Who Are You: School 2015
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Molto bravi gli attori, in particolare la protagonista, capace con piccole ma efficaci sfumature di dare vita a due gemelle identiche nell’aspetto ma profondamente diverse sul piano psicologico.
La serie mette in luce sia la piaga del bullismo femminile, sia la forte pressione che i genitori esercitano sui figli perché mantengano i primi posti a scuola. Un prodotto coinvolgente che, pur restando nel solco del melodramma adolescenziale, offre spunti di riflessione interessanti.
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When the Phone Rings
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⬆️fin dall'inizio la fotografia, la musica, i personaggi mi hanno incuriosita tantissimo, mentre di solito mi annoio dopo 15 minuti e non ho remore a droppare per questo decine di serie. Almeno fino a metà mi ha coinvolta così tanto come non mi capitava dai tempi di "Crash Landing On You", anche se senza starci tanto male come mi é successo con CLOY. Ogni episodio terminava con un "e mo'?" - cioè volevi subito vedere la puntata dopo per capire gli sviluppi. Una volta ho fatto le tre del mattino perché non riuscivo a stacccarmi e la sveglia è suonata alle 6, tre ore dopo...
⬇️ Ok, incongruenze ce ne sono (tipo: essere un politico famosissimo ma nessuno scopre chi è tua moglie pur sapendo tutti dove vivi; oppure sei un famosissimo politico che, quando conviene alla trama, vieni subito riconosciuto, ma quando non conviene puoi girare tranquillamente per la strada con tua moglie alla ricerca di un ristorante; ecc), ma onestamente ne ho trovate in tutte le serie e quindi...chissenefrega.
⬆️ gli attori esteticamente non me ne piacciono nemmeno uno ma ho ADORATO la recitazione di ML: mi sono trovata spesso a "sentire le cose come le sentiva lui".
⬆️ la musica TOP! I Miei nuovi tormentoni.
⬇️ L'ultima puntata - é stato già detto - non ha senso per metà del tempo ed è il motivo per cui non ho dato 10. Sembra solo uno stratagemma per allungare l'episodio ma non se ne sentiva il bisogno.
Nel complesso credo la riguarderò.
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The King: The Eternal Monarch
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Per chi ama le storie romantiche con un tocco fantasy
Drama fantasy che segue la storia di Lee Gon, l'imperatore del Regno di Corea, che scopre l'esistenza di un mondo parallelo, la Corea moderna. Attraverso una misteriosa porta dimensionale, viaggia tra i due mondi per fermare suo zio, che cerca di conquistare entrambi i regni. Durante il viaggio, incontra il detective Jung Tae-eul, di cui si innamora. Insieme, devono affrontare pericolosi complotti, proteggere le rispettive dimensioni e preservare l'ordine tra i due mondi.Lee Min-ho, uno degli attori più celebri e apprezzati del panorama coreano, offre un'interpretazione convincente nei panni di Lee Gon. Il suo personaggio, un imperatore dal fascino regale, è determinato e coraggioso, ma al tempo stesso vulnerabile nelle questioni di cuore. Lee Min-ho riesce a bilanciare questi tratti con eleganza, dando vita a un personaggio complesso e affascinante. Kim Go-eun, nel ruolo di Jung Tae-eul, è altrettanto brillante. La sua interpretazione di un detective forte e intraprendente porta una freschezza e una forza in grado di controbilanciare la maestosità di Lee Gon. Anche Woo Do-hwan, che interpreta il fedele guardiano di Lee Gon, è degno di nota per la sua doppia interpretazione nei due mondi paralleli, portando umorismo e intensità alla storia.
La sceneggiatura di Kim Eun-sook esplora temi come il destino, l'amore e il potere dei mondi paralleli. Il concetto di un universo parallelo è interessante e innovativo, e il dramma sfrutta abilmente l'idea della "dualità" per aggiungere complessità alla trama. Tuttavia, la struttura narrativa può risultare complicata per alcuni spettatori, poiché richiede una certa attenzione per seguire i numerosi dettagli e intrecci tra i due mondi. In alcuni momenti, il ritmo può sembrare lento o sovraccarico di dettagli, ma le scene d'azione e i momenti emotivi riescono a mantenere viva la tensione e l'interesse del pubblico.
