura, dolore, sfiducia, ma anche determinazione, speranza, perfino allegria. E molto, molto altro. Un’interpretazione non solo cerebrale e di cuore, ma anche molto fisica: non si contano gli scatti da centometrista con cui ha inseguito o è stato inseguito, e gli scontri che ha sostenuto.
Gli fa da spalla, nei panni del capitano Kang Dong Cheol, un ottimo Park Sung Woong, che ha saputo rendere con dovizia di particolari un personaggio che definire solo rude, grezzo e vanaglorioso sarebbe riduttivo. Come spesso accade, l’impressione iniziale negativa viene pian piano stemperata, se non addirittura rovesciata, nel corso dell’opera. E Park Sung Woong ce lo fa capire benissimo.
La protagonista femminile Go Ah Sung è Yoon Na Yeong, la poliziotta di cui si parlava prima. Un’ottima prova, che riesce a far trasparire l’anima d’acciaio che si nasconde sotto la pelle di un donnino spesso solo apparentemente remissivo ma, all’occorrenza, energico e deciso.
Non che gli attori di spalla, i protagonisti secondari, fino alle comparse, non abbiano lavorato bene: il livello di recitazione è generalmente altissimo, da parte dell’intero cast. Un vero piacere .
Questo drama è piaciuto a molti, ma ci sono, ovviamente, voci contrarie. Chi non lo apprezza particolarmente fa spesso riferimento al finale, e al messaggio controverso che, apparentemente, porta. Non dimentichiamo, in mezzo a tanti accadimenti e parole, il titolo dell’opera, e a cosa si ispira: Life on Mars? E allora, giova forse riportare una parte del testo dell’iconica canzone di David Bowie:
But her friend is nowhere to be seen Now she walks through her sunken dream
To the seat with the clearest view And she's hooked to the silver screen
But the film is a saddening bore For she's lived it ten times or more
She could spit in the eyes of fools As they ask her to focus on
Sailors fighting in the dance hall Oh man! Look at those cavemen go
It's the freakiest show
Take a look at the lawman Beating up the wrong guy
Oh man! Wonder if he'll ever know He's in the best-selling show
Is there life on Mars?
Una comune ragazzina va al cinema per sfuggire alla deprimente vita quotidiana, ma si ritrova a guardare un film noioso, già visto e rivisto. Sullo schermo si affastellano scene senza senso, guarda, un avvocato sta menando il tizio sbagliato, chissà se sa di essere in un film… Cos’è finzione, cosa vita reale? C’è, nella finzione, un luogo più semplice e bello, dove essere felici? Ci sarà vita su Marte?
La conclusione dolceamara, ancora sulle note di Life on Mars? e, di conseguenza, l’intero significato di questa serie, sono parzialmente rimessi alla sensibilità dello spettatore. Durante tutto lo svolgimento, assistiamo ad una serie di circostanze e indizi che possono far propendere, a seconda dell’interpretazione che si vuol loro assegnare, per un modo o per l’altro in cui il protagonista approda alla sua situazione finale. Si tratta di un remake della serie TV britannica con lo stesso titolo del 2006 (che non ho visto), ma sarebbe forse un errore voler interpretare questa alla luce di quella. Per quanto alcune premesse e, sicuramente, gran parte dello svolgimento siano gli stessi, sicuramente i parallelismi non sono completi. E, a mio modesto parere, ogni spettacolo andrebbe interpretato e valutato per quello che è, non per quelli che l’hanno preceduto. Altrimenti, cadrebbe buona parte della motivazione a fare un remake.
A conclusione, si tratta di un’opera che spazia su diversi generi, dal crime alla fantascienza, con qualche sfumatura romantica che non disturba il fluire della storia. E’ una serie che, per quanto mi riguarda, non genera un minuto di noia e non lascia respiro, con poche illogicità, che possono comunque essere spiegate dalla peculiarità dell’ambientazione e che, anzi, potrebbero rappresentare indizi su cosa stia effettivamente accadendo. A giudizio dello spettatore.
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