The King: Eternal Monarch è un dramma audace e visivamente sbalorditivo, che merita di essere visto per la sua estetica, la qualità delle interpretazioni e il suo concept innovativo. Nonostante alcune difficoltà nella gestione del ritmo e della complessità narrativa, il drama riesce a raccontare una storia emozionante ea coinvolgere lo spettatore nel viaggio tra due mondi paralleli. Per chi ama le storie romantiche con un tocco fantasy e non teme una trama articolata, The King: Eternal Monarch è una scelta affascinante che offre uno spettacolo indimenticabile.
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'Cause You're My Boy
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onestamente non mi sono mai annoiata , anzi attendevo con ansia l'uscita di un nuovo episodio.
questo drama non ha ne intesa sessuale ne troppi baci , ma la dolcezza è assicurata , mi sono consolata e ho sorriso molto spesso ogni volta che vedevo le due coppie insieme e vederli adesso cresciuti mi ha riscaldato il cuore.
io credo che non sia per nulla banale , perchè fin dal primo episodio si può ben notare l'intesa che c'è tra i due protagonisti,
ovviamente il personaggio che odio di piu è la madre omofoba di Tee , invece sua nonna è super cucciola, per non parlare del padre di Monk è un padre stupendo e mi è piaciuto molto come personaggio anche perchè faceva anche ridere delle volte. io direi ottimo padre.
l'altra coppia formata da Gord e Morn è stra carina , onestamente avrei voluto vedere molto di piu perche le scene erano pochissime con loro due.
semplice, dolce e delicato.
consigliatissimo
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Do You Like Brahms?
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La lentezza non sempre è un difetto, in questo caso è una scelta.
Do You Like Brahms? è uno di quei drama che non cercano di conquistarti con colpi di scena, triangoli amorosi urlati o cliffhanger strategici. Preferisce un’altra strada: quella della lentezza emotiva, della musica che diventa linguaggio, dei silenzi che raccontano più delle parole. È un’opera che si prende il suo tempo — e lo fa con una grazia rara.La storia segue Chae Song‑Ah, una violinista che decide di inseguire il suo sogno nonostante arrivi “tardi” nel mondo competitivo della musica classica. Accanto a lei c’è Park Joon‑Young, pianista prodigio intrappolato in un talento che gli pesa più di quanto lo esalti. Due anime introverse, due percorsi che si sfiorano con delicatezza, due cuori che imparano a parlarsi attraverso le note.
La lentezza della narrazione non è un difetto: è una scelta. Il drama costruisce un’atmosfera contemplativa, quasi cameristica, dove ogni emozione entra in scena come uno strumento in un ensemble. Le pause, i silenzi, gli sguardi trattenuti diventano parte della colonna sonora emotiva. È un romance che non corre: respira.
E poi c’è lei: Park Eun‑Bin. Ancora una volta superlativa. La sua interpretazione di Song‑Ah è una delle più sincere e vulnerabili della sua carriera. Ogni esitazione, ogni sorriso timido, ogni momento di frustrazione è raccontato con una naturalezza che ti arriva dritta allo stomaco. È impossibile non empatizzare con lei, non tifare per lei, non volerle bene.
La musica è il vero motore narrativo. Brahms, Schumann, Clara: le loro storie e i loro brani diventano specchi dei protagonisti, metafore dei loro sentimenti, ponti tra ciò che provano e ciò che non riescono a dire. Non è una semplice colonna sonora: è una seconda voce narrante.
In definitiva, Do You Like Brahms? è un drama che parla a chi ama l’introspezione, a chi cerca un romance che non urla ma sussurra, a chi trova bellezza nei dettagli e nelle emozioni che crescono piano. È una storia che rimane, come una melodia che continua a suonare anche quando l’episodio è finito.
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Fall in Love at First Kiss
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Non la prova migliore, ma comunque piacevole
Partiamo col dire che il manga su cui si basa questo film conta un'infinità di trasposizioni - tra film e serie - made in Cina, Giappone, Taiwan e Corea. Premettendo che nessuna di queste può eguagliare il drama giapponese del 2013 - unitamente al suo sequel del 2014 - dove il buon numero di episodi, l'ottimo cast di attori performanti, la sceneggiatura fedele al manga originale rendono di fatto la prova difficile da superare o anche solo da eguagliare, posso però dire che questo adattamento taiwanese strappa comunque una piena sufficienza. Trattandosi di un film la storia è per forza di cose molto concentrata, ma va detto che le scene e i passaggi fondamentali ci sono tutti, e sono anche apprezzabili. Buona la scelta degli attori, anche se non così accentuati da lasciare il segno. Non ci sono di fatto i personaggi secondari che riescono invece a ritagliarsi un po' di spazio nella serie, ma del resto, come dicevo, con 120 minuti in totale di miracoli non se ne possono fare. Concludendo, una visione sempre piacevole per i fan - come la sottoscritta - del manga "Itazura na kiss"Questa recensione ti è stata utile?
Questa recensione può contenere spoiler
Bella storia ma
Bella la storia su amicizia e amore, abbastanza divertente, anche se a volte ricade sul ridicolo.La storia principale doveva parlare di Peem e Phum, di come si sviluppava la loro relazione da nemici a amanti. Ok, storia sviluppa senza approfondire troppo e verso la metà del lakorn le attenzioni si sono spostate sulla seconda coppia Q e Toey, un po' infantili, sdolcinati e a lungo andare, stancanti.
Bello come si ritorna al loro primo incontro quando erano solo liceali, quando interagiscono solo tramite post-it, di come poi Toey fa di tutto per conquistarlo aiutato dal gruppo, ma ok ora basta, vi siete messi insieme, abbiamo visto che si è sviluppata bene, ma ora concentriamoci sulla prima coppia e magari sul far nascere la quarta e invece no, fino all'ultimo dovevano stare in mezzo!
La terza coppia è di Tan e Fang, sviluppata a inizio del lakorn, all'improvviso Fang "si Tan mi piaci pure tu" quando sembrava che all'inizio non provava nessun interesse; coppia un po' sulle righe, Tan estremo in tutto, qualsiasi cosa fa lo deve urlare, letteralmente urlare! Alla fine rompe altro oltre i timpani, tralascio che è estremamente smielato.
La quarta coppia, praticamente nata gli ultimi minuti dell'ultimo episodio e quindi mai sviluppata, Chain e Pun. Pun un po' rinco, sta sempre tra le nuvole, è come se fosse un bambino mai cresciuto nel corpo di un ventenne, Chain probabilmente lo vede indifeso e come ogni buon principe azzurro se ne innamora perché vuole essere il suo scuodo. Si percepisce l'interesse tra i due, in qualche modo, ma solo all'ultimo episodio, negli ultimi 10 minutoi, Chain si confessa, davanti a tutti (momento imbarazzantissimo per me spettatore), bacia Pun, sempre davanto a tutti (ho tipo chiuso gli occhi per il disagio), tra schiamazzi e urla slinguazzano e Pun accetta tuttl senza problemi, anzo dopo che Chain si stacca, ci pensa un attimo e contraccambia con altra slinguazzata. Momento molto cringe!
Che dire, lakorn piacevole, un po' eccessivo da ogni lato, la storia principale sviluppata poco rispetto alle aspettative.
Non rientra nella mia top ten e non credo che lo rivedrei per nostalgia, ma magari solo per staccare la noia.
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Carino ma nulla di speciale
Visto con audio italiano su netflix. Mi sono sforzato per andare avanti, avendo letto dai commenti che migliorava. Faccio prima a scrivere le cose negative per me: la protagonista non mi esalta ( prima volta che la vedo, colpa anche della parte sun pò da sfigata che recita ) e la sua voce italiana non ha aiutato...La parte virtuale videoludica ( che lei prende troppo seriamente ) è eccessiva, un pò troppo fantasy ( forse tra 200 anni potranno fare una cosa simile..) e il comportamento della protagonista è ridicolo; anche la carellata di attori VIP nelle varie parti, non mi è piaciuta.
Nella seconda parte diventa più sulla vita reale e migliora un pò, ma pensavo meglio.
Comunque godibile, senza lasciare traccia.
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Bello anche se poteva esserlo di più!
Uno di quei dramma dove la storia c'è e soprattutto è facile anche idesimarssi visto che racconta semplicemente la storia di una copia che nasce al improvviso e inaspettatamente e che dovrà affrontare tante difficoltà per poi arrivare a un lieto fine.Purtroppo è veramente lenta come narrazione tanto che a volte può annoiare, comunque nonostante questo la storia è bella e merita la visione anche soltanto per gli attori protagonisti che sono molto bravi!
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Tale of the Nine-Tailed
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Tale of the Nine-Tailed riesce a fondere fantasy, azione e romance con grande eleganza
Tale of the Nine-Tailed è un drama fantasy sudcoreano che narra la storia di Lee Yeon (interpretato da Lee Dong-wook), un gumiho – una volpe a nove code della mitologia coreana – che ha vissuto per secoli dopo aver abbandonato il suo ruolo di guardiano montano per cercare il suo primo e unico amore, Ah-eum, che ha perso tragicamente. Nel presente, Lee Yeon incontra Nam Ji-ah (interpretata da Jo Bo-ah), una giovane e coraggiosa produttrice televisiva di documentari che sembra essere la reincarnazione della sua amata. Insieme affrontano creature soprannaturali, misteri del passato e un antico nemico che minaccia il loro amore e la loro esistenza.Temi e Narrazione
Uno dei temi centrali di Tale of the Nine-Tailed è il concetto di amore eterno e redenzione, esplorato attraverso la storia d'amore tra Lee Yeon e Ji-ah. Il legame che li unisce è complesso e doloroso, segnato da vite passate e promesse non mantenute, che infondono alla storia un forte elemento di nostalgia e di destino inesorabile. Il drama affronta anche la relazione di Lee Yeon con suo fratello minore, Lee Rang (interpretato da Kim Bum), un personaggio tormentato che si sente tradito e abbandonato e cerca vendetta contro il fratello. Questa dinamica familiare arricchisce la narrazione e aggiunge profondità emotiva, esplorando il dolore, la perdita e la necessità di trovare pace e perdono.
Cast e Interpretazioni
Lee Dong-wook è perfetto nel ruolo di Lee Yeon, portando sullo schermo il carisma e la complessità di una creatura soprannaturale che nasconde una profonda identità sotto un'apparente freddezza. Con il suo fascino magnetico e uno stile interpretativo sofisticato, Lee Dong-wook riesce a rendere credibile un personaggio millenario, evidenziandone la malinconia e l'intensità emotiva.
Jo Bo-ah, nel ruolo di Nam Ji-ah, offre una performance convincente e grintosa. Il suo personaggio è determinato e intelligente, con un forte spirito investigativo che lo rende affascinante e credibile come partner di Lee Yeon nella ricerca della verità e nella lotta contro il maschio. Kim Bum, nei panni di Lee Rang, è altrettanto straordinario: riesce a rendere il suo personaggio un antagonista affascinante, oscillando tra vendetta e debolezza, in un continuo gioco di odio e affetto nei confronti del fratello.
Regia e Produzione
La regia è curata e ricca di stile, con una buona attenzione ai dettagli che rendono le sequenze d'azione e le scene fantasy avvincenti. Gli effetti visivi sono ben realizzati, considerando il budget tipico dei drammi coreani, e riescono a trasmettere l'atmosfera magica e mistica di un mondo abitato da creature sovrannaturali. L'ambientazione si muove tra il moderno e l'antico, e la colonna sonora contribuisce ad amplificare i momenti più intensi e romantici, accompagnando lo spettatore in un viaggio tra fantasia e realtà.
Tale of the Nine-Tailed è un dramma che riesce a fondere fantasy, azione e romance con grande eleganza, regalando allo spettatore una storia epica che esplora l'amore, la vendetta e la redenzione attraverso il fascino della mitologia coreana. Grazie alle sue interpretazioni di alto livello e alla produzione visivamente accattivante, il dramma è perfetto per chi ama le storie che mescolano leggenda e realtà. Nonostante qualche piccolo difettoTale of the Nine-Tailed resta un'esperienza avvincente e suggestiva, che lascerà lo spettatore affascinato dal mondo dei gumiho e dal potere dell'amore eterno.
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Divertentissima parodia
Una spassosissima trasposizione di un manga che si burla, senza mai sconfinare nell'omofobia, di tutti i cliché dei manga/drama BL. Qui la mimica esagerata di Atsuhiro Inukai la fa da padrona e non è assolutamente fuori posto, anzi, è decisamente un valore aggiunto per l'opera. Ma si lasciano guardare molto piacevolmente anche il dolcissimo Yūtarō nei panni del fratello minore del protagonista, e Akihisa Shiono come suo boyfriend.Ovviamente il mattatore è Atsuhiro Inukai, che interpreta Mob, un personaggio di contorno che, rendendosi conto di trovarsi nel mondo del BL, e rifiutando categoricamente di innamorarsi di un altro ragazzo, fa di tutto per deviare l'attenzione lontano da sé per evitare di diventare il protagonista. Così, fra situazioni cringe oltre ogni limite, bellocci con sfondo floreale e musiche liberamente tratte da La bella e la bestia, il nostro si caccerà nei frangenti più imbarazzanti, non esitando a fungere da Cupido per chiunque lo avvicini e senza lesinare i colpi bassi.
Ma è possibile sfuggire alle leggi non scritte del mondo del BL? La domanda, ovviamente, è retorica.
Dopo aver abbondantemente sghignazzato per tutta la durata del drama, aiutata dal fatto di essere una fruitrice di contenuti BL convinta e di lunga data, passo direttamente allo special successivo. Non so se sarà alla stessa altezza, ma lo spero vivamente.
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Non lo chiamerei dramma ma è divertente!
Più o meno un oretta di risate perché non lo chiamerei dramma questo.Attratta dal cast spettacolare ero curiosa ma senza pretese e in effetti così è stato.Una storia senza senso dove una ragazza incontra 7 fantastici ragazzi interpretati dalle superstar del momento.Manca praticamente sempre quello che dovrebbe essere il bacio ma di sicuro fa fare tante risate...sarebbe stato fantastico il dietro le quinte di queste puntate forse più delle puntate.
Nel complesso un passatempo senza impegno e senza che lasci traccia nella memoria.
N.b.
da vedere che è più divertente ancora i finali fatti aparte.
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She and Her Perfect Husband
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Lunga ma gradevole
In primis, 40 episodi da 45 minuti sono forse un po’ troppi per lo svolgimento della storia. Alcune situazioni diventano ripetitive, di altre si sarebbe potuto fare a meno, specie verso la fine, e così via. Non dico che dovessero confezionare il tutto in 30 episodi (ma forse sì!), ma di sicuro 35 sarebbero andati benissimo. Ci sono diversi colpi di scena, non tutti perfettamente prevedibili, ma rimangono un po’ diluiti all’interno di un racconto che procede a passo a tratti troppo lento. Alla lunga, si avverte un po’ di stanchezza e irritazione.Le vicende si svolgono in un prestigioso studio legale, dove le donne, per poter fare carriera, devono essere sposate e possibilmente avere già un figlio. Al netto del palese sessismo, evidenziato ancor più dai beceri commenti dei legali senior (tutti maschi), il ragionamento della capintesta è che una donna incinta, dopo che hai investito tanto per addestrarla, ti fa perdere soldi perché si mette in maternità o magari se ne va… Qin Shi, una bravissima avvocata, viene spinta a farsi assumere con un certificato che attesta un suo falso matrimonio e perfino un figlio con Yang Hua, un piccolo genio della finanza che vive oltreoceano, all’oscuro di tutto. Tutto fila liscio finché il giovane non rientra in Cina. Dopo un incontro imbarazzante, e un inizio burrascoso, i due finiscono per mettersi d’accordo per continuare la farsa: lei, per continuare la sua carriera, lui per proteggersi da una madre particolarmente invadente. Da lì prende la mossa tutta una serie di vicende spesso divertenti, ma anche tristi, che ci portano all’interno delle storie familiari dei due e nei meandri degli accadimenti nello studio legale.
La storia si focalizza su diversi aspetti, primo fra tutti il bilanciamento fra la carriera e la vita privata, senza dimenticare problemi di etica applicata all’ambito legale. Problemi reali: si parte con l’idea di voler essere moralmente ineccepibili, ma se il cliente ti paga, è giusto difenderlo se il suo crimine è odioso? Se ti usa per ottenere un ingiusto vantaggio, per sfruttare i deboli, per favorirsi in una transazione commerciale? E se non accettando una piccola causa di questo tipo dovessi perdere un cliente molto importante? Molto, se non tutto, pare procedere per ricatto più o meno velato, in un continuo [i]do ut des[/i] che rende perfettamente l’idea dell’equazione [i]affari=nido di vipere.[/i] L’essere di buona famiglia e possedere conoscenze importanti pare, a tratti, avere molto più valore dell’essere effettivamente competenti.
Quando a questo turbolento calderone si aggiungono ingredienti scomodi, quali finti matrimoni, menzogne varie da difendere, ex fidanzati, gelosie assortite, vecchi nemici e compagnia cantando, la ricetta rischia di ribollire. L’incredibile capacità di Qin Shi nella dialettica la salva spesso sull’orlo del baratro, mentre l’abilità e la profonda conoscenza del mercato di Yang Hua sono spesso di notevole appoggio alle situazioni di lei. Ma Yang Hua cela un passato doloroso e, lungi dall’avere attualmente un lavoro prestigioso, è in realtà un trader casalingo, sia pure di successo.
Una nutrita serie di spalle e personaggi secondari vivacizza le vicende. Tao Jun Hui, un avvocato ex fidanzato di Qin Shi, pare non averla dimenticata, suscitando le ire della sua attuale fidanzata, che causerà non pochi problemi. Il fratello minore della protagonista, un mediocre gaudente, litiga continuamente con la moglie, in scenate francamente un po’ eccessive. Le famiglie della coppia principale hanno dinamiche complesse, che contribuiscono a dare alla storia un background abbastanza completo. Non manca, per la protagonista, una rivale in ufficio, ma Li Dai è un’antagonista molto leale, che avrà anche un ruolo di coscienza per Qin Shi.
Anche se non si tratta di un aspetto preponderante, la coppia principale viene esplorato parecchio. Di strada da fare ce n’è tanta: si parte da un finto matrimonio all’insaputa di Yang Hua, che non può che risentirsene. Il suo personaggio è apparentemente quello che potremmo definire un [i]tappetino[/i]: calmo e stoico in ogni occasione, nei suoi rapporti con la madre pare sempre sottomesso ma, in pratica, fa quello che può per affermare la propria libertà di scelta. Questa libertà gli viene offerta dal matrimonio con Qin Shi, e sarà quello il motivo che lo spingerà, in principio, ad accettare un contratto con lei. Ovviamente, dato che siamo in Dramaland, il rapporto si evolverà romanticamente. Scottato in passato da un tradimento in ambito lavorativo, che gli ha distrutto la carriera e i sogni di ragazzo, inizialmente Yang Hua non vuole saperne di trovarsi un lavoro in ambito finanziario, dove pure sarebbe in grado di fare scintille. Ma le cose col tempo cambieranno.
Qin Shi è cresciuta in una famiglia di divorziati. La cosa l’ha segnata profondamente e ne ha influenzato negativamente i rapporti sentimentali: doveva sposare Tao Jun Hui, avvocato di buona famiglia, ma la madre di lui non l’aveva accettata per il suo ambiente familiare. E’ una professionista molto abile nel suo lavoro, e si pone l’obiettivo di arrivare ai piani alti dello studio dove lavora per aiutare le donne e specialmente per eliminare la regola dell’obbligo di matrimonio per loro. Quella deve sparire! La sua storia familiare le impedisce di accettare l’idea di un matrimonio vero, pur accettandone uno di convenienza. Col tempo, e le giuste spinte, dovrà superare questo suo blocco emotivo.
Assisteremo pertanto ad uno sviluppo caratteriale piuttosto importante della coppia principale e anche di alcuni personaggi secondari, per cui da questo punto di vista mi sento di dare punteggio positivo. D’altronde molto spesso i personaggi iniziano con l’essere quasi insopportabili, addirittura macchiette, per poter poi evolvere durante la serie.
L’intreccio in generale, per quanto pieno di cliché e tipicamente “dramatico”, è ben congegnato e, nonostante la lentezza nel procedere, tutto sommato godibile, almeno fino agli ultimi episodi, che risultano ancor più forzati di alcune delle situazioni già molto improbabili viste in precedenza. Le motivazioni per l’obbligatoria crisi prima della riconciliazione, circostanza onnipresente nei drama, sono tutto sommato plausibili, ma non molto ben eseguite. Troppe coincidenze, ex che si riaffacciano a disturbare la coppia, e anche il finale vero e proprio è troppo improvviso e poco soddisfacente. Le conversioni improvvise sulla via di Damasco non sono mai molto plausibili, specie in uno studio legale, e il riavvicinamento della coppia è piuttosto piatto.
La recitazione degli attori è soddisfacente, pur senza exploit da parte di nessuno. Yang Mi è una brava attrice, ma personalmente la trovo poco espressiva. Xu Kai, per esigenze di copione, ha dovuto recitare buona parte del drama con un’aria apatica e inespressiva. Gli attori di contorno hanno fatto tutti il loro dovere, con menzione d’onore per Li Xiao Feng, che interpreta mirabilmente la cognata di Qin Shi. Comparto promosso, ma senza particolari guizzi.
Le musiche sono gradevoli ma senza essere fenomenali e le canzoni, se pur piacevoli, sono ripetute talmente spesso da determinare un po’ di noia. Gli abiti sono generalmente belli, specialmente quelli femminili, anche se risultano a volte poco consoni all’ambiente lavorativo di un affermato studio legale: spesso vediamo gonne e pantaloni decisamente troppo corti o, al contrario, alcune mise più adatte a situazioni decisamente diverse. Non posso poi tacere di aver notato l’eccessiva magrezza di Yang Mi, le cui gambe sono quasi scheletriche. In Cina devono avere una strana idea di cosa costituisca l’essere belli.
In sunto, è un’opera un po’ lenta, non esente da difetti, ma in generale non priva di guizzi divertenti, di suggerimenti morali e di aneliti di femminismo. Tutto sommato si tratta di una visione piacevole, esperienza che non ripeterei (raramente lo faccio), ma che non sono pentita d’aver fatto.
Consigliato a chi ama le commedie non troppo romantiche e non si lascia scoraggiare da un approccio piuttosto lento.
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Go Ho's Starry Night
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Da maratona
Pochi episodi da pochi minuti. Ieri sera cercavo un drama veloce, pochi minuti ma non quelle cose noiose che dopo i primi due mi stancano.Spulciando ho trovato questo, simpatico. Lui lo avevo visto già in The secret life of my secretary e lo avevo apprezzato.
Lei sconosciuta e a tratti l'ho trovata un po' odiosa. La storia è tale per cui vuoi sapere alla fine chi sceglierà, passato o presente? forse sarebbe più corretto dire futuro.
Tutto sommato non mi aspettavo di più ma sicuramente di meno, è stata una bella sorpresa. Ho visto tutto in una sera, questo qualcosa vorrrà dire.
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Let's Start the Argument
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Drama avvincete
e con un ritmo molto serrato che tiene tesi e svegli fino alla fine.Impeccabile interpretazione dell'attrice che rappresenta il principale personaggio femminile, ma buoni anche tutti gli altri attori.
Nella parte finale, là dove la sceneggiatura deve sciogliere tutti i nodi, io mi sono un po' persa ... non ho capito bene alcuni personaggi che cosa hanno veramente fatto o subito dall'inizio alla fine, né perché il personaggio principale maschile, si sia attribuito un'identità diversa dalla sua e che legami familiari avesse con la "nonnina" che lo cura e lo chiama Simba ...
Magari più avanti lo riguarderò, comunque l'ho visto volentieri e senza noia.
